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Venerdì 15 giugno 2001
Note personali d’apertura.
I volti che si incontrano ad Arcipelago sono
quelli dei giovani che pur avendo pochi mezzi a loro disposizione
cercano di realizzare le loro idee nel campo dell’audiovisivo.
Impossibile non riconoscere Antonio Rezza, che con degli occhiali da
sole colorati ed un pizzetto si aggira per le sale del cinema
Intrastevere emettendo di tanto in tanto una delle vocine dei suoi
personaggi. Molti dei partecipanti al Digital Desk dell’anno
precedente sono presenti. Non è un caso, poiché alcuni corti da loro
realizzati verranno proiettati proprio il primo giorno.
Ore 16:00 Sala 1
Omaggio a Edoardo Winspeare
Pizzicata (1996) di Edoardo Winspeare
95’
(Un film meraviglioso se non fosse stato per la
pellicola molto malandata in alcuni punti e per il vociare intenso del
proiezionista che parlava al suo cellulare con forte accento romanesco
coprendo in alcuni punti anche le voci degli attori del film). Questo non ci ha impedito di entrare nel vorticoso mondo delle danze
del salento.
Un film di qualche anno fa che nonostante ciò rimane
un capolavoro di poesia. I personaggi si muovono durante la seconda
guerra mondiale nella provincia salentina e sono le donne le
protagoniste di questo film. Donne che amano e che soffrono per amore.
Inutile citare la bellezza dei paesaggi costruiti di terra brulla ed
ulivi di un verde scuro e misterioso o il carrello della bambina che a
piedi nudi sulla terra dell’uliveto scopre il soldato americano
scampato all’esplosione dell’aereo. Inutile anche richiamare la
bellezza e la precisione della ricostruzione storica e sociologica. Non
va dimenticato infatti che tutti i personaggi parlano in dialetto
strettissimo o quasi. Tutto questo è nulla se confrontato con la
finezza che il regista immette nella sua narrazione. Finezza che
scopriamo, come nella struttura di un giallo, solo alla fine. Si, è
solo alla fine del film che vediamo come un ballo apparentemente
folkloristico è in verità una vera e propria psicoterapia. La
protagonista alla quale è stato ucciso l’uomo che amava, è come
impazzita. Viene curata nella scena precedente la fine, con la musica
utilizzata per le persone “Pizzicate” dalla taranta. Non solo un
film che ci narra una storia con imprevisti ed ostacoli da superare, ma
un vero e proprio trattato antropologico. Ci piacerebbe poter vedere
altri film all’altezza di questo, durante questo festival. Anche
togliendo spazio a degli alquanto improbabili registi improvvisati che
nulla conoscono né delle strutture narrative né del valore di un’indagine
sociologica.
Ore 18:30 Sala 3
Eventi speciali
Digital Desk
Considerato il fatto che i corti inseriti in
questa sezione sono stati proiettati durante l’estate scorsa nella
manifestazione Enzimi, una novità l’abbiamo riscontrata. E’ stato
girato un corto a partire dagli stessi protagonisti di un corto
precedente. Inutile soffermarsi sulla qualità dei prodotti. Sono dei
veri e propri esperimenti di giovani che affrontano per la prima volta
la realizzazione di un audiovisivo. Alcuni di loro hanno sicuramente le
capacità per emergere. Attenderemo la prossima stagione di Arcipelago
ed i loro futuri lavori per esprimere giudizi che abbiano valore.
Verifiche 2
Psicosi multiple
Subito dopo siamo entrati nelle atmosfere di “Confusus”
di Antonio Rezza e Flavia Mastrella. In questo caso la parola speciale
si capisce essere riferita allo stile del famoso attore e mimo. Da
evidenziare è sicuramente il momento in cui uno dei personaggi si
abbuffa di ostie e vino benedetto. Antonio Rezza deve essere veramente
legato alla cultura cattolica. Durante tutto il film non fa altro che
vantare i valori della famiglia cristiana!
SINTESI
Vanno tutti di corsa nell’ingresso del cinema
Intrastevere. La novità principale è costituita da “Digital Desk”.
