Immaginaria 2003
11° Festival Internazionale del Cinema Lesbico

a cura di
Luca Baroncini

 

Julianne Moore sta visitando una galleria d'arte. Tra il pubblico c'è Dennis Haysbert, il suo giardiniere nero. I due cominciano a chiacchierare amabilmente mentre tutti, bianchi, ricchi e istruiti, li guardano imbarazzati.
Una donna bianca parla con un uomo nero.

Dennis Haysbert ha portato Julianne Moore, sua datrice di lavoro, a fare una passeggiata. I due hanno trascorso il pomeriggio insieme e lui la invita a bere qualcosa in un locale. Lei entra e si accorge che tutti gli avventori sono neri. Si siede, incrocia sguardi ostili e sente l'imbarazzo di essere l'unica "diversa" nella stanza.
Un uomo nero parla con una donna bianca.

Per andare "Lontano dal paradiso", non è per forza necessario calarsi nei colorati anni cinquanta rievocati da Todd Haynes, ma basta guardarsi un po' in giro. Se si appartiene al sesso maschile, ad esempio, non è così semplice partecipare a IMMAGINARIA, il "Festival Internazionale del Cinema Lesbico", perché l'associazione culturale lesbo-femminista VISIBILIA (fondata a Bologna nel 1989) che organizza l'evento, è un gruppo separatista. Ciò significa che l'ingresso è riservato ad un pubblico esclusivamente femminile.
Grazie alla disponibilità di Silvana Maiorano dell'Ufficio Stampa ottengo il permesso di prendere parte alla serata di premiazione. Mi ritrovo quindi, unico uomo in una sala gremita di donne, a vivere sulla mia pelle la "diversità'".

IMMAGINARIA è considerato tra i tre festival del cinema lesbico più importanti d'Europa. Raccoglie opere da tutto il mondo, sia in pellicola che in video, e tenta di diffondere un punto di vista genuino sul lesbismo, non viziato dal filtro eterosessuale che vuole la lesbica al cinema come matta, omicida o psicologicamente disturbata (vedi, per fare qualche esempio, "Butterfly Kiss", "Il buio nella mente", "Creature del cielo", "Peccato che sia femmina", "A proposito di donne"). Il rischio è di creare un punto di vista distorto nello spettatore e il festival, parola delle organizzatrici, si propone di “rappresentare l’universo lesbico e di dare uno sguardo sul mondo a partire da un punto di vista lesbico”. Oltre sessanta i film presentati, di cui quindici prime europee e tre mondiali.

Ma entriamo nel dettaglio e vediamo come si è sviluppata la serata conclusiva del festival.

ORE 18: l'atrio del cinema Nosadella brulica di donne; c'è grande fermento perché si stanno contando i voti del pubblico per decretare i vincitori delle varie categorie in cui il festival è suddiviso. Si respira un'aria di relax e complicità e provo un certo imbarazzo ad essere l'unico uomo in attesa di entrare nella sala, mi sembra di violare uno spazio che non mi compete, di imporre quasi a forza la mia presenza. Devo dire che parto con un certo scetticismo nei confronti di un festival dai contenuti così importanti e interessanti proibito a metà della popolazione. Mi sembra una decisione limitativa in partenza, un modo per trasformare una più che legittima scelta sessuale e affettiva in una non conciliabile "diversità". Raccogliendo qualche testimonianza in giro scopro alcune delle motivazioni alla base del progetto. È una scelta prima di tutto politica, derivante dal tentativo di affrancarsi dall'oppressione maschilista che sostiene la cultura capitalista, ma anche un modo per tutelare la privacy delle tante donne partecipanti che, non potendo vivere in piena libertà la loro condizione, arrivano al festival in incognito.

