a cura di   
LUCA BARONCINI

 



















INTRODUZIONE:

I PREMI

INCONTRI:

RECENSIONI:

- IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON - David FINCHER
- FROM INSIDE - John BERGIN
- GENIUS PARTY - Atsuko FUKUSHIMA, Shoji KAWAMORI, Shinji KIMURA, Yoji FUKUYAMA, Hideki 
FUTAMURA, Masaaki YUASA, Shinichiro WATANABE
- IDIOTS AND ANGELS - Bill PLYMPTON
- IGOR - Anthony LEONDIS
- SITA SINGS THE BLUES - Nina PALEY
- SWORD OF THE STRANGER - Masahiro ANDO
- THE TALE OF DESPERAUX - Sam FEEL e Robert STEVENHAGEN
- UNDERWORLD: LA RIBELLIONE DEI LYCANS - Patrick TATOPOULOS

 

 

 

"Indietro tutta!!!"

Potrebbe essere questo lo slogan dell’undicesima edizione del Future Film Festival. Mai come quest’anno, infatti, una tecnica sempre più sofisticata ha dimostrato la necessità di un salvifico ritorno alle origini. L’orientamento è infatti quello di affrontare il presente e pianificare il futuro riscoprendo il passato. E il festival, nonostante continui a guardare avanti e proponga tutte le ultime novità nel campo della tecnologia applicata al cinema (d’animazione e non), ha palesato proprio questa tendenza. Basta pensare al 3D Day, celebrazione delle proiezioni tridimensionali, e ai premi attribuiti dalla Giuria e dal pubblico. Il cinema stereoscopico, infatti, non è certo una novità. Dagli anni ’50 ha fatto capolino varie volte senza riuscire però ad affermarsi definitivamente. È sempre sembrato più un attrazione da circo che una necessità. Ora le cose sono cambiate. Il cinema in 3D è infatti considerato l’unico antidoto realmente efficace contro il dilagare della pirateria, perché per quanto uno sia abile nello scaricare film attraverso il peer-to-peer difficilmente riuscirà a ricreare il brivido e la magia dell’effetto tridimensionale in una sala appositamente attrezzata. Uno strumento, quindi, studiato ad hoc e riproposto per riposizionare la sala come elemento centrale della filiera cinematografica. Quanto al verdetto della Giuria - formata dal regista Maurizio Forestieri, dal giornalista Franco La Polla e da Massimo Germoglio, executive producer di Rumblefish (una delle maggiori società europee nel campo della pre e post produzione) - non è probabilmente casuale che nel periodo di massima resa della computer grafica il Lancia Platinum Grand Prize e la Menzione Speciale siano andati a due film animati in 2D, come a rilanciare la forza della tradizione e la capacità, più che di sostituirla, di elaborarla con gusto e personalità. Così come colpisce che anche il pubblico, nel premiare i cortometraggi, abbia scelto due opere in tecnica mista ma comunque in bianco e nero. A ribadire l’importanza di riscoprire le proprie radici, perlomeno cinematografiche, ci ha pensato anche la retrospettiva, dedicata alla produzione horror del prolifico regista giapponese Nobuo Nakagawa, con otto dei novantasette film da lui diretti. Il Festival ha ospitato il regista Kensuke Suzuki, che fu amico e aiuto regista di Nakagawa e che ha presentato le sue opere al pubblico. Particolarmente interessante questa opportunità di scoperta di un regista non particolarmente noto in Italia che è approdato all’horror per necessità finanziarie non immaginando che sarebbero stati proprio i pochi film di genere da lui diretti (il dieci per cento della sua filmografia) a consacrarlo come autore di culto. Forse la chiave del successo delle pellicole horror di Nakagawa è nella sua capacità di ammantare le più tradizionali ghost-story nipponiche con uno stile personale capace di coniugare il rigore formale con una continua ricerca sperimentale. Più o meno quello che hanno fatto autori contemporanei di successo come Hideo Nakata o Kiyoshi Kurosawa, a dimostrazione dei continui rimandi insiti nell’immaginario cinematografico. A completare il fitto cartellone organizzato con passione e precisione dai direttori Giulietta Fara e Oscar Cosulich, l’omaggio a Ub Iwerks, gli incontri con i creativi di Pixar, Gentle Giant Studios, Mit Media Lab e Blender, la sezione cortometraggi, i laboratori per i bambini, i workshop e naturalmente i film. A tal proposito, inaugurazione col botto grazie all’anteprima nazionale di Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher. Due, poi, le nuove sezioni: Follie di mezzanotte e SeriesMania. La prima ha proposto fuori concorso titoli inclini al demenziale, all’horror più estremo e al trash, adatti all’ora notturna. La maggiore risposta del pubblico si è avuta per Tokyo Gore Police di Yoshihiro Nishimura, il cui titolo è già una dichiarazione di intenti. La seconda ha invece offerto un aggiornamento sulle serie tv animate, soffermandosi sia sulle nuove produzioni per il piccolo schermo provenienti dall'Oriente, in particolare Giappone, che su quelle nordamericane ed europee; da segnalare le serie italiane: Huntik di Iginio Straffi, Gladiatori: il torneo delle sette meraviglie di Maurizio Forestieri, Kim di Giuseppe Laganà, PsicoVip di Bruno Bozzetto e Teen Days di Maurizio Nichetti. Davvero difficile, quindi, stare al passo con i circa 150 appuntamenti previsti nella densissima sei giorni di festival, anche perché la dislocazione delle sale non ha favorito gli spostamenti. Se è vero che nel centro di Bologna “non si perde neanche un bambino”, è vero anche che spostarsi da via Mascarella a Porta Lame o in zona Pratello in pochi minuti può non essere così immediato, soprattutto per chi è a piedi o viene da fuori città. Ma è l’unico neo di un’organizzazione, come già sottolineato, quanto mai accurata e sempre più attenta a conciliare gli interessi degli addetti ai lavori con quelli del pubblico. Pubblico che è accorso in massa (si sono calcolate circa 30.000 presenze), soprattutto per gli eventi in 3D, che hanno segnato il tutto esaurito, probabilmente anche in considerazione del fatto che l’unica sala attrezzata per le proiezioni stereoscopiche della zona si trova in provincia (l’Uci di Casalecchio di Reno) e l’occasione, purtroppo solo temporanea, si è rivelata quanto mai ghiotta. Se a tutto ciò si aggiunge che la recessione che stiamo vivendo ha imposto una riduzione del budget pari circa al 30%, possiamo veramente affermare che il lavoro svolto è stato ammirevole, configurando l’evento come uno dei pochi in grado di caratterizzare a livello internazionale la città di Bologna. Spento lo schermo, tolti gli occhialini, la realtà, quella vera, torna a mostrarsi senza il filtro di una giocosa finzione. La luce è tutt’altro che scintillante, le forme non sono morbide e rotonde, le ombre creano inquietudine, i suoni sono quelli martellanti della quotidianità, le file non portano al cinema ma a semafori dispettosi…insomma…pixel? Dove siete?

