a cura di Luca Pacilio

 

 

 I 20 ANNI DEL FESTIVAL DI FILM CON TEMATICHE OMOSESSUALI DI TORINO

 

Il Festival del cinema con tematiche omosessuali di Torino “Da Sodoma ad Hollywood” festeggia il suo ventennale con un’edizione che fa registrare un clamoroso incremento di pubblico (l’organizzazione parla del 45% di spettatori paganti in più rispetto all’anno scorso). Le ragioni di un successo così limpido si rinvengono innanzi tutto nella ricchezza del cartellone, molto variegato e denso di avvenimenti di richiamo.  
Stravince il concorso il difficile quanto bello TROPICAL MALADY di Apichatpong Weerasethakul (Thailandia / Italia / Germania / Francia, 2004) con la seguente motivazione: “perché trascende l’ ideologia e abbraccia il mondo, perché la complessità è affrontata in maniera semplice, poetica e originale”. Il film, già reduce da un importante riconoscimento cannense, si porta a casa anche il premio della giuria e sbaraglia una concorrenza invero poco agguerrita. Nulla possono la pur apprezzata pellicola inglese MY SUMMER OF LOVE di Pawel Pawilkowski, il vacuo andante di una sciocchezzona francese (EROS THERAPIE di Danièle Dubroux, con Julie Depardieu e Melvil Poupaud), l’ultrapatinato COLOUR BLOSSOMS, insopportabile e coloratissimo spottone sadomaso a firma dell’hongkonghese Yonfan, il modesto candidato finlandese all’Oscar PRODUCING ADULTS  di Aleksi Salmenpera.  
In una manifestazione che presentava la solita, cospicua selezione di documentari, video e cortometraggi, la parte del leone l’ha fatta senz’altro l’omaggio al regista americano John Waters. Torino lo onora con l’affollatissima anteprima europea del suo nuovo A DIRTY SHAME  e con un’ampia selezione dalla sua filmografia: dall’indiscutibile, orribile capolavoro PINK FLAMINGOS, alle preveggenze impressionanti sullo schifo universale da venire, FEMALE TROUBLE e DESPERATE LIVING, per passare alle “commedie per famiglie” sui generis HAIRSPRAY e POLYESTER, fino al più bello degli ultimi anni, una delizia intitolata PECKER. File lunghissime per Waters, caustico intrattenitore, colpaccio di una manifestazione che sembra aver individuato meglio del massimo festival cittadino - quel Torino Film Festival che negli ultimi anni sembra aver smarrito la strada del consenso del pubblico - la formula per coniugare intrattenimento, qualità e quella militanza che è caratteristica imprescindibile di una rassegna di settore come questa. Non meno interessanti i film fuori concorso: l’anteprima del già veneziano MYSTERIOUS SKIN di Gregg Araki, il prolisso Mimouni di QUAND JE SERAI STAR fino a CONNIE E CARLA  che ha chiuso la manifestazione. Per “Panoramiche Lungometraggi” si sono visti il bel LES PETITS FILS di Ilan Duran Cohen, già vincitore di Venezia Orizzonti 2004, ulteriore prova dell’imbattibilità degli autori francesi nel campo di un cinema intimista che scava come nessun altro nel quotidiano e nel sociale, e il canadese SUGAR di John Palmer, la cui provocazione è ben stemperata dal disincanto dei toni. Non vanno infine dimenticati il “Programma videoclip” (con l’anteprima del nuovo Placebo a firma Gaspar Noé e con un’ampia selezione che comprendeva clip di Mondino, Araki, Cunnigham, Mitchell, Corbijn, Muller etc.) e la sezione “Più di 10 anni della Lucky Red”, occasione più unica che rara di rivedere sul grande schermo splendidi titoli del recente passato quali LA LEGGE DEL DESIDERIO di Almodovar, HAPPY TOGETHER di Wong Kar-Wai (questi particolarmente massacrati dai tagli nelle versioni per il piccolo schermo), DEMONI E DEI  di Bill Condon, IL FIUME di Tsai Ming-liang, VELVET GOLDMINE di Haynes etc. Infine non vanno dimenticati, tra i molti altri, gli omaggi monografici alla regista canadese Léa Pool e “La ragione di un sogno” dedicato a Laura Betti e Pasolini.

 

 

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