Arcipelago 2001 - Intrastevere - Roma

a cura di  FABIO SAJEVA

 

 

Venerdì 15 Giugno
Sabato 16 Giugno
Domenica 17 Giugno
Lunedì 18 Giugno
Martedì 19 Giugno
Mercoledì 20 Giugno
Giovedì 21 Giugno
Premiazione

 

 

Venerdì 15 giugno 2001

Note personali d’apertura.

I volti che si incontrano ad Arcipelago sono quelli dei giovani che pur avendo pochi mezzi a loro disposizione cercano di realizzare le loro idee nel campo dell’audiovisivo. Impossibile non riconoscere Antonio Rezza, che con degli occhiali da sole colorati ed un pizzetto si aggira per le sale del cinema Intrastevere emettendo di tanto in tanto una delle vocine dei suoi personaggi. Molti dei partecipanti al Digital Desk dell’anno precedente sono presenti. Non è un caso, poiché alcuni corti da loro realizzati verranno proiettati proprio il primo giorno.

 

Ore 16:00   Sala 1

Omaggio a Edoardo Winspeare

Pizzicata (1996) di Edoardo Winspeare 95’

(Un film meraviglioso se non fosse stato per la pellicola molto malandata in alcuni punti e per il vociare intenso del proiezionista che parlava al suo cellulare con forte accento romanesco coprendo in alcuni punti anche le voci degli attori del film). Questo non ci ha impedito di entrare nel vorticoso mondo delle danze del salento.

Un film di qualche anno fa che nonostante ciò rimane un capolavoro di poesia. I personaggi si muovono durante la seconda guerra mondiale nella provincia salentina e sono le donne le protagoniste di questo film. Donne che amano e che soffrono per amore. Inutile citare la bellezza dei paesaggi costruiti di terra brulla ed ulivi di un verde scuro e misterioso o il carrello della bambina che a piedi nudi sulla terra dell’uliveto scopre il soldato americano scampato all’esplosione dell’aereo. Inutile anche richiamare la bellezza e la precisione della ricostruzione storica e sociologica. Non va dimenticato infatti che tutti i personaggi parlano in dialetto strettissimo o quasi. Tutto questo è nulla se confrontato con la finezza che il regista immette nella sua narrazione. Finezza che scopriamo, come nella struttura di un giallo, solo alla fine. Si, è solo alla fine del film che vediamo come un ballo apparentemente folkloristico è in verità una vera e propria psicoterapia. La protagonista alla quale è stato ucciso l’uomo che amava, è come impazzita. Viene curata nella scena precedente la fine, con la musica utilizzata per le persone “Pizzicate” dalla taranta. Non solo un film che ci narra una storia con imprevisti ed ostacoli da superare, ma un vero e proprio trattato antropologico. Ci piacerebbe poter vedere altri film all’altezza di questo, durante questo festival. Anche togliendo spazio a degli alquanto improbabili registi improvvisati che nulla conoscono né delle strutture narrative né del valore di un’indagine sociologica.

 

Ore 18:30   Sala 3

Eventi speciali

Digital Desk

Considerato il fatto che i corti inseriti in questa sezione sono stati proiettati durante l’estate scorsa nella manifestazione Enzimi, una novità l’abbiamo riscontrata. E’ stato girato un corto a partire dagli stessi protagonisti di un corto precedente. Inutile soffermarsi sulla qualità dei prodotti. Sono dei veri e propri esperimenti di giovani che affrontano per la prima volta la realizzazione di un audiovisivo. Alcuni di loro hanno sicuramente le capacità per emergere. Attenderemo la prossima stagione di Arcipelago ed i loro futuri lavori per esprimere giudizi che abbiano valore.

 

Verifiche 2

Psicosi multiple

Subito dopo siamo entrati nelle atmosfere di “Confusus” di Antonio Rezza e Flavia Mastrella. In questo caso la parola speciale si capisce essere riferita allo stile del famoso attore e mimo. Da evidenziare è sicuramente il momento in cui uno dei personaggi si abbuffa di ostie e vino benedetto. Antonio Rezza deve essere veramente legato alla cultura cattolica. Durante tutto il film non fa altro che vantare i valori della famiglia cristiana!