 

 I premi

Sia il Lancia Platinum Grand Prize che la Menzione Speciale hanno premiato film in animazione bidimensionale. Martin Fierro - The Movie di Liliana Romero e Norman Ruiz colpisce la giuria «per l'originalità e la ricercatezza del design, la semplicità ed efficacia della storia che racconta un vecchio poema argentino su gauchos e pampa, con la splendida tradizione della tecnica di animazione 2D», mentre Sword of the Stranger, di Masahiro Ando, «per l'ammirevole animazione e direzione che racconta una storia dai colori western in piena tradizione samurai». Destino incline alla tradizione, perlomeno nell’aspetto (il bianco e nero), anche per i cortometraggi votati dal pubblico. Due i premiati: The Facts in the Case of Mister Hollow, di Rodrigo Gudino e Vincent Marcone, e Bernìs Doll, di Yann J. Il primo è un interessante crescendo di dettagli all’interno di una fotografia, all’apparenza innocua in realtà presagio di una sventura che colpirà una malcapitata donna e il suo bambino. Nel secondo, invece, il protagonista è un triste operaio che si illude di avere trovato una compagna in un tronco di donna acquistato dopo avere visto una pubblicità in televisione. Tutti e due i cortometraggi si caratterizzano per la sublime capacità di creare un’atmosfera: di terrore a causa del vacillare delle certezze, il primo, di profonda mestizia, con punte di caustico cinismo, il secondo. Per la prima volta, poi, quest’anno i cortometraggi sono stati valutati anche dalla Provincia di Bologna attraverso un’apposita giuria composta dal giornalista Francesco Festuccia, dall'illustratrice Sara Colaone e dal fumettista Giuseppe Palumbo. Il premio per il miglior corto è andato al demenziale Prof Nieto Show di Luis Nieto con l'ironica motivazione «la suprema commissione, visto il preclaro valore degli esperimenti sul materiale e l'immateriale, visto il colto rimando ai maestri del cinema e della commedia, condotti con metodo patafisico dal chiarissimo prof. Luis Nieto, investe il Prof Nieto Show del titolo».