In passato questa sigla è stata usata dalla Tric Show per
caratterizzare il workshop dei giovani che venivano selezionati nella
sezione cinema e video di Enzimi. Oggi è diventata una vera e propria
società costituita da Pier Giorgio Bellocchio insieme ad alcuni giovani
che hanno partecipato all’ultima edizione di Enzimi. I giovani
organizzatori di Digital Desk stanno allestendo un punto di raccolta per
audiovisivi. Si, avete capito bene. Se avete girato una qualsiasi cosa e
siete convinti che valga la pena farla vedere al cinema, correte al
cinema Intrastevere e “imbucate” la vostra cassetta nell’apposito
contenitore di opere d’arte. Avrete così la possibilità di vederla
proiettata nelle prossime settimane in una rassegna che si terrà al
cinema Adriano.
Una prima giornata sicuramente frenetica
Sabato 16 giugno 2001
Introduzione
L’entrata del cinema Intrastevere è affollatissima
di giovani e meno giovani che aspettano con ansia di vedere il corto
tanto pubblicizzato di Atom Egoyan e tutti gli esperimenti che verranno
presentati oggi. Antonio Rezza continua a vigilare sulla qualità delle
proiezioni che gli saranno dedicate per tutta la durata del festival.
Ore 20:30 Sala 2
Una serie di corti tra video-arte e computer grafica
scorrono sullo schermo riscontrando la quasi totale indifferenza del
pubblico. Der Pilot di Oliver Seiter si distingue tra gli altri. La sala
scoppia in fragorose risate quando la musica del capolavoro di
fantascienza “The matrix” e l’effetto congelamento del calcio
volante divenuto famoso, divengono parodia in un divertentissimo mondo
delle pulci di un cane. AP 2000 di L. Bail, A. Delpoux, S. Ebzant e B.
Lauwick è il titolo di questo capolavoro della computer grafica.
Ore 22:30 Sala 2
Outsiders
Finalmente la sala è piena poiché si attende l’inizio
di “Preludes”: the Line di Atom Egoyan.
Il film non è altro che una brevissima docu-fiction
di tre minuti sul mondo dei festival e sulle persone che lo frequentano.
Il regista pratica un lento carrello sulle persone in fila al festival
di Toronto. Tutti si spintonano parlando di quanto sia importante vedere
quel film e non quell’altro. Le porte vegono aperte, lo spettacolo
inizia ed un bigliettaio conta gli ingressi delle persone che entrano
munite di cataloghi del festival e gadget tra i più diversi. Una voce
sottolinea ironicamente il fatto che è arrivato il momento di tuffarsi
nello show ed amarlo fino in fondo. Una brevissima nota di fortissima
autoironia della quale però il pubblico in sala non sembra affatto
riuscire a cogliere la necessità ed intelligenza. Un gruppo di
lavoratori del settore lo etichetta subito come “una stronzata”
probabilmente poiché si sentono toccati personalmente nei loro
interessi.
Onde corte - concorso internazionale di cortometraggi
Il corto “A corps pendu” della francese Isabelle
Broué è molto toccante in quanto racconta lo stato d’animo di
una ragazza che ha subito un tentativo di stupro. La tematica non è
delle più innovative ma la regia e la recitazione ne fanno un prodotto
dal valore sicuramente elevato.
“Quando si chiudono gli occhi” di Beniamino
Catena fa parte dei corti prodotti da Tele+ insieme al Comune di
Milano per dare spazio alle tematiche sociali. In questo caso si parla
di tossicodipendenze. Il film somiglia molto ad uno spot in stile
pubblicità progresso ed è alquanto prevedibile per tutta la sua
estensione narrativa. Una brava ragazza che vive in un giardino fiorito
viene indotta dal lupo cattivo di turno a fare delle cosacce. Il finale
non è neanche troppo chiaro lasciandoci immaginare (per stereotipo
narrativo) che la ragazza non farà più le cosacce e tornerà nel
giardino fiorito ma l’ultima musica che ascoltiamo è quella che era
stata associata al “male” (i Marlene Kuntz) mentre l’ultima
immagine è un riflesso. Probabilmente per evitare il finale prevedibile
l’autore ha optato per uno incomprensibile. Il regista della seconda
unità di questo corto è il famoso Luca Guadagnino autore dell’ultimo
video-clip di Elisa.
Si passa poi a “The Thread”, corto belga diretto
da Jan De Coster e Lieven Van Baelen. Un lavoro basato
sulla metafora della linea che l’uomo ama tracciare tra sé e tutto
ciò che lo circonda. La morale è che questa linea ci si può ritorcere
contro. Una regia d’effetto sicura di sé ed un paesaggio veramente
mozzafiato rendono questo corto di notevole impatto visivo. Da vedere.