 

SINTESI

Vanno tutti di corsa nell’ingresso del cinema Intrastevere. La novità principale è costituita da “Digital Desk”. In passato questa sigla è stata usata dalla Tric Show per caratterizzare il workshop dei giovani che venivano selezionati nella sezione cinema e video di Enzimi. Oggi è diventata una vera e propria società costituita da Pier Giorgio Bellocchio insieme ad alcuni giovani che hanno partecipato all’ultima edizione di Enzimi. I giovani organizzatori di Digital Desk stanno allestendo un punto di raccolta per audiovisivi. Si, avete capito bene. Se avete girato una qualsiasi cosa e siete convinti che valga la pena farla vedere al cinema, correte al cinema Intrastevere e “imbucate” la vostra cassetta nell’apposito contenitore di opere d’arte. Avrete così la possibilità di vederla proiettata nelle prossime settimane in una rassegna che si terrà al cinema Adriano.

Una prima giornata sicuramente frenetica

 


 

Sabato 16 giugno 2001

Introduzione

L’entrata del cinema Intrastevere è affollatissima di giovani e meno giovani che aspettano con ansia di vedere il corto tanto pubblicizzato di Atom Egoyan e tutti gli esperimenti che verranno presentati oggi. Antonio Rezza continua a vigilare sulla qualità delle proiezioni che gli saranno dedicate per tutta la durata del festival.

 

Ore 20:30   Sala 2

Una serie di corti tra video-arte e computer grafica scorrono sullo schermo riscontrando la quasi totale indifferenza del pubblico. Der Pilot di Oliver Seiter si distingue tra gli altri. La sala scoppia in fragorose risate quando la musica del capolavoro di fantascienza “The matrix” e l’effetto congelamento del calcio volante divenuto famoso, divengono parodia in un divertentissimo mondo delle pulci di un cane. AP 2000 di L. Bail, A. Delpoux, S. Ebzant e B. Lauwick è il titolo di questo capolavoro della computer grafica.

 

Ore 22:30   Sala 2

Outsiders

Finalmente la sala è piena poiché si attende l’inizio di “Preludes”: the Line di Atom Egoyan.

Il film non è altro che una brevissima docu-fiction di tre minuti sul mondo dei festival e sulle persone che lo frequentano. Il regista pratica un lento carrello sulle persone in fila al festival di Toronto. Tutti si spintonano parlando di quanto sia importante vedere quel film e non quell’altro. Le porte vegono aperte, lo spettacolo inizia ed un bigliettaio conta gli ingressi delle persone che entrano munite di cataloghi del festival e gadget tra i più diversi. Una voce sottolinea ironicamente il fatto che è arrivato il momento di tuffarsi nello show ed amarlo fino in fondo. Una brevissima nota di fortissima autoironia della quale però il pubblico in sala non sembra affatto riuscire a cogliere la necessità ed intelligenza. Un gruppo di lavoratori del settore lo etichetta subito come “una stronzata” probabilmente poiché si sentono toccati personalmente nei loro interessi.

 

Onde corte - concorso internazionale di cortometraggi

Il corto “A corps pendu” della francese Isabelle Broué è molto toccante in quanto racconta lo stato d’animo di una ragazza che ha subito un tentativo di stupro. La tematica non è delle più innovative ma la regia e la recitazione ne fanno un prodotto dal valore sicuramente elevato.

Quando si chiudono gli occhi” di Beniamino Catena fa parte dei corti prodotti da Tele+ insieme al Comune di Milano per dare spazio alle tematiche sociali. In questo caso si parla di tossicodipendenze. Il film somiglia molto ad uno spot in stile pubblicità progresso ed è alquanto prevedibile per tutta la sua estensione narrativa. Una brava ragazza che vive in un giardino fiorito viene indotta dal lupo cattivo di turno a fare delle cosacce. Il finale non è neanche troppo chiaro lasciandoci immaginare (per stereotipo narrativo) che la ragazza non farà più le cosacce e tornerà nel giardino fiorito ma l’ultima musica che ascoltiamo è quella che era stata associata al “male” (i Marlene Kuntz) mentre l’ultima immagine è un riflesso. Probabilmente per evitare il finale prevedibile l’autore ha optato per uno incomprensibile. Il regista della seconda unità di questo corto è il famoso Luca Guadagnino autore dell’ultimo video-clip di Elisa.

Si passa poi a “The Thread”, corto belga diretto da Jan De Coster e Lieven Van Baelen. Un lavoro basato sulla metafora della linea che l’uomo ama tracciare tra sé e tutto ciò che lo circonda. La morale è che questa linea ci si può ritorcere contro. Una regia d’effetto sicura di sé ed un paesaggio veramente mozzafiato rendono questo corto di notevole impatto visivo. Da vedere.