 

Omaggio a UB IWERKS – DA TOPOLINO A HITCHCOCK – presentano Leslie Ewerks e Mike Iwerks

 

Se Walt Disney è da anni un’icona dell’animazione, in pochi si ricordano di Ubbe Ert Iwerks, nato a Kansas City nel 1901 e universalmente noto come Ub Iwerks. Per anni i due sono stati grandi amici e soci in affari: Walt la mente e Ub il braccio. È a Ub che si deve la creazione grafica del topo più famoso del mondo, ma la capacità di rendere Topolino un punto di riferimento globale per l’infanzia si deve soprattutto al fiuto imprenditoriale dei fratelli Disney, in particolare di Roy Disney. Il documentario del 1999 The Hand Behind the Mouse: the Ub Iwerks Story, di Leslie Iwerks, è la tesi di laurea della nipote di Ub che ha avuto l’opportunità di visionare gli archivi della Disney e di utilizzare preziose immagini di repertorio per ripercorre le tappe della vita del nonno. È una tipica storia hollywoodiana quella che racconta Leslie con partecipazione e qualche eccesso di enfasi. Una storia di grande amicizia, desideri prima solo sognati e poi realizzati, fino alla separazione che ha portato Walt al successo che tutti conosciamo e Ub verso altre strade, volte più alla sperimentazione e alla progettazione, attraverso la creazione di nuovi macchinari ed effetti visivi per il cinema, non solo di animazione (c’è la sua mano dietro a Gli uccelli di Alfred Hitchcok, all’integrazione tra live-action e cartoni animati in I tre Caballeros e Mary Poppins, all’attacco del mostro ne Il pianeta proibito). Affrontando un determinato periodo storico (l’apice della carriera di Ub nell’animazione va dalla Grande Depressione fino alla fine degli anni Trenta) il documentario racconta anche un’epoca e uno specifico genere cinematografico. Colpisce, ad esempio, constatare come il cartone animato non fosse stato creato espressamente per un pubblico infantile, anzi. Celeberrime alcune gag legate a doppi sensi a sfondo erotico/sessuale impensabili ai giorni nostri in un cartone animato. Fu probabilmente il rigido Codice Hays, con la specifica di ciò che era considerato “moralmente accettabile”, a “indirizzare” gli animatori, pena la mancanza di un pubblico e quindi di un lavoro, verso il target specifico dei bambini. Per presentare il film da lei diretto è nuovamente a Bologna Leslie Iwerks (la prima volta è stata l’anno scorso per il documentario The Pixar Story) insieme a un altro nipote, il giovane Mike, attualmente impegnato nella gestione dei parchi a tema Disney. “Sono molto contenta di essere qui”, esordisce Leslie, “per presentare il mio primo documentario, diretto quando frequentavo ancora la scuola di cinema. Per essere riuscita nell’intento devo ringraziare Roy Disney che mi ha permesso di ottenere i finanziamenti dalla Disney. Questo film rappresenta ciò che desideravo fare fin da bambina per celebrare il nonno. Volevo allontanarmi dal mito e descrivere l’uomo, ricordando l’apporto del nonno al personaggio di Topolino. È anche la storia della mia famiglia, quindi si tratta di un progetto particolarmente sentito”. “Io a quei tempi”, conclude Mike Iwerks, “ero ancora al liceo, quindi non ho partecipato direttamente al progetto. Penso che se tra il pubblico c’è qualche animatore il documentario possa offrire una forte ispirazione”.

 

 Evento PIXAR ANIMATION STUDIOS: DOUG SWEETLAND presenta i corti “Presto” e “Burn-E

 

Doug Sweetland atterra a Bologna per presentare due cortometraggi. Uno è Presto, che tutti hanno ammirato prima di Wall-E. L’altro è Burn-E, spin-off dell’ultima produzione Pixar che è negli extra del dvd da poco sul mercato. Abituati a stressanti pitching i tecnici della Pixar, presenza fissa del festival, sono uomini di spettacolo a tutto tondo in grado di trasformare in performance qualunque uscita pubblica. Non fa eccezione Doug, brillante nell’eloquio, attento a fornire appigli di comprensione al pubblico e, soprattutto, a mantenere ben desta l’attenzione. Del resto il metodo Pixar insegna: le buone idee si devono prima di tutto saper vendere!

Presto, di Doug Sweetland, racconta la degenerazione di uno spettacolo di magia che comincia come tanti, con un innocente coniglio bianco che vorrebbe la solita carota, ma finisce in una sfida ritmatissima tra coniglio e mago finalizzata a disattendere le aspettative del pubblico … e anche dei personaggi! Anzi, probabilmente la forza del corto è proprio nel divertente gioco al massacro che i due protagonisti vivono sulla loro pelle!

Burn-E, di Angus MacLane, si occupa invece di un personaggio che in Wall-E appare appena. È il piccolo robot a cui Wall-E ed Eve sbattono la porta in faccia quando entrano nell’astronave Axiom.

