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a cura di
LUCA
BARONCINI
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INTRODUZIONE:
I PREMI
INCONTRI:
RECENSIONI:
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IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON - David FINCHER |
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FROM INSIDE - John BERGIN |
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GENIUS PARTY - Atsuko FUKUSHIMA, Shoji KAWAMORI, Shinji KIMURA, Yoji FUKUYAMA, Hideki
FUTAMURA, Masaaki YUASA, Shinichiro WATANABE |
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IDIOTS AND ANGELS - Bill PLYMPTON |
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IGOR - Anthony LEONDIS |
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SITA SINGS THE BLUES - Nina PALEY |
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SWORD OF THE STRANGER - Masahiro ANDO |
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THE TALE OF DESPERAUX - Sam FEEL e Robert STEVENHAGEN |
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UNDERWORLD: LA RIBELLIONE DEI LYCANS - Patrick TATOPOULOS |
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"Indietro
tutta!!!"
Potrebbe
essere questo lo slogan dell’undicesima edizione del Future Film
Festival. Mai come quest’anno, infatti, una tecnica sempre più
sofisticata ha dimostrato la necessità di un salvifico ritorno alle
origini. L’orientamento è infatti quello di affrontare il presente e
pianificare il futuro riscoprendo il passato. E il festival, nonostante
continui a guardare avanti e proponga tutte le ultime novità nel campo
della tecnologia applicata al cinema (d’animazione e non), ha palesato
proprio questa tendenza. Basta pensare al 3D Day, celebrazione delle proiezioni tridimensionali, e ai premi
attribuiti dalla Giuria e dal pubblico. Il cinema stereoscopico,
infatti, non è certo una novità. Dagli anni ’50 ha fatto capolino
varie volte senza riuscire però ad affermarsi definitivamente. È
sempre sembrato più un attrazione da circo che una necessità. Ora le
cose sono cambiate. Il cinema in 3D è infatti considerato l’unico
antidoto realmente efficace contro il dilagare della pirateria, perché
per quanto uno sia abile nello scaricare film attraverso il peer-to-peer
difficilmente riuscirà a ricreare il brivido e la magia dell’effetto
tridimensionale in una sala appositamente attrezzata. Uno strumento,
quindi, studiato ad hoc e riproposto per riposizionare la sala come
elemento centrale della filiera cinematografica. Quanto al verdetto
della Giuria - formata dal regista Maurizio Forestieri,
dal giornalista Franco La Polla e da Massimo Germoglio, executive producer di Rumblefish (una delle maggiori
società europee nel campo della pre e post produzione) - non è
probabilmente casuale che nel periodo di massima resa della computer
grafica il Lancia Platinum Grand Prize e la Menzione Speciale siano
andati a due film animati in 2D, come a rilanciare la forza della
tradizione e la capacità, più che di sostituirla, di elaborarla con
gusto e personalità. Così come colpisce che anche il pubblico, nel
premiare i cortometraggi, abbia scelto due opere in tecnica mista ma
comunque in bianco e nero. A ribadire l’importanza di riscoprire le
proprie radici, perlomeno cinematografiche, ci ha pensato anche la
retrospettiva, dedicata alla produzione horror del prolifico regista
giapponese Nobuo Nakagawa,
con otto dei novantasette film da lui diretti. Il Festival ha ospitato
il regista Kensuke Suzuki,
che fu amico e aiuto regista di Nakagawa e che ha presentato le sue
opere al pubblico. Particolarmente interessante questa opportunità di
scoperta di un regista non particolarmente noto in Italia che è
approdato all’horror per necessità finanziarie non immaginando che
sarebbero stati proprio i pochi film di genere da lui diretti (il dieci
per cento della sua filmografia) a consacrarlo come autore di culto.
Forse la chiave del successo delle pellicole horror di Nakagawa è nella
sua capacità di ammantare le più tradizionali ghost-story
nipponiche con uno stile personale capace di coniugare il rigore formale
con una continua ricerca sperimentale. Più o meno quello che hanno
fatto autori contemporanei di successo come Hideo Nakata
o Kiyoshi Kurosawa, a dimostrazione dei continui rimandi insiti
nell’immaginario cinematografico. A completare il fitto cartellone organizzato con passione
e precisione dai direttori Giulietta Fara e Oscar Cosulich, l’omaggio
a Ub Iwerks, gli incontri con i creativi di Pixar, Gentle Giant Studios,
Mit Media Lab e
Blender, la sezione cortometraggi, i laboratori per i bambini, i
workshop e naturalmente i film. A tal proposito, inaugurazione col botto
grazie all’anteprima nazionale di Il
curioso caso di Benjamin Button di David Fincher. Due, poi, le nuove
sezioni: Follie di mezzanotte e SeriesMania. La prima ha
proposto fuori concorso titoli inclini al demenziale, all’horror più
estremo e al trash, adatti all’ora notturna. La maggiore risposta del
pubblico si è avuta per Tokyo Gore Police di Yoshihiro Nishimura, il cui titolo è già una
dichiarazione di intenti. La seconda ha invece offerto un aggiornamento
sulle serie tv animate, soffermandosi sia sulle nuove produzioni per il
piccolo schermo provenienti dall'Oriente, in particolare Giappone, che
su quelle nordamericane ed europee; da segnalare le serie italiane: Huntik di Iginio Straffi, Gladiatori:
il torneo delle sette meraviglie di Maurizio Forestieri, Kim
di Giuseppe Laganà, PsicoVip di
Bruno Bozzetto e Teen Days di
Maurizio Nichetti. Davvero difficile, quindi, stare al passo con i circa
150 appuntamenti previsti nella densissima sei giorni di festival, anche
perché la dislocazione delle sale non ha favorito gli spostamenti. Se
è vero che nel centro di Bologna “non
si perde neanche un bambino”, è vero anche che spostarsi da via
Mascarella a Porta Lame o in zona Pratello in pochi minuti può non
essere così immediato, soprattutto per chi è a piedi o viene da fuori
città. Ma è l’unico neo di un’organizzazione, come già
sottolineato, quanto mai accurata e sempre più attenta a conciliare gli
interessi degli addetti ai lavori con quelli del pubblico. Pubblico che
è accorso in massa (si sono calcolate circa 30.000 presenze),
soprattutto per gli eventi in 3D, che hanno segnato il tutto esaurito,
probabilmente anche in considerazione del fatto che l’unica sala
attrezzata per le proiezioni stereoscopiche della zona si trova in
provincia (l’Uci di Casalecchio di Reno) e l’occasione, purtroppo
solo temporanea, si è rivelata quanto mai ghiotta. Se a tutto ciò si
aggiunge che la recessione che stiamo vivendo ha imposto una riduzione
del budget pari circa al 30%, possiamo veramente affermare che il lavoro
svolto è stato ammirevole, configurando l’evento come uno dei pochi
in grado di caratterizzare a livello internazionale la città di
Bologna. Spento lo schermo, tolti gli occhialini, la realtà, quella
vera, torna a mostrarsi senza il filtro di una giocosa finzione. La luce
è tutt’altro che scintillante, le forme non sono morbide e rotonde,
le ombre creano inquietudine, i suoni sono quelli martellanti della
quotidianità, le file non portano al cinema ma a semafori
dispettosi…insomma…pixel? Dove siete?
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I
premi
Sia il Lancia
Platinum Grand Prize che la Menzione Speciale hanno premiato
film in animazione bidimensionale. Martin
Fierro - The Movie di Liliana Romero e Norman Ruiz colpisce la
giuria «per l'originalità e la
ricercatezza del design, la semplicità ed efficacia della storia che
racconta un vecchio poema argentino su gauchos e pampa, con la splendida
tradizione della tecnica di animazione 2D», mentre Sword
of the Stranger, di Masahiro Ando, «per
l'ammirevole animazione e direzione che racconta una storia dai colori
western in piena tradizione samurai». Destino incline alla
tradizione, perlomeno nell’aspetto (il bianco e nero), anche per i
cortometraggi votati dal pubblico. Due i premiati: The
Facts in the Case of Mister Hollow, di Rodrigo Gudino e Vincent
Marcone, e Bernìs Doll, di Yann J. Il primo è un interessante crescendo di
dettagli all’interno di una fotografia, all’apparenza innocua in
realtà presagio di una sventura che colpirà una malcapitata donna e il
suo bambino. Nel secondo, invece, il protagonista è un triste operaio
che si illude di avere trovato una compagna in un tronco di donna
acquistato dopo avere visto una pubblicità in televisione. Tutti e due
i cortometraggi si caratterizzano per la sublime capacità di creare
un’atmosfera: di terrore a causa del vacillare delle certezze, il
primo, di profonda mestizia, con punte di caustico cinismo, il secondo. Per la
prima volta, poi, quest’anno i cortometraggi sono stati valutati anche
dalla Provincia di Bologna attraverso un’apposita giuria composta dal giornalista Francesco Festuccia, dall'illustratrice Sara
Colaone e dal fumettista Giuseppe
Palumbo. Il premio per il miglior
corto è andato al demenziale Prof Nieto Show di Luis Nieto con l'ironica
motivazione «la suprema
commissione, visto il preclaro valore degli esperimenti sul materiale e
l'immateriale, visto il colto rimando ai maestri del cinema e della
commedia, condotti con metodo patafisico dal chiarissimo prof. Luis
Nieto, investe il Prof
Nieto Show del titolo».
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Omaggio a UB
IWERKS – DA TOPOLINO A HITCHCOCK – presentano Leslie Ewerks e
Mike Iwerks
Se Walt
Disney è da anni un’icona dell’animazione, in pochi si ricordano di
Ubbe Ert Iwerks, nato a Kansas City nel 1901 e universalmente noto come
Ub Iwerks. Per anni i due sono stati grandi amici e soci in affari: Walt
la mente e Ub il braccio. È a Ub che si deve la creazione grafica del
topo più famoso del mondo, ma la capacità di rendere Topolino un punto
di riferimento globale per l’infanzia si deve soprattutto al fiuto
imprenditoriale dei fratelli Disney, in particolare di Roy Disney. Il
documentario del 1999 The Hand Behind the Mouse: the Ub Iwerks Story,
di Leslie Iwerks, è la tesi di laurea della nipote di Ub che ha
avuto l’opportunità di visionare gli archivi della Disney e di
utilizzare preziose immagini di repertorio per ripercorre le tappe della
vita del nonno. È una tipica storia hollywoodiana quella che racconta
Leslie con partecipazione e qualche eccesso di enfasi. Una storia di
grande amicizia, desideri prima solo sognati e poi realizzati, fino alla
separazione che ha portato Walt al successo che tutti conosciamo e Ub
verso altre strade, volte più alla sperimentazione e alla
progettazione, attraverso la creazione di nuovi macchinari ed effetti
visivi per il cinema, non solo di animazione (c’è la sua mano dietro
a Gli uccelli di Alfred Hitchcok, all’integrazione tra
live-action e cartoni animati in I tre Caballeros e Mary
Poppins, all’attacco del mostro ne Il pianeta proibito).
Affrontando un determinato periodo storico (l’apice della carriera di
Ub nell’animazione va dalla Grande Depressione fino alla fine degli
anni Trenta) il documentario racconta anche un’epoca e uno specifico
genere cinematografico. Colpisce, ad esempio, constatare come il cartone
animato non fosse stato creato espressamente per un pubblico infantile,
anzi. Celeberrime alcune gag legate a doppi sensi a sfondo
erotico/sessuale impensabili ai giorni nostri in un cartone animato. Fu
probabilmente il rigido Codice Hays, con la specifica di ciò che era
considerato “moralmente accettabile”, a “indirizzare” gli
animatori, pena la mancanza di un pubblico e quindi di un lavoro, verso
il target specifico dei bambini. Per presentare il film da lei diretto
è nuovamente a Bologna Leslie Iwerks (la prima volta è stata l’anno
scorso per il documentario The Pixar Story) insieme a un altro
nipote, il giovane Mike, attualmente impegnato nella gestione dei parchi
a tema Disney. “Sono molto contenta di essere qui”, esordisce
Leslie, “per presentare il mio primo documentario, diretto quando
frequentavo ancora la scuola di cinema. Per essere riuscita
nell’intento devo ringraziare Roy Disney che mi ha permesso di
ottenere i finanziamenti dalla Disney. Questo film rappresenta ciò che
desideravo fare fin da bambina per celebrare il nonno. Volevo
allontanarmi dal mito e descrivere l’uomo, ricordando l’apporto del
nonno al personaggio di Topolino. È anche la storia della mia famiglia,
quindi si tratta di un progetto particolarmente sentito”. “Io
a quei tempi”, conclude Mike Iwerks, “ero ancora al liceo,
quindi non ho partecipato direttamente al progetto. Penso che se tra il
pubblico c’è qualche animatore il documentario possa offrire una
forte ispirazione”.
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Evento PIXAR
ANIMATION STUDIOS: DOUG SWEETLAND presenta i corti “Presto”
e “Burn-E”
Doug Sweetland atterra a Bologna per presentare due
cortometraggi. Uno è Presto,
che tutti hanno ammirato prima di Wall-E.
L’altro è Burn-E, spin-off
dell’ultima produzione Pixar che è negli extra del dvd da poco sul
mercato. Abituati a stressanti pitching i tecnici della Pixar, presenza
fissa del festival, sono uomini di spettacolo a tutto tondo in grado di
trasformare in performance qualunque uscita pubblica. Non fa eccezione
Doug, brillante nell’eloquio, attento a fornire appigli di
comprensione al pubblico e, soprattutto, a mantenere ben desta
l’attenzione. Del resto il metodo Pixar insegna: le buone idee si
devono prima di tutto saper vendere!
Presto,
di Doug Sweetland, racconta la degenerazione di uno spettacolo di magia
che comincia come tanti, con un innocente coniglio bianco che vorrebbe
la solita carota, ma finisce in una sfida ritmatissima tra coniglio e
mago finalizzata a disattendere le aspettative del pubblico … e anche
dei personaggi! Anzi, probabilmente la forza del corto è proprio nel
divertente gioco al massacro che i due protagonisti vivono sulla loro
pelle!
Burn-E,
di Angus MacLane, si occupa invece di un personaggio che in Wall-E appare appena. È il piccolo robot a cui Wall-E ed Eve
sbattono la porta in faccia quando entrano nell’astronave Axiom.
Per dare l’idea della verve, e della piacevole
logorrea, di Doug Sweetland, ecco come il talentuoso tecnico ha
presentato il corto dell’amico: “Sono
qui in rappresentanza di Angus MacLane, sceneggiatore e regista di Burn-E. Siamo grandi amici e questo mi ha dato l’opportunità di venire qui
per rappresentarlo nel peggior modo possibile, distorcerne il punto di
vista e farlo passare per uno stupido. Ma veniamo al dunque! Burn-E è
un piccolo robot saldatore, proprio come il papà di Angus. Angus è
partito come al solito con schizzi, ipotesi di sviluppo, disegni e
Andrew Stanton (regista di Wall-E,
n.d.r.) diceva “Stiamo facendo un film importante! Sei pazzo a perdere tempo
in questo modo?” Scherzo!!! In realtà Andrew ha detto “È molto
interessante, perfetto, ma non ho idea di come incorporare questo
piccolo personaggio in Wall-E che risulterebbe troppo disequilibrato!” Ok! Sto ancora scherzando!!!
In realtà ha detto “Sviluppiamolo a posteriori!” Tutto questo
cinque mesi prima di Wall-E di cui Angus era capo animatore, ma nonostante i ritmi intensi Angus ha
trovato il tempo per sviluppare l’intero storyboard del corto.
Dopodiché ha fatto il pitching e una volta venduto il prodotto è stato
libero di muoversi come voleva. I consigli di John Lasseter hanno
notevolmente migliorato il ritmo del corto che, dato il soggetto,
rischiava di essere un po’ lento. A volte, e questo l’ho
sperimentato anche io, troppa libertà creativa rischia di disperdere le
energie. Un po’ di paletti aiutano a non perdere la lucidità!”
Le domande del pubblico riguardano l’importanza
dei corti all’interno della Pixar, aspetto che trova conferma nelle
parole di Doug (“sono una
palestra in cui la Pixar investe per scoprire nuovi talenti e nuove
storie da raccontare, da sempre punto di partenza per ogni nuovo
progetto”) e sulla recente notizia del Leone d’Oro alla carriera
che sarà consegnato alla Pixar al prossimo festival di Venezia. La
reazione di Doug è tutt’altro che contenuta: “Non
ero alla Pixar quando è arrivata la notizia, ma qui a Bologna, e appena
l’ho saputo ho espresso la mia gioia salendo sulla testa di quella
grande statua con la fontana sotto (il Nettuno, n.d.r.) baciandola
48 volte, poi sono andato sulle Due Torri, mi sono ubriacato, sono stato
arrestato e ho potuto finalmente dormire per arrivare ben riposato
all’appuntamento con voi!!! Scherzi a parte, la notizia ci ha onorato,
anche perché è la prima volta che non viene premiato un individuo ma
un progetto di lavoro!”. Dalle parole di Doug trapela anche
qualcosa, non troppo per la verità, sui progetti futuri: “A
maggio uscirà Up di cui è già disponibile
il trailer in rete. È diretto da Pete Docter (il regista di Monsters
& Co.), è il primo film Pixar realizzato anche per la proiezione
stereoscopica e racconta dello strano viaggio di un anziano e di un
giovane boyscout che partono con tutta la casa trainata da palloncini e
arrivano in Sud America. Poi arriverà Toy
Story 3 che è stato
completamente riscritto dopo l’acquisto della Pixar da parte della
Disney e si basa su un interrogativo: “Se Andy va al college cosa
succederà ai suoi giocattoli?”. Poi ci sarà The
Bear and the Bow, di Brenda
Chapman, che sarà una favola originale senza le solite principesse. Poi
fatemi pensare, ah sì, arriverà anche Cars
2 che sarà realizzato da uno staff completamente diverso
dall’originale. Nel frattempo torneranno nelle sale in 3D sia Toy Story che Toy
Story 2.
Intanto continuano le domande del pubblico e scatta
il momento della biografia. “Sono
arrivato in Pixar appena diciannovenne. Toy
Story è la prima cosa che ho
fatto. Avevo appena terminato due anni di scuola d’arte e volevo fare
il disegnatore o il fumettista. Non pensavo certo al computer. Erano i
miei genitori che mi spronavano a usarlo per facilitarmi la strada nel
mondo del lavoro. Io dicevo “Ma a cosa mi serve? Non mi interessa!”
e frequentavo mal volentieri i corsi di programmazione. Poi ci fu un
terremoto che causò un blocco dei corsi e ne approfittai per guardami
un po’ in giro. Spedii un bel po’ di curriculum e gli unici a
contattarmi furono quelli della Pixar. Il primo colloquio lo ebbi con
Pete Docter (il regista di Monsters
& Co., n.d.r.). Erano in
fase di riscrittura della sceneggiatura di Toy
Story e la pausa veniva
sfruttata per formare nuove leve. Così sono stato assunto dalla Pixar e
mi sono trasferito nella Valley. Per tre mesi, era il marzo del 1994,
ebbi l’opportunità di lavorare e studiare nuove tecniche
approfittando del fatto che il reparto di animazione era in pausa. Devo
dire che è stata l’esperienza più formativa e stupefacente che mi
sia capitata di vivere. A quell’epoca non esistevano come oggi scuole
specifiche e la formazione di ognuno differiva da quella dell’altro.