Arriviamo al lavoro sicuramente più interessante se non l’unico veramente degno di nota sino ad ora: “Silverstar” di Harry Floter e Jorg Siepmann. I due tedeschi ci raccontano con leggerezza il licenziamento da sorpasso tecnologico, che subisce un impiegato presso un supermarket una volta addetto alla sistemazione dei carrelli della spesa. Con i nuovi meccanismi a moneta, i clienti depositeranno i loro carrelli ed infatti la lettera di licenziamento è già sulla scrivania del grasso amministratore. L’ex lavoratore si reca all’ufficio collocamento dove l’impiegato gioca a solitario col suo computer. A questo punto non può che pensare ad una vendetta nei confronti del supermarket. In un’atmosfera onirica l’uomo dirige i suoi fedeli carrelli come se fossero elementi di un’orchestra. Si troveranno in riva al mare tutti insieme mentre lui, vestito da Elvis, canta una ballata triste. Un corto divertentissimo ed intelligente che ci lascia un’amarezza di fondo: la sola rivincita che il proletario schiacciato dal sistema capitalista viene dalla fantasia. La sua vita non è migliorata e neanche la nostra. Ma cambiare la vita delle persone non è certamente il compito del cinema. Ci sarebbe piaciuto vedere una reale possibilità di rivincita da parte del povero proletario. Probabilmente non ne ha alcuna.

 


 

Domenica 17 giugno 2001

Introduzione

La città è deserta. Nella sala siamo in otto. A Roma oggi la maggior parte delle persone sono assorte nella visione di qualcosa di estremamente impegnativo: si disputa l’ultima partita del campionato di calcio.

 

Ore 16:30   Sala 2

ConCorto - Concorso Nazionale Cortometraggi

Lu rusciu te lu mare” di Fluid Video Crew. Cosa fa un documentario in un concorso nazionale per cortometraggi? Dura trentotto minuti e nonostante sia di qualità scadente riempie. Alcuni pescatori anziani raccontano episodi delle loro vite, una processione di Gallipoli, alcuni intervistati a caso.

Su di me” di Alessandro Riccio è la storia di un giovane che si prostituisce. Le scene iniziali sono divertenti ma la storia portante che prende piede solo alla fine, lascia gli spettatori attoniti.

Note non note” di Giovanni Arcangeli ci racconta di un anziano direttore d’orchestra che correndo in camera del figlio che sta suonando la chitarra elettrica a volume sostenuto inciampa nel cavo dell’amplificatore e sbatte la testa. Da questo momento in poi l’uomo, a seconda della persona che avrà di fronte sentirà una musica appropriata. Il corto finisce col direttore d’orchestra affacciato ad una finestra che dà su Campo de’ fiori (Roma), mentre dirige non si capisce cosa.

Echo” di Chiara Clemente è invece la storia di una ragazza che su di una collina si mette a parlare con un vocione che sembra essere quello di Dio. Racconta di essere picchiata dal marito a questo vocione il quale si scopre essere un galeotto che le dà dei consigli dall’alto della sua condanna per parricidio. Il padre, ovviamente, picchiava la madre.

Rash act” di Daniele Azzola si perde nell’anonimato.

 

Ore 18:30   Sala 2

Itinerari - Panoramica Italiana

Dove sono stato” di Mauro Santini è un racconto di viaggio costruito con immagini documentarie unite ad un convincente resoconto recitato dalla voce di Corso Salani. Il ritmo è lento ed il finale lascia lo spettatore in uno stato di sospensione.

L’artista” di Susanna Nicchiarelli narra il difficile rapporto che una ragazza ha col suo uomo che si occupa d’arte. Inutile.

“Baby” di Piergiorgio Gay è il secondo corto presentato prodotto da tele+ per il programma tossicodipendenze insieme al comune di Milano.