Per dare l’idea della verve, e della piacevole logorrea, di Doug Sweetland, ecco come il talentuoso tecnico ha presentato il corto dell’amico: “Sono qui in rappresentanza di Angus MacLane, sceneggiatore e regista di Burn-E. Siamo grandi amici e questo mi ha dato l’opportunità di venire qui per rappresentarlo nel peggior modo possibile, distorcerne il punto di vista e farlo passare per uno stupido. Ma veniamo al dunque! Burn-E è un piccolo robot saldatore, proprio come il papà di Angus. Angus è partito come al solito con schizzi, ipotesi di sviluppo, disegni e Andrew Stanton (regista di Wall-E, n.d.r.) diceva “Stiamo facendo un film importante! Sei pazzo a perdere tempo in questo modo?” Scherzo!!! In realtà Andrew ha detto “È molto interessante, perfetto, ma non ho idea di come incorporare questo piccolo personaggio in Wall-E che risulterebbe troppo disequilibrato!” Ok! Sto ancora scherzando!!! In realtà ha detto “Sviluppiamolo a posteriori!” Tutto questo cinque mesi prima di Wall-E di cui Angus era capo animatore, ma nonostante i ritmi intensi Angus ha trovato il tempo per sviluppare l’intero storyboard del corto. Dopodiché ha fatto il pitching e una volta venduto il prodotto è stato libero di muoversi come voleva. I consigli di John Lasseter hanno notevolmente migliorato il ritmo del corto che, dato il soggetto, rischiava di essere un po’ lento. A volte, e questo l’ho sperimentato anche io, troppa libertà creativa rischia di disperdere le energie. Un po’ di paletti aiutano a non perdere la lucidità!

Le domande del pubblico riguardano l’importanza dei corti all’interno della Pixar, aspetto che trova conferma nelle parole di Doug (“sono una palestra in cui la Pixar investe per scoprire nuovi talenti e nuove storie da raccontare, da sempre punto di partenza per ogni nuovo progetto”) e sulla recente notizia del Leone d’Oro alla carriera che sarà consegnato alla Pixar al prossimo festival di Venezia. La reazione di Doug è tutt’altro che contenuta: “Non ero alla Pixar quando è arrivata la notizia, ma qui a Bologna, e appena l’ho saputo ho espresso la mia gioia salendo sulla testa di quella grande statua con la fontana sotto (il Nettuno, n.d.r.) baciandola 48 volte, poi sono andato sulle Due Torri, mi sono ubriacato, sono stato arrestato e ho potuto finalmente dormire per arrivare ben riposato all’appuntamento con voi!!! Scherzi a parte, la notizia ci ha onorato, anche perché è la prima volta che non viene premiato un individuo ma un progetto di lavoro!”. Dalle parole di Doug trapela anche qualcosa, non troppo per la verità, sui progetti futuri: “A maggio uscirà Up di cui è già disponibile il trailer in rete. È diretto da Pete Docter (il regista di Monsters & Co.), è il primo film Pixar realizzato anche per la proiezione stereoscopica e racconta dello strano viaggio di un anziano e di un giovane boyscout che partono con tutta la casa trainata da palloncini e arrivano in Sud America. Poi arriverà Toy Story 3 che è stato completamente riscritto dopo l’acquisto della Pixar da parte della Disney e si basa su un interrogativo: “Se Andy va al college cosa succederà ai suoi giocattoli?”. Poi ci sarà The Bear and the Bow, di Brenda Chapman, che sarà una favola originale senza le solite principesse. Poi fatemi pensare, ah sì, arriverà anche Cars 2 che sarà realizzato da uno staff completamente diverso dall’originale. Nel frattempo torneranno nelle sale in 3D sia Toy Story che Toy Story 2.

Intanto continuano le domande del pubblico e scatta il momento della biografia. “Sono arrivato in Pixar appena diciannovenne. Toy Story è la prima cosa che ho fatto. Avevo appena terminato due anni di scuola d’arte e volevo fare il disegnatore o il fumettista. Non pensavo certo al computer. Erano i miei genitori che mi spronavano a usarlo per facilitarmi la strada nel mondo del lavoro. Io dicevo “Ma a cosa mi serve? Non mi interessa!” e frequentavo mal volentieri i corsi di programmazione. Poi ci fu un terremoto che causò un blocco dei corsi e ne approfittai per guardami un po’ in giro. Spedii un bel po’ di curriculum e gli unici a contattarmi furono quelli della Pixar. Il primo colloquio lo ebbi con Pete Docter (il regista di Monsters & Co., n.d.r.). Erano in fase di riscrittura della sceneggiatura di Toy Story e la pausa veniva sfruttata per formare nuove leve. Così sono stato assunto dalla Pixar e mi sono trasferito nella Valley. Per tre mesi, era il marzo del 1994, ebbi l’opportunità di lavorare e studiare nuove tecniche approfittando del fatto che il reparto di animazione era in pausa. Devo dire che è stata l’esperienza più formativa e stupefacente che mi sia capitata di vivere. A quell’epoca non esistevano come oggi scuole specifiche e la formazione di ognuno differiva da quella dell’altro. Il risultato era che tutti cooperavano e ci si arricchiva vicendevolmente. C’era chi era specializzato nel passo uno, chi nell’animazione della sabbia. Io nasco come illustratore. È in questa atmosfera, priva di approccio metodologico, che è nato Toy Story”. Doug continua entusiasta a rispondere alle domande del pubblico e difende i sequel: “Vengono considerati solo una macchina per fare soldi. In realtà tutto dipende dal processo creativo che c’è dietro. Alla base di ogni progetto Pixar c’è sempre la storia, che deve essere buona. Non è un caso che le riscritture di sceneggiature siano all’ordine del giorno. Per il mio corto Presto mi sembrava di avere le idee piuttosto chiare ed ero contentissimo, ma il progetto originario è stato completamente ribaltato. Alla fine pensavo che la mia idea fosse stata snaturata e il cortometraggio avesse perso la mia impronta. I miei amici che lo hanno visto, invece, mi hanno detto: “Ma questo sei tu al 100 per cento!” Beh, è stato il più bel complimento che ho ricevuto perché mi ha fatto capire che i consigli e le annotazioni degli altri non tolgono, ma aggiungono”.

