PESARO FILM FEST  2001

a cura di   SIMONE CIARUFFOLI

 

Il Nuovo Cinema Giapponese, i Cahiers, Monicelli e un pizzico di cortometraggi.

Si è conclusa la XXXVII Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro.

Quest'anno il "piatto forte", come lo definisce il direttore della Mostra Giovanni Spagnoletti, è stato il Nuovo Cinema Giapponese: diciannove film, quattordici cortometraggi e una tavola rotonda alla presenza degli autori e dei critici. La prima retrospettiva in Italia sulla cinematografia del Sol Levante della seconda metà degli anni '90. Una produzione che si fa largo alla chiusura dei grandi Studio. Un cinema che nasce povero e che si ricostituisce tenendo conto, al contrario della nouvelle vague dei vari Mizoguchi, Oshima, Imamura, della lezione dei padri del cinema giappponese, Ozu, Kurosawa ecc. Autori che vengono dalla tv, dai documentari, dall'8 e 16 mm. Giovani che si domandano come narrare, piottosto che cosa narrare. Lo stile sopra il contenuto. "Dallo stile viene fuori la storia" afferma il regista SUWA Nobuhiro autore dell'interessante H-Story. "Nella mia pellicola sono i personaggi che con la loro telecamera fanno il film, quindi cinema della soggettività" sentenzia il simpatico HARA Masato regista del film-musicale Twentieth century nostalgia. Un cinema veramente "nuovo" che con freschezza, sincerità e onestà raramente riscontrabili, si interroga sulla morte violenta e sulla metamorfosi (come non pensare a Kitano e Tsukamoto) sulla famiglia disgregata, sulla coppia ed infine, in maniera forse più evidente, sull'allontanamento dal consumismo sfrenato e quindi sul "ritorno verso il corpo", come dice Roberta Novielli esperta di cinema giapponese e presente alla tavola rotonda coordinata da Dario Tomasi. Presenti anche SAKAMOTO Rey e TAJIRI Yuri, rappresentanti di pellicole Pink Eiga, film erotici di grande raffinatezza e sensibilità.

Il compleanno dei "Cahiers du Cinéma" che quest'anno festeggiano i cinquant'anni di vita, ha dato lo spunto e l'avvio per ritornare alle ragioni che hanno ispirato la nascita della Mostra pesarese. Quindi assieme al primo omaggio europeo alla rivista francese si sono potuti vedere una serie di film - a selezione "libera" - che hanno caratterizzato la grande stagione del "Nuovo Cinema" degli anni Sessanta. Per citarne alcuni: Walkover di Jerzy Skolimowski, The Shooting di Monte Hellman, Mahlzeiten di Edgar Reitz, O Desafio di Paulo Cezar Saraceni… e "proiezioni speciali" dedicate a registi che di quella stagione sono stati protagonisti come Jean-Luc Godard, Jonas Mekas, Jean-Marie Straub/Daniel Huillet, ecc.

Oltre alla personale di una delle più brillanti leve dell'ultimo cinema tedesco, Romuald Karmakar, ad un'ampia selezione della produzione in video dell'inglese Chris Petit e ai cortometraggi di giovani promettenti, l'attenzione si è logicamente e parallelamente concentrata sull'evento speciale consacrato all'opera completa di Mario Monicelli. Dal cortometraggio muto Il cuore rivelatore alla regia televisiva Come quando fuori piove, dal suo primo lungometraggio Totò cerca casa sino ad arrivare all'ultimo Panni sporchi. Cinquantasette lavori in sessantacinque anni lavorativi su ottantasei di vita. Sono i numeri di uno dei Maestri della commedia all'italiana o dell'artigiano del cinema, come lui stesso ama definirsi. Il pubblico pesarese ha notevolmente gradito l'omaggio al Maestro tanto da affollare sia le sue proiezioni, sia la tavola rotonda alla sua presenza. Lino Miccichè il coordinatore, Age, Scarpelli e Suso Cecchi D'Amico "i compagni" di vita e lavoro, Tullio Kezich la memoria storica. 

Anche quest'anno la confortante risposta di pubblico a fatto sì che la Mostra pesarese proseguisse le uscite open air. Alcuni film infatti sono stati proiettati sotto la luna di Piazza del Popolo. 

 

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