NUOVO CINEMA AUSTRIA 2002

a cura di   FABIO SAJEVA

14-17 ottobre 2002
Cinema Nuovo Olimpia
Roma – Via in Lucina, 16g

www.austriacult.roma.it/special/index2.html

 

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PREFAZIONE

BLUE MOON - Andrea Maria Dusl

DIE KLAVIERSPIELERIN - LA PIANISTA - Michael Haneke
MEIN STERN - MIA STELLA - Valeska Grisebach
KOMM, SUBER TOD - VIENI DOLCE MORTE - Wolfgang Murnberger
ANDREAS HOFER – DIE FREIHEIT DES ADLERS - LA LIBERTÀ DELL'AQUILA - Xaver Schwarzenberger
HUNDSTAGE - CANICOLA - Ulrich Seidl
VOLLGAS - A TUTTO GAS - Sabine Deflinger
DER UBERFALL - LA RAPINA - Florian Flicker

 

 

 

I successi del film austriaco a Cannes e Venezia nell’anno passato hanno risvegliato l’interesse del pubblico internazionale nei confronti della creazione cineasta di questo paese. Con la sua rassegna cinematografica Nuovo Cinema Austria – la prima rassegna di questo genere dopo molti anni – il Forum Austriaco di Cultura vuole offrire ad esperti e cineasti a Roma una prima visione d’insieme e mostrare che, oltre alle produzioni premiate, c’è molto altro da scoprire! Per far si che in futuro non si vedano soltanto bei film austriaci e bei film italiani ma che si possano realizzare, da una parte o dall’altra, coproduzioni tra i nostri due paesi, abbiamo organizzato a completamento di questa rassegna, un’intera giornata dedicata all’incontro tra i produttori  italiani e austriaci al fine di creare l’opportunità per potenziare i contatti tra le industrie cinematografiche e per presentare possibili progetti comuni. Rivolgo un ringraziamento particolare al Ministero per gli Affari Esteri, alla Cancelleria Federale Austriaca, all’Associazione Professionale dell’Industria Audiovisiva e Cinematografica Austriaca e al Filmfonds Vienna per il sussidio economico che ha reso possibile la realizzazione del nostro progetto.

ADREAS SCHMIDINGER
Direttore del Forum Austriaco di Cultura

 

Il film austriaco in ascesa 

I più recenti successi del cinema austriaco nell’ambito di rinomati festival cinematografici hanno suscitato grande interesse a livello internazionale. Il giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung ha parlato addirittura di un “miracolo cinematografico austriaco” in considerazione dei numerosi riconoscimenti conferiti a film come Canicola, Lovely Rita e La pianista durante la partecipazione a vari festival cinematografici e delle loro fortunate vendite a case di distribuzione cinematografiche di molti paesi. L’attuale produzione cinematografica austriaca è tuttavia qualcosa di più che la semplice somma dei suoi singoli lavori. Certi successi sono notoriamente possibili solo sulla base di un terreno più fecondo e di un contesto più ampio. La rassegna Nuovo Cinema Austria offre solo un quadro frammentario della produzione cinematografica degli ultimi tempi, pur cercando di darne una rappresentativa visione d’insieme: si tratta dunque da un lato di film che nei paesi d’origine hanno sbaragliato i botteghini con incassi superiori ad ogni aspettativa. Tra questi annoveriamo la commedia grottesca La rapina e il giallo dinamico  e totalmente immerso nel più tipico milieu viennese Vieni, morte dolce. Questi film vantano la partecipazione di attori austriaci di straordinaria fama come Josef Hader (Luna Blu e Vieni, morte dolce) e Roland Duringen (La rapina) che devono in parte il loro specifico ductus linguistico e il loro modo di recitare alle loro origini cabarettiste. Anche il cinema documentario ha acquisito in Austria una grande importanza negli ultimi anni esercitando un influsso decisivo sul lungometraggio. Il film Mia stella, interpretato da attori non professionisti è, a tale proposito, una bella testimonianza e rappresenta al tempo stesso uno dei più interessanti film d’esordio austriaci degli ultimi anni. Il successo del marchio cinematografico “made in Austria” è correlato all’avanzare di una nuova generazione di film-maker prevalentemente femminile: Jessica Hausner, Valeskia Griesbach e Sabine Derflinger sono giovani esordienti dell’accademia cinematografica, la fumettista e autrice Andrea Maria Dusl deve al suo road-movie Luna Blu un esordio cinematografico sorprendentemente brillante. Dall’altea parte troviamo maestri quali Michael Haneke che con l’adattamento cinematografico del romanzo La pianista, inscenato con il caratteristico effetto shock che contraddistingue i suoi lavori, ha ricevuto ben tre premi al Festival di Cannes. Ulrich Seidl, il più provocatorio tra i produttori austriaci di film documentari è stato insignito del più prestigioso premio della giuria al Festival di Venezia grazie al suo controverso debutto cinematografico con il film Canicola.
A vent’anni dall’ultima tra le maggiori retrospettive di film austriaci a Roma, rivolgiamo ai cineasti romani e alla cinematografia italiana un rinnovato invito – concentrato in 4 giornate di cinema – che possa regalare al pubblico una piacevole visione di ciò che caratterizza la cultura cinematografica austriaca.