Arriviamo al lavoro sicuramente più interessante se
non l’unico veramente degno di nota sino ad ora: “Silverstar” di Harry
Floter e Jorg Siepmann. I due tedeschi ci raccontano con
leggerezza il licenziamento da sorpasso tecnologico, che subisce un
impiegato presso un supermarket una volta addetto alla sistemazione dei
carrelli della spesa. Con i nuovi meccanismi a moneta, i clienti
depositeranno i loro carrelli ed infatti la lettera di licenziamento è
già sulla scrivania del grasso amministratore. L’ex lavoratore si
reca all’ufficio collocamento dove l’impiegato gioca a solitario col
suo computer. A questo punto non può che pensare ad una vendetta nei
confronti del supermarket. In un’atmosfera onirica l’uomo dirige i
suoi fedeli carrelli come se fossero elementi di un’orchestra. Si
troveranno in riva al mare tutti insieme mentre lui, vestito da Elvis,
canta una ballata triste. Un corto divertentissimo ed intelligente che
ci lascia un’amarezza di fondo: la sola rivincita che il proletario
schiacciato dal sistema capitalista viene dalla fantasia. La sua vita
non è migliorata e neanche la nostra. Ma cambiare la vita delle persone
non è certamente il compito del cinema. Ci sarebbe piaciuto vedere una
reale possibilità di rivincita da parte del povero proletario.
Probabilmente non ne ha alcuna.
Domenica 17 giugno 2001
Introduzione
La città è deserta. Nella sala siamo in otto. A
Roma oggi la maggior parte delle persone sono assorte nella visione di
qualcosa di estremamente impegnativo: si disputa l’ultima partita del
campionato di calcio.
Ore 16:30 Sala 2
ConCorto - Concorso Nazionale Cortometraggi
“Lu rusciu te lu mare” di Fluid Video Crew.
Cosa fa un documentario in un concorso nazionale per cortometraggi? Dura
trentotto minuti e nonostante sia di qualità scadente riempie. Alcuni
pescatori anziani raccontano episodi delle loro vite, una processione di
Gallipoli, alcuni intervistati a caso.
“Su di me” di Alessandro Riccio è la
storia di un giovane che si prostituisce. Le scene iniziali sono
divertenti ma la storia portante che prende piede solo alla fine, lascia
gli spettatori attoniti.
“Note non note” di Giovanni Arcangeli ci
racconta di un anziano direttore d’orchestra che correndo in camera
del figlio che sta suonando la chitarra elettrica a volume sostenuto
inciampa nel cavo dell’amplificatore e sbatte la testa. Da questo
momento in poi l’uomo, a seconda della persona che avrà di fronte
sentirà una musica appropriata. Il corto finisce col direttore d’orchestra
affacciato ad una finestra che dà su Campo de’ fiori (Roma), mentre
dirige non si capisce cosa.
“Echo” di Chiara Clemente è invece la
storia di una ragazza che su di una collina si mette a parlare con un
vocione che sembra essere quello di Dio. Racconta di essere picchiata
dal marito a questo vocione il quale si scopre essere un galeotto che le
dà dei consigli dall’alto della sua condanna per parricidio. Il
padre, ovviamente, picchiava la madre.
“Rash act” di Daniele Azzola si perde nell’anonimato.
Ore 18:30 Sala 2
Itinerari - Panoramica Italiana
“Dove sono stato” di Mauro Santini è un
racconto di viaggio costruito con immagini documentarie unite ad un
convincente resoconto recitato dalla voce di Corso Salani. Il ritmo è
lento ed il finale lascia lo spettatore in uno stato di sospensione.
“L’artista” di Susanna Nicchiarelli narra il
difficile rapporto che una ragazza ha col suo uomo che si occupa d’arte.
Inutile.
“Baby” di Piergiorgio Gay è il secondo corto
presentato prodotto da tele+ per il programma tossicodipendenze insieme
al comune di Milano.
Rispetto a “Quando si chiudono gli occhi” di
Beniamino Catena, questo corto ha sicuramente la qualità di immergersi
con un taglio decisamente da documentario, nel mondo dei giovani. La
macchina a mano non ha timore di avvicinarsi arrivando a dei primissimi
piani che evidenziano lo sguardo vago ed insicuro di questi ragazzi.