Rispetto a “Quando si chiudono gli occhi” di Beniamino Catena, questo corto ha sicuramente la qualità di immergersi con un taglio decisamente da documentario, nel mondo dei giovani. La macchina a mano non ha timore di avvicinarsi arrivando a dei primissimi piani che evidenziano lo sguardo vago ed insicuro di questi ragazzi. Scorrono le e-mail di giovani che parlano di andare ad un concerto. La storia inizia sul tetto di un supermarket mentre un gruppo aspetta tale “Chiodo”: un ragazzo che rimedia le “paste”. Le paste ovviamente sono le “ecstasy” ed il gruppo è diretto verso il luogo nel quale si terrà il concerto del quale si era accennato nelle e-mail iniziali. Chiodo non arriva e la bella del gruppo rimane ad attenderlo con un suo amico. C’è del tenero tra i due e lei gli mostra le “paste” speciali che “Chiodo” le ha lasciato. Dopo una snervante attesa i due raggiungono il gruppo al concerto. Comprano “paste” per sei alla modica cifra di quarantamila l’una e le “calano” frettolosamente. Il concerto inizia ma la ragazza non si diverte e si allontana dal gruppo. Il giovane che le faceva il filo durante l’attesa la segue e finiscono per prendere le “paste” speciali. La ragazza sviene e viene portata via dal suo spasimante. Quando si sveglia trova le sue amiche che la confortano e le dicono che colui che lei dice averla portata lì, in verità è stato portato via con l’ambulanza. Direzione della fotografia impeccabile eseguita da Fabio Olmi, figlio del regista maestro di Gay. Unica pecca di questo lavoro è la morale: una “pasta” va bene, due no.

La casa fuori” di Paolo Jamoletti è un racconto sconclusionato in cui diversi personaggi si incontrano e scontrano accanto ad un casale in via di demolizione.

Una favola” di Maria Rosa e Marino Rore è un altro prodotto che nulla ha a che vedere col cortometraggio se non per la durata. E’ un documentario riguardante gli insetti che popolano uno stagno. Inutili gli inserimenti di frasi altisonanti verso la fine.

La prova” di Giacomo Gatti si perde nell’anonimato insieme ad altri.

 


 

Lunedì 18 giugno 2001

Ore 21:00   Sala 2

Emovie/STORIE DIGITALI - Concorso Internazionale Nuove Immagini

Parties, il corto di Antoine Le Bos, ci trasporta nel mondo di un’ossessione. Un uomo ossessionato dalle donne, all’interno della metropolitana, decide di farla finita. Molto belle le immagini finali del film.

Copy shop di Virgil Widrich, è un gioco alla moltiplicazione della vita di un uomo che lavora in un laboratorio per fotocopie. La tecnica usata al fine di evidenziare il fatto che la vita dell’uomo viene duplicata, è sicuramente convincente ma la storia finisce in un tonfo quando l’originale, accerchiato dalle sue copie si getta da un palazzo e finisce contro una sua copia. Afterwords è il frutto di una regia collettiva. Tra gli altri spicca il nome di Gianfranco Rosi, in questo lavoro, direttore della fotografia. Gli altri sono Jean Sebastien Lallemand e Carlos Martinez Casas. I tre ci portano in un luogo abbandonato che sembra essere o un carcere o un manicomio. Un uomo vive solo in questo edificio fatiscente. Immagini molto belle si susseguono una dopo l’altra ma senza raccontarci nulla e lasciandoci con un finale qualunque.

Intransit, debutto alla regia del montatore Mike Daly, sfrutta l’effetto virtuale della m.d.p. che viaggia velocemente tra i palazzi e ci narra il conflitto di un giovane con suo padre ma in una maniera tale da non portarci da nessuna parte.

For the birds è un corto di computer grafica che si conquista con una dirompente comicità la simpatia del pubblico senza lasciare però niente di cui parlare.

Le processus è un altro prodotto della computer grafica che ci mette di fronte alla natura umana. Un uomo accusato di essere diverso trova il modo per fare accusare un suo simile al posto suo. Tutto il corto è prevedibile tranne il finale.

Hessi James è costruito con gli stessi strumenti dei due precedenti corti ma non ha nulla di particolare se non una buona conoscenza dei tempi comici.

Caparezza: “La fitta sassaiola dell’ingiuria” di Francesco Cabras e Alberto Molinari è sicuramente uno dei migliori video-clip prodotti ultimamente in Italia ma il pubblico, che lo ha conosciuto fin troppo bene tramite televisione, non sembra essere particolarmente interessato.

Riducimi in forma canonica è un delirio fine a sé stesso.

Hot spot è un altro divertente corto di computer grafica.

The Glubber segue la scia della comicità virtuale.

