NELLA
MENTE DEL SERIAL KILLER
(Mindhunters)
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Trama |
Otto cadetti dell’FBI devono superare l’ultima prova prima di diventare profiler, gli psicologi addestrati per catturare i serial killer. Lo scenario dove avverrà la simulazione è un’isola disabitata e attrezzata dai Navy Seals per le loro esercitazioni. Dovranno trovare il luogo del crimine, tracciare il profilo dell’assassino e trovarlo nel più breve tempo possibile. Ma tra i cadetti si nasconde un serial killer e quella che doveva essere una simulazione si trasforma in una trappola mortale per i membri del gruppo. Isolati dal resto del mondo, gli aspiranti profiler dovranno decifrare le tracce disseminate dal killer e scoprire chi di loro è l’assassino. |
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Una versione contemporanea dei 10 piccoli indiani Torna dietro la macchina
da presa Renny Harlin, regista e produttore di film ad alto budget, dopo
il flop de “L’esorcista – la genesi”. Lecito dunque aspettarsi la
sua nuova prova da regista () con qualche riserva. “Nella mente del
serial killer” è un thriller con forti componenti horror nel quale
sostanza del whodonit si esprime attraverso una messa in scena viscerale.
Il film si colloca nella fascia alta del genere thriller, con una
confezione di tutto rispetto. Massimiliano Troni Sette piccoli americani La filmografia di Renny Harlin (tra gli altri "58 minuti per morire", "Cliffhanger", Blu profondo", "Driven") vanta titoli perlopiù sovrapponibili in cui l'azione, di solito ben condotta, si scontra con psicologie elementari, motivazioni approssimative e caratteri stereotipati. Anche "Nella mente del serial killer" non sfugge alla regola. Il problema è che lo schema classico previsto dalla sceneggiatura (sette persone in un luogo isolato che cominciano ad essere uccise da un serial-killer innescando vicendevoli sospetti) si sviluppa puntando proprio sulle capacità di introspezione dei personaggi. Gli elementi del gruppo ambiscono infatti a diventare "profiler", cioè fini conoscitori della psiche umana in grado di elaborare, appunto, un profilo del serial-killer di turno. Ma non basta blaterare sui punti deboli di ognuno per approfondire animi e intenti: quello che ne risulta è soltanto una somma di luoghi comuni in cui a dominare è una psicologia spicciola che riduce ogni personaggio a un aggettivo. Non mancano poi le solite false piste, portate però avanti in modo così maldestro (almeno alla luce della soluzione finale) da rivelarsi insulsi tentativi di ingannare lo spettatore. Idiozie e schematismi del copione a parte, se si decide di stare al gioco (e bisogna deciderlo razionalmente, perché il film non ha la forza di intrappolare) l'intrattenimento funziona, grazie soprattutto alle suggestioni scenografiche, alla scansione fin troppo febbrile dei sanguinosi eventi e alla curiosità di sapere chi sfuggirà al massacro. Tra le note di demerito anche il cast. Il migliore è Christian Slater, ma scompare troppo presto; il peggiore è sicuramente Li Cool J: ha costantemente una non-espressione da sit-com che incide non poco sulla scarsa resa drammatica delle sequenze (troppe!) di cui è protagonista. Gli altri si adattano con medio trasporto (chi troppo, chi poco) alla convenzionalità dei caratteri che sono chiamati ad incarnare. Luca Baroncini |
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L’Incapace Quello che piace di Renny Harlin è la sua profonda ignoranza: non sa fare nulla in particolare ma lo fa dannatamente bene. Ricicla una storia antidiluviana, la gira da bastardo sanguinolento, ce la scodella addosso senza vergogna: da copione estivo (l’anno scorso parlavamo di RIPPER), il serial killer è (mal)trattato con la sarcastica riverenza del Mito. Non bastava quindi l’assassino ed il suo cacciatore, Harlin entrando nella mente va oltre: come evocare il maggiore dei serial killer, forse quello “definitivo”, di sicuro il più simpatico e sfacciato? Semplice. Coniare una nuova spassosa categoria: il serial killer di cacciatori di serial killer. Quando è il fantasma ad acchiappare il Ghostbuster: il tutto attraverso una regia da operaio specializzato, che coniuga la tecnica alla barbarie. Mica male per un inetto, c’è da divertirsi. Emanuele Di Nicola |
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