Come spesso accade negli incontri con i tecnici dei colossi dell’animazione, il saluto finale include i consigli per chi sogna un futuro nel campo. “Il segreto”, conclude Doug, “è guardare buona animazione, studiarla nel dettaglio e seguire la spinta interiore, l’istinto. Non esistono software migliori di altri per realizzare le proprie idee. La differenza la fa chi quel software lo utilizza”. Tutto molto american style, non c’è che dire!!!

 

 Evento GENTLE GIANT STUDIOS: incontro con Steve Chapman

 

La Gentle Giant Studios è una società con sede in California leader mondiale nella realizzazione di prototipi, modelli digitali e sculture per le più importanti società di produzione. Ha lavorato per la maggior parte dei film con effetti speciali e in animazione prodotti negli ultimi anni. A presentare il lavoro della società è a Bologna Steve Chapman, vice presidente del settore tecnologico. La storia di Gentle Giant Studios sembra una tipica sceneggiatura americana, con un passato di sogni e ambizioni che trovano concretezza in un presente baciato dal successo. A raccontare l’ascesa della società è il pacato e fiero Steve Chapman che, precisa subito, “non abbiamo cominciato in un garage, ma è stato dopo il successo e la necessità di un ampliamento che il nostro primo luogo di lavoro è diventato un garage”. “Cominciò tutto nel 1995 con un hamburger”, esordisce Steve. “Fu Toy Story a creare la strada. Tutti i bambini in quel periodo volevano vedere il film e acquistare i relativi giocattoli. Le principali società del settore, però, come la Mattel, non credevano in un progetto di questo tipo. Nel frattempo la domanda aumentava e questo spinse Burger King a sviluppare un pasto che includesse alcuni dei giocattoli del film. La follia collettiva spingeva intere famiglie ad andare al fast-food solo per questo motivo. Grazie al successo dell’iniziativa Burger King anticipò le società di giocattoli nella produzione di modelli da Toy Story, e per questo vennero da noi! Burger King ordinò i giocattoli attraverso una società di marketing, la Alcone, che ci contattò per realizzare i prototipi e noi ottenemmo le autorizzazioni dalla Pixar. Abbiamo fatto un mucchio di queste robacce e un sacco di soldi che ci hanno permesso di crescere. Gradualmente Gentle Giant Studios è diventato il luogo a cui rivolgersi per la riproduzione dei personaggi di un film sottomessi a specifici diritti. Adesso non ci sono intermediari ad appesantire il processo, ma prima che si instaurasse l’attuale procedimento diretto poteva accadere che i disegni per la produzione del personaggio andassero in Cina senza un preventivo di approvazione e che il prototipo realizzato in Cina non venisse autorizzato dalla casa madre. Questo comportava nuove spedizioni e l’attesa di un nuovo benestare, che poteva anche non arrivare. Attualmente c’è un rapporto tra proprietari e licenziatari molto più snello. L’importante è rispettare i tempi, perché se un gadget non è pronto per l’uscita di un film, ovviamente più che profitti ci sono perdite”. “Nel 1997”, continua Steve, “la società contava venti dipendenti. Abbiamo sviluppato un talento specifico nel creare Topolino che è diventato il nostro punto di forza. Può sembrare facile, ma non lo è affatto. È una sfida artistica che diventa politica visto che era necessario il visto del reparto artistico Disney che, ovviamente, continuava a trovare imperfezioni. Ogni volta dicevano che era perfetto, ma le dimensioni dovevano ridursi del 10 per cento, e così via… Tutto ciò richiedeva un notevole impegno agli scultori che partivano da modelli in cera o plastilina. Le modifiche erano continue e abbiamo pensato allo sviluppo di tecniche per ridurre i tempi. La soluzione la ottenemmo nel 1997 grazie a una scansione tridimensionale degli oggetti. Questo diventò il nostro punto di forza nei confronti di altre società che cominciarono a ricorrere al nostro aiuto per costruire personaggi o realizzare miniature. Per il film Red Fire realizzammo la scultura di un drago. Ciò diede il via a uno sviluppo verso il cinema. Un passo