UNA STORIA VERA
(The Straight Story)

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REGIA:    
David LYNCH

PRODUZIONE: U.S.A./Francia  -   1999

DURATA:  111'

INTERPRETI:
Richard Farnsworth,
Sissy Spacek, Harry Dean Stanton, Everett McGill

SCENEGGIATURA:
David Lynch, Mary Sweeney, John Roach

FOTOGRAFIA:
Freddie Francis

SCENOGRAFIA:
Jack Fisk

MONTAGGIO:
Mary Sweeney

MUSICHE:
Angelo Badalamenti

Trama

Alvin Straight, vecchio agricoltore ormai in pensione, e non in buona salute, saputo che il fratello, con il quale ha interrotto i rapporti da dieci anni, ha avuto un infarto, decide di attraversare l'America dallo Iowa al Winsconsin, per riconciliarsi con lui. E non potendo giudare un'auto e non gradendo l'altrui giuda, decide di intraprendere il viaggio a bordo di un tosaerba, al quale attacca un rudimentale carrozzone, arrangiato  per l'impresa.

Recensioni

 

 

 

L'America con gli occhi della vecchiaia

Diverso e unico rispetto ai precedenti film di Lynch, questo narra una storia vera, e come recita il titolo originale "dritta". Potrebbe considerarsi un film "on the road", ma i suoi ritmi sono, al contrario, molto lenti, misurati, voluti, con un linguaggio stringato e mai sopra le righe. Si attraversa un'america rurale, fatta di campi di mais, di colture, di cieli tersi, lontana dalla solita immagine stereotipata e frenetica che ne abbiamo, le cui inquadrature danno un senso di pace. Anche gli incontri che il protagonista fa durante il suo viaggio sono pacati, tranne quello con una automobilista che con disperazione gli racconta di aver ucciso, giudando, tredici cervi. Con un coetaneo rievoca racconti di guerra ormai lontani, ma sempre vivamente presenti; ad un giovane che gli chiede quale è la cosa peggiore della vecchiaia risponde "il ricordo di quando eri giovane", a due gemelli litigiosi ricorda con saggezza quanto sia importante il rapporto tra fratelli. Traspare da tutto il percorso narrativo una riflessione, quasi un'elegia alla vecchiaia (ed anche alla morte) , ma con dignita', non celandone, pero' la sofferenza, la tristezza, le limitazioni fisiche, l'accettazione di tutto cio' da parte del protagonista, che spera solo di arrivare in tempo per trovare il fratello ancora vivo, riverberando l'immagine di loro due bambini , intenti a rimirare le stelle nel cielo. Bravissimo Richard Farnsworth nei panni del protagonista e credibile l'impaccio e la tristezza di Sissy Spacek , che interpreta il ruolo della figlia.