 

Ore 22:30   Sala 2

OUTSIDERS

Preludes: This Might Be Good di Patricia Rozema

Anche questo Outsider si distingue come Atom Egoyan per la tematica riguardante il mondo dei festival. Una giovane attrice vive una delusione nel momento della proiezione di un suo film. La pellicola termina con tutti gli altri che guardano il film dalla stanza del proiezionista. Anche qui si analizza cinicamente il mondo dei festival fatto di occhiolini, sorrisi smaglianti e flash ma dimentico dei sentimenti delle persone.

 

ONDE CORTE - Concorso Internazionale Cortometraggi

Standards non è affatto un cortometraggio. Pur contenendo al suo interno degli elementi per una visione intelligente delle cose non è quello che il pubblico si aspettava.

Back Room narra una serata passata da due giovani in un locale per gay in quella zona adibita agli incontri. Molto realistico nelle scene il corto prende una strada fatta di sudore, lingue e movimenti regolari dei protagonisti arrivando ad uno schizzo di sperma finale sulla faccia del più anziano frequentatore del locale. La bellezza del corto sta nel fatto che il regista ci fa ascoltare i loro pensieri mentre raramente i protagonisti parlano tra loro.

Faux contact è la divertente storia di un uomo che non riuscendo a passare un livello del suo game-boy, telefona da una cabina all’operatrice della casa costruttrice del gioco. Morale: lei viene licenziata perché ha dato confidenza ad un cliente e lui viene arrestato poiché sospettato di essere un terrorista.

Trans(e)bleu è un lavoro di video-arte che lascia il pubblico in trance.

My chorus è l’opera che riscuote maggiore successo in sala grazie alla sceneggiatura di ferro che ha alle spalle. Un ragazzo che lavora in un ufficio ha dietro di sé un coro che lo schernisce dicendogli cosa deve e non deve fare o commentando quello che fa. Non potendone più decide di andare dallo psicanalista il quale con una pistola fa fuori tutti e quattro gli elementi del coro. L’uomo pensa di essersi liberato ma tornato in ufficio trova ad attenderlo un esercito di piccoli cori che fanno capo ai suoi colleghi. Decisamente intelligente e innovativo. Da vedere.

 

ANTEPRIMA

THE BIG HOUSE di Rachel Ward

Verrà presentato oggi il corto di questa attrice famosa per aver lavorato in “Uccelli di rovo”.

Attiva nella regia da diversi anni, la Ward ci regala un affresco delle carceri australiane realistico e toccante. Un giovane imberbe arriva in carcere ed un veterano della prigione lo prende sotto la sua protezione chiedendogli in cambio una sottomissione sessuale continuata. Per sopravvivere il giovane è pronto a fare questo ed altro. Il vecchio carcerato dovrebbe imparare a leggere e scrivere ed il ragazzo diviene il suo insegnante. Quando il giovane lascerà la prigione, il suo aguzzino/studente si sentirà molto triste e l’abbraccio tra i due sarà la sintesi poetica di una vita disumana nella quale anche un breve rapporto di complicità può rappresentare la salvezza. Da vedere.

 


 

Martedì 19 giugno 2001

 

Ore 20:30   Sala 2

EVENTI SPECIALI

Set e mezzo - Tre incursioni nel “fare film”

Lieto fine di Mario Sesti e Paolo D’Agostini è una conversazione a tre che intercorre tra Silvio Soldini, Mimmo Calopresti ed il critico. Non vediamo mai il critico e la ripresa fissa dopo un po’ lascia le sue tracce in una sala fin troppo rilassata.

Le jeu de l’amour di Alfredo Caruso Belli è un breve documentario con protagonisti i coniugi Bertolucci: Bernardo e Clare.

Digital Desk

Nina di Marco Bellocchio è una brevissima “incursione” digitale nel mondo della creazione artistica. Questo è un esempio di come si possa fare del buon cinema con una macchina digitale come la Canon XL1. Bellocchio affronta con delicatezza e spietatezza insieme il mondo che conosce meglio: quello del teatro buio nel quale vengono messe in fila le emozioni dei personaggi interpretate dagli attori. Un giovane che dava le battute alle attrici provinate per una parte, non resiste a vederle soffrire ed interrompe i provini.

