LA
MARCIA DEI PINGUINI
(La Marche de l'Empereur)
Scheda
Trama
Recensioni
Commenti
Spazio lettori
Voti
|
|
Trama |
La periodica odissea migratoria dei pinguini "imperatori" attraverso gli insidiosi territori antartici, allo scopo di riprodursi sulla stabile penuria della banchisa. |
| Recensioni
|
Pur non potendo competere con gatti, topi e cani, i
pinguini possono comunque vantare una filmografia di tutto rispetto. Dopo
essere apparsi saltellanti e allegri in Mary Poppins, psicopatici e
micidiali in Madagascar - senza contare il paradossale pinguino freddoloso
de I tre caballeros - i pinguini ci vengono mostrati per la prima volta
eroici in questo documentario sulla loro difficile missione di riprodursi. Raffaella Saso (Oboo) Che vitaccia sti pinguini! Nelle remote profondità dell'Antartide i pinguini imperatore compiono ogni anno una lunga marcia per raggiungere il luogo più adatto per riprodursi. Il ciclo della vita segue un rituale tutt'altro che semplice, la cui riuscita ha del miracoloso. Già l'impervio cammino iniziale miete le prime vittime, ma è dopo l'accoppiamento che cominciano i maggiori problemi. Al comparire dell'uovo, infatti, la femmina passa il fragile involucro al compagno, che per due mesi lo protegge con il calore del corpo mantenendolo in equilibrio precario sulle zampe. Intanto la futura madre si dirige stremata verso l'oceano in cerca di cibo. Alla nascita del piccolo, ritornano le madri e se ne vanno i padri, fino a quando i cuccioli non saranno abbastanza autonomi per staccarsi definitivamente dai genitori. Ovviamente la selezione naturale è durissima e sono in tanti a non farcela. Tra venti a centocinquanta chilometri all'ora, gelo in agguato costante e predatori affamati, portare a compimento la missione riproduttiva è impresa quanto mai ardua. Nemmeno per la troupe capitanata da Luc Jacquet deve essere stato facile affrontare condizioni climatiche e ambientali così proibitive. Il risultato, però, sorprende visivamente ma delude per il tono favolistico adottato dalla narrazione che, cercando di compiacere la platea infantile, svilisce il forte potenziale delle immagini. La voce fuori campo del pur bravo Fiorello, infatti, carica di enfasi e retorica la maggior parte delle sequenze, sottovalutando le capacità deduttive dello spettatore. Particolarmente fastidiosa, poi, l'umanizzazione psicologica dell'animale, con l'attribuzione ai pinguini di sentimenti, pensieri ed emozioni prettamente umani. È una scappatoia che nei cartoni animati permette spesso di ironizzare sulle debolezze dell'uomo, consentendo l'immedesimazione dello spettatore, ma in un documentario risulta del tutto fuori luogo. Anche perché la natura messa in scena è già di per sé talmente peculiare e spettacolare che non si capisce davvero per quale motivo si sia deciso di banalizzarla attraverso un commento pedante che assume i toni fastidiosi di una catechesi sulla famiglia. Geniale ma ingannevole il marketing, che ha dichiarato "La marcia dei pinguini" vincente su "La guerra dei mondi", dimenticando di spiegare la differenza tra "media per sala", effettivamente più alta per il documentario, e "incasso complessivo", che ha invece ampiamente premiato il film di Steven Spielberg. Luca Baroncini |
| Commenti
|
| Spazio
lettori
|
|
Raffaella Saso 8½ |
Niccolò |
Daniele |
Luca Baroncini 6½ |
Fabio Sajeva 7 |
|
Homepage Prime visioni Archivio