Scorrono le e-mail di giovani che parlano di andare ad un concerto. La
storia inizia sul tetto di un supermarket mentre un gruppo aspetta tale
“Chiodo”: un ragazzo che rimedia le “paste”. Le paste ovviamente
sono le “ecstasy” ed il gruppo è diretto verso il luogo nel quale
si terrà il concerto del quale si era accennato nelle e-mail iniziali.
Chiodo non arriva e la bella del gruppo rimane ad attenderlo con un suo
amico. C’è del tenero tra i due e lei gli mostra le “paste”
speciali che “Chiodo” le ha lasciato. Dopo una snervante attesa i
due raggiungono il gruppo al concerto. Comprano “paste” per sei alla
modica cifra di quarantamila l’una e le “calano” frettolosamente.
Il concerto inizia ma la ragazza non si diverte e si allontana dal
gruppo. Il giovane che le faceva il filo durante l’attesa la segue e
finiscono per prendere le “paste” speciali. La ragazza sviene e
viene portata via dal suo spasimante. Quando si sveglia trova le sue
amiche che la confortano e le dicono che colui che lei dice averla
portata lì, in verità è stato portato via con l’ambulanza.
Direzione della fotografia impeccabile eseguita da Fabio Olmi, figlio
del regista maestro di Gay. Unica pecca di questo lavoro è la morale:
una “pasta” va bene, due no.
“La casa fuori” di Paolo Jamoletti è un racconto
sconclusionato in cui diversi personaggi si incontrano e scontrano
accanto ad un casale in via di demolizione.
“Una favola” di Maria Rosa e Marino Rore è un
altro prodotto che nulla ha a che vedere col cortometraggio se non per
la durata. E’ un documentario riguardante gli insetti che popolano uno
stagno. Inutili gli inserimenti di frasi altisonanti verso la fine.
“La prova” di Giacomo Gatti si perde nell’anonimato
insieme ad altri.
Lunedì 18 giugno 2001
Ore 21:00 Sala 2
Emovie/STORIE DIGITALI - Concorso Internazionale
Nuove Immagini
Parties, il corto di Antoine Le Bos, ci trasporta nel
mondo di un’ossessione. Un uomo ossessionato dalle donne, all’interno
della metropolitana, decide di farla finita. Molto belle le immagini
finali del film.
Copy shop di Virgil Widrich, è un gioco alla
moltiplicazione della vita di un uomo che lavora in un laboratorio per
fotocopie. La tecnica usata al fine di evidenziare il fatto che la vita
dell’uomo viene duplicata, è sicuramente convincente ma la storia
finisce in un tonfo quando l’originale, accerchiato dalle sue copie si
getta da un palazzo e finisce contro una sua copia. Afterwords è il
frutto di una regia collettiva. Tra gli altri spicca il nome di
Gianfranco Rosi, in questo lavoro, direttore della fotografia. Gli altri
sono Jean Sebastien Lallemand e Carlos Martinez Casas. I tre ci portano
in un luogo abbandonato che sembra essere o un carcere o un manicomio.
Un uomo vive solo in questo edificio fatiscente. Immagini molto belle si
susseguono una dopo l’altra ma senza raccontarci nulla e lasciandoci
con un finale qualunque.
Intransit, debutto alla regia del montatore Mike
Daly,
sfrutta l’effetto virtuale della m.d.p. che viaggia velocemente tra i
palazzi e ci narra il conflitto di un giovane con suo padre ma in una
maniera tale da non portarci da nessuna parte.
For the birds è un corto di computer grafica che si
conquista con una dirompente comicità la simpatia del pubblico senza
lasciare però niente di cui parlare.
Le processus è un altro prodotto della computer
grafica che ci mette di fronte alla natura umana. Un uomo accusato di
essere diverso trova il modo per fare accusare un suo simile al posto
suo. Tutto il corto è prevedibile tranne il finale.
Hessi James è costruito con gli stessi strumenti dei
due precedenti corti ma non ha nulla di particolare se non una buona
conoscenza dei tempi comici.
Caparezza: “La fitta sassaiola dell’ingiuria”
di Francesco Cabras e Alberto Molinari è sicuramente uno dei migliori
video-clip prodotti ultimamente in Italia ma il pubblico, che lo ha
conosciuto fin troppo bene tramite televisione, non sembra essere
particolarmente interessato.
Riducimi in forma canonica è un delirio fine a sé
stesso.
Hot spot è un altro divertente corto di computer
grafica.
The Glubber segue la scia della comicità virtuale.
