a cura di   LUCA BARONCINI

 

 

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INTRODUZIONE

Incontro con TRISTAN OLIVER, direttore della fotografia di GALLINE IN FUGA
Industrial Light + Magic: incontro con STEFEN FANGMEIER
Incontro con JOHN COVEN, storyboard artist del film X-MEN
Pixar Animation Studios: incontro con JAMES FORD MURPHY, supervisore all'animazione, che presenta il nuovo cortometraggio FOR THE BIRDS
Buf Compagnie:
incontro con FRANCESCO GRISI
Industrial Light + Magic: incontro con HANS UHLIG, direttore tecnico della società e regista del corto sperimentale SYNCHRONICITY
Incontro con MASSIMO GERMOGLI e MAURIZIO NICHETTI che presentano le prime immagini del nuovo film HONOLULU BABY
Incontro con il grande animatore italiano OSVALDO CAVANDOLI e con la sua dispettosa LINEA

Anteprima del film MY NEIGHBOURS THE YAMADAS di ISAO TAKAHATA
JIN-ROH di HIROYUKI OKIURA (Giappone 1999)

"GOLD PIXEL": serata di gala di consegna degli Oscar Digitali

Anteprima del film TIME AND TIDE di TSUI HARK, vincitore del premio Future film festival Digital Award al festival di Venezia 2000
EVENTO SPECIALE DELLA SERATA FINALE: Anteprima del film LA TIGRE E IL DRAGONE di ANG LEE

 

 

INTRODUZIONE

5 giorni di full immersion nel mondo delle novità tecnologiche applicate al cinema. Questo, in rapida sintesi, il FUTURE FILM FESTIVAL, che si è tenuto a Bologna dal 19 al 23 gennaio presso la multisala Nosadella.
Cominciato con entusiasmo e parecchi problemi logistici tre anni fa, il festival è cresciuto raggiungendo quest'anno, grazie al sostegno di numerosi sponsor che hanno creduto nell'iniziativa e all'encomiabile coraggio dei giovani organizzatori, un punto di riferimento per chi ama il cinema e cerca di restare al passo con i continui progressi tecnologici. 
Tante le iniziative in calendario e davvero difficile, ma necessario, selezionare con cura gli appuntamenti sulla carta più interessanti. Ancora qualche problema logistico nella fasatura dei vari incontri con, soprattutto nei primi giorni, parecchi ritardi rispetto alla densa tabella di marcia del programma, ma nel complesso un festival interessante e competente, in grado di soddisfare le tante curiosità relative a un mondo, quello del cinema e dell'animazione, in costante evoluzione.

 

AARDMAN ANIMATION STUDIOS: incontro con Tristan Oliver, direttore della fotografia di “GALLINE IN FUGA”

Prima di iniziare l’incontro, il disponibile Tristan Oliver dispone sul tavolo alcune delle fortunate creature in plastilina protagoniste del film. A vederle così, piccole, inanimate e mute, sembra difficile pensare che siano le stesse del film, ma gli aneddoti di Tristan legati alla lavorazione di “Chicken run”, soddisfano la curiosità suscitata.
“Dopo tre Oscar per tre corti”, comincia Tristan, “in molti ci hanno contattato per provare una collaborazione, ma è stato difficile trovare un partner che ci permettesse di mantenere una certa autonomia! Poi è avvenuto l’incontro con la Dreamworks!”
Tristan ha poi proseguito spiegando le varie fasi della lavorazione del film, che ha comportato circa due anni di lavoro abnorme:
- ricerca di animatori con predisposizione di appositi corsi di formazione da cui sono usciti 12 animatori
- scelta del soggetto, con tante ipotesi e discussioni poi confluiti nel rifacimento in chiave “chicken” de “La grande fuga” di John Sturges; nessuna intenzionale analogia con i campi di concentramento
- registrazione delle voci dei personaggi
- sviluppo dei personaggi attraverso la cura del dettaglio, sulla base delle voci registrate. All’interno dei personaggi è presente uno scheletro mobile ricoperto di plastilina, mentre corpo e zampe sono ricoperti di silicone e lattice perché si adattano meglio ai movimenti. Mr. Tweedy è alto circa come le galline, quindi per rendere credibili le proporzioni, le scene di interazione sono state girate con modelli di scala differente di polli
- predisposizione dello storyboard, fondamentale per la costruzione delle scene
- discussione e ridisegnazione di ciò che non piaceva e grandi difficoltà a causa della stazza delle galline: tre galline insieme non riuscivano a stare nella stessa scena, e questo ha reso necessario tagliare i corpi. A cause della poca stabilità delle zampe, per farle stare in piedi venivano spesso avvitate al set

