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I
successi del film austriaco a Cannes e Venezia nell’anno passato hanno
risvegliato l’interesse del pubblico internazionale nei confronti
della creazione cineasta di questo paese. Con la sua rassegna
cinematografica Nuovo Cinema Austria – la prima rassegna di questo genere dopo
molti anni – il Forum Austriaco di Cultura vuole offrire ad esperti e
cineasti a Roma una prima visione d’insieme e mostrare che, oltre alle
produzioni premiate, c’è molto altro da scoprire! Per far si che in
futuro non si vedano soltanto bei film austriaci e bei film italiani ma
che si possano realizzare, da una parte o dall’altra, coproduzioni tra
i nostri due paesi, abbiamo organizzato a completamento di questa
rassegna, un’intera giornata dedicata all’incontro tra i produttori
italiani e austriaci al fine di creare l’opportunità per
potenziare i contatti tra le industrie cinematografiche e per presentare
possibili progetti comuni. Rivolgo un ringraziamento particolare al
Ministero per gli Affari Esteri, alla Cancelleria Federale Austriaca,
all’Associazione Professionale dell’Industria Audiovisiva e
Cinematografica Austriaca e al Filmfonds Vienna per il sussidio
economico che ha reso possibile la realizzazione del nostro progetto.
ADREAS
SCHMIDINGER
Direttore del Forum Austriaco di Cultura
Il film
austriaco in ascesa
I
più recenti successi del cinema austriaco nell’ambito di rinomati
festival cinematografici hanno suscitato grande interesse a livello
internazionale. Il giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung ha parlato addirittura di un
“miracolo cinematografico austriaco” in considerazione dei numerosi
riconoscimenti conferiti a film come Canicola,
Lovely Rita e La pianista durante la partecipazione a vari festival
cinematografici e delle loro fortunate vendite a case di distribuzione
cinematografiche di molti paesi. L’attuale produzione cinematografica
austriaca è tuttavia qualcosa di più che la semplice somma dei suoi
singoli lavori. Certi successi sono notoriamente possibili solo sulla base
di un terreno più fecondo e di un contesto più ampio. La rassegna Nuovo
Cinema Austria offre solo un quadro frammentario della produzione
cinematografica degli ultimi tempi, pur cercando di darne una
rappresentativa visione d’insieme: si tratta dunque da un lato di film
che nei paesi d’origine hanno sbaragliato i botteghini con incassi
superiori ad ogni aspettativa. Tra questi annoveriamo la commedia
grottesca La rapina e il giallo
dinamico e totalmente immerso
nel più tipico milieu viennese Vieni,
morte dolce. Questi film vantano la partecipazione di attori austriaci
di straordinaria fama come Josef Hader (Luna
Blu e Vieni, morte dolce) e
Roland Duringen (La rapina) che devono in parte il loro specifico ductus
linguistico e il loro modo di recitare alle loro origini cabarettiste.
Anche il cinema documentario ha acquisito in Austria una grande importanza
negli ultimi anni esercitando un influsso decisivo sul lungometraggio. Il
film Mia stella, interpretato da attori non professionisti è, a tale
proposito, una bella testimonianza e rappresenta al tempo stesso uno dei
più interessanti film d’esordio austriaci degli ultimi anni. Il
successo del marchio cinematografico “made in Austria” è correlato
all’avanzare di una nuova generazione di film-maker prevalentemente
femminile: Jessica Hausner, Valeskia Griesbach e Sabine Derflinger sono
giovani esordienti dell’accademia cinematografica, la fumettista e
autrice Andrea Maria Dusl deve al suo road-movie Luna
Blu un esordio cinematografico sorprendentemente brillante.
Dall’altea parte troviamo maestri quali Michael Haneke che con
l’adattamento cinematografico del romanzo La
pianista, inscenato con il caratteristico effetto shock che
contraddistingue i suoi lavori, ha ricevuto ben tre premi al Festival di
Cannes. Ulrich Seidl, il più provocatorio tra i produttori austriaci di
film documentari è stato insignito del più prestigioso premio della
giuria al Festival di Venezia grazie al suo controverso debutto
cinematografico con il film Canicola.