 

Ore 22:30   Sala 2

OUTSIDERS

Kimono di Hal Hartley è un’opera visionaria che ci narra delle emozioni e dei sogni di una ragazza vestita da sposa la quale è stata appena abbandonata in un bosco dal suo uomo. La giovane di origine orientale vaga nel bosco ed inizia a spogliarsi del velo e poi del vestito rimanendo in una provocante lingerie di pizzo bianco. Accompagnano questo suo lento percorso le immagini di due ragazze, anche loro di origine orientale. Una si copre gli occhi, l’altra le orecchie. L’ex sposa arriva ad una casa abbandonata, si rilassa su di un letto e sogna di svegliarsi, vestita questa volta in lingerie di pizzo rosso, nella stessa casa. Le due ragazze viste precedentemente la fanno stendere le tolgono le calze strappando le giarrettiere e versano sulle sue cosce, un liquido bianco simile a latte ma più denso. La ragazza si risveglia, trova un kimono, lo indossa, si addormenta, si risveglia, si toglie il kimono e torna da dove è venuta. Una fotografia eccezionale per una storia che viene intervallata da poesie su sfondo nero riguardanti l’amore ed il corpo. Un corto che ci lascia forti emozioni senza apportare però nessuna crescita nello spettatore.

 

ONDE CORTE - Concorso Internazionale Cortometraggi

The Big House, come già detto, merita di esser visto ed il pubblico ha confermato questa sensazione con un fragoroso applauso alla fine della proiezione.

The Case of Majella McGinty di Kirsten Sheridan ci trasporta nel mondo superficiale di una bambina che travisa la realtà a causa della sua poca esperienza e per questo ci fa tanto sorridere. La piccola è convinta che la madre abbia ucciso il padre e che lo zio l’abbia sotterrato. Il padre ritorna e lei lo prende per un fantasma. In verità è morto il nonno che alle fine lei immaginerà mangiare dolci con la nonna in un paradiso a sfondo bianco. Divertente.

Bofetada di Aron Benchetrit è un breve film grottesco che con le sue esagerazioni conquista subito il pubblico. La recitazione dei tre attori è perfetta. Da vedere.

To Have and to Hold di John Hardwick è un breve film che sfrutta la simbologia dell’unione per mettere lo spettatore a disagio. Un uomo ed una donna mano nella mano in automobile hanno un incidente. Quando lei si sveglia scopre che il suo uomo è morto e, cosa che nessuno si aspetterebbe, che la sua mano si è irrigidita a tal punto da non darle modo di liberarsi. All’inizio sembra rassegnata ma poi, trovato un vetro inizia l’opera di segatura del polso. Terminata la potatura degli ultimi legami affettivi, la donna si dirige verso la sua nuova vita. Forzato nella sceneggiatura che non evidenzia abbastanza l’aspetto visionario della mano bloccata. In questo caso lo spettatore vive una crescita ma non crede a quello che ha appena visto. Scadente.

 


 

Mercoledì 20 giugno 2001

 

sala 2   ore 22:30

Prvo, Smrtno Iskustvo di Aida Begic.

Un cortometraggio dalle inconfondibili caratteristiche critiche ma dotato di una capacità di ironizzare sulla realtà. Un giovane vignettista di Sarajevo si trova nella necessità di dover dimostrare di essere vivo ma la burocrazia gli si pone contro senza dargli possibilità di uscire dalla sua bara. Si, il giovane è stato dichiarato morto all’inizio della guerra da una sedicente zia che si è presa la casa della madre. Un meraviglioso corto che realizza una ironica metafora riguardante la perdita di identità di un paese. La narrazione scorre come un fiume in piena e lascia lo spettatore divertito e consapevole. Un applauso meritatissimo.

 

Ore 23:00   Sala 1

Acting Out di Davide Dapporto ed Edoardo Iannini.

Un corto dalle caratteristiche inconfondibilmente moderne. Sfruttamento di musiche ritmate ed un ragazzo in corsa aprono questo lavoro frutto di un montaggio attento che lascia lo spettatore in tensione per tutta la durata della visione. Un giovane ossessionato dalla sua ex finisce per ucciderla. Non proprio il massimo della novità a livello narrativo ma ottimamente girato.

La terribile alluvione d’ottobre di Alberto Gigante.

Un documentario si trasforma in fiction quando un ladro poco credibile, con occhialini tondi e fare un po’ strano, si impadronisce della troupe, divenendo il centro della nuova narrazione. Tratto da accadimenti reali, il corto prende una strada delirante e tocca il ridicolo nel momento in cui il personaggio parla di quanto odia le persone che sporcano la città gettando una bottiglia di plastica dal finestrino. Muore annegato lasciando un incredibile disinteresse nelle persone che lo stavano riprendendo. Poco curato nella sceneggiatura ma sicuramente divertente.