decisivo fu poi l’eliminazione della fisicità delle sculture e la modellazione dei personaggi direttamente al computer. Il processo facilitava il nostro lavoro, ma era anche molto costoso. Basta pensare che allora il software Maya, all’avanguardia per il disegno 3D, lo pagammo 27 mila dollari e due anni dopo il prezzo era sceso a 2 mila dollari. Anche l’hardware ha avuto un ruolo determinante con l’acquisto degli scanner 3D. Intanto arrivò il successo. Nel 1998, infatti, I.L.M e Pixar aprirono le porte del mercato dei giocattoli ai colossi Mattel e Hasbro. Gentle Giant Studios fungeva da tramite e veniva contattata direttamente. Nel contempo stava arrivando il nuovo Guerre Stellari (Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma,  n.d.r.) che ci rese i rappresentanti ufficiali di tutti i relativi gadget. Da questo periodo la produzione comincia uno o due anni prima dell’uscita dei film. Nel 1999 ci venne un’altra idea: perché non scansionare oltre agli oggetti anche intere figure umane? Lo scanner specifico restò inutilizzato per sei mesi poi, però, venne Polar Express e per la Digital Domain collaborammo a Fight Club”. La posata, ma determinata, autocelebrazione di Steve continua soffermandosi sui numeri. “Fu nel 2000”, minimizza Steve con aplomb più inglese che americano, “che Ed Catmull (co-fondatore della Pixar e presidente di Walt Disney e Pixar, n.d.r.) ci convocò per comunicarci che avevamo guadagnato 500 milioni di dollari e ci parlò delle potenzialità offerte dallo Z-Buffer per l'ottimizzazione della resa dei dettagli e di software come Zbrush, allora appena sviluppato e successivamente diventato uno standard nel settore della grafica tridimensionale. Grazie al nuovo livello di dettaglio consentito dalla tecnica Gentle Giant Studios ottenne l’incarico di riprodurre tutti i personaggi della Pixar e l’autorizzazione di negoziare direttamente con i licenziatari per la produzione della relativa oggettistica. Per Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni acquistammo un sofisticato sistema di scanner per riprodurre i personaggi della saga. Ci mancava però uno scanner tecnologicamente evoluto anche per il corpo umano. Siccome acquistarlo costava 400 mila dollari, decidemmo di costruirlo. Partimmo, giuro, da uno skateboard e dalla maniglia di apertura di un garage. Con tutte queste attrezzature volammo quindi verso Sidney con destinazione gli studi australiani della I.L.M. È curioso perché non sempre gli attori reagiscono positivamente a una loro scansione. Il timore è quello di un utilizzo improprio della loro immagine, sia in vita che quando saranno morti. In realtà l’utilizzo primario, oltre alla realizzazione dei giocattoli, sono i videogiochi. Alla luce di tutti questi successi siamo diventati un punto fermo per le società di produzione cinematografica. Dopo sono venuti anche la saga di Harry Potter e Matrix oltre, naturalmente, al terzo e conclusivo episodio della saga di Guerre Stellari (Star Wars: episodio III - La vendetta dei Sith, n.d.r.) per cui abbiamo scansionato l’intero set. Lo scopo era consentire di avere una library di riferimento nel caso ci fosse stato bisogno di ricreare un qualcosa di andato fisicamente distrutto. Attualmente Gentle Giant Studios si è ampliata ed esegue scansioni per vari scopi, ad esempio nel campo della didattica e dell’archeologia. L’ultimo passo della società nasce invece da un interrogativo: perché produrre per altri, e arricchirli, e non farlo direttamente noi, e arricchirci? Vista la posizione privilegiata conquistata nel tempo, e ai rapporti diretti con Pixar e I.L.M., la cosa è stata possibile. Ora abbiamo circa 100 dipendenti. Il prossimo progetto riguarda Alice nel paese delle meraviglie di Tim Burton per cui stiamo curando il design dei personaggi”. Prima di andarsene Steve lascia in esposizione alcune sculture prodotte dalla società. Come da copione l’ennesimo “american dream” realizzato si conclude con un “e vissero felici e contenti”. Attenzione solo alle cadute, che nelle sceneggiature americane di chi è troppo sicuro di sé abbondano!