“L’ampio budget a disposizione” ha poi sottolineato Tristan, “ha permesso di avere strumenti tecnici altamente sofisticati, come la personalizzazione computerizzata dei cambi di luce. Ma nonostante l’alta tecnologia utilizzata, la maggior parte degli effetti sono live, in macchina, e non dovuti a interventi di post-produzione”
Prima di salutare il pubblico, e di mostrare un breve tape di otto minuti con alcuni momenti della lavorazione, Tristan ha spiegato alcuni trucchi per rendere credibile ciò che non lo è. Ecco quindi la pioggia (in realtà nel film dovuta al computer) causata dal frazionamento di glicerina che, grazie al proprio peso, si trasforma in minuscole palline di plastica oppure il tè, prodotto con normalissimo cellophane marrone. Provare per credere!

 

INDUSTRIAL LIGHT + MAGIC: incontro con Stefen Fangmeier

Ormai consueto l'appuntamento con l'"Industrial Light + Magic" fondata nel 1975 da George Lucas per produrre adeguati effetti speciali per "Star wars".
L'ospite è Stefen Fangmeier, supervisore agli effetti visivi presso la ILM, che spiega gli effetti speciali in due film diversissimi come "La tempesta perfetta" (grande successo di pubblico) e "Galaxi Quest" (passato quasi inosservato e, in Italia, distribuito veramente male).
In entrambi, la realizzazione degli effetti speciali parte dalla ricerca di punti di riferimento veri; ad esempio, per un'onda alta 50 piedi, a che altezza e quante creste si presentano? Ma l'analisi reale non basta, contano anche i riferimenti cinematografici. Stefen mostra infatti un'immagine di repertorio in cui una barca, in mezzo ad onde tutto sommate basse, si muove in modo molto violento. Un'immagine di questo tipo in un contesto cinematografico non potrebbe risultare credibile, anche se vera. Ecco quindi la necessità di creare onde più forti per giustificare l'intensità del movimento della barca.
Stefen spiega come la sfida offerta da "La tempesta perfetta" sia quella di rendere credibile un elemento naturale come l'acqua, presente in quasi tutto il film e mostra i primi test di superficie dell'acqua effettuati dalla ILM e le successive evoluzioni fino al risultato finale. La fase successiva è la pre-produzione, con la predisposizione di story-board animati (ANIMATIC), che rispetto ai tradizionali story-board hanno il vantaggio di prevedere una animazione non troppo distante dalla sequenza che si dovrà poi girare. 
Mostrando le varie fasi di creazione degli effetti speciali e il confronto tra il girato e il risultato sul grande schermo, ci si rende conto di come quasi ogni sequenza sia stata poi modificata successivamente e praticamente nulla di ciò che è impresso sulla pellicola è reale: le onde sono quasi sempre aggiunte, gli spruzzi d'acqua anche e addirittura in alcune sequenze, particolarmente pericolose anche per gli stunt-man, anche George Clooney e gli altri attori diventano personaggi di sintesi creati dal computer.
Per "Galaxi Quest", precedente a "La tempesta perfetta", il lavoro è stato molto più semplice, ma si è partiti dagli stessi presupposti: la ricerca di punti di riferimento veri. Ecco quindi un video che mostra le fasi successive di ricerca per arrivare alla creazione del mostro di pietra, molto simile all'uomo pietra de "I fantastici quattro" e Stefen sottolinea anche la soddisfazione di aver partecipato a un progetto che univa la fantascienza, e quindi la tecnica più esasperata, alla commedia. I produttori all'inizio non ritenevano necessario il mostro all'economia del film, poi hanno cambiato idea e si sono lasciati convincere. L'altro intervento della ILM in "Galaxi Quest" è stato nella creazione dei Demon Baby, piccole creature apparentemente innocue pronte a diventare di colpo belve fameliche dai piccoli denti acuminati. Stefen mostra ancora una volta le fasi che hanno portato dall'ideazione della creatura digitale al prodotto finito e si sofferma sui dettagli di costruzione di una singola sequenza, rapida per lo spettatore ma ricercata per i creatori di effetti speciali, in cui un raggio di sole che spunta dietro a un monte modifica la luce che si riflette sul corpo delle creature e richiede calcoli e innumerevoli variabili da considerare.
Non resta che rivedere entrambi i film alla luce di queste considerazioni!

