ROMANZO
CRIMINALE
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Trama |
Dai primi Settanta alla fine degli anni Ottanta, attraverso le vicende di tre criminali (Libanese, Freddo, Dandi) si ricostruisce la storia di coloro che insanguinarono Roma: la banda della Magliana. |
| Recensioni
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Cane mangia cane Placido ci prova: dopo il flop
planetario di OVUNQUE SEI serviva la scaltrezza della volpe, oppure
l’ingenuità del pazzo, per adattare uno dei più complessi e
sfaccettati romanzi della nostra recentissima letteratura. Roma è un
regolamento di conti a cielo aperto, un’infinita guerra intestina che
divora sé stessa, strade parallele che si baciano o si uccidono, il sorriso
sposa la barbarie, il pugno si scioglie nella carezza. Emanuele Di Nicola |
| Commenti
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Tutto sommato Secondo chi scrive, Romanzo
criminale di Giancarlo De Cataldo è un libro decisamente
sopravvalutato. I suoi difetti principali consistono nella
caratterizzazione dei personaggi, debole e impacciata, e nella
pretestuosità dell’intreccio noir, smaccata e macchinosa. In evidente
difficoltà con il procedimento di sottrazione stilistica, spesso De
Cataldo ricorre all’espediente introspettivo del “pensò” o
all’illustrazione scolastica degli schemi mentali delle
sue creature, impedendo loro di conquistare una sufficiente autonomia
drammatica e ingombrando il tessuto narrativo di continue spiegazioni. Alessandro Baratti Placidi crimini (cine)romanzati Esiste prima di tutto una
topografia della violenza che né le pagine di De Cataldo né tanto meno
le immagini del film di Placido riescono a evocare, una situazione (in
senso etimologico) di luoghi violenti e violati (perché la violenza è
una spirale inesorabile che incomincia dal degrado urbano, ambientale).
Fughe impossibili di angeli di una miseria programmata attraversano la
desertificazione morale di una realtà geopoliticizzata; Ostia, Acilia,
Magliana rappresentano l’esproprio di un’urbanità che ha abdicato a
se stessa lasciando un vuoto di cose e di persone riempito solo da un
diffuso malessere. Uno spazio liminare che nessuna amministrazione osa
gestire (né ha mai osato farlo), un’inquietudine geografico-sociale
come caos di elementi che qualcuno ha deciso di controllare. Roma caput
mundi. La stolida ingenuità di qualche angelo dell’ignoranza pretende
di rievocare mefitica mente fatiscenti imperialismi, aggregati di uomini
legati per istinto di sopravvivenza si gettano in una impresa più grande
delle loro speranze e più faticosa delle loro intelligenze. Il Libanese,
il Freddo, il Dandi, Bufalo, animali da crimine, ragazzi di strada. Mauro F. Giorgio La meglio giovenTV Il
film gode di una regia vigorosa, col Leone di C’era
una volta in America a far da nume tutelare nella violenta saga dei
giovani amici-criminali come negli improvvisi squarci lirici; e se questi
ultimi sono per lo più di maniera, non lascia indifferenti il modo
intenso ma secco con cui viene mostrata la fine di alcuni personaggi, che
cadono a terra spalancando sul vuoto gli occhi stupefatti e offuscati
dall’alito della morte. La sorda energia che anima Romanzo
criminale è nutrita da uno spirito non riconciliato con la storia
nazionale recente, e ha il merito di mettere in evidenza il talento di
Rossi Stuart, Santamaria e Favino, oltre a giovarsi del geniale
istrionismo di Massimo Popolizio. È anche da rimarcare la bella idea di
un linguaggio romanesco inventivo e di aspra qualità letteraria – una
musica violenta e più seducente dei colpi di pistola che
l’accompagnano. Hans Ranalli |
| Spazio
lettori
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Romanzo Criminale o d’Appendice? Se il libro di Giancarlo De
Cataldo, come lo stesso autore si affrettava a ribadire fin dal titolo,
era più che altro un romanzo criminale, seppur in odore di realtà,
il film di Michele Placido non va al di là di una qualsiasi fiction criminale,
preferendo costantemente l’inverosimiglianza facilona alla realtà. Mattia Mariotti |
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Emanuele Di Nicola 6 |
Alessandro |
Daniele |
Manuel Billi 7½ |
Mauro F. Giorgio 4½ |
Luca Baroncini 6 |
| Hans Ranalli 6½ |
Matteo Catoni 7 |
Stefano Coccia 5 |
Niccolò Rangoni 7½ |
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