RALPH PALKA
Curatore

 

Blue Moon
(Andrea Maria DUSL)

Prima
Austria   -   2002  -  90'

Il regista e sceneggiatore Andrea Maria Dusl presenta un film sugli incontri casuali che cambiano la vita. Da qualche parte nella terra di nessuno al confine orientale dell’Austria, Johnny Pichler (il protagonista interpretato da Josef Hader) consegna ad un mafioso una busta contenente denaro. Durante una violenta controversia la bella accompagnatrice del malfattore fugge insieme a Pichler. Appena il tempo per subirne il portentoso fascino, che la seducente donna scompare nel mezzo della notte in un motel della Slovacchia. Johnny però si è messo in testa che vuole ritrovarla e dà inizio ad un’odissea intraprendendo un viaggio che lo porta nell’Europa dell’est fino al Mar Nero. Lo strano tipo Ignaz (efficace caratterista interpretato da Detlev W. Buck), piccolo criminale tedesco conosciuto da Pichler in un bar fatiscente, gli si mette – con suo grande rammarico – alle calcagna.
Un film che cerca di avvicinarsi ai sentimenti dei protagonisti ma che riesce solamente a raccontarci una superficiale storia d’amore tra una prostituta dell’Est ed un uomo allo sbando. Nonostante l’impegno profuso in primi piani e campi lunghi tendenti a sottolineare, e la condizione sociale dei protagonisti, e le loro sensazioni, il senso del film non traspare e rimane invece un finale artefatto che vede i due comportarsi in maniera tale da non far credere lo spettatore a quello che vede. In breve un tentativo mal riuscito di costruire un film di incontri, di sentimenti e d’amore. Rimane la bellezza e la bravura di un’attrice come Viktoria Malektorovych.

 

Die Klavierspielerin - La Pianista
(Michael HANEKE)

Austria/Francia   -   2001  -  129'

Questo film si è già conquistato nel 2001 un notevole successo tra i cultori del cinema europeo di qualità ed è stato giustamente riproposto in questa sede al fine di ricollegarlo alla sua provenienza geografica ed artistica.
Il regista e sceneggiatore Michael Haneke racconta la storia di Erika Kohout, una donna sulla quarantina, insegnante di piano al conservatorio di musica di Vienna. Erika conduce una vita triste e desolata. Non è riuscita a realizzare la carriera di pianista tanto agognata. Vive a casa della madre con la quale divide persino il letto. La madre controlla e tiranneggia la vita della figlia, completamente assoggettata ad una figura materna despota e autoritaria. Quando rientra tardi a casa viene puntualmente rimproverata e le discussioni finiscono sempre in lite. Il rapporto viscerale con la madre la isola completamente dal mondo esterno e non lascia spazio alla vita privata né tanto meno ad una relazione sentimentale. Erika frequenta assiduamente sex-shop e guarda film porno in solitudine per soddisfare le sue fantasie sessuali. Tormenta se stessa e gli altri, e solo nel dolore trova appagamento. Un giorno però conosce il giovane pianista Walter Klemmer il quale decide di sedurla.
Sono sempre più rari i film in grado, come questo, di metterci di fronte alle nostre bassezze, debolezze e sconfitte e capaci di darci anche una via d’uscita. Un film veramente unico che accompagna lo spettatore in un percorso logorante di crescita insieme alla protagonista. Un vero e proprio capolavoro che rispetta inoltre tutti i canoni della buona sceneggiatura. Chi non l’avesse visto farebbe bene a vederlo.