 

Incontro con John Coven, storyboard artist del film X-MEN

All'ingresso della multisala Nosadella, tra una fila e l'altra per accedere ai film o agli incontri organizzati, era installata una piccola mostra degli story-board di John Coven per il film "X-MEN". 
Continua a stupire la cura del dettaglio con cui ogni sequenza viene organizzata e strutturata e l'incontro con l'artista americano John Coven, già collaboratore di Bryan Singer fin dai tempi de "I soliti sospetti", risulta chiarificatore di alcuni punti, anche se la sua natura molto tecnica procura una naturale flessione della curva dell'attenzione.
Lo story-board ha la fondamentale funzione di verificare la coerenza di tutti gli elementi che coesistono nelle sequenze più complesse e molto spesso anticipa quello che sarà il design dei costumi e delle scenografie. John Coven mostra la costruzione di alcune sequenze di "X-MEN" e confronta lo story-board originale con la sequenza finale. "Bryan Singer", sottolinea Coven, "a differenza di altri registi segue molto fedelmente gli story-board, ma ovviamente la realizzazione concreta comporta spesso degli aggiustamenti che portano a necessarie modifiche. A volte le modifiche sono anche nell'interazione dei personaggi, a causa di successivi interventi di sceneggiatura". Come esempio, Coven mostra uno story-board in cui Mystique si trasforma in Rogue, mentre la sequenza finale, pur conservando le dinamiche di quella disegnata, vede Mystique trasformarsi in un altro personaggio. "Del resto", ricorda Coven "gli story-board sono stati effettuati quattro mesi prima dell'inizio delle riprese!" 
Coven spiega anche alcune convenzioni utilizzate negli story-board. Ad esempio, una freccia all'interno del disegno rappresenta il movimento di un personaggio o oggetto, mentre all'esterno indica un movimento di macchina.

 

PIXAR ANIMATION STUDIOS: incontro con James Ford Murphy, supervisore all'animazione, che presenta il nuovo cortometraggio FOR THE BIRDS

C'è grande attesa per il nuovo corto della PIXAR dal titolo "For the birds" (foto a sinistra), ma prima dell'evento, James Ford Murphy racconta un po' la storia di quella che è diventata l'azienda leader nell'animazione digitale. "E' il 1970", racconta James, "e Ed Cattmull si iscrive all'Università. Nel 1974, dopo la laurea, conosce il presidente del "New York Institute of Techonology" che lo assume per attrezzare il laboratorio al fine di creare film di animazione di qualità. Intanto (1976), George Lucas decide di utilizzare le tecniche digitali nella produzione di effetti speciali per lungometraggi, e invita Ed Catmull in California. Così Ed partecipa nel 1979 alla produzione de "L'impero colpisce ancora". Ma Ed è più interessato all'animazione che ai film e a George Lucas. Così comincia un corto con un personaggio chiamato André, ma si ritrova a non avere un animatore in grado di dare vita al suo protagonista. E' così che si inserisce nella storia della non ancora nata PIXAR, la figura di John Lasseter, giovane animatore già laureato che lavora alla Disney. Fu John che per sviluppare il corto propose la contrapposizione di un secondo personaggio e questo fu il primo passo per l'animazione digitale di una storia. Intanto George Lucas fece fuori questa parte della società che venne acquistata da Steve Jobs. Nel frattempo John Lasseter creò la lampada LUXO che sarebbe poi diventata il logo della PIXAR. E nel 1986 arriva la prima candidatura all'Oscar per "Luxo Jr."
James mostra il geniale corto con la lampada da tavolo protagonista e il pubblico si anima di colpo, sperando di vedere anche gli altri corti prodotti dalla PIXAR che invece vengono soltanto rapidamente citati attraverso alcune diapositive:

1987: "Red's Dream", primo corto ad avere una colonna sonora originale
1988: "Tin Toy", molto innovativo nella tecnica (primo ad utilizzare il "rendering") e vincitore dell'Oscar per il miglior corto d'animazione nel 1989
1989: "Knick Knack", volontariamente facile, semplice e divertente