 

 Evento 3D Day: Tavola rotonda sul 3D: “Il cinema del futuro” e “Il 3D e la sala cinematografica” - anteprima italiana dei primi trenta minuti di “Mostri contro alieni” di Rob Letterman e Conrad Bernon

 

L’attesissima giornata dedicata al 3D comincia al mattino - con una tavola rotonda organizzata e moderata dal giornalista Marco Spagnoli in cui interviene anche Jeffrey Katzenberg, co-fondatore della Dreamworks, con un video preparato appositamente per il Future Film Festival - e continua nel pomeriggio, con la partecipazione di esercenti, produttori e distributori. In serata la ghiotta anteprima, purtroppo limitata a soli 30 minuti, di Mostri contro Alieni, il nuovo film Dreamworks in uscita a Pasqua. Tanti gli interventi in merito. Massimo Proietti, direttore marketing di Universal Pictures, esordisce con un incoraggiante Non mi convince il titolo di questo convegno a cui partecipo '3D cinema del futuro?'” Il dubbio, in effetti, suona realistico considerando che un colosso come la Disney ha appena annunciato, proprio al Festival, che entro il 2012 produrrà ben 15 film in 3D. Cinema del presente, quindi, grazie all’impegno e al fiuto di alcune delle personalità più potenti dell’industria cinematografica hollywoodiana che vedono nel cinema stereoscopico la possibilità di combattere la pirateria e di ridare un ruolo primario alla sala cinematografica, unico luogo in cui poter godere al meglio dei prodigi della tridimensione. Le reazioni del pubblico sono incoraggianti. "Nei multiplex la versione 3D di Viaggio al centro della Terra incassa il doppio di quella tradizionale”, sottolinea Gino Zagari, segretario generale Anem, l’Associazione Nazionale Esercenti Multiplex, ad avvantaggiarsi del suo utilizzo saranno, oltre al cartoon, il genere fantasy, horror e d'azione, ma anche un cinema meno commerciale potrà offrire qualità e intensità emotiva dell'immagine". Rita Cervi, direttore commerciale Walt Disney Motion Pictures, evidenzia che ”nel 2008 le visioni di film in 3D sono quintuplicate e che 7 spettatori su 10, pagando un sovrapprezzo, scelgono la versione in 3D di un film proposto anche in versione normale. L’importante sarebbe che venissero investite risorse per l’adeguamento delle sale cinematografiche fino a trasformarle in luoghi multimediali, in grado di proporre sullo schermo anche eventi sportivi, concerti, opere liriche”. A lanciare un grido di allarme è il presidente di Anec Paolo Protti  che ricorda come "occorrono investimenti, ma oggi siamo di fronte all'azzeramento dei contributi allo spettacolo, in particolare al comparto delle sale. Le sale 3D in Italia sono poche e dislocate in modo irrazionale, basta pensare che a Roma non ce ne sono, e nemmeno in regioni come Piemonte e Sicilia. Gli schermi al momento attrezzati sono poco più di 40, quasi tutti grazie a investimenti italiani, e precisamente: Marche 8, Puglia 1, Emilia Romagna 8, Liguria 1, Lombardia 9, Campania 4, Veneto 5, Lazio 4, Umbria 1”. “Del resto in Italia non si investe nell'innovazione”, aggiunge Zagari, “e inoltre quando gli imprenditori sono interessati a creare nuovi multiplex, si scontrano con complicati regolamenti regionali e preferiscono abbandonare l'impresa”. L’unica nota positiva viene dalla Puglia. A Mola di Bari, infatti, è imminente la creazione della scuola di ricerca e sviluppo per la cinematografia digitale. “Un progetto a lungo termine”, nelle intenzioni del tecnologo David Bush che ne sarà il supervisore.

Molti i titoli in 3D annunciati dai più importanti distributori. Il più ricco è sicuramente il listino Disney in cui sono previsti entro il 2012 Pirati dei Carabi 4, 20mila leghe sotto i mari, Jonas Brothers, G-Force, A Christmas Carol di Robert Zemeckis, Alice nel paese delle meraviglie di Tim Burton, Rapunzel, King of the Elves, Tron 2, oltre ai lungometraggi Pixar Up, Toy Story 3, Newt, Cars 2 e The Bear and The Bow. Non solo nuovi film ma anche riedizioni in 3D di vecchi successi quali i due Toy Story e La bella e la bestia. Il  listino 20Th Century Fox si difende con L’era glaciale 3 e uno dei titoli più attesi dell’anno, Avatar, che con un budget di 200 milioni di dollari segna il ritorno di James Cameron dopo i fasti di Titanic. Già prevista la data di uscita: 18 dicembre 2008. La Warner Bros opta per un utilizzo horror della tecnica stereoscopica ed ha già in cantiere Final Destination 4. Per finire ecco i titoli in 3D annunciati da Universal Pictures/Dreamworks: Mostri contro alieni, Coraline, How to Train Your Dragon, Shrek 4, MasterMind, Kung Fu Panda 2 e Madagascar 3.