 

Mein Stern - Mia stella
(Valeska GRISEBACH)

Austria/Germania   -   2001  -  65'

In questo mediometraggio Valeska Grisebach affronta un tema sottovalutato da molti. Si tratta delle relazioni che intercorrono all’interno delle giovanissime coppie. La quattordicenne Nicole si innamora del coetaneo Christopher e i due divengono una coppia. Il fatto che la mamma di Nicole lavori di notte, offre ai due giovani la possibilità di adibire l’appartamento a palcoscenico per la messa in scena della loro relazione. I ragazzi cercano di imitare il modo d’agire degli adulti e si comportano come marito e moglie. Presto però, la spensieratezza iniziale viene sopraffatta da dubbi e insicurezze. I sentimenti non sono più così chiari come i due immaginavano all’inizio e le cose non sono così semplici come sembravano.
Molto sensibile ed acuta questa giovane regista la quale riesce nella sua sceneggiatura a toccare argomenti minimali ma che sotto l’occhio “obiettivo” della macchina da presa rivelano tutta la loro importanza. Quasi impossibile raccontare la storia poiché di storia quasi non ce n’è. I due si incontrano, si innamorano, si lasciano, si tradiscono e si riprendono come accade ogni giorno nelle giovani coppie. La Grisebach però riesce a farci rivivere gli amori della gioventù nella loro più tenera semplicità e con le stesse angosce. I rapporti di potere della coppia vengono svelati in alcuni punti lasciando trasparire delle influenze che fanno pensare a Rainer Werner Fassbinder. Notevole la scena in cui Nicole, inquadrata da sola, sfoga il proprio disagio giovanile nel ballo forsennato e senza senso della discoteca. Primi piani che rivelano sentimenti e sensazioni. Un film breve ma intenso anche se il finale lascia un po’ a desiderare.

 

Komm, süßer Tod - Vieni dolce morte
(Wolfgang MURNBERGER)

Austria   -   2000  -  198'

E’ guerra aperta tra le imprese di trasporti viennesi per malati “Kreuzretter” e “Rettungsbund”. Il grande spargimento di sangue diviene quasi una questione d’onore. Qui i pazienti si derubano a vicenda, i direttori della banca del sangue vengono sottoposti a salasso e i conducenti d’ambulanza eliminati a regola d’arte. L’unico al quale la cosa sembra non interessare è il conducente d’ambulanza Brenner, ex detective caduto in rovina che cerca di affrontare la vita con cinismo e indifferenza. Un omicidio spettacolare di una coppia in atteggiamento amoroso lo trascina sempre più nella sanguinosa faida. Una dinamica commedia viennese che sa di giallo.
Quando gli sceneggiatori austriaci si mettono a tavolino riescono a tirare fuori un prodotto veramente notevole. Wolfgang Murnberger, Wolf Haas e Josef Hader (meno valido come attore in Blue Moon), creano una commedia innovativa che sembra, in certi punti, fare il verso alle serie televisive americane dedicate agli ospedali. Un vero e proprio manicomio di personaggi tutti dediti alla concorrenza più spietata. E spietato è la parola giusta per un film che non risparmia allo spettatore uno sguardo cinico sulla realtà che tocca le persone più deboli vale a dire i malati. Tante risate ed un pizzico di riflessione in un film piacevole e leggero.

 

Andreas Hofer – Die Freiheit des Adlers
La libertà dell’aquila

(Xaver SCHWARZENBERGER)

Austria/Germania   -   2002  -  100'

Xaver Schwarzenberger è il regista di questo film storico tratto dalla sceneggiatura scritta da Felix Mitterer. Si tratta della storia avvincente e movimentata di orgogliosi contadini tirolesi che combattono con tutte le forze per la propria indipendenza e divengono bersaglio delle grandi potenze. E’ la storia del fedele sostenitore dell’imperatore Andreas Hofer, l’ascesa, il declino, la disperazione e l’umiltà del quale, lo renderanno un eroe del XIX secolo fuori dal comune. Quando viene scoperto il nascondiglio dell’eroe popolare un tempo tanto acclamato, il 20 febbraio 1810 Hofer cade vittima del comando d’esecuzione. I giornali viennesi però non annunciano la morte di Hofer. Ci sono notizie più importanti da riferire dal momento che Napoleone sposerà Marie-Louise, la figlia dell’imperatore d’Austria.

