LA
TIGRE E LA NEVE
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Il poeta Attilio corre in Iraq al capezzale della donna amata. Farà di tutto per accudirla e salvarle la vita. Ma la guerra imperversa. |
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Poeticamente
abita Attilio I poeti moderni, ma anche i
“laureati” e gli accademici, avranno di che storcere il naso di fronte
alla concezione quasi “medievale” della poesia che si palesa nella Tigre
e la Neve. Altro che Ungaretti, Montale, la Yourcenar, per non parlare
di Borges, probabilmente inseriti a forza da un Cerami sempre più
“doppio comico” di Tonino Guerra: Benigni si è fermato a Dante. Da un
punto di vista di teoria e prassi della letteratura, il suo poeta ingenuo
e fuori dal mondo (banalmente: dimentica dove ha parcheggiato la macchina;
più in profondità: non accetta, consciamente, il dato di fatto,
sguazzando come un alieno nelle tragedie, cedendo alla lacrima solo in
rarissime occasioni), catapultato nel mezzo di una guerra di cui ignorava
l’esistenza, preso com’era a (ri)conquistare un amore perduto per
“eccesso di altruismo”, sembra essere cresciuto nella Firenze del
‘300, e questo può essere un pregio o un difetto, dipende dai punti di
vista. Occorre tuttavia domandarsi se sia davvero un “poeta della
parola”, o piuttosto un folletto saltabeccante e dallo sguardo puro
autore di una raccolta di poesie che, avendo un titolo che coincide con
quello della pellicola, sono subito da collegare al loro specchio filmico.
Traducendosi in gesti, azioni, parole filmate, nell’abitare poeticamente
il mondo, le poesie non dette e non lette (grazie a dio) del poeta Attilio
sono i suoi sogni solo latamente interpretabili secondo le teorie
freudiane (niente trasfigurazione simbolica, niente “spostamento”
dell’oggetto d’amore), la sua “ignoranza del reale” (e del
“principio di realtà”, di cui il vigile del sogno, l’amico
Battiston e il dottore iracheno sono i rappresentanti), il suo
“ottimismo disperato”, spinto fin dove la volontà si tramuta in beata
rassegnazione, il suo amore assoluto, quello che “fa muovere il cielo e
le altre stelle”, per Vittoria. Le sue metafore prendono vita
nell’immagine cinematografica. E’ il mondo la pagina bianca di
Attilio, sono la quotidianità con cui giocare o l’orrore da percorrere,
sempre poeticamente, anche perché, sembra suggerire il film, solo una
poesia utopistica, come fuga dal mondo, può sopravvivere alla guerra,
agli orrori del nostro secolo (mentre il poeta ancorato alle brutture del
mondo, l’impegnato ed l’indignato Fuad/Jean Reno non potrà che
scegliere altre vie o il silenzio). Manuel Billi |
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Meriti e limiti del nuovo film di Roberto Benigni Roberto Benigni è un artista coraggioso. Un artista
che non esita spesso a lanciarsi in sfide rischiose e delicate quando ne
senta l’esigenza. Anni fa’ riuscì con La
vita è bella nell’intento, apparentemente impossibile, di far
sorridere e commuovere allo stesso tempo sulla tragedia dell’ Olocausto. Francesco Zurlo |
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Manuel Billi 6 |
Daniele |
Niccolò |
Raffaella Saso 5 |
Emanuele Di Nicola 4½ |
Stefano Coccia 5½ |
| Hans Ranalli 5½ |
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