Il risultato era che tutti cooperavano e ci si arricchiva
vicendevolmente. C’era chi era specializzato nel passo uno, chi
nell’animazione della sabbia. Io nasco come illustratore. È in questa
atmosfera, priva di approccio metodologico, che è nato Toy
Story”. Doug continua entusiasta a rispondere alle domande del
pubblico e difende i sequel: “Vengono
considerati solo una macchina per fare soldi. In realtà tutto dipende
dal processo creativo che c’è dietro. Alla base di ogni progetto
Pixar c’è sempre la storia, che deve essere buona. Non è un caso che
le riscritture di sceneggiature siano all’ordine del giorno. Per il
mio corto Presto mi sembrava di avere le
idee piuttosto chiare ed ero contentissimo, ma il progetto originario è
stato completamente ribaltato. Alla fine pensavo che la mia idea fosse
stata snaturata e il cortometraggio avesse perso la mia impronta. I miei
amici che lo hanno visto, invece, mi hanno detto: “Ma questo sei tu al
100 per cento!” Beh, è stato il più bel complimento che ho ricevuto
perché mi ha fatto capire che i consigli e le annotazioni degli altri
non tolgono, ma aggiungono”.
Come spesso accade negli incontri con i tecnici dei
colossi dell’animazione, il saluto finale include i consigli per chi
sogna un futuro nel campo. “Il
segreto”, conclude Doug, “è
guardare buona animazione, studiarla nel dettaglio e seguire la spinta
interiore, l’istinto. Non esistono software migliori di altri per
realizzare le proprie idee. La differenza la fa chi quel software lo
utilizza”. Tutto molto american style, non c’è che dire!!!
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Evento GENTLE
GIANT STUDIOS: incontro con Steve Chapman
La Gentle
Giant Studios è una società con sede in California leader mondiale
nella realizzazione di prototipi, modelli digitali e sculture per le più
importanti società di produzione. Ha lavorato per la maggior parte dei
film con effetti speciali e in animazione prodotti negli ultimi anni. A
presentare il lavoro della società è a Bologna Steve Chapman, vice
presidente del settore tecnologico. La storia di Gentle Giant Studios
sembra una tipica sceneggiatura americana, con un passato di sogni e
ambizioni che trovano concretezza in un presente baciato dal successo. A
raccontare l’ascesa della società è il pacato e fiero Steve Chapman
che, precisa subito, “non
abbiamo cominciato in un garage, ma è stato dopo il successo e la
necessità di un ampliamento che il nostro primo luogo di lavoro è
diventato un garage”. “Cominciò
tutto nel 1995 con un hamburger”, esordisce Steve. “Fu
Toy Story a creare la strada. Tutti i bambini in quel periodo volevano vedere il
film e acquistare i relativi giocattoli. Le principali società del
settore, però, come la Mattel, non credevano in un progetto di questo
tipo. Nel frattempo la domanda aumentava e questo spinse Burger King a
sviluppare un pasto che includesse alcuni dei giocattoli del film. La
follia collettiva spingeva intere famiglie ad andare al fast-food solo
per questo motivo. Grazie al successo dell’iniziativa Burger King
anticipò le società di giocattoli nella produzione di modelli da Toy
Story, e per questo vennero da
noi! Burger King ordinò i giocattoli attraverso una società di
marketing, la Alcone, che ci contattò per realizzare i prototipi e noi
ottenemmo le autorizzazioni dalla Pixar. Abbiamo fatto un mucchio di
queste robacce e un sacco di soldi che ci hanno permesso di crescere.
Gradualmente Gentle Giant Studios è diventato il luogo a cui rivolgersi
per la riproduzione dei personaggi di un film sottomessi a specifici
diritti. Adesso non ci sono intermediari ad appesantire il processo, ma
prima che si instaurasse l’attuale procedimento diretto poteva
accadere che i disegni per la produzione del personaggio andassero in
Cina senza un preventivo di approvazione e che il prototipo realizzato
in Cina non venisse autorizzato dalla casa madre. Questo comportava
nuove spedizioni e l’attesa di un nuovo benestare, che poteva anche
non arrivare. Attualmente c’è un rapporto tra proprietari e
licenziatari molto più snello. L’importante è rispettare i tempi,
perché se un gadget non è pronto per l’uscita di un film, ovviamente
più che profitti ci sono perdite”. “Nel 1997”, continua Steve, “la
società contava venti dipendenti. Abbiamo sviluppato un talento
specifico nel creare Topolino che è diventato il nostro punto di forza.
Può sembrare facile, ma non lo è affatto. È una sfida artistica che
diventa politica visto che era necessario il visto del reparto artistico
Disney che, ovviamente, continuava a trovare imperfezioni. Ogni volta
dicevano che era perfetto, ma le dimensioni dovevano ridursi del 10 per
cento, e così via… Tutto ciò richiedeva un notevole impegno agli
scultori che partivano da modelli in cera o plastilina. Le modifiche
erano continue e abbiamo pensato allo sviluppo di tecniche per ridurre i
tempi. La soluzione la
ottenemmo nel 1997 grazie a una scansione tridimensionale degli oggetti.