 

Hundstage - Canicola
(Ulrich SEIDL)

Austria   -   2001  -  121'

Ulrich Seidl, come il Wolfgang Murnberger di Vieni, morte dolce, predilige uno sguardo allucinato sulla realtà. Ci racconta un fine settimana d’estate durante il quale una calura insopportabile avvolge la periferia di Vienna rendendo la quotidianità condizione eccezionale. Su questo sfondo si intrecciano come in un collage sei diverse storie che raccontano di passione e noia, eccesso e flemma. Uno aguardo radicale su differenti tipologie umane schiude allo spettatore un mondo che ben si distanzia dalla tradizionale immagine stereotipata di un cinema fatto di sogni. Attraverso attori grandiosi si mostrano uomini che vanno alla ricerca di una piccola dose di fortuna. Inoltre si aprono le voragini della violenza sessuale e della solitudine.
Seidl insiste con accanimento sui corpi e trasgredisce ogni regola in un film decisamente politically incorrect che sembra voler entrare nella mente dello spettatore attraverso l’attraversamento della carne. Moltissime scene notevoli e ben fotografate da Wolfgang Thaler, tra cui spicca quella con un signore grassoccio che nudo e con degli oggetti conficcati nelle zone basse, canta l’inno nazionale austriaco. Un film accattivante e scomodo al tempo stesso. Forse ci vorrebbero più film di questo genere per raccontare la realtà dei paesi che non conosciamo ancora bene.

 

Vollgas - A tutto gas
(Sabine DEFLINGER)

Austria   -   2001  -  96'

Sabine Deflinger mette in scena una storia sceneggiata insieme a Maria Scheibelhofer. Si tratta di una storia tutta al femminile che vede Evi, una giovane ragazza madre, lavorare come cameriera in una località sciistica in Tirolo. Vuole godersi la vita, divertirsi e assaporare ogni singolo istante fino in fondo. Evi cerca di barcamenarsi tra il ruolo di madre, turni lavorativi e feste notturne. Solo nell’alcol trova consolazione e si sente davvero libera e spensierata. Ma i suoi eccessi non sono altro che il ticchettio di una bomba a orologeria. Una storia di buoni sentimenti su di una realtà minimale contemporanea.

 

Der Uberfall - La Rapina
(Florian FLICKER)

Austria   -   2000  -  83'

Florian Flicker e Susanne Freund sceneggiano una storia di povertà e lotta. Andreas non ha più moglie, non ha un lavoro né un appartamento. E’ il compleanno di suo figlio e non possiede neanche i soldi per il regalo. Con la forza della disperazione entra in un supermercato mascherato da clown per effettuare una rapina. Il suo piano però va a monte a causa del suo nervosismo. Fugge in una piccola sartoria nei paraggi dove prende in ostaggio il sarto Josef Bockel e un cliente lì casualmente presente. Dapprima non c’è possibilità di fuga dalla sartoria poiché il supermercato viene rapinato sul serio e il caseggiato è circondato dalla polizia. Presto il rapinatore si rivela una persona sull’orlo di un esaurimento, insicuro, disorientato e inesperto. I confini tra il colpevole e la sua vittima cominciano pian piano a sfumare.
Florian Flicker gira un film impegnato nel sociale, al margine della società e ciò che lo preoccupa è osservare quel territorio che sta tra la colpevolezza di una società che esclude e l’innocenza di personaggi che non hanno colpe ma vengono presi di mira in quanto al margine. Un film certamente non nuovo nel soggetto ma che per quest’aspetto della ricerca merita attenzione. Inoltre tragedia e commedia si fondono come nella vita di tutti i giorni restituendo un quadro sociale veritiero inserito in una narrazione che non conosce intoppi.

 

 

 

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