"Nel frattempo", continua James, "la Disney aveva cercato una collaborazione con John Lasseter e lo invitarono alla progettazione di uno special televisivo. Piacque l'idea, anche se non per lo special, e gli chiesero di collaborare a un lungometraggio. E' il 1991 e John firma un contratto per tre lungometraggi. Nel 1995 esce "Toy Story" che diventa un grande successo".
James si sofferma sul grande peso all'interno della PIXAR dello sviluppo dei cortometraggi, veri e propri banchi di prova per futuri talenti e opportunità di sperimentazione di nuove tecniche digitali.
Ad esempio il corto "Geri's game" del 1997 (foto a destra), rappresenta un enorme passo avanti a livello tecnico e vince l'Oscar nel 1998 come miglior corto d'animazione.
"Gli elementi su cui punta la PIXAR per la realizzazione di un film", ci tiene a precisare James, "sono soprattutto la storia e lo sviluppo dei personaggi. La tecnica è fondamentale ma è uno strumento e non il fine ultimo. Fondamentale, quindi, la scelta del soggetto e prima di arrivare alla semplicità di "For the birds" si è passati attraverso l'esame di 80 soggetti"
Prima di mostrare il corto, James conclude ricordando che "sviluppare la storia è come pelare una cipolla e l'esame di ogni "story-real" evidenzia nuovi problemi da risolvere che portano a nuove soluzioni tecniche e narrative".
E finalmente arriva il corto, che racconta con incredibile semplicità gli inconvenienti di un gruppo di uccelli la cui monotona routine, sopra un filo elettrico ad alta tensione, è rotta dall'arrivo di un nuovo uccello che cerca di socializzare. La sfida, pienamente riuscita, è quella di caratterizzare i piccoli pennuti attraverso la cura meticolosa di piccoli dettagli come il becco e gli occhioni e il corto è un vero concentrato di ritmo e continue trovate. La proiezione in pellicola esalta la morbidezza dei pixel e l'ironia del corto colpisce a tal punto gli spettatori che l'organizzazione è costretta a un bis fuori programma.
Seguono applausi e risate e sale la curiosità per il nuovo lungometraggio di animazione digitale della PIXAR dal titolo "Monsters Inc". 
Ma per il nuovo viaggio nel mondo parallelo della PIXAR bisogna ancora attendere!

 

BUF COMPAGNIE: incontro con Francesco Grisi

La BUF COMPAGNIE sorge nel 1990 in Francia, grazie all'estro di Pierre Buffin, e si impone velocemente come punto di riferimento nell'animazione 3D per qualsiasi tipo di immagine cine-televisiva. La BUF non produce film, ma collabora alla realizzazione di alcune sequenze per spot, video-clip e lungometraggi. Nelle ultime produzioni la tecnica utilizzata è la "fotogrammetria", cioè la possibilità di ingrandire l'infinitamente piccolo (o viceversa) e di sezionare oggetti ed esseri viventi. Quindi la capacità di modellare il reale. La fluidità delle immagini richiede, per un credibile risultato finale, un paziente lavoro manuale sull'immagine frazionata in punti. Per chiarire il concetto, Grisi mostra alcune scene di film a cui la BUF ha collaborato: 

- le pulci cybernetiche de "La città dei bambini perduti" (sopra) di Jeunet e Caro
- i titoli di testa di "Fight Club", in cui il realismo diventa ciò che vogliamo vedere grazie alla possibilità di entrare ed uscire da ogni oggetto 
- il frazionamento del cavallo in una onirica scena di "The Cell" (per la cui realizzazione si è partiti da un impressionante studio sull'uomo)

Grisi conclude l'incontro mostrando alcuni spot pubblicitari realizzati dalla BUF COMPAGNIE (Kenzo, Renault, Reebok) e anticipando il titolo del nuovo film di David Fincher a cui la BUF sta lavorando e cioè "The panic room". "Io so cosa c'è in quella stanza" spiega Grisi "ma purtroppo non ve lo posso dire!"

 

INDUSTRIAL LIGHT + MAGIC: incontro con Hans Uhlig, direttore tecnico della società e regista del corto sperimentale "Synchronicity"

Hans Uhlig mostra alcune pubblicità realizzate dalla ILM e spiega alcune delle tecniche utilizzate: computer grafica, ma non solo, in genere un abbinamento di entrambe. La pubblicità di cui la ILM va maggiormente fiera è quella per la banca internazionale First Union, che ha voluto un intero mondo digitale ricreato al computer con palazzi e città costruiti con giganteschi dollari e Hans mostra pazientemente alcune fasi della complessa lavorazione.
Ma il pubblico freme per il corto e lo stesso Hans è emozionato nel presentarlo al pubblico. "Se qualche dipendente ha un'idea" spiega Hans "la può presentare a una commissione. Se il progetto passa, è possibile utilizzare tutta la tecnologia della società per realizzarlo! Ed è quello che è accaduto per "Synchronicity", corto sperimentale che si basa sulla sfida di rappresentare personaggi di sintesi il più possibile vicini all'uomo. Il risultato non è perfetto, anche perché di due anni e mezzo fa, ma molto credibile. Ho reclutato due ballerine del San Francisco Ballet più una coreografa e l'influenza dei personaggi reali è stata determinante nella creazione di quelli virtuali".
Il corto inizia con titoli di testa liberty e colori seppia, omaggio ai primi film realizzati dall'uomo, e si sviluppa nell'incontro-scontro tra due personaggi di sintesi in una sorta di allegorico balletto. "E' un film sulla crescita" sottolinea Hans "i due ballerini sono nati e più le loro coscienze crescono, più essi diventano indipendenti l'uno dall'altro. La loro reazione iniziale è apprensione e combattono per la loro identità come degli adolescenti. La loro eventuale accettazione l'uno dell'altro causa la nascita di un'ossatura-alone attorno a loro che li divide, e nello stesso momento essi vengono bagnati dalla luce del sole".
Il video risulta interessante per il suo carattere sperimentale, ma la ricerca tecnica non è supportata da un adeguato approfondimento narrativo che rende il risultato innovativo e anticipatore dell'ormai prossimo futuro, ma tutt'altro che emozionante e coinvolgente. 
Sicuramente più shockanti i test sulle persone presentati con un po' di titubanza e assoluto divieto di effettuare riprese: il breve video mostra i personaggi reali da cui si è partiti e il personaggio virtuale a cui si è arrivati, una sorta di anziano dalle orecchie palmate. L'effetto è davvero sconvolgente perché il personaggio di sintesi, se non fosse per le orecchie, è davvero reale: la pelle, le rughe, gli occhi, i movimenti della bocca, tutto è assolutamente credibile e non si nota alcuna differenza con la realtà.
Sarà questo il futuro?