Questo diventò il nostro punto di forza nei confronti di altre società
che cominciarono a ricorrere al nostro aiuto per costruire personaggi o
realizzare miniature. Per il film Red Fire realizzammo
la scultura di un drago. Ciò diede il via a uno sviluppo verso il
cinema. Un passo decisivo fu poi l’eliminazione della fisicità delle
sculture e la modellazione dei personaggi direttamente al computer. Il
processo facilitava il nostro lavoro, ma era anche molto costoso. Basta
pensare che allora il software Maya, all’avanguardia per il disegno
3D, lo pagammo 27 mila dollari e due anni dopo il prezzo era sceso a 2
mila dollari. Anche l’hardware ha avuto un ruolo determinante con
l’acquisto degli scanner 3D. Intanto arrivò il successo. Nel 1998, infatti, I.L.M e Pixar aprirono le porte del mercato dei
giocattoli ai colossi Mattel e Hasbro. Gentle Giant Studios fungeva da
tramite e veniva contattata direttamente. Nel contempo stava arrivando
il nuovo Guerre Stellari (Star
Wars: Episodio I - La minaccia fantasma,
n.d.r.) che ci rese i
rappresentanti ufficiali di tutti i relativi gadget. Da questo periodo
la produzione comincia uno o due anni prima dell’uscita dei film. Nel
1999 ci venne un’altra idea: perché non scansionare oltre agli
oggetti anche intere figure umane? Lo scanner specifico restò
inutilizzato per sei mesi poi, però, venne Polar Express e per la Digital Domain collaborammo a Fight
Club”. La posata, ma determinata, autocelebrazione di Steve
continua soffermandosi sui numeri. “Fu
nel 2000”, minimizza Steve con aplomb più inglese che americano,
“che Ed Catmull (co-fondatore
della Pixar e presidente di Walt Disney e Pixar, n.d.r.) ci
convocò per comunicarci che avevamo guadagnato 500 milioni di dollari e
ci parlò delle potenzialità offerte dallo Z-Buffer per
l'ottimizzazione della resa dei dettagli e di software come Zbrush,
allora appena sviluppato e successivamente diventato uno standard nel
settore della grafica tridimensionale. Grazie al nuovo livello di
dettaglio consentito dalla tecnica Gentle Giant Studios ottenne
l’incarico di riprodurre tutti i personaggi della Pixar e
l’autorizzazione di negoziare direttamente con i licenziatari per la
produzione della relativa oggettistica. Per Star
Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni acquistammo
un sofisticato sistema di scanner per riprodurre i personaggi della
saga. Ci mancava però uno scanner tecnologicamente evoluto anche per il
corpo umano. Siccome acquistarlo costava 400 mila dollari, decidemmo di
costruirlo. Partimmo, giuro, da uno skateboard e dalla maniglia di
apertura di un garage. Con tutte queste attrezzature volammo quindi verso Sidney con
destinazione gli studi australiani della I.L.M. È curioso perché non
sempre gli attori reagiscono positivamente a una loro scansione. Il
timore è quello di un utilizzo improprio della loro immagine, sia in
vita che quando saranno morti. In realtà l’utilizzo primario, oltre
alla realizzazione dei giocattoli, sono i videogiochi. Alla luce di
tutti questi successi siamo diventati un punto fermo per le società di
produzione cinematografica. Dopo sono venuti anche la saga di Harry
Potter e Matrix oltre,
naturalmente, al terzo e conclusivo episodio della saga di Guerre
Stellari (Star Wars: episodio III - La vendetta dei Sith, n.d.r.) per cui abbiamo
scansionato l’intero set. Lo scopo era consentire di avere una library
di riferimento nel caso ci fosse stato bisogno di ricreare un qualcosa
di andato fisicamente distrutto. Attualmente Gentle Giant Studios si è
ampliata ed esegue
scansioni per vari scopi, ad esempio nel campo della didattica e
dell’archeologia. L’ultimo passo della società nasce invece da un
interrogativo: perché produrre per altri, e arricchirli, e non farlo
direttamente noi, e arricchirci? Vista la posizione privilegiata
conquistata nel tempo, e ai rapporti diretti con Pixar e I.L.M., la cosa
è stata possibile. Ora abbiamo circa 100 dipendenti. Il prossimo
progetto riguarda Alice nel paese delle meraviglie di Tim Burton
per cui stiamo curando il design dei personaggi”. Prima di
andarsene Steve lascia in esposizione alcune sculture prodotte dalla
società. Come da copione l’ennesimo “american dream” realizzato
si conclude con un “e vissero felici e contenti”. Attenzione solo
alle cadute, che nelle sceneggiature americane di chi è troppo
sicuro di sé abbondano!
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Evento 3D Day: Tavola rotonda sul 3D: “Il cinema del futuro” e “Il 3D e la sala cinematografica” - anteprima italiana dei primi trenta minuti di “Mostri contro alieni” di Rob Letterman e Conrad Bernon
L’attesissima
giornata dedicata al 3D comincia al mattino - con una tavola rotonda
organizzata e moderata dal giornalista Marco Spagnoli in cui interviene
anche Jeffrey Katzenberg, co-fondatore della Dreamworks, con un video
preparato appositamente per il Future Film Festival - e continua nel
pomeriggio, con la partecipazione di esercenti, produttori e
distributori. In serata la ghiotta anteprima, purtroppo limitata a soli
30 minuti, di Mostri contro Alieni, il nuovo film Dreamworks in uscita a Pasqua.