Ore 22:30 Sala 2
OUTSIDERS
Preludes: This Might Be Good di Patricia Rozema
Anche questo Outsider si distingue come Atom Egoyan
per la tematica riguardante il mondo dei festival. Una giovane attrice
vive una delusione nel momento della proiezione di un suo film. La
pellicola termina con tutti gli altri che guardano il film dalla stanza
del proiezionista. Anche qui si analizza cinicamente il mondo dei
festival fatto di occhiolini, sorrisi smaglianti e flash ma dimentico
dei sentimenti delle persone.
ONDE CORTE - Concorso Internazionale Cortometraggi
Standards non è affatto un cortometraggio. Pur
contenendo al suo interno degli elementi per una visione intelligente
delle cose non è quello che il pubblico si aspettava.
Back Room narra una serata passata da due giovani in
un locale per gay in quella zona adibita agli incontri. Molto realistico
nelle scene il corto prende una strada fatta di sudore, lingue e
movimenti regolari dei protagonisti arrivando ad uno schizzo di sperma
finale sulla faccia del più anziano frequentatore del locale. La
bellezza del corto sta nel fatto che il regista ci fa ascoltare i loro
pensieri mentre raramente i protagonisti parlano tra loro.
Faux contact è la divertente storia di un uomo che
non riuscendo a passare un livello del suo game-boy, telefona da una
cabina all’operatrice della casa costruttrice del gioco. Morale: lei
viene licenziata perché ha dato confidenza ad un cliente e lui viene
arrestato poiché sospettato di essere un terrorista.
Trans(e)bleu è un lavoro di video-arte che lascia il
pubblico in trance.
My chorus è l’opera che riscuote maggiore successo
in sala grazie alla sceneggiatura di ferro che ha alle spalle. Un
ragazzo che lavora in un ufficio ha dietro di sé un coro che lo
schernisce dicendogli cosa deve e non deve fare o commentando quello che
fa. Non potendone più decide di andare dallo psicanalista il quale con
una pistola fa fuori tutti e quattro gli elementi del coro. L’uomo
pensa di essersi liberato ma tornato in ufficio trova ad attenderlo un
esercito di piccoli cori che fanno capo ai suoi colleghi. Decisamente
intelligente e innovativo. Da vedere.
ANTEPRIMA
THE BIG HOUSE di Rachel Ward
Verrà presentato oggi il corto di questa attrice
famosa per aver lavorato in “Uccelli di rovo”.
Attiva nella regia da diversi anni, la Ward ci regala
un affresco delle carceri australiane realistico e toccante. Un giovane
imberbe arriva in carcere ed un veterano della prigione lo prende sotto
la sua protezione chiedendogli in cambio una sottomissione sessuale
continuata. Per sopravvivere il giovane è pronto a fare questo ed
altro. Il vecchio carcerato dovrebbe imparare a leggere e scrivere ed il
ragazzo diviene il suo insegnante. Quando il giovane lascerà la
prigione, il suo aguzzino/studente si sentirà molto triste e l’abbraccio
tra i due sarà la sintesi poetica di una vita disumana nella quale
anche un breve rapporto di complicità può rappresentare la salvezza.
Da vedere.
Martedì 19 giugno 2001
Ore 20:30 Sala 2
EVENTI SPECIALI
Set e mezzo - Tre incursioni nel “fare film”
Lieto fine di Mario Sesti e Paolo D’Agostini è una
conversazione a tre che intercorre tra Silvio Soldini, Mimmo Calopresti
ed il critico. Non vediamo mai il critico e la ripresa fissa dopo un po’
lascia le sue tracce in una sala fin troppo rilassata.
Le jeu de l’amour di Alfredo Caruso Belli è un
breve documentario con protagonisti i coniugi Bertolucci: Bernardo e
Clare.
Digital Desk
Nina di Marco Bellocchio è una brevissima “incursione”
digitale nel mondo della creazione artistica. Questo è un esempio di
come si possa fare del buon cinema con una macchina digitale come la
Canon XL1. Bellocchio affronta con delicatezza e spietatezza insieme il
mondo che conosce meglio: quello del teatro buio nel quale vengono messe
in fila le emozioni dei personaggi interpretate dagli attori. Un giovane
che dava le battute alle attrici provinate per una parte, non resiste a
vederle soffrire ed interrompe i provini.
Ore 22:30 Sala 2
OUTSIDERS
Kimono di Hal Hartley è un’opera visionaria che ci
narra delle emozioni e dei sogni di una ragazza vestita da sposa la
quale è stata appena abbandonata in un bosco dal suo uomo. La giovane
di origine orientale vaga nel bosco ed inizia a spogliarsi del velo e
poi del vestito rimanendo in una provocante lingerie di pizzo bianco.