 

Incontro con MASSIMO GERMOGLI e MAURIZIO NICHETTI che presentano le prime immagini del nuovo film "HONOLULU BABY"

E' una piacevole sorpresa l'incontro con Maurizio Nichetti che testa, per la prima volta, l'effetto sul pubblico del suo nuovo film "Honolulu Baby", da marzo nelle sale. Purtroppo il test si limita al primo rullo del film, ma la curiosità stimolata è davvero tanta e i primi venti minuti su grande schermo terminano con un "Nooo!" del pubblico, ormai avvinto dalla perfetta commistione di tecnica e storia.
Sala non gremita come in altre occasioni, infatti Nichetti è inspiegabilmente uno dei più talentuosi e sperimentatori registi italiani che il pubblico, dopo il grosso successo degli anni ottanta, pare avere dimenticato. Speriamo che questo "Honolulu Baby" sia un'occasione per riscoprirlo e il primo rullo fa sperare davvero bene!
Maurizio Nichetti appare molto nervoso e puntiglioso (rimprovera la disattenzione di uno spettatore), ma riesce subito a stabilire un rapporto di complicità con il pubblico parlando in modo chiaro e cercando di spiegare nel modo più semplice possibile la gestazione del film e l'evoluzione che la tecnologia, applicata alla realizzazione di lungometraggi, ha subito.
"E' il primo film" spiega Nichetti assistito dal collaboratore agli effetti digitali Massimo Germogli della RUMBLEFISH "gestito interamente in digitale. E' stato girato in pellicola, poi trasferito in digitale e il formato e l'audio (in presa diretta) sono stati quasi in ogni fotogramma elaborati. Ogni fotogramma ha avuto trattamenti particolari per controllare la resa fotografica del film, quindi decolorazioni nella parte cittadina (per rendere più cupa e fredda Milano) e intensificazione dei colori nella parte ambientata a Melancia (per sottolineare il calore del luogo)".
Nichetti mostra il girato e il risultato finale di alcune sequenze, poi spiega alcuni problemi sorti durante la lavorazione, come la necessità di rendere non noiose le 7 o 8 telefonate intercontinentali che avvengono tra il protagonista, trasferito nello sperduto paese di Melancia, e la moglie rimasta a Milano. Attraverso la tecnica del WIPES AND DUE è stato possibile connettere le immagini in modo originale e sempre differente.
Nichetti continua mostrando alcune sequenze in cui si è reso necessario inserire effetti speciali 3D ma, spiega, "l'esigenza è nata dal copione e non viceversa e probabilmente buona parte del pubblico non se ne accorgerà perché si è trattato semplicemente di ricreare oggetti o animali che "veri" non sarebbe stato, pena un levitare non gestibile dei prezzi, possibile utilizzare. Si sta arrivando a un uso più maturo degli effetti speciali, asservito alla storia. Ad esempio, la scoperta del suono e del colore hanno prodotto dieci anni di film in cui l'importante era mostrare al massimo suono e colore, abusandone a fini effettistici. Ora è la stessa cosa con gli effetti speciali, come "Terminator 2" e "Jurassic Park" ci hanno insegnato. Ma "fratello, dove sei?" dei Coen ha segnato un'evoluzione!".
Piace al regista milanese la definizione attribuita da un giornalista canadese al suo modo di fare cinema: "neo realismo fantastico".
Nichetti è molto disponibile e risponde con interesse e ironia alle domande del pubblico spiegando la sua ovvia non adesione alle regole del Dogma e conclude l'incontro riassumendo con efficacia il suo pensiero "diffidate chi rimpiange il passato perché non sa gustare le cose nuove" e aggiunge "è solo una cultura del passato che permette di lavorare bene con le tecnologie del futuro".