A
vent’anni dall’ultima tra le maggiori retrospettive di film austriaci
a Roma, rivolgiamo ai cineasti romani e alla cinematografia italiana un
rinnovato invito – concentrato in 4 giornate di cinema – che possa
regalare al pubblico una piacevole visione di ciò che caratterizza la
cultura cinematografica austriaca.
RALPH PALKA
Curatore |
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Blue Moon
(Andrea Maria DUSL)
Prima
Austria
- 2002 - 90' |
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Il
regista e sceneggiatore Andrea Maria Dusl presenta un film sugli
incontri casuali che cambiano la vita. Da qualche parte nella terra di
nessuno al confine orientale dell’Austria, Johnny Pichler (il
protagonista interpretato da Josef Hader) consegna ad un mafioso una
busta contenente denaro. Durante una violenta controversia la bella
accompagnatrice del malfattore fugge insieme a Pichler. Appena il tempo
per subirne il portentoso fascino, che la seducente donna scompare nel
mezzo della notte in un motel della Slovacchia. Johnny però si è messo
in testa che vuole ritrovarla e dà inizio ad un’odissea
intraprendendo un viaggio che lo porta nell’Europa dell’est fino al
Mar Nero. Lo strano tipo Ignaz (efficace caratterista interpretato da
Detlev W. Buck), piccolo criminale tedesco conosciuto da Pichler in un
bar fatiscente, gli si mette – con suo grande rammarico – alle
calcagna.
Un
film che cerca di avvicinarsi ai sentimenti dei protagonisti ma che
riesce solamente a raccontarci una superficiale storia d’amore tra una
prostituta dell’Est ed un uomo allo sbando. Nonostante l’impegno
profuso in primi piani e campi lunghi tendenti a sottolineare, e la
condizione sociale dei protagonisti, e le loro sensazioni, il senso del
film non traspare e rimane invece un finale artefatto che vede i due
comportarsi in maniera tale da non far credere lo spettatore a quello
che vede. In breve un tentativo mal riuscito di costruire un film di
incontri, di sentimenti e d’amore. Rimane la bellezza e la bravura di
un’attrice come Viktoria Malektorovych.
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Die
Klavierspielerin
- La Pianista
(Michael HANEKE)
Austria/Francia
- 2001 - 129' |
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Questo film si è
già conquistato nel 2001 un notevole successo tra i cultori del cinema
europeo di qualità ed è stato giustamente riproposto in questa sede al
fine di ricollegarlo alla sua provenienza geografica ed artistica.
Il
regista e sceneggiatore Michael Haneke racconta la storia di Erika
Kohout, una donna sulla quarantina, insegnante di piano al conservatorio
di musica di Vienna. Erika conduce una vita triste e desolata. Non è
riuscita a realizzare la carriera di pianista tanto agognata. Vive a
casa della madre con la quale divide persino il letto. La madre
controlla e tiranneggia la vita della figlia, completamente assoggettata
ad una figura materna despota e autoritaria. Quando rientra tardi a casa
viene puntualmente rimproverata e le discussioni finiscono sempre in
lite. Il rapporto viscerale con la madre la isola completamente dal
mondo esterno e non lascia spazio alla vita privata né tanto meno ad
una relazione sentimentale. Erika frequenta assiduamente sex-shop e
guarda film porno in solitudine per soddisfare le sue fantasie sessuali.
Tormenta se stessa e gli altri, e solo nel dolore trova appagamento. Un
giorno però conosce il giovane pianista Walter Klemmer il quale decide
di sedurla.
Sono
sempre più rari i film in grado, come questo, di metterci di fronte
alle nostre bassezze, debolezze e sconfitte e capaci di darci anche una
via d’uscita. Un film veramente unico che accompagna lo spettatore in
un percorso logorante di crescita insieme alla protagonista. Un vero e
proprio capolavoro che rispetta inoltre tutti i canoni della buona
sceneggiatura. Chi non l’avesse visto farebbe bene a vederlo.
