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Oramai sono
diventati gli Oscar europei, sono uno dei riconoscimenti più
prestigiosi del cinema internazionale e quest’anno ad ospitare la
cerimonia di premiazione è stata proprio l’Italia e, in particolare,
il Teatro dell’Opera di Roma: stiamo parlando degli European Film
Awards, il premio promosso dall’European Film Academy, presieduta da Win
Wenders, che ha tra i suoi scopi istituzionali quello di promuovere
il cinema europeo nel mondo. La serata, presentata da Asia
Argento e Mel Smith, ha
sancito il trionfo del regista spagnolo Pedro
Almodòvar che si è aggiudicato, per il suo splendido “Parla con lei”, ben tre
premi ufficiali (miglior
film, miglior regia e miglior sceneggiatura) e due premi del pubblico (miglior
regista e miglior attore: Javier
Camara per la sua indimenticabile interpretazione di Benigno). Ma
l’altro vero protagonista è stato lo sceneggiatore Tonino
Guerra, collaboratore di Antonioni, Fellini, Germi, Anghelopuolos,
che ha rimarcato l’importanza della nostra lingua sia nella vita che
nel cinema: “Un grande film passa anche per la lingua” – spiega
Tonino Guerra e lancia la sfida di permettere a dieci grandi registi
italiani di girare in un anno dieci film, per rilanciare così il cinema
italiano nel mondo. Sempre italiano il premio al miglior
attore, che è andato a Sergio
Castellitto per le sue interpretazioni in “L’ora
di Religione” e “Ricette
d’amore”. L’European Film Award per la miglior
attrice è andato all’intero
cast di “8 donne e un mistero”(Catherine Deneuve, Isabelle
Huppert, Emmanuelle Béart, Fanny Ardant, Virginie Ledoyen, Danielle
Darrieux, Ludivine Sagnier, Firmine Richard) di François Ozon, mentre il
premio del pubblico nella stessa categoria se l’è aggiudicato Kate Winslet per “Iris”.
Premi di consolazione per Roman
Polanski (“Il pianista”,
candidato anche come miglior film e miglior regia, ha ottenuto solo il
premio per la fotografia di Pawel
Endelman) e Ken Loach
(nomination per la miglior regista, miglior sceneggiatura e miglior
attore, il protagonista Martin Compston) che ha avuto il premio
della critica FIPRESCI
per il suo “Sweet sixteen”.
Nessuna sorpresa per la vittoria di “Intervento
divino” del palestinese Elia
Suleiman come miglior film
non europeo, mentre molta delusione c’è stata per il Fassbinder
Award (premio per la miglior opera prima) che vedeva ben due
candidature italiane – “Due
amici” di Spiro Scimone e Francesco Sframeli e “Respiro”
di Emanuele Crialese – che invece è stato assegnato
all’ungherese “Hukkle” di
Gyorgy Palfi. Altri candidati italiani, che non
hanno vinto un premio, Marco
Bellocchio (nomination miglior regia per “L’ora di
religione”), Laura Morante (nomination miglior attrice per “Un viaggio chiamato
amore”) e nella sezione documentari - vinta dal francese “Etre et
avoir” di Nicholas Philibert – Enzo
Balestieri e Stefano Moser con il loro “Clown
in’Kabul”.
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