Tanti gli interventi in merito. Massimo
Proietti, direttore marketing di Universal Pictures,
esordisce con un incoraggiante “Non
mi convince il titolo di questo convegno a cui partecipo '3D cinema del
futuro?'” Il dubbio, in effetti, suona realistico considerando che
un colosso come la Disney ha appena annunciato, proprio al Festival, che
entro il 2012 produrrà ben 15 film in 3D. Cinema del presente, quindi,
grazie all’impegno e al fiuto di alcune delle personalità più
potenti dell’industria cinematografica hollywoodiana che vedono nel
cinema stereoscopico la possibilità di combattere la pirateria e di
ridare un ruolo primario alla sala cinematografica, unico luogo in cui
poter godere al meglio dei prodigi della tridimensione. Le reazioni del
pubblico sono incoraggianti. "Nei multiplex la versione 3D di Viaggio al centro della Terra
incassa il doppio di
quella tradizionale”, sottolinea Gino Zagari,
segretario generale Anem,
l’Associazione Nazionale Esercenti Multiplex, “ad
avvantaggiarsi del suo utilizzo saranno, oltre al cartoon, il genere
fantasy, horror e d'azione, ma anche un cinema meno commerciale potrà
offrire qualità e intensità emotiva dell'immagine". Rita
Cervi, direttore
commerciale Walt Disney Motion Pictures, evidenzia che
”nel 2008 le visioni di film in
3D sono quintuplicate e che 7 spettatori su 10, pagando un sovrapprezzo,
scelgono la versione in 3D di un film proposto anche in versione
normale. L’importante sarebbe che venissero investite risorse per
l’adeguamento delle sale cinematografiche fino a trasformarle in
luoghi multimediali, in grado di proporre sullo schermo anche eventi
sportivi, concerti, opere liriche”. A lanciare un grido di allarme
è il presidente di Anec Paolo Protti
che ricorda come "occorrono investimenti, ma oggi siamo di fronte all'azzeramento dei
contributi allo spettacolo, in particolare al comparto delle sale. Le
sale 3D in Italia sono poche e dislocate in modo irrazionale, basta
pensare che a Roma non ce ne sono, e nemmeno in regioni come Piemonte e
Sicilia. Gli schermi al momento attrezzati sono poco più di 40, quasi
tutti grazie a investimenti italiani, e precisamente: Marche 8, Puglia
1, Emilia Romagna 8, Liguria 1, Lombardia 9, Campania 4, Veneto 5, Lazio
4, Umbria 1”. “Del resto
in Italia non si investe nell'innovazione”, aggiunge Zagari, “e inoltre quando gli imprenditori sono interessati a creare nuovi
multiplex, si scontrano con complicati regolamenti regionali e
preferiscono abbandonare l'impresa”. L’unica nota positiva viene
dalla Puglia. A Mola di Bari, infatti, è imminente la creazione della
scuola di ricerca e sviluppo per la cinematografia digitale. “Un
progetto a lungo termine”, nelle intenzioni del tecnologo David
Bush che ne sarà il supervisore.
Molti
i titoli in 3D annunciati dai più importanti distributori. Il più
ricco è sicuramente il listino Disney in cui sono previsti entro
il 2012 Pirati
dei Carabi 4, 20mila
leghe sotto i mari,
Jonas
Brothers, G-Force,
A Christmas Carol
di Robert Zemeckis, Alice
nel paese delle meraviglie
di Tim Burton, Rapunzel, King
of the Elves, Tron
2, oltre ai lungometraggi Pixar Up,
Toy Story 3, Newt,
Cars 2
e The
Bear and The Bow. Non solo nuovi film ma anche
riedizioni in 3D di vecchi successi quali i due Toy
Story e La bella e la bestia.
Il listino 20Th Century Fox
si difende con L’era glaciale 3
e uno dei titoli più attesi dell’anno, Avatar,
che con un budget di 200 milioni di dollari segna il ritorno di James
Cameron dopo i fasti di Titanic. Già prevista la data di uscita: 18
dicembre 2008. La Warner
Bros opta per
un utilizzo horror della tecnica stereoscopica ed ha già in cantiere Final Destination 4. Per
finire ecco i titoli in 3D annunciati da Universal Pictures/Dreamworks:
Mostri contro alieni,
Coraline,
How to Train Your Dragon,
Shrek 4,
MasterMind,
Kung Fu Panda 2
e Madagascar
3.