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Mein Stern - Mia
stella
(Valeska GRISEBACH)
Austria/Germania
- 2001 - 65' |
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In
questo mediometraggio Valeska Grisebach affronta un tema sottovalutato
da molti. Si tratta delle relazioni che intercorrono all’interno delle
giovanissime coppie. La quattordicenne Nicole si innamora del coetaneo
Christopher e i due divengono una coppia. Il fatto che la mamma di
Nicole lavori di notte, offre ai due giovani la possibilità di adibire
l’appartamento a palcoscenico per la messa in scena della loro
relazione. I ragazzi cercano di imitare il modo d’agire degli adulti e
si comportano come marito e moglie. Presto però, la spensieratezza
iniziale viene sopraffatta da dubbi e insicurezze. I sentimenti non sono
più così chiari come i due immaginavano all’inizio e le cose non
sono così semplici come sembravano.
Molto
sensibile ed acuta questa giovane regista la quale riesce nella sua
sceneggiatura a toccare argomenti minimali ma che sotto l’occhio
“obiettivo” della macchina da presa rivelano tutta la loro
importanza. Quasi impossibile raccontare la storia poiché di storia
quasi non ce n’è. I due si incontrano, si innamorano, si lasciano, si
tradiscono e si riprendono come accade ogni giorno nelle giovani coppie.
La Grisebach però riesce a farci rivivere gli amori della gioventù
nella loro più tenera semplicità e con le stesse angosce. I rapporti
di potere della coppia vengono svelati in alcuni punti lasciando
trasparire delle influenze che fanno pensare a Rainer Werner Fassbinder.
Notevole la scena in cui Nicole, inquadrata da sola, sfoga il proprio
disagio giovanile nel ballo forsennato e senza senso della discoteca.
Primi piani che rivelano sentimenti e sensazioni. Un film breve ma
intenso anche se il finale lascia un po’ a desiderare.
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Komm,
süßer Tod - Vieni dolce morte
(Wolfgang MURNBERGER)
Austria
- 2000 - 198' |
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E’
guerra aperta tra le imprese di trasporti viennesi per malati
“Kreuzretter” e “Rettungsbund”. Il grande spargimento di sangue
diviene quasi una questione d’onore. Qui i pazienti si derubano a
vicenda, i direttori della banca del sangue vengono sottoposti a salasso
e i conducenti d’ambulanza eliminati a regola d’arte. L’unico al
quale la cosa sembra non interessare è il conducente d’ambulanza
Brenner, ex detective caduto in rovina che cerca di affrontare la vita
con cinismo e indifferenza. Un omicidio spettacolare di una coppia in
atteggiamento amoroso lo trascina sempre più nella sanguinosa faida.
Una dinamica commedia viennese che sa di giallo.
Quando
gli sceneggiatori austriaci si mettono a tavolino riescono a tirare
fuori un prodotto veramente notevole. Wolfgang Murnberger, Wolf Haas e
Josef Hader (meno valido come attore in Blue Moon), creano una commedia
innovativa che sembra, in certi punti, fare il verso alle serie
televisive americane dedicate agli ospedali. Un vero e proprio manicomio
di personaggi tutti dediti alla concorrenza più spietata. E spietato è
la parola giusta per un film che non risparmia allo spettatore uno
sguardo cinico sulla realtà che tocca le persone più deboli vale a
dire i malati. Tante risate ed un pizzico di riflessione in un film
piacevole e leggero.
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Andreas Hofer – Die Freiheit des
Adlers
La libertà dell’aquila
(Xaver
SCHWARZENBERGER)
Austria/Germania
- 2002 - 100' |
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Xaver
Schwarzenberger è il regista di questo film storico tratto dalla
sceneggiatura scritta da Felix Mitterer. Si tratta della storia
avvincente e movimentata di orgogliosi contadini tirolesi che combattono
con tutte le forze per la propria indipendenza e divengono bersaglio
delle grandi potenze. E’ la storia del fedele sostenitore
dell’imperatore Andreas Hofer, l’ascesa, il declino, la disperazione
e l’umiltà del quale, lo renderanno un eroe del XIX secolo fuori dal
comune. Quando viene scoperto il nascondiglio dell’eroe popolare un
tempo tanto acclamato, il 20 febbraio 1810 Hofer cade vittima del
comando d’esecuzione. I giornali viennesi però non annunciano la
morte di Hofer. Ci sono notizie più importanti da riferire dal momento
che Napoleone sposerà Marie-Louise, la figlia dell’imperatore
d’Austria.
