THE WEATHER MAN - L'Uomo delle Previsioni
(The Weather Man)

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REGIA:    
Gore VERBINSKI

PRODUZIONE:  U.S.A.   -   2005   -   Commedia

DURATA:  102'

INTERPRETI:
Nicolas Cage, Michael Caine, Hope Davis, Gemmenne de la Peña, Nicholas Hoult, Michael Rispoli, Gil Bellows

SCENEGGIATURA: Steve Conrad

FOTOGRAFIA: Phedon Papamichael

SCENOGRAFIA: Daniel B. Clancy

MONTAGGIO: Craig Wood

COSTUMI: Penny Rose

MUSICHE: Hans Zimmer

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Trama

La vita di David Spritz conosciuto come "L'uomo delle previsioni".

Recensioni

 

 

 

Hello America

Girare un film sobrio e divertente ma allo stesso tempo originale non è un’operazione che molti registi riescono e realizzare, soprattutto se si cerca di trasmettere un messaggio che per quanto semplice sia risulta curioso ed esplicativo del malessere sotterraneo che è parte integrante di un certo strato agiato delle società americana. L’uomo delle previsioni David Spritz ha due figli ed è divorziato dalla moglie; insoddisfatto della sua esistenza, vive costantemente nel timore di tradire le aspettative che suo padre, il grande scrittore Robert Spritz, ripone in lui. L’incapacità di affrontare una vita da adulto, caratterizzata da scelta importanti e da responsabilità chiaramente maggiori e crescenti rispetto alla passata giovinezza, risulta un peso insopportabile per questo ragazzo che ancora non si sente un uomo e che deve trovare la sua dimensione all’interno di questa collettività, dove apparentemente è impossibile avere dei problemi, ma che in realtà rende insoddisfatti tutti per un verso o per l’altro, dove le gioie sono effimere ed i rapporti umani risultano caratterizzati da una superficialità ed un opportunismo disarmanti. Usando spesso la strategia del flashback, il regista Gore Verbinski fa luce sul passato di David (esilarante il racconto di tutto quello che i suoi “ammiratori” gli hanno tirato addosso, dal felafel alla Coca Cola) ed arriva in maniera delicata, non andando mai sopra le righe, a tessere una trama compatta e lineare che indubbiamente non ha nella fantasia o nel colpo di scena le sua armi migliori, ma che riesce con precisione a rappresentare i personaggi che la animano, rendendo la visione di questa produzione oltremodo gradevole, e stimolando nello spettatore una sorta di immedesimazione nel protagonista, che lotta giorno dopo giorno per conquistare il suo posto al sole, rendendosi perfettamente conto di quanto la sua vita si sia allontanata, previsione dopo previsione, da quello che lui sperava sarebbe stata. Non viene indicata in questa opera una strada precisa per affrontare l’esistenza, ma ci viene mostrato un modo per salvarsi, giusto o sbagliato che sia, che non produrrà la migliore delle esistenze possibili, ma che appare l’unico, simboleggiando un compromesso al quale bisogna scendere per sopravvivere. Nobilitano la resa finale della produzione le prestazioni del convincente Nicolas Cage e di un Michael Caine immenso e sempre perfettamente sul personaggio, contribuendo a rendere piacevole ed interessante la visione di questo scorcio d’America, che ogni giorno si sveglia sempre più tristemente uguale se stessa.

Matteo Catoni


L’uomo senza qualità

Dave Spritz si può considerare un uomo arrivato: ha un lavoro come metereologo televisivo molto ben remunerato, un padre premio Pulitzer, una moglie da cui è separato e due figli. Eppure, nonostante gli agi di una vita in discesa, il bilancio di mezza età non è positivo e pende inesorabilmente verso l'infelicità. A ben guardare, infatti, dietro l'apparenza delle tappe sociali compiute al momento giusto, non c'è un solo aspetto della sua esistenza che gli procuri reale soddisfazione. Il lavoro è un "vuoto pneumatico" per cui non sono richiesti particolari talenti, se non telegenia e capacità di muoversi con destrezza davanti a un blue-screen. La ex-moglie lo odia ed è in procinto di risposarsi, la figlia è grassa e indolente, il figlio è in cura da più psicologi, non tutti affidabili, e il padre, dalla personalità schiacciante, si scopre malato di tumore. Per Dave Spritz è arrivato il momento di reagire, di tornare a sorridere, ma la risalita, dopo anni spesi colpevolmente a porsi le domande sbagliate, non sarà facile. Le fiacche premesse di un'ennesima variante al rodato copione della "seconda opportunità", vero e proprio chiodo fisso della cultura americana, si scontrano fortunatamente con una sceneggiatura in grado di evitare retorica e melassa. Steve Conrad imprime infatti alla narrazione un taglio tutt'altro che edificante, riuscendo anche ad evitare di crogiolarsi nella mestizia del perdente. Il protagonista vaga in un limbo di mediocrità che, pur con un filo di speranza dato dalla consapevolezza, resta tale anche dopo la parola fine. Nelle mani di Gore Verbinski, abile professionista della macchina da presa privo di un "tocco" riconoscibile, il brillante copione di Conrad si ammanta di tonalità plumbee e di una regia al servizio del racconto e degli interpreti. Determinante quindi il contributo del cast, in cui si distinguono un Michael Caine carismatico e silente e un Nicolas Cage in perfetta sintonia con l'interiorità del personaggio (basta vedere il contrasto tra lo sguardo di perenne afflizione e il gaudio simulato nelle apparizioni televisive). Efficace l'ambientazione in una Chicago invernale, idoneo contrappunto al gelo degli stati d'animo, valorizzata dalla fotografia livida di Phedon Papamichael, e perfetto il collante delle note reggae in salsa elettronica di Hans Zimmer. Per una volta la commedia ha il coraggio di essere adulta, di sporcarsi le mani toccando temi scabrosi e di cercare il sorriso, perlopiù amaro, senza sbracare nella gag fine a se stessa. Poi, alcuni passaggi sono fin troppo scoperti, come la metafora tra l'imponderabilità delle previsioni del tempo e il caos della vita; così come suona un po' didascalico l'utilizzo ripetuto di arco e frecce per rappresentare la volontà del protagonista di ritrovare un centro. Ma sono elementi perdonabili di quello che si caratterizza come uno dei più incisivi prodotti mainstream sull'altra faccia del sogno americano, quella fatta di grigiore, ordinarietà e frustrazione. A metà strada tra il geniale sarcasmo di "Election" e i luoghi comuni con stile di "American beauty".

Luca Baroncini

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Spazio lettori

 

 

Nicolas Cage interpreta il ruolo di David Spritzel, nome d’arte in TV *Spritz*, un conduttore televisivo *dal cognome rinfrescante* che introduce le previsioni del tempo in un’emittente di Chicago, i cui facili successi professionali non trovano riscontro nella vita privata costellata di fallimenti e suscitano parallelamente le invidie dei comuni telespettatori, che non perdono occasione per importunarlo.
Il padre di David, Robert Spritzel, scrittore di successo dalla personalità schiacciante (ennesimo cameo a tutto tondo di un infaticabile Michael Caine) scopre di avere un linfoma che gli lascia pochi mesi di vita e in seguito a questa drammatica svolta narrativa prende corpo la volontà di riscatto e insieme di rivalsa di David, sotto il profilo professionale come in quello umano.
Un intreccio molto “americano” scritto da Steve Conrad e diretto da Gore Verbinski, che traspone sullo schermo l’immagine di un Uomo Senza Qualità che per amore del proprio padre si riscatta da se stesso, dipingendo in pochi lividi tratti un impietoso e disincantato ritratto della società americana contemporanea con i suoi superficiali stereotipi. La gente comune giudica David per come appare in TV e gli getta addosso prodotti di MacDonald’s, simbolo di un’America che predilige cibi di scarsa qualità, poco nutrienti e inconsistenti proprio perché va di fretta e non riesce a soffermarsi sui veri valori della vita, quegli affetti che lo stesso David ha sempre trascurato e che rischiano di sfuggirgli di mano.
Le situazioni sono a volte così genuinamente americane da risultare del tutto estranee se non addirittura incomprensibili per chi non conosca intimamente la natura dei cittadini born in U.S.A. né riesca a comprendere fino in fondo le loro abitudini. Come quella del funerale da vivo, solenne cerimonia ufficiale che la madre di David organizza per il marito ormai prossimo alla fine, invitando amici e parenti che possano congedarsi da lui salutandolo però da vivo. Chi scrive immagina le reazioni che una tale iniziativa susciterebbe ad esempio in un festeggiato partenopeo… O la parata finale dei carri delle famiglie americane più influenti, che fa emergere il proprio status symbol ma parallelamente ne mette in piazza i drammatici limiti. O ancora la distratta superficialità della ex moglie di David, che non si accorge dei problemi dei propri figli e non se ne prende cura, troppo impegnata a progettare il futuro matrimonio con l’odiato (e odioso) antagonista ciccione di David.
Le battute-chiave del film vengono pronunciate da Nicolas Cage e da Michael Caine.
“Quando ero piccolo immaginavo me stesso divenuto adulto e mi figuravo intriso di così tante qualità… Mano a mano che crescevo però, queste qualità si riducevano sempre più e anche le possibilità che mi si prospettavano e le identità che avrei potuto assumere diminuivano ogni anno, fino a diventare una sola, quella che rappresento: L’Uomo Delle Previsioni Del Tempo” – David *Spritz*
“Sempre fast food, mi lanciano solo fast food. Cibi che la gente preferisce gettare via piuttosto che consumare fino alla fine, perché sono cibi facili, hanno un sapore gradevole, ma non ti danno alcun nutrimento. Io sono fast food” – David *Spritz*
“Per raggiungere un obiettivo, per ottenere qualcosa che abbia valore, devi fare un sacrificio. Sai che la cosa più difficile e la cosa giusta da fare di solito coincidono? Niente che abbia davvero significato è facile: il concetto di facile non rientra nella vita da adulti” – Robert Spritzel.
L’intento del regista non è dare un insegnamento, ma più probabilmente mostrare che il riscatto di un uomo qualunque, di un perdente dato per scontato, passi spesso attraverso gesti semplici - simboleggiati dalla costanza con cui David si applica al tiro con l’arco per raggiungere un obiettivo vero e fare centro nella propria vita - come rinnovare il look della figlia sovrappeso, sostenere il figlio contro le molestie di un pedofilo, cercare di riconquistare l’amore della ex moglie, tutto questo anche per meritarsi la fiducia e la stima del padre morente. Un tantino retorico forse, come l’analogia tra l’imprevedibilità del destino e gli incontrollabili effetti farfalla delle tendenze elaborate per il tempo atmosferico. Eppure The Weather Man è una commedia tragica e coraggiosa, che mette in luce l’altra faccia del Sogno Americano.

Annalisa Ghigo


Matteo
Catoni

Luca
Baroncini

 

     
           
 

 

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