 

Incontro con il grande animatore italiano OSVALDO CAVANDOLI e con la sua dispettosa LINEA.

Osvaldo Cavandoli incontra il pubblico del Future Film festival come ospite d'onore e nel suo milanese da "baùscia" (come lui stesso si definisce), racconta la sua storia, da operaio all'Alfa Romeo ad animatore, dapprima di pupazzi per filmati pubblicitari (l'ormai mitico "Carosello"), poi dal 1969 del personaggio folle e surreale de "La Linea"
E' con tenerezza e curiosità che il pubblico vede alcuni filmati pubblicitari raccolti in "PUPILANDIA", dove complessi pupazzi e modelli vengono utilizzati, alcune volte con collegamenti assolutamente stonati ("un simpatico personaggio vi presenta…"), per pubblicizzare bevande, tipi di pasta o merendine. Molto efficace, ad esempio, la battaglia tra tipi di pasta diversi trasformati in cannoni, aerei, fanteria, che si combattono tra loro per la leadership in cucina. "E l'animazione in quel caso" spiega Cavandoli "era ottenuta partendo proprio dalla vera pasta! Altro che computer!"
Poi arriva il personaggio più famoso, "La Linea" appunto, la riga animata che passa la sua esistenza semplicemente camminando sulla stessa riga da cui ha origine e che pochi tratti (le sempre diverse soluzioni che trova per superare gli ostacoli, l'intervento della mano di Cavandoli in molti episodi, il suono acuto della voce dovuto al doppiatore Carolo Bonomi) rendono viva e divertente. 
Cavandoli racconta la fortuna del suo alter-ego a cartoni utilizzato per molte pubblicità, grazie al suo linguaggio universale che non richiede traduzioni, non solo in Italia, ma anche in molti paesi del mondo. Cavandoli risulta un po' critico sul risalto dato in Italia al personaggio de "La linea" negli ultimi anni, ma il suo redditizio contratto in esclusiva con la "Lagostina" non lo ha certo aiutato in questo senso. Ogni apparizione de "La linea", infatti, viene automaticamente associata al marchio "Lagostina" e utilizzarlo per fini diversi da quelli pubblicitari risulta difficile.
L'incontro si conclude con alcuni divertenti episodi realizzati non per la pubblicità. Ecco quindi il simpatico "Trazom (Mozart)" o la "Pornolinea", accolti con simpatia dal numeroso pubblico.

 

Anteprima del film "MY NEIGHBOURS THE YAMADAS" di Isao Takahata 

La famiglia Yamada è una famiglia-tipo giapponese in cui le difficoltà quotidiane di convivenza e comunicazione diventano il fulcro della sceneggiatura del film di Isao Takahata. La mamma Matsuko deve decidere cosa preparare per il pranzo e trascorre la giornata facendo i lavori di casa quando ne ha voglia. Il papà Takashi lavora in una società come dipendente e si alza presto tutte le mattine per prendere il treno e torna a casa stanco alla sera, unico svago il pachinko domenicale. Noboru è il figlio maggiore, frequenta le scuole superiori e affronta con lo slancio della giovane età la ricerca di indipendenza e i primi turbamenti affettivi. Nonoko è la più piccola della famiglia, frequenta le scuole elementari, è molto vorace e non si perde mai d'animo, interpretando spesso la realtà a suo piacimento. La nonna Shige è la madre di Matsuko e cerca, unendo saggezza e spirito caustico, di tramandare i valori in cui crede basati sulla forza dell'unione familiare. In fondo il lungometraggio è tutto qua e, come poche volte accade, i personaggi cominciano il film in un modo che non varia nel corso della narrazione ed arrivano alla fine esattamente come sono partiti. Quindi nessuna evoluzione interiore finalizzata a scoprire chissà quale verità, ma la semplice quotidianità della vita. E, forse grazie proprio a questo, le avventure familiari raccontate scorrono con leggerezza e simpatia, attraverso un taglio che potrebbe sembrare reazionario, ma che invece diventa un invito alla pacatezza: non esagerare è il motto con cui si conclude il film, ponendo la famiglia e i rapporti sociali in contrapposizione al tecnicismo che spesso tende a sostituirsi alla comunicazione. E il messaggio non è urlato, ma cantato allegramente dai personaggi.
Interessante la tecnica utilizzata per l'animazione, apparentemente elementare, in realtà frutto di effetti 3D che figurano sotto il disegno diventando invisibili per lo spettatore che vede soltanto la texture finale. Assolutamente adatto al tono della narrazione il morbido utilizzo di colori pastello.