La giornata, in realtà le due giornate perché molte
proiezioni si sono tenute il giorno successivo, è proseguita con
l’opportunità di scoprire la magia del 3D in un film Disney (ma molto
Pixar) come Bolt,
di Byron Howard e Chris Williams, snobbato frettolosamente dai più, un
classico come Nightmare Before
Christmas di Tim Burton (proiezione di mezzanotte del sabato, la più
affollata con numerosi spettatori che non sono riusciti a entrare), un
fenomeno soprattutto americano come Hannah Montana & Miley Cyrus: Best of Both
Worlds Concert In Disney Digital 3D, di Bruce Hendricks, frutto
della forza propulsiva della Disney e dell’apparente freschezza di una
cantante brava a incarnare il mito della ragazza della porta accanto che
ce l’ha fatta (la vera sfida è ricordarsi uno dei tanti pezzi del
concerto), ma l’appuntamento più importante è quello con i primi
trenta minuti di Mostri contro
Alieni, il nuovo film Dreamworks di Conrad Vernon e Rob Letterman in
uscita in Italia il 3 aprile. A presentarlo lo stesso Jeffrey Katzenberg
via video. “È cominciata una
nuova era”, esordisce Katzenberg, ”da
ora in poi, infatti, la Dreamworks Animation produrrà solo film in 3D,
consapevole di trovarsi di fronte al terzo grande cambiamento della
storia del cinema, dopo il sonoro e il colore”. "Volete
la prova?”, rilancia Katzenberg, ”Bob
Zemeckis, Jim Cameron, Steven Spielberg, George Lucas e Peter Jackson
sono tutti impegnati in progetti 3D, che per loro rappresenta la nuova
frontiera. La nuova tecnologia nelle loro mani diventa infatti una
grande occasione di ricerca e sperimentazione espressiva capace di
offrire nuove emozioni. Questa sera avrete l’opportunità di gustarne
un assaggio attraverso alcune sequenze, che potrete vedere in anteprima,
di Mostri contro alieni. La
trama vede un gruppo di ex-umani tramutati in mostri chiamati a
combattere le forze aliene per salvare il mondo da una distruzione
totale”. L’effetto è davvero strabiliante. Le poche sequenze
includono l’arrivo degli alieni e l’accoglienza da parte di un
presidente degli Stati Uniti piuttosto ottuso che canticchia il
ritornello di Incontri
ravvicinati del terzo tipo mentre sale la lunga scalinata che lo
porterà al primo contatto con i nuovi, tutt’altro che pacifici,
arrivati. Nelle altre sequenze vediamo la buffa armata che dovrà
combattere gli alieni: Ginormica, la giovane californiana Susan
Murphy accidentalmente colpita da un meteorite pieno di
sostanze interstellari e trasformata in un gigante di 15 metri di
altezza; l’insettiforme Dottor
Professor Scarafaggio; l’ibrido Anello
Mancante, metà scimmia e metà pesce; il gelatinoso B.O.B;
e il bruco di oltre 100 metri di lunghezza chiamato Insectosaurus. Un’ultima sequenza vede Ginormica scappare dagli alieni lungo le
salite e le discese di San Francisco. Inutile dire che l’effetto
stroboscopico è davvero superlativo e la voglia di continuare a guadare
irrefrenabile. Purtroppo l’acquolina in bocca non trova adeguata
soddisfazione e lascia la sensazione di un’ottima trovata di marketing
per contribuire a creare l’evento e a lanciare il film in grande
stile. Un’uscita massiccia in tutto il mondo che deriva dalla necessità
di rientrare degli ingenti investimenti provando l’efficacia della
tecnica scelta (come si sa l’efficacia è comprovata, non solo in
America, dalla risposta del pubblico, soprattutto nel primo week-end di
programmazione, che determina spesso il futuro commerciale di un film);
anche perché i già alti costi di produzione di un film in computer
grafica trovano nell’applicazione dell’effetto 3D un aumento dei
costi del 15, 20 per cento in più.
Sarà
solo un bagliore nel buio della sala o una tecnica destinata a durare
nel tempo? In generale si può
notare come la strada battuta dall’industria sia per lo più quella
dei sequel, con ennesime puntate di successi consolidati. Nulla di male,
certo, perché non tutti i sequel sono peggiori del prototipo (Shrek
2 o Toy Story 2 per fare
qualche esempio), anche se il rischio di una creatività vincolata alle
rigide date di uscita previste e alla necessità di battere cassa può
giocare brutti scherzi (Shrek 3°).
Così come è lecito temere un utilizzo della tecnica più attento alla
potenza dell’effetto che alla forza del racconto, con un effimero
effetto Luna Park più frastornante che in grado di imprimersi nella
memoria. Non resta che attendere e vedere come andrà a
finire. Nel frattempo il Future Film Festival, visto il grande successo
dell’iniziativa, ha deciso di fare del 3D
Day un appuntamento fisso della manifestazione. Intanto muovono
grandi passi anche i nemici della tridimensione su grande schermo. Pare
infatti che tra qualche anno arriveranno sul mercato i primi televisori
in 3D, attualmente in fase di avanzata progettazione. La guerra, quindi,
non è che agli inizi! Come possibile scappatoia, in caso di fallimento
o di risultati inferiori alle attese, resta sempre l’Odorama, cioè il
cinema in grado di far sentire gli odori. Chissà, magari, dopo il
fallimento dei primi tentativi (il dimenticato Scent
of Mystery di Jack Cardiff e il provocatorio Polyester
di John Waters) qualcuno ci sta già ri-pensando.
Non resta che allertare i sensi, insomma, qualcosa di sicuro accadrà!!!
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