Accompagnano questo suo lento percorso le immagini di due ragazze, anche
loro di origine orientale. Una si copre gli occhi, l’altra le
orecchie. L’ex sposa arriva ad una casa abbandonata, si rilassa su di
un letto e sogna di svegliarsi, vestita questa volta in lingerie di
pizzo rosso, nella stessa casa. Le due ragazze viste precedentemente la
fanno stendere le tolgono le calze strappando le giarrettiere e versano
sulle sue cosce, un liquido bianco simile a latte ma più denso. La
ragazza si risveglia, trova un kimono, lo indossa, si addormenta, si
risveglia, si toglie il kimono e torna da dove è venuta. Una fotografia
eccezionale per una storia che viene intervallata da poesie su sfondo
nero riguardanti l’amore ed il corpo. Un corto che ci lascia forti
emozioni senza apportare però nessuna crescita nello spettatore.
ONDE CORTE - Concorso Internazionale Cortometraggi
The Big House, come già detto, merita di esser visto
ed il pubblico ha confermato questa sensazione con un fragoroso applauso
alla fine della proiezione.
The Case of Majella McGinty di Kirsten Sheridan ci
trasporta nel mondo superficiale di una bambina che travisa la realtà a
causa della sua poca esperienza e per questo ci fa tanto sorridere. La
piccola è convinta che la madre abbia ucciso il padre e che lo zio l’abbia
sotterrato. Il padre ritorna e lei lo prende per un fantasma. In verità
è morto il nonno che alle fine lei immaginerà mangiare dolci con la
nonna in un paradiso a sfondo bianco. Divertente.
Bofetada di Aron Benchetrit è un breve film
grottesco che con le sue esagerazioni conquista subito il pubblico. La
recitazione dei tre attori è perfetta. Da vedere.
To Have and to Hold di John Hardwick è un breve film
che sfrutta la simbologia dell’unione per mettere lo spettatore a
disagio. Un uomo ed una donna mano nella mano in automobile hanno un
incidente. Quando lei si sveglia scopre che il suo uomo è morto e, cosa
che nessuno si aspetterebbe, che la sua mano si è irrigidita a tal
punto da non darle modo di liberarsi. All’inizio sembra rassegnata ma
poi, trovato un vetro inizia l’opera di segatura del polso. Terminata
la potatura degli ultimi legami affettivi, la donna si dirige verso la
sua nuova vita. Forzato nella sceneggiatura che non evidenzia abbastanza
l’aspetto visionario della mano bloccata. In questo caso lo spettatore
vive una crescita ma non crede a quello che ha appena visto. Scadente.
Mercoledì 20 giugno 2001
sala 2 ore 22:30
Prvo, Smrtno Iskustvo di Aida Begic.
Un cortometraggio dalle inconfondibili
caratteristiche critiche ma dotato di una capacità di ironizzare sulla
realtà. Un giovane vignettista di Sarajevo si trova nella necessità di
dover dimostrare di essere vivo ma la burocrazia gli si pone contro
senza dargli possibilità di uscire dalla sua bara. Si, il giovane è
stato dichiarato morto all’inizio della guerra da una sedicente zia
che si è presa la casa della madre. Un meraviglioso corto che realizza
una ironica metafora riguardante la perdita di identità di un paese. La
narrazione scorre come un fiume in piena e lascia lo spettatore
divertito e consapevole. Un applauso meritatissimo.
Ore 23:00 Sala 1
Acting Out di Davide Dapporto ed Edoardo
Iannini.
Un corto dalle caratteristiche inconfondibilmente
moderne. Sfruttamento di musiche ritmate ed un ragazzo in corsa aprono
questo lavoro frutto di un montaggio attento che lascia lo spettatore in
tensione per tutta la durata della visione. Un giovane ossessionato
dalla sua ex finisce per ucciderla. Non proprio il massimo della novità a livello
narrativo ma ottimamente girato.
La terribile alluvione d’ottobre di Alberto
Gigante.
Un documentario si trasforma in fiction quando un
ladro poco credibile, con occhialini tondi e fare un po’ strano, si
impadronisce della troupe, divenendo il centro della nuova narrazione.