Change the world di Riccardo Costa.

Un delirio sul quale si spendono dolly a non finire.

Il trombettiere dei morti di Maurizio Maggiani/Paola Polito.

Non fanno affatto segreto del fatto che nulla conoscono del mondo dell’audio-visivo, Maggiani e la Polito. Raccontano come stanno realmente le cose: eravamo in macchina, abbiamo intervistato un trombettiere e tornati a casa abbiamo montato il materiale sul nostro Mac. Il romanziere Maggiani esalta le parole del trombettiere e svilisce completamente l’immagine ridotta ad essere una macchia di nessuna importanza. Non è un caso che la maggior parte del quadro sia di colore nero e che in alcuni punti tutto lo schermo diventi nullo. E’ un artista della parola che cerca di individuare il modo di tratteggiare una linea che congiunga la narrazione al cinema. In realtà il suo lavoro ci trasporta in un’atmosfera immaginifica di quelle che proviamo quando leggiamo un libro ovvero quasi tutto è lasciato alla nostra immaginazione. Scarso come cortometraggio ma ottimo come esperimento.

 


 

Giovedì 21 giugno 2001

 

Camera di David Cronemberg.

Un corto molto interessante che vede l’alter ego del maestro raccontare un sogno vissuto dallo stesso Cronemberg. Tutto il racconto viene ripreso da una troupe di bambini. Il sogno che l’attore ci racconta consiste nel veloce invecchiare del regista mentre, in una sala cinematografica, assiste alla proiezione di un film. Una breve incursione nella mente di chi fa cinema che ci lascia intuire i mille tarli che affliggono l’artista i quali possono arrivare fino a fargli pensare di poter contrarre una malattia dal mondo nel quale lavora. Decisamente di origine psicanalitica, questo corto ha il pregio di alleggerirsi con la presenza dei bambini che sembrano giocare a fare il cinema. Un bellissimo contrasto che ci dice quanto il gioco del cinema possa poi trasformarsi nella inesorabile malattia del cinema.

 

Ore 23:00   Sala 1

Premiazione

Banditi di Tommaso Lipari

Una nota particolare merita quest’ultimo in quanto a soli sedici anni porta a casa due riconoscimenti. Il secondo come giovane promessa del montaggio.

 

Il trombettiere dei morti di Maurizio Maggiani e Paola Polito

Si è fatto notare per il linguaggio sicuramente desueto ma forse era il caso di premiare un vero regista e lasciare Maggiani al suo lavoro di scrittore.

 

Il giovane produttore Pier Giorgio Bellocchio ha consegnato il premio “Digital Desk”.

 


 

I VINCITORI DI ARCIPELAGO9

Festival Internazionale di Cortometraggi e Nuove Immagini

 

L’ANIMAZIONE VINCE AD ARCIPELAGO

Alla presenza di Rossana Rummo direttore della Direzione Generale per il Cinema e dei giurati Luigi Lo Cascio, Edoardo Winspeare, Mario Sesti, Antonio Rezza, Emanuela Giordano, si è svolta la premiazione dei corti vincitori della nona edizione del FESTIVAL ARCIPELAGO, Festival Internazionale di cortometraggi e nuove immagini che si è chiusa ieri, giovedì 21 giugno, a Roma.

L’animazione vince la nona edizione del Festival Arcipelago. TRE DEI PREMI PRINCIPALI VANNO A DEI CORTI ANIMATI, casualmente proprio quest’anno che Arcipelago ha dedicato all’animazione italiana un’ampia retrospettiva con oltre 100 titoli. Vince il concorso nazionale (ConCorto) L’ODISSEA - PITTURA ANIMATA di Alessia Lucchetta - L’Odissea raccontata attraverso dei quadri animati - sei mesi di lavoro per ottenere quadro dopo quadro, pennellata dopo pennellata, una storia di 9 minuti che narra tutte le avventure di Ulisse. E’ animato anche il corto IL GIORNO CHE VIDI I SORCI VERDI di Simone Massi, come Miglior Contributo Artistico. Infine PIZZA PASSIONATA, il corto animato finlandese di Kari Juusonen è il secondo vincitore del concorso Internazionale OndeCorte. Primo Premio di OndeCorte va invece a ROBA DA UOMINI (MESKA SPRAWA) di Slawomir Fabicki (Polonia) - la storia di un ragazzo che in una società maschilista e violenta trova come unico rapporto possibile l’amicizia con un cane.