 

JIN-ROH di Hiroyuki Okiura (Giappone 1999)

E' molto "Japan" il taglio del lungometraggio animato di Hiroyuki Okiura prodotto e scritto dal Mamoru Oshii di "Ghost in the shell". Abbina infatti una complessa trama fantapolitica, che ha origine dopo lo scoppio della bomba atomica, a un percorso personale dove l'uomo si trova a percorrere il baratro che separa le imposizioni culturali dalla capacità di lasciarsi andare alle emozioni.
Difficile da seguire per l'impossibilità di districarsi tra polizia, esercito, brigate terroristiche, ma affascinante nelle atmosfere cupe in cui colloca i personaggi, "Jin Roh" ha il suo punto di forza nell'attualizzazione della favola di Cappuccetto Rosso più volte evocata durante la visione. Anche se il tragico destino dei protagonisti diventa presto prevedibile e la mancanza totale di ironia non aiuta ad alleggerire la narrazione. Interessante l'utilizzo della tecnica che il più delle volte sembra scegliere la strada dell'estremo realismo, facendo sorgere spontanea una domanda: ma perché farne un cartone e non un film tradizionale?

 

GOLD PIXEL: serata di gala di consegna degli Oscar Digitali

Il Medica Palace, il cinema più grande di Bologna con i suoi 1.200 posti, è la cornice scelta per la serata conclusiva del Future Film Festival. Una serata in cui i simpatici Carla Signoris e Maurizio Crozza (di "Mai dire gol") sono riusciti a rompere il ghiaccio iniziale e a consegnare con ironia i GoldPixel, gli "Oscar" del digitale. 
Ecco i premi consegnati:

- miglior videogioco: FINAL FANTASY VII
- miglior serie animata con effetti digitali: FUTURAMA 
- migliori effetti speciali in un film live: X-MEN
- migliori titoli di testa digitali: X-MEN.
- miglior attore digitale: KENNY di South Park
- miglior ambiente digitale: THE CELL
- migliore scena digitale in un film live: lancio dall'elicottero di MISSION IMPOSSIBLE 2
- migliori effetti in un film di animazione: FANTASIA 2000
- miglior film d'animazione digitale: TOY STORY 2


La chicca della serata doveva essere l'anteprima dei trailer di alcuni dei film di maggior richiamo della prossima stagione. In realtà, a parte un paio di casi, i trailer non hanno mantenuto le aspettative, ma entriamo nel dettaglio. 
Una palla attraversa lo schermo mentre la solita voce dai bassi impossibili commenta il ritorno di un film cult fino a quando sulla palla compare il titolo "ROLLERBALL". Il tutto per una manciata di trascurabili secondi. Seguono fischi del pubblico. 
Stesso discorso per "ATLANTIS" (a sinistra) il nuovo film Disney: pochi secondi in cui si riesce solo a distinguere una specie di astronave immersa nel mare e poi zac! 
E' andata meglio con "A.I.", dove il bel trailer, già tradotto in italiano, non mostra nulla ma, grazie a una perfetta fusione di immagini, didascalie e musica, crea una grande curiosità sulla sceneggiatura di Kubrick nelle mani di Steven Spielberg (ma bisognerà attendere ottobre 2001). 
Trailer interi, invece, per "LA MUMMIA 2" ("Mummy's return") che non promette nulla di buono, sembra infatti di assistere ai tagli del primo episodio, e "FINAL FANTASY" (a destra), il film diretto dallo stesso creatore del videogioco Hironobu Sakagughi, che si preannuncia come un bombardamento di immagini di sintesi già stancante nei pochi minuti del trailer.

 

TIME AND TIDE
(Tsui Hark)

REGIA: Tsui Hark
INTERPRETI: Nicholas Tse, Wu Bai, Anthony Wong, Candy Lo, Cathy Chui
SCENEGGIATURA: Koan Hui, Tsui hark
FOTOGRAFIA: Ko Chiu Lam, Herman Yau
MONTAGGIO: Marco Mak
MUSICA: Tommy Way
PRODUZIONE: Firm Workshop Company, Columbia Pictures Film, Production Asia
DURATA: 112'


A Hong Kong uno scaltro giovanotto lavora come guardia del corpo per guadagnare in fretta. Ben presto fa amicizia con un ex mercenario deciso a cominciare una nuova vita al fianco della donna che ha appena sposato. Sebbene i due uomini si trovino a lavorare insieme per impedire un omicidio, la loro collaborazione è destinata a durare poco: senza che se ne accorgano, una serie di circostanze fortuite li spingerà lentamente a fronteggiarsi in un mortale braccio di ferro.

