HACHIKO -  IL TUO MIGLIORE AMICO
 (Hachiko: a Dog’s story)

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REGIA: Lasse HALLSTRÖM

PRODUZIONE:  U.S.A.   -   2009   -   Drammatico

DURATA:  93'

INTERPRETI:
Richard Gere, Joan Allen, Sarah Roemer, Jason Alexander

SCENEGGIATURA: Stephen P. Lindsey

FOTOGRAFIA: Ron Fortunato

SCENOGRAFIA: Chad Detweiller

MONTAGGIO: Kristina Boden

COSTUMI: Deborah Newhall

MUSICHE: Jan A.P. Kaczmarek

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Trama

Un professore di musica trova per caso un cane smarrito alla stazione e se ne prende cura. Il cane lo ricambierà con una fedeltà senza tempo.

Recensioni

 

 

 

La storia, realmente accaduta, era già stata raccontata nel film giapponese "Hachiko Monogatari" del 1987. Qui abbiamo la versione americana e divistica, ma la razza e la provenienza del cane sono rimaste le stesse (fedeltà o tocco esotico?).
Hachiko parla di un uomo che si innamora, letteralmente, di un cane, e, pur potendo contare sull’affetto quasi idilliaco della sua famiglia, trova in esso un appoggio, una compagnia, un punto di riferimento saldissimo. Come dire che anche chi sembra avere tutto e non conoscere vuoti affettivi può nascondere il bisogno di un rapporto di tipo diverso in grado di arricchire moltissimo la sua esistenza.
Il cane, da parte sua, fa il cane: compagno di giochi e presenza affidabile nella quotidianità, fedele al di là del tempo. E’ lui ad accompagnarlo al lavoro augurandogli (virtualmente) buona giornata, ed è lui il primo ad accoglierlo quando torna la sera, un appuntamento ed un’attenzione calda e rassicurante a cui diviene impossibile rinunciare.
Quando poi una morte improvvisa fa mancare al padrone il suo appuntamento serale col cane, Hachiko non dimentica e non abbandona il suo posto, fino alla fine dei suoi giorni.
Il film non riesce però a sviluppare un copione articolato che vada al di là del rapporto inscindibile tra l’uomo ed il suo cane (operazione che riusciva molto meglio, ad esempio, all’altro grande successo recente, Io & Marley). C’è anzi da riconoscere alla pellicola la capacità di reggere l’intera durata del film con un soggetto tanto esile senza annoiare troppo.
Ci sono alcuni momenti divertenti (la gag con la palla e quella con la moffetta) e l’animale scelto è anche in questo caso molto carino – il che costituisce sempre un valore aggiunto nelle pellicole per famiglie, e la razza akita è cinegenica ed inusuale – tuttavia la sensazione è che la chiave del successo stia soprattutto nell’esaltazione di un rapporto (d’amore/d’amicizia) immortale.
Hachiko è una storia romantica, non solo tenera. Romantica per le sue dinamiche e, soprattutto, per la sua capacità di superare la morte e divenire simbolo (come è la statua realmente costruita in Giappone a memoria di Hachiko).
Ed è forse questa capacità di creare l’atmosfera il pregio di una pellicola peraltro modesta e, inevitabilmente, ricattatoria. Con questo materiale e questa sovrabbondanza di sentimento si poteva calcare sulla commozione in modo molto meno delicato ed accettabile, e questo ad Hallstrom va riconosciuto.
Richard Gere ci mette il nome, la sua recitazione è come al solito niente di speciale.

Raffaella Saso
pubbl. 29-01-2010

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