Scoperta della nona edizione di Arcipelago è senz’altro Tommaso Lipari, il più giovane regista italiano che debutta a soli 16 anni con Banditi (corto sul mondo dei writers che dipingono i treni e i muri delle città), viene premiato con il Premio Pablo per la distribuzione e per il miglior montaggio “Premio Primavera del montaggio” dell’Associazione Montatori Cinematografici.

Tra gli altri premi citiamo LA FLAMME di di Ron Dyens (Francia) - finto film d’epoca che improvvisamente come nelle pellicole di un tempo prende fuoco - vincitore del Concorso Internazionale Online, Corto.Web, concorso realizzato con Interact, dedicato ad opere realizzate per la rete (lo si può vedere fino a novembre su www.cortoweb.tv). I vincitori della sezione eMovie/Storie Digitali (Concorso Internazionale Nuove Immagini) sono invece FAUX PLAFOND di Francois Vogel (Francia) miglior cortometraggio in Computer Animation, COPY SHOP di Virgil Widrich (Austria) Miglior Cortometraggio in Video Digitale, mentre agli italiani THE GLUBBER di Marco Carminati e LE GOBBE NEL GIARDINO di Maria Castellana va il premio Miglior cortometraggio italiano ex equo.

STRISCE di Pietro Durante e Lorenzo Terranera è infine il vincitore di VideoRome, Video Concorso Romano realizzato in collaborazione con la Mediateca Roma (il tema di quest'anno era "Curve calde").

 

 

Tutti i premi di Arcipelago 9:

 

Onde Corte - Concorso Internazionale Cortometraggi

Miglior Cortometraggio Internazionale
Roba da uomini
(Meska Sprawa) di Slawomir Fabicki (Polonia)

Premio Speciale della Giuria
Pizza Passionata
di Kari Juusonen (Finlandia)

Menzione Speciale della Giuria
Buone Maniera a tavola (Tous a Table) di Ursula Meier (Svizzera/Belgio/Francia)
e
Prima esperienza di morte (Prvo, Smrtno Iskustvo) di Aida Begic (Italia/Bosnia)

 

ConCorto - Concorso Nazionale Cortometraggi

Miglior Cortometraggio
L’Odissea - Pittura animata di Alessia Lucchetta

Miglior Contributo Artistico
Il giorno che vidi i sorci verdi di Simone Massi

Premio Studio Universal "A noi piace corto"
YA RAYAH di Claudio Pazienza

Premio Pablo
Banditi di Tommaso Lipari

Premio “Primavera del Montaggio” dell’AssociazioneMontatori cinematografici per il Miglior giovane montatore Tommaso Lipari per
Banditi di Tommaso Lipari

Menzione Speciale della Giuria a
Giovane coppia in grande salute di Manuela Cassano
Il trombettiere dei morti di Maurizio Maggiani e Paola Polito
Nico D’Alessandria: Un delirante insuccesso di Claudio di Mambro e Marco Venditti

 

eMovie/Storie Digitali - Concorso Internazionale Nuove Immagini

Miglior Cortometraggio in Computer Animation
FAUX PLAFOND di Francois Vogel - Francia

Miglior Cortometraggio in Video Digitale
COPY SHOP di Virgil Widrich - Austria

Miglior Cortometraggio Italiano
Ex equo: 
THE GLUBBER di Marco Carminati - Italia
LE GOBBE NEL GIARDINO di Maria Castellana - Italia

 

Corto.Web - Concorso Internazionale Online

Miglior Cortometraggio - Premio della Giuria
LA FLAMME di Ron Dyens - Francia

Miglior Cortometraggio - Premio 35mm.it del Pubblico On-line (I corti sono visibili su www.cortoweb.tv fino a novembre, quando verrà attribuito il premio dal pubblico)

 

VideoRome - Video Concorso Romano

Premio Mediateca Roma
Strisce di Pietro Durante e Lorenzo Terranera

Menzione Speciale della Giuria
Poppalappio di Alessandro Merluzzi

 

 

Le immagini della premiazione sono disponibili su www.cortoweb.tv.

 

 

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