European Film Awards 2002

a cura di Francesca Manfroni

 

Oramai sono diventati gli Oscar europei, sono uno dei riconoscimenti più prestigiosi del cinema internazionale e quest’anno ad ospitare la cerimonia di premiazione è stata proprio l’Italia e, in particolare, il Teatro dell’Opera di Roma: stiamo parlando degli European Film Awards, il premio promosso dall’European Film Academy, presieduta da Win Wenders, che ha tra i suoi scopi istituzionali quello di promuovere il cinema europeo nel mondo. La serata, presentata da Asia Argento e Mel Smith, ha sancito il trionfo del regista spagnolo Pedro Almodòvar che si è aggiudicato, per il suo splendido “Parla con lei”, ben tre premi ufficiali (miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura) e due premi del pubblico (miglior regista e miglior attore: Javier Camara per la sua indimenticabile interpretazione di Benigno). Ma l’altro vero protagonista è stato lo sceneggiatore Tonino Guerra, collaboratore di Antonioni, Fellini, Germi, Anghelopuolos, che ha rimarcato l’importanza della nostra lingua sia nella vita che nel cinema: “Un grande film passa anche per la lingua” – spiega Tonino Guerra e lancia la sfida di permettere a dieci grandi registi italiani di girare in un anno dieci film, per rilanciare così il cinema italiano nel mondo. Sempre italiano il premio al miglior attore, che è andato a Sergio Castellitto per le sue interpretazioni in “L’ora di Religione” e “Ricette d’amore”. L’European Film Award per la miglior attrice è andato all’intero cast di “8 donne e un mistero”(Catherine Deneuve, Isabelle Huppert, Emmanuelle Béart, Fanny Ardant, Virginie Ledoyen, Danielle Darrieux, Ludivine Sagnier, Firmine Richard) di François Ozon, mentre il premio del pubblico nella stessa categoria se l’è aggiudicato Kate Winslet per “Iris”. Premi di consolazione per Roman Polanski (“Il pianista”, candidato anche come miglior film e miglior regia, ha ottenuto solo il premio per la fotografia di Pawel Endelman) e Ken Loach (nomination per la miglior regista, miglior sceneggiatura e miglior attore, il protagonista Martin Compston) che ha avuto il premio della critica FIPRESCI per il suo “Sweet sixteen”. Nessuna sorpresa per la vittoria di “Intervento divino” del palestinese Elia Suleiman come miglior film non europeo, mentre molta delusione c’è stata per il Fassbinder Award (premio per la miglior opera prima) che vedeva ben due candidature italiane – “Due amici” di Spiro Scimone e Francesco Sframeli e “Respiro” di Emanuele Crialese – che invece è stato assegnato all’ungherese “Hukkle” di Gyorgy Palfi. Altri candidati italiani, che non hanno vinto un premio, Marco Bellocchio (nomination miglior regia per “L’ora di religione”), Laura Morante (nomination miglior attrice per “Un viaggio chiamato amore”) e nella sezione documentari - vinta dal francese “Etre et avoir” di Nicholas Philibert – Enzo Balestieri e Stefano Moser con il loro “Clown in’Kabul”.

 

 

 

Torna alla Homepage