ORE 18.30: si entra nella sala, dove una parata conclusiva delle organizzatrici anticipa la premiazione delle opere ritenute più significative. Sono davvero l'unico uomo presente e mi sento proprio come Julianne Moore e Dennis Haysbert in "Lontano dal paradiso", in poche parole “diverso”. Intorno a me solo donne, sul palco solo donne, anche in bagno solo donne. Gli sguardi che incrocio non sono sempre amichevoli, ma indubbiamente rispettosi. Mi sento un po’ un intruso, ma sono contento di esserci.
La presentatrice della serata riepiloga con brio i dati tecnici della manifestazione: 784 le donne che hanno partecipato al festival, di cui il 64% proveniente dal Nord, il 29% dal Centro, solo il 3% dal Sud e il 3% anche dall’estero, per un totale di più di 5.000 ingressi. Rispetto all'edizione precedente, il festival registra un calo non indifferente di presenze (pari al 20%) che l'organizzazione attribuisce all’attuale crisi economica.  "Vorremmo" spiega la presentatrice, "che il festival fosse gratuito, ma siamo ancora lontani dal raggiungere questo obiettivo". Una delle cause è proprio il separatismo, che limita di molto la possibilità di ottenere finanziamenti, ma che pare una scelta imprescindibile. Prende poi la parola la direttrice Marina Genovese che redige un vero e proprio bilancio pubblico di "Immaginaria 2003", elencando i costi (pari a circa 48.000 euro) e le entrate (di circa 57.000 euro). Il bilancio è quindi positivo, ma la Genovese ricorda il continuo timore di non riuscire ad arrivare a fine festival a causa dell'assenza di certezze economiche; gran parte delle entrate, infatti, si sono concretizzate strada facendo, grazie agli incassi registrati al bar, ai biglietti venduti per le proiezioni e gli eventi collaterali, e alle sottoscrizioni.

ORE 19: dopo gli applausi e le premiazioni si spengono le luci e comincia la proiezioni delle opere vincitrici.

 

 

CATEGORIA "NARRATIVO"

YOU 2
(Claudia Pascale Simons)

Olanda 2001
REGIA: Claudia Pascale Simons
SCENEGGIATURA: Jenny Machteld Mijnhijmer
MONTAGGIO: Herman P.Koertz
FOTOGRAFIA: Micha Douwes
SUONO: Antoin Cox
PRODUZIONE: Nederlanse Programma Stichting
DURATA: 24'45"


Ad Amsterdam un negozio di parrucchiera, gestito da madre e figlia del Suriname, è lo scenario in cui si svolge il non facile "coming out" di Sandra, giovane ragazza che si scopre lesbica e non sa come dirlo alla madre.


Il medio-metraggio di Claudia Pascale Simons racconta con grande sensibilità, e non dimenticando il cinema, il difficile cammino attraverso cui la giovane protagonista arriva ad essere consapevole delle proprie pulsioni e a farle accettare agli altri, prima di tutto alla madre, a cui è legata da complicità e affetto. Il film è suddiviso in brevi sipari che sintetizzano con forza la psicologia dei personaggi. Si passa dal lavoro nel negozio di parrucchiera, in cui l'uomo è più volte evocato nei discorsi delle clienti, all'intimità domestica, dove per la protagonista diventa sempre più faticoso impostare sulla finzione il profondo rapporto con la madre. Alla giovane regista (classe 1971) bastano pochi cenni per trasmettere uno stato d'animo (l'eccitazione provata dalla protagonista nell'immergere con voluttà due petti di pollo in una ciotola piena d’acqua) e la sceneggiatura prevede un efficace espediente narrativo per chiarire definitivamente il rapporto madre-figlia. Pervaso di contagioso ottimismo, il film non cede al facile dramma e mantiene un taglio brillante e comunicativo.

Voto:  7

 

 

CATEGORIA "SPERIMENTALE"

BLUE TUESDAY
(Lisa G. Nielsen)

 

CANADA 2001
REGIA, SCENEGGIATURA, FOTOGRAFIA; SUONO, PRODUZIONE: Lisa G. Nielsen
MONTAGGIO: Maija Martin
MUSICA: Robyn
DURATA: 2'46"


Una Barbie in stop-motion: dall'autoerotismo ai ricordi di un amore finito, attraverso un nuovo taglio di capelli che potrebbe sancire un nuovo inizio (l'accettazione delle proprie pulsioni), una fine definitiva (una rottura con il passato), o magari entrambe le cose. Ritmato, fantasioso, originale, in pochi fotogrammi racconta con verve e ironia un modo di sentire che raggiunge con immediatezza lo spettatore.

Voto:  7

 

 

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA

BRIDGE PASSAGE
(Nicole Chung)

 

CANADA 2001
REGIA E PRODUZIONE: Nicole Chung
SCENEGGIATURA: Nicole Chung, Jennifer Parker
MONTAGGIO E SUONO: Maurizio Chen
FOTOGRAFIA: Nicole Chung, Lynda Rybinski, Jennifer Parker
MUSICA: Broken Social Scene
DURATA: 6’


Cosa succede quando due persone si separano? Un ponte può essere il luogo della separazione, ma anche del riavvicinamento.