Mara Taloni


Lynch. Il cinema è lo sguardo

Vediamo per la prima volta Alvin Straight sul pavimento della casa che divide con la figlia Rose, in posizione orizzontale, quasi paralizzato al suolo e incapace di alzarsi. Poco prima abbiamo sentito un tonfo, inatteso e assordante. S'insinua in noi il presagio della morte, un presagio che ci accompagnerà inesorabile per tutto il film , anche nei suoi momenti più solari e bucolici. 
Ha la consistenza lieve ma inattaccabile della deriva l'ultimo film di David Lynch, la deriva di un corpo abbandonato al compiersi di un'azione definitiva, forse l'ultima della propria vita. La caparbietà di Straight, la forza morale sospinta dal peso della memoria, porta l'anziano protagonista a intraprendere un cammino gravoso ma inarrestabile, forte della propria lentezza e della propria metodicità attraverso solari pitture di paesaggio e cupi notturni momenti temporaleschi. C'è una forza motrice che sospinge lentamente questo viaggio nel suo delicatissimo compiersi, una forza che sovviene ancora più forte nel momento in cui il viaggio s'interrompe dopo poche centinaia di metri provocando la reazione pacatamente violenta di Straight che culmina con l'omicidio a fucilate del suo vecchio tagliaerba, operazione di rottura "forte" che assume i toni scaramantici e pagani del sacrificio, trasportando il viaggio in una dimensione temporale lontanissima, del tutto estranea al concetto di spostamento istantaneo, violento e indolore caratteristico della società contemporanea, spostamento che nella sua incontrollata velocità ignora la terra su cui avviene. Il viaggio di Straight nella sua infinita lentezza recupera antichi legami col mondo circostante, con la terra e con i suoi sterminati campi dorati che sfuggono dai bordi delle splendide panoramiche aeree, con il cielo e con i suoi violenti temporali che riversano al suolo piogge torrenziali, luci di lampi e tuoni assordanti. Il cammino del protagonista si trova ad essere intarsiato di cupe notti cimiteriali che si dissolvono dentro albe rossastre e luminose; sono infatti spesso splendide dissolvenze incrociate a decretare fine o principio di molte sequenze, conferendo così all'incedere del film un carattere di fluidità e dolcezza.
The straight story si rivela essere un'opera magistrale sulla memoria di un'esistenza rivissuta all'ombra dell'incombere della morte e conferma David Lynch come una delle realtà più geniali del panorama cinematografico internazionale odierno; insomma un capolavoro e un saggio splendido sulla purezza dello sguardo cinematografico sul mondo.

Stefano Trinchero


Semplice rettilineo

Semplicemente verso la Fine, lungo immense pianure, senza scorciatoie, massaggiando le ferite del cuore al chiarore delle stelle: la parabola di Alvin Straight giaceva nelle colonne del New York Times, finché la compagna (e montatrice) di Lynch non ha letto, in questo bizzarro on-the-road di 317 miglia, l'autodeterminazione purificatoria di un uomo che vuole riunire i ramoscelli (i fratelli) per non vederli spezzati (le gambe non lo sorreggono più). Il cantore della Metà Oscura raccoglie premuroso questa favola (vera) di speranza e abbandona le lenti deformanti con cui ha sempre osservato le infiltrazioni maligne sulla Buona Terra, allarga lo sguardo con le magnifiche lenti del direttore della fotografia Freddie Francis e si fa cullare dai paesaggi in carrello lento (il tagliaerbe), lasciando che le inevitabili crepe nell'idillio sfreccino via rumorose (i suoni innaturali di camion, auto e silos), addormentando gli spettri del passato con la saggezza della vecchiaia e un'esistenza temprata nel dolore. Lo spartitraffico di STRADE PERDUTE è dritto, se piove basta ripararsi, gli incidenti si superano con la generosità della brava gente, gli elementi stravaganti (dal mezzo di locomozione al gruppo di ciclisti fino ai cervi dal Nulla) sono parte integrante della realtà. Semplice. Il dolly in apertura scende lentamente e scopre un quadretto buffo/inquietante alla TWIN PEAKS: la musica di Badalamenti s'interrompe, la tensione salpa nel silenzio, s'ode un sordo tonfo. Da questo punto in poi, vestito di VELLUTO BLU, Lynch avrebbe elaborato la sua poetica dell'instabilità (Farnsworth è caduto a terra): ma questa è una Straight story, ci si rialza in piedi e si procede verso la luce, calpestando i dispettosi folletti, con fare assertivo che chiama a raccolta gli angeli a quietare il CUORE SELVAGGIO. Lungo il percorso può capitare di dover dispensare la propria saggezza ai giovani (la ragazza incinta, i gemelli litigiosi), fare i conti con i rimorsi (il racconto di guerra al reduce è straight, vero: un'esperienza vissuta da Farnsworth), con le proprie debolezze (l'alcolismo esorcizzato con una Miller Light), con vari ostacoli e la corsa contro un tempo abnorme (bisogna sempre prendere la strada più lunga e tortuosa, porta più lontano): tutto serve per rivedere il sereno cielo stellato e riconciliarsi con la vita.

Niccolò Rangoni

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