La giornata, in realtà le due giornate perché molte proiezioni si sono tenute il giorno successivo, è proseguita con l’opportunità di scoprire la magia del 3D in un film Disney (ma molto Pixar) come Bolt, di Byron Howard e Chris Williams, snobbato frettolosamente dai più, un classico come Nightmare Before Christmas di Tim Burton (proiezione di mezzanotte del sabato, la più affollata con numerosi spettatori che non sono riusciti a entrare), un fenomeno soprattutto americano come Hannah Montana & Miley Cyrus: Best of Both Worlds Concert In Disney Digital 3D, di Bruce Hendricks, frutto della forza propulsiva della Disney e dell’apparente freschezza di una cantante brava a incarnare il mito della ragazza della porta accanto che ce l’ha fatta (la vera sfida è ricordarsi uno dei tanti pezzi del concerto), ma l’appuntamento più importante è quello con i primi trenta minuti di Mostri contro Alieni, il nuovo film Dreamworks di Conrad Vernon e Rob Letterman in uscita in Italia il 3 aprile. A presentarlo lo stesso Jeffrey Katzenberg via video. “È cominciata una nuova era”, esordisce Katzenberg, ”da ora in poi, infatti, la Dreamworks Animation produrrà solo film in 3D, consapevole di trovarsi di fronte al terzo grande cambiamento della storia del cinema, dopo il sonoro e il colore”. "Volete la prova?”, rilancia Katzenberg, ”Bob Zemeckis, Jim Cameron, Steven Spielberg, George Lucas e Peter Jackson sono tutti impegnati in progetti 3D, che per loro rappresenta la nuova frontiera. La nuova tecnologia nelle loro mani diventa infatti una grande occasione di ricerca e sperimentazione espressiva capace di offrire nuove emozioni. Questa sera avrete l’opportunità di gustarne un assaggio attraverso alcune sequenze, che potrete vedere in anteprima, di Mostri contro alieni. La trama vede un gruppo di ex-umani tramutati in mostri chiamati a combattere le forze aliene per salvare il mondo da una distruzione totale”. L’effetto è davvero strabiliante. Le poche sequenze includono l’arrivo degli alieni e l’accoglienza da parte di un presidente degli Stati Uniti piuttosto ottuso che canticchia il ritornello di Incontri ravvicinati del terzo tipo mentre sale la lunga scalinata che lo porterà al primo contatto con i nuovi, tutt’altro che pacifici, arrivati. Nelle altre sequenze vediamo la buffa armata che dovrà combattere gli alieni: Ginormica, la giovane californiana Susan Murphy accidentalmente colpita da un meteorite pieno di sostanze interstellari e trasformata in un gigante di 15 metri di altezza; l’insettiforme Dottor Professor Scarafaggio; l’ibrido Anello Mancante, metà scimmia e metà pesce; il gelatinoso B.O.B; e il bruco di oltre 100 metri di lunghezza chiamato Insectosaurus. Un’ultima sequenza vede Ginormica scappare dagli alieni lungo le salite e le discese di San Francisco. Inutile dire che l’effetto stroboscopico è davvero superlativo e la voglia di continuare a guadare irrefrenabile. Purtroppo l’acquolina in bocca non trova adeguata soddisfazione e lascia la sensazione di un’ottima trovata di marketing per contribuire a creare l’evento e a lanciare il film in grande stile. Un’uscita massiccia in tutto il mondo che deriva dalla necessità di rientrare degli ingenti investimenti provando l’efficacia della tecnica scelta (come si sa l’efficacia è comprovata, non solo in America, dalla risposta del pubblico, soprattutto nel primo week-end di programmazione, che determina spesso il futuro commerciale di un film); anche perché i già alti costi di produzione di un film in computer grafica trovano nell’applicazione dell’effetto 3D un aumento dei costi del 15, 20 per cento in più.

Sarà solo un bagliore nel buio della sala o una tecnica destinata a durare nel tempo? In generale si può notare come la strada battuta dall’industria sia per lo più quella dei sequel, con ennesime puntate di successi consolidati. Nulla di male, certo, perché non tutti i sequel sono peggiori del prototipo (Shrek 2 o Toy Story 2 per fare qualche esempio), anche se il rischio di una creatività vincolata alle rigide date di uscita previste e alla necessità di battere cassa può giocare brutti scherzi (Shrek 3°). Così come è lecito temere un utilizzo della tecnica più attento alla potenza dell’effetto che alla forza del racconto, con un effimero effetto Luna Park più frastornante che in grado di imprimersi nella memoria. Non resta che attendere e vedere come andrà a finire. Nel frattempo il Future Film Festival, visto il grande successo dell’iniziativa, ha deciso di fare del 3D Day un appuntamento fisso della manifestazione. Intanto muovono grandi passi anche i nemici della tridimensione su grande schermo. Pare infatti che tra qualche anno arriveranno sul mercato i primi televisori in 3D, attualmente in fase di avanzata progettazione. La guerra, quindi, non è che agli inizi! Come possibile scappatoia, in caso di fallimento o di risultati inferiori alle attese, resta sempre l’Odorama, cioè il cinema in grado di far sentire gli odori. Chissà, magari, dopo il fallimento dei primi tentativi (il dimenticato Scent of Mystery di Jack Cardiff e il provocatorio Polyester di John Waters) qualcuno ci sta già ri-pensando.

Non resta che allertare i sensi, insomma, qualcosa di sicuro accadrà!!!

 

 

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