Tratto da accadimenti reali, il corto prende una strada delirante e
tocca il ridicolo nel momento in cui il personaggio parla di quanto odia
le persone che sporcano la città gettando una bottiglia di plastica dal
finestrino. Muore annegato lasciando un incredibile disinteresse nelle
persone che lo stavano riprendendo. Poco curato nella sceneggiatura ma
sicuramente divertente.
Change the world di Riccardo Costa.
Un delirio sul quale si spendono dolly a non finire.
Il trombettiere dei morti di Maurizio Maggiani/Paola
Polito.
Non fanno affatto segreto del fatto che nulla
conoscono del mondo dell’audio-visivo, Maggiani e la Polito.
Raccontano come stanno realmente le cose: eravamo in macchina, abbiamo
intervistato un trombettiere e tornati a casa abbiamo montato il
materiale sul nostro Mac. Il romanziere Maggiani esalta le parole del
trombettiere e svilisce completamente l’immagine ridotta ad essere una
macchia di nessuna importanza. Non è un caso che la maggior parte del
quadro sia di colore nero e che in alcuni punti tutto lo schermo diventi
nullo. E’ un artista della parola che cerca di individuare il modo di
tratteggiare una linea che congiunga la narrazione al cinema. In realtà
il suo lavoro ci trasporta in un’atmosfera immaginifica di quelle che
proviamo quando leggiamo un libro ovvero quasi tutto è lasciato alla
nostra immaginazione. Scarso come cortometraggio ma ottimo come
esperimento.
Giovedì 21 giugno 2001
Camera di David Cronemberg.
Un corto molto interessante che vede l’alter ego
del maestro raccontare un sogno vissuto dallo stesso Cronemberg. Tutto
il racconto viene ripreso da una troupe di bambini. Il sogno che l’attore
ci racconta consiste nel veloce invecchiare del regista mentre, in una
sala cinematografica, assiste alla proiezione di un film. Una breve
incursione nella mente di chi fa cinema che ci lascia intuire i mille
tarli che affliggono l’artista i quali possono arrivare fino a fargli
pensare di poter contrarre una malattia dal mondo nel quale lavora.
Decisamente di origine psicanalitica, questo corto ha il pregio di
alleggerirsi con la presenza dei bambini che sembrano giocare a fare il
cinema. Un bellissimo contrasto che ci dice quanto il gioco del cinema
possa poi trasformarsi nella inesorabile malattia del cinema.
Ore 23:00 Sala 1
Premiazione
Banditi di Tommaso Lipari
Una nota particolare merita quest’ultimo in quanto
a soli sedici anni porta a casa due riconoscimenti. Il secondo come
giovane promessa del montaggio.
Il trombettiere dei morti di Maurizio Maggiani e
Paola Polito
Si è fatto notare per il linguaggio sicuramente
desueto ma forse era il caso di premiare un vero regista e lasciare
Maggiani al suo lavoro di scrittore.
Il giovane produttore Pier Giorgio Bellocchio ha
consegnato il premio “Digital Desk”.
I VINCITORI DI ARCIPELAGO9
Festival Internazionale di Cortometraggi e Nuove Immagini
L’ANIMAZIONE VINCE AD ARCIPELAGO
Alla presenza di Rossana Rummo direttore della
Direzione Generale per il Cinema e dei giurati Luigi Lo Cascio, Edoardo
Winspeare, Mario Sesti, Antonio Rezza, Emanuela Giordano, si è svolta la premiazione dei
corti vincitori della nona edizione del FESTIVAL
ARCIPELAGO, Festival Internazionale di cortometraggi e nuove immagini che si è chiusa ieri, giovedì 21 giugno, a
Roma.
L’animazione vince la nona edizione del Festival Arcipelago. TRE DEI PREMI PRINCIPALI VANNO A DEI
CORTI ANIMATI, casualmente proprio quest’anno che Arcipelago ha dedicato all’animazione italiana un’ampia
retrospettiva con oltre 100 titoli. Vince il concorso nazionale (ConCorto) L’ODISSEA - PITTURA ANIMATA di
Alessia Lucchetta - L’Odissea raccontata attraverso
dei quadri animati - sei mesi di lavoro per ottenere
quadro dopo quadro, pennellata dopo pennellata, una storia
di 9 minuti che narra tutte le avventure di Ulisse. E’
animato anche il corto IL GIORNO CHE VIDI I SORCI VERDI di Simone Massi, come Miglior Contributo Artistico.