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Hundstage - Canicola
(Ulrich SEIDL)
Austria
- 2001 - 121' |
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Ulrich
Seidl, come il Wolfgang Murnberger di Vieni,
morte dolce, predilige uno sguardo allucinato sulla realtà. Ci
racconta un fine settimana d’estate durante il quale una calura
insopportabile avvolge la periferia di Vienna rendendo la quotidianità
condizione eccezionale. Su questo sfondo si intrecciano come in un
collage sei diverse storie che raccontano di passione e noia, eccesso e
flemma. Uno aguardo radicale su differenti tipologie umane schiude allo
spettatore un mondo che ben si distanzia dalla tradizionale immagine
stereotipata di un cinema fatto di sogni. Attraverso attori grandiosi si
mostrano uomini che vanno alla ricerca di una piccola dose di fortuna.
Inoltre si aprono le voragini della violenza sessuale e della
solitudine.
Seidl
insiste con accanimento sui corpi e trasgredisce ogni regola in un film
decisamente politically incorrect che sembra voler entrare nella mente
dello spettatore attraverso l’attraversamento della carne. Moltissime
scene notevoli e ben fotografate da Wolfgang Thaler, tra cui spicca
quella con un signore grassoccio che nudo e con degli oggetti conficcati
nelle zone basse, canta l’inno nazionale austriaco. Un film
accattivante e scomodo al tempo stesso. Forse ci vorrebbero più film di
questo genere per raccontare la realtà dei paesi che non conosciamo
ancora bene.
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Vollgas - A tutto
gas
(Sabine DEFLINGER)
Austria
- 2001 - 96' |
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Sabine
Deflinger mette in scena una storia sceneggiata insieme a Maria
Scheibelhofer. Si tratta di una storia tutta al femminile che vede Evi,
una giovane ragazza madre, lavorare come cameriera in una località
sciistica in Tirolo. Vuole godersi la vita, divertirsi e assaporare ogni
singolo istante fino in fondo. Evi cerca di barcamenarsi tra il ruolo di
madre, turni lavorativi e feste notturne. Solo nell’alcol trova
consolazione e si sente davvero libera e spensierata. Ma i suoi eccessi
non sono altro che il ticchettio di una bomba a orologeria. Una storia
di buoni sentimenti su di una realtà minimale contemporanea.
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Der Uberfall - La
Rapina
(Florian FLICKER)
Austria
- 2000 - 83' |
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Florian
Flicker e Susanne Freund sceneggiano una storia di povertà e lotta.
Andreas non ha più moglie, non ha un lavoro né un appartamento. E’
il compleanno di suo figlio e non possiede neanche i soldi per il
regalo. Con la forza della disperazione entra in un supermercato
mascherato da clown per effettuare una rapina. Il suo piano però va a
monte a causa del suo nervosismo. Fugge in una piccola sartoria nei
paraggi dove prende in ostaggio il sarto Josef Bockel e un cliente lì
casualmente presente. Dapprima non c’è possibilità di fuga dalla
sartoria poiché il supermercato viene rapinato sul serio e il
caseggiato è circondato dalla polizia. Presto il rapinatore si rivela
una persona sull’orlo di un esaurimento, insicuro, disorientato e
inesperto. I confini tra il colpevole e la sua vittima cominciano pian
piano a sfumare.
Florian
Flicker gira un film impegnato nel sociale, al margine della società e
ciò che lo preoccupa è osservare quel territorio che sta tra la
colpevolezza di una società che esclude e l’innocenza di personaggi
che non hanno colpe ma vengono presi di mira in quanto al margine. Un
film certamente non nuovo nel soggetto ma che per quest’aspetto della
ricerca merita attenzione. Inoltre tragedia e commedia si fondono come
nella vita di tutti i giorni restituendo un quadro sociale veritiero
inserito in una narrazione che non conosce intoppi.
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