Il Futuro è ad Oriente?

I maggiori festival internazionali hanno ampiamente dimostrato l'avanzata della cinematografia orientale, che pare anticipare o fare proprie regole e cliché del cinema occidentale per avvolgerli e stravolgerli in un originale stile, amalgama di radici culturali diverse e sofisticata tecnologia. E questo "Time and tide", del cantonese Tsui Hark, ne e' una conferma. Una storia in fondo banale di bande rivali nel sottobosco malavitoso di Hong Kong, diventa un delirante gioco visivo, più' divertente che coinvolgente, capace di trasportare lontano, nel mondo della fantasia, dove le cose accadono senza la necessita' di un perché in grado di spiegarle rendendole concrete. E giocare, almeno per un po', e' divertente. Gli inseguimenti, gli scontri, i combattimenti, si susseguono con ritmo frenetico e spettacolare, trasformando alcune sequenze in balletti acrobatici degni di un musical. Anche i personaggi, nonostante la frequente mancanza di punti narrativi di appoggio in grado di rendere comprensibile la trama, hanno comunque una forte personalità che rende interessante il loro destino. Dopo un po' il gioco perde in freschezza e, soprattutto nella buia e ripetitiva parte finale, il ritmo piu' che travolgere, stordisce, ma resta comunque una sensazione di divertimento filtrata da una cultura lontana che puo' non convincere, ma non lascia certo indifferenti.

Voto:  7

 

LA TIGRE E IL DRAGONE
(Ang Lee)

REGIA: Ang Lee 
INTERPRETI: Yun-Fat Chow , Michelle Yeoh , Zhang Ziyi, Chen Chang, ,Sihung Lung, 
SCENEGGIATURA: Hui-Ling Wang, James Schamus, Kuo Jung Tsai 
FOTOGRAFIA: Ko Chiu Lam, Herman Yau
MONTAGGIO: Tim Squyres 
MUSICA: Tan Dun, Yo-Yo Ma 
COSTUMI: Timmy Yip (as Tim Yip) 
DURATA: 120'


Li Mu-Bai, prode guerriero in cerca di meritato riposo, depone la mitica spada "Destino" facendone dono al suo signore. Li, affida la spada all'amica Yu Shu-Lien di cui è segretamente innamorato e altrettanto segretamente corrisposto. Un misterioso guerriero, però, ruba la spada. Intanto la figlia del governatore si prepara a un matrimonio di interesse per garantirsi un futuro agiato, ma in realtà l'apparentemente fragile fanciulla ha ben altri progetti.

Azione e Melodramma: un mix senza scintille

La Cina del XVII secolo, agli albori della dinastia Qing, attraverso l'estetica del futuro in grado di superare i limiti della gravita' per permettere ai corpi di librarsi, finalmente liberi, in volo. E' questa la sfida che affronta Ang Lee dopo il controverso "Cavalcando con il diavolo": un "Ragione e sentimento" in versione "Matrix". L'operazione, di indubbio fascino, risulta riuscita solo in parte.
Se i combattimenti, coordinati da Yuen Wo Ping (lo stesso di "Matrix" e "Charlie's Angels") sono estremamente coinvolgenti e fluidi, il melodramma che ci sta intorno gira un po' a vuoto, non riuscendo mai a catturare la complicita' dello spettatore. La sceneggiatura, infatti, costruisce personaggi problematici, ma li risolve senza troppe sfumature trasformandoli in eroi di cartapesta, tanto abili nel combattere quanto noiosi nel rapportarsi tra loro. La giovane e bella protagonista, ad esempio, vuole trasformare la sua vita in un infinito combattimento per evitare gli obblighi di un matrimonio imposto, e nella pratica non ha mai un dubbio, mai un momento di sconforto, mai una debacle. E l'eroe invincibile risulta, oltre che poco credibile, anche poco interessante. Si', l'atmosfera e' leggera, l'obiettivo sembra il puro divertimento cinematografico, ma le tutto sommato poco convincenti motivazioni dei personaggi non bastano per alimentare lo stupore.
Curiosamente, la confezione impeccabile e la freddezza del risultato ricordano molto da vicino le sensazioni procurate dal precedente "Ragione e sentimento", tratto dal romanzo di Jane Austen. Molto meglio la cattiveria di "Tempesta di ghiaccio", la leggerezza di "Banchetto di nozze" e la semplicita' di "Mangiare bere uomo donna". Un Ang Lee sicuramente meno tecnologico ma piu' coinvolgente, capace ancora di emozionare raccontando una storia.

Voto: 

 

 

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