LA
FABBRICA DI CIOCCOLATO
(Charlie and the Chocolate Factory)
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Trama |
Willy Wonka, eccentrico magnate del cioccolato, mette in palio cinque golden tickets all’interno delle barrette; chi li troverà potrà visitare l’affascinante e misteriosa fabbrica. Charlie è un bambino povero ma la speranza è l’ultima a morire. |
| Recensioni
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A world of impure imagination Tim Burton lo sfrontato: dopo il film chiave BIG FISH, e
prima del ritorno all’animazione di CORPSE BRIDE (di cui già si gode un
gustosissimo trailer), particolarmente temeraria è stavolta l’impresa
del californiano. WILLY WONKA AND THE CHOCOLATE FACTORY (da quel geniaccio
di Roal Dahl) è una fiaba amatissima dagli americani, misconosciuta da
noi ma radicata laggiù nell’immaginario collettivo con la prepotenza
della sola MARY POPPINS: offrire questo remake, è chiaro, può essere
boccone dolceamaro, facendo leva sul bacino popolare – per raccogliere
il discorso sullo storytelling che Burton coltiva da sempre – ma
contemporaneamente impigliandosi in esso. Un nodo, questo, che accompagna
irrimediabilmente la pellicola e non sarà mai sciolto del tutto. Emanuele Di Nicola Cinderella Boy La musica di Danny Elfman accende lo schermo con la
divertente sequenza che accompagna i titoli di testa: in un tripudio di
colori e marchingegni sofisticati prende forma la mitica tavoletta di
cioccolato di Willy Wonka. Cinque incarti nascondono altrettanti biglietti
d'oro che permetteranno ai fortunati vincitori di vivere un'intera
giornata a stretto contatto con il folle creatore di quell'universo
affascinante e misterioso. La brillante partenza lascia presagire un tuffo
nella magia, ma le più che lecite aspettative trovano insormontabile
ostacolo nelle trappole moraleggianti del solito racconto edificante. La
fedeltà al libro di Roald Dahl finisce infatti per limitare la creatività
del geniale Tim Burton, che prova ad annerire la storia, ma finisce per
restare invischiato in una stucchevole melassa. Fin dall'inizio, con la
scusa della favola, viene proposto un modello di famiglia quasi aberrante
per il buonismo che lo caratterizza: padre lavoratore che viene licenziato
ma se ne fa subito una ragione, madre casalinga sempre dietro a tagliare
cavoli, bambino tanto buono, modesto e sognatore, con contorno di ben
quattro nonni, tra il petulante e il dormiente, che condividono
serenamente lo stesso lettone. Nonostante tutto vada per il peggio, il
sestetto accantona qualsiasi pulsione e vive, perlopiù d'aria, in una
topaia sbilenca in totale armonia. Ovviamente il bambinetto sarà uno dei
cinque fortunati a trovare l'incarto dorato e, ancora più ovviamente,
sbaraglierà la concorrenza nel raggiungimento del premio "più
meraviglioso che ci sia". Tra l'altro con ben poca fatica, vista la
esasperata antipatia degli avversari. Si dirà che la trama è solo uno
degli elementi del film e che l'estro di Burton ha modo di esprimersi al
meglio nel fantastico mondo dello schizzato protagonista, ma se è vero
che le coloratissime scenografie e alcune idee (il chewingum che
sostituisce un pasto completo, la cascata di cioccolato, gli scoiattoli
addestrati per sbucciare le noci) soddisfano l'occhio e divertono,
l'insieme non decolla mai, ingessato in un ritmo blando che si affida
unicamente all'iterazione. Lo stesso schema narrativo, infatti, viene
ripetuto ben quattro volte, una per ogni moccioso in gara (protagonista
perfettino escluso): tour all'interno della fabbrica, interruzione a causa
dell'insolenza di uno dei bambini, conseguenza devastante, stacchetto
cantato. Eh sì, perché la conclusione di ogni siparietto viene affidata
allo show musicale, grottesco e pieno di citazioni, degli "Umpa-Lumpa",
una sorta di pigmei tutti uguali con la faccia identica a quella di Tony
Renis (una forza lavoro, tra l'altro, ideologicamente discutibile).
L'anima del progetto dovrebbe essere l'ennesimo freak affidato al talento
interpretativo di Johnny Depp, ma anche la sua prova risulta sottotono:
ammicca al dark ma lo evita, prova a esagerare ma si frena, e vaga con
insipido candore distribuendo battute moscie e sguardi stralunati.
Perfetto per il ruolo sarebbe stato l'insopportabile Paul Reubens, già
compagno di Burton nelle scorribande nonsense di "Pee-Weès Big
Adventure", ma le sue scelte sessuali lo hanno portato fuori mercato.
Forse, però, è proprio il personaggio a non godere di sufficiente
approfondimento. Basta pensare alla problematicità solo apparente del suo
conflitto, risolta senza un vero perché nel finale sbrigativo e
riappacificatore (con tanto di inciso fuori campo, caso mai qualcuno non
avesse capito). Luca Baroncini |
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lettori
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Leccornie
e bontà d’animo Ancora
una volta Tim Burton dà libero sfogo al suo genio creativo e fantastico, in
un film per grandi e piccini. Silvia Badon |
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Emanuele Di Nicola 6 |
Daniele |
Manuel |
Niccolò Rangoni 7 |
Hans Ranalