VAI E VIVRAI
(Va, vis et deviens)

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REGIA:    
Radu MIHAILEANU

PRODUZIONE:  Francia   -   2005   -   Drammatico

DURATA:  140'

INTERPRETI:
Moshe Abeba, Roschdy Zem, Yael Abecassis, Sirak M. Sabahat, Moshe Agazai, Itzhak Adgar

SCENEGGIATURA: Alain-Michel Blanc - Radu Mihaileanu

FOTOGRAFIA: Remy Chevrin

SCENOGRAFIA: Eytan Levy

MONTAGGIO: Ludo Troch

SUONO: Eric De Vos

MUSICHE: Armand Amar

SITO WEB

Trama

1984. In seguito alla tremenda carestia che ha colpito l’Etiopia il piccolo Salomon, bambino cristiano, si finge un Falasha (ebreo etiope) per scampare alla morte e venire accolto nello Stato di Israele. Cresciuto si è rifatto una famiglia (adottiva), una vita, una donna ma deve mantenere il segreto.

Recensioni

 

 

 

Pioggerella nel deserto

Cinema sulla barricata quello di Mihaileanu, di profondo impegno e respiro rabbioso, che iscrive nel capitolo della memoria l’evocazione di una tragedia misconosciuta in Occidente, spesso distorta in Oriente; almeno sulla carta. Come in TRAIN DE VIE, al fine di sopravvivere, la dissimulazione è regina: ma l’amarognola ironia sposa stavolta il puro film di sentimenti, sapori e passioni forti, non privo della giusta ferocia etnico-religiosa (l’eterno conflitto tra israeliani ed ebrei neri africani), dell’essenziale tratteggio rituale (la dottrina, le dispute, il calendario), dell’occhiata fugace sulla piega storica (il Kuwait).
Spinoso giudicare una filmografia tanto alternativa (il film è francese ma il regista rumeno), lontana eppure accattivante, da salutare gioiosamente per il solo fatto di esserci, qui ed ora nelle nostre sale: ma VAI E VIVRAI, malgrado la solare passione per il narrato e l’urgenza di parlare – forse vittima di questo -, non diventa mai significativo. Ambienti sfaccettati, situazioni dannatamente complesse vengono descritte ma facilmente risolte (Salomon è “rosso” anziché “nero” per la sua innamorata): se il plot non si dispiega nella consueta ripartizione di ruoli a scopo dimostrativo (marito: perfetto israeliano impassibile vs moglie: emozionale dal grande cuore, destra vs sinistra, intolleranza vs comprensione etc.) questo è innaffiato da sentimentalismo di riporto (i dialoghi con la luna/madre) o semplicemente involuto su sé stesso e presto ripetitivo. In tanto lacrimevole rimestare, talvolta si affacciano momenti armonici e spaccati d’impatto (la scenata davanti alla scuola, il campo lungo finale) ma soffrono la netta minoranza: il film, per dirla tutta, scandisce chiara ogni cosa ma conclude mestamente che chiunque ha avuto un’infanzia drammatica da grande farà il medico. Evita il disastro un cast di onesti lavoratori, la più professionale Yael Abecassis, Roni Hadar è bellissima ma questo non significa nulla. Pochi stimoli sotto la sabbia, letteralmente divorati nel dettaglio dell’opera a tesi.

Emanuele Di Nicola

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Emanuele
Di Nicola

5

Stefano
Coccia

7

 

     
           
 

 

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