Infine PIZZA PASSIONATA, il corto animato finlandese di Kari Juusonen è il secondo vincitore del concorso
Internazionale OndeCorte. Primo Premio di OndeCorte
va invece a ROBA DA UOMINI (MESKA SPRAWA) di Slawomir Fabicki (Polonia) - la storia di un ragazzo che in
una società maschilista e violenta trova come unico
rapporto possibile l’amicizia con un cane.
Scoperta della nona edizione di Arcipelago è senz’altro
Tommaso Lipari, il più giovane regista italiano che debutta a soli 16 anni con Banditi (corto sul mondo
dei writers che dipingono i treni e i muri delle città),
viene premiato con il Premio Pablo per la distribuzione e
per il miglior montaggio “Premio Primavera del montaggio” dell’Associazione Montatori Cinematografici.
Tra gli altri premi citiamo LA FLAMME di di Ron Dyens
(Francia) - finto film d’epoca che improvvisamente
come nelle pellicole di un tempo prende fuoco - vincitore
del Concorso Internazionale Online, Corto.Web, concorso realizzato con Interact, dedicato ad opere
realizzate
per la rete (lo si può vedere fino a novembre su www.cortoweb.tv). I vincitori della sezione
eMovie/Storie Digitali (Concorso Internazionale Nuove Immagini) sono invece FAUX PLAFOND di Francois Vogel
(Francia) miglior cortometraggio in Computer Animation, COPY SHOP di Virgil Widrich (Austria) Miglior
Cortometraggio in Video Digitale, mentre agli
italiani THE GLUBBER di Marco Carminati e LE GOBBE NEL GIARDINO di Maria Castellana va il premio Miglior
cortometraggio italiano ex equo.
STRISCE di Pietro Durante e Lorenzo Terranera è
infine il vincitore di VideoRome, Video Concorso Romano realizzato in collaborazione con la Mediateca Roma
(il tema di quest'anno era "Curve calde").
Tutti i premi di Arcipelago 9:
Onde Corte - Concorso Internazionale Cortometraggi
Miglior Cortometraggio Internazionale
Roba da uomini (Meska Sprawa) di Slawomir Fabicki
(Polonia)
Premio Speciale della Giuria
Pizza Passionata di Kari Juusonen (Finlandia)
Menzione Speciale della Giuria
Buone Maniera a tavola (Tous a Table) di Ursula
Meier (Svizzera/Belgio/Francia)
e
Prima esperienza di morte (Prvo, Smrtno Iskustvo)
di Aida Begic (Italia/Bosnia)
ConCorto - Concorso Nazionale Cortometraggi
Miglior Cortometraggio
L’Odissea - Pittura animata di Alessia Lucchetta
Miglior Contributo Artistico
Il giorno che vidi i sorci verdi di Simone Massi
Premio Studio Universal "A noi piace corto"
YA RAYAH di Claudio Pazienza
Premio Pablo
Banditi di Tommaso Lipari
Premio “Primavera del Montaggio” dell’AssociazioneMontatori cinematografici per il Miglior giovane
montatore Tommaso Lipari per
Banditi di Tommaso
Lipari
Menzione Speciale della Giuria a
Giovane coppia in grande salute di Manuela Cassano
Il trombettiere dei morti di Maurizio Maggiani
e
Paola Polito
Nico D’Alessandria: Un delirante insuccesso di
Claudio di Mambro e Marco Venditti
eMovie/Storie Digitali - Concorso Internazionale Nuove Immagini
Miglior Cortometraggio in Computer Animation
FAUX PLAFOND di Francois Vogel - Francia
Miglior Cortometraggio in Video Digitale
COPY SHOP di Virgil Widrich - Austria
Miglior Cortometraggio Italiano
Ex equo:
THE GLUBBER di Marco Carminati - Italia
LE GOBBE NEL GIARDINO di Maria Castellana - Italia
Corto.Web - Concorso Internazionale Online
Miglior Cortometraggio - Premio della Giuria
LA FLAMME di Ron Dyens - Francia
Miglior Cortometraggio - Premio 35mm.it del Pubblico On-line
(I corti sono visibili su www.cortoweb.tv fino a novembre, quando verrà attribuito il premio dal
pubblico)
VideoRome - Video Concorso Romano
Premio Mediateca Roma
Strisce di Pietro Durante e Lorenzo Terranera
Menzione Speciale della Giuria
Poppalappio di Alessandro Merluzzi
Le immagini della premiazione sono disponibili su www.cortoweb.tv.
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