Il premio speciale della giuria viene riconosciuto dall’organizzazione del festival a un’opera realizzata con linguaggio originale e a cui siano riconosciuti contenuti di particolare valore. Il cortometraggio della giovanissima Nicole Chung (classe 1975) prova a suggerire emozioni, ma resta impantanato in una messa in scena criptica e dilettantesca che disperde i frammenti della narrazione, ma non riesce a sganciarsi dalla razionalità. Il risultato sono 6 lunghissimi minuti.

Voto:  3

 

 

CATEGORIA "DOCUMENTARIO"

UN CIRQUE A NEW YORK
(Frederique Pressmann)

FRANCIA 2002
REGIA: Frederique Pressmann
SCENEGGIATURA: Frederique Pressmann, Sophie Sensier
MONTAGGIO: Remi Herniaux
FOTOGRAFIA: Sophie Sensier
PRODUZIONE: INA
DURATA: 54'


Una giornalista francese segue gli spettacoli itineranti del circo Amok, guidato dalla carismatica, determinata e barbuta Jennifer Miller.

Il documentario mostra un lato inedito di New York tralasciando i luoghi turistici che hanno trasformato la metropoli in luogo mitico e soffermandosi sull’itinerario seguito dal circo Amok che ogni estate, nel mese di giugno, porta il suo spettacolo negli angoli più nascosti e degradati della Big Apple. Lo show prevede esibizioni classiche di giocolieri e acrobati, alternate a brevi sipari satirici in cui gli artisti cercano di sensibilizzare il pubblico su problematiche sociali. Durante la tournée, filmata da Frederique Pressmann nel 1999, l’obiettivo della satira è l’ex-sindaco Rudy Giuliani. Il documentario mostra un punto di vista “altro” rispetto al bombardamento mediatico che ha sempre presentato Giuliani come il salvatore di New York. In particolare viene aspramente criticata la politica “tolleranza zero” che ha causato, con l’uso indiscriminato e spesso immotivato delle armi da fuoco, non poche morti innocenti, soprattutto nella popolazione afro-americana del Bronx e di Harlem. Assistiamo a cortei e manifestazioni di genitori e parenti delle vittime che rivendicano gli omicidi gratuiti dei loro familiari e invocano una giustizia che i continui rinvii processuali tardano a rendere concreta. Altro elemento contestato dal documentario, la politica di Giuliani volta alla distruzione dei giardini pubblici per la predisposizione di nuove aree edificabili. Degli oltre 700 giardini di New York, molti rischiano la scomparsa. L’attrice e cantante Bette Midler ne ha acquistati 114 e una vecchia signora francese racconta in un’intervista i legami tra la lobby dei costruttori e Giuliani “per cui”, dice la signora, “ora deve sdebitarsi nonostante a New York ci siano più di 10.000 appartamenti sfitti”. Ma il fulcro del reportage è l’intervista a Jennifer Miller, barbuta guida e anima del gruppo circense. L’artista racconta la sua storia, dalle esibizioni come fenomeno da baraccone a Long Island, fino alla fondazione della compagnia del circo Amok. Oltre al suo impegno politico, che esprime in uno spettacolo che vuole sensibilizzare proprio le parti della città più strumentalizzate e meno tutelate, la Miller racconta il suo percorso individuale, la decisione di non nascondere la barba, ma di mostrarla con naturalezza. “Quando provavo a nasconderla mi sentivo a disagio, ora mi sento bene, sono me stessa”. E la serenità con cui parla, abbinata alla lucidità con cui descrive ciò che la circonda, trasmettono l’idea di una persona viva e vitale che prova ancora a cambiare il mondo.

Voto:  7,5

 

 

ORE 21: si accendono le luci e il pubblico comincia a uscire dalla sala. Nell’atrio si stanno smantellando le installazioni temporanee, si staccano i manifesti, ci si saluta e si ritorna alla propria vita. Una pensiero mi ronza in testa: tutti i film presentati ai festival soffrono di invisibilità; solo pochi trovano una distribuzione, ma la maggior parte è destinata ad ammuffire senza avere avuto la possibilità di vivere e perpetuarsi nelle emozioni suscitate negli spettatori. Con “Immaginaria”, a causa della rigidità dell’organizzazione, il rischio è ancora più accentuato ed è un peccato, perché l’accurata programmazione avrebbe potuto interessare e coinvolgere un pubblico ben più ampio. Chissà, forse i tempi per un’apertura all’esterno sono già maturi. La mia presenza è stata comunque un incoraggiante inizio. Grazie.
Alla prossima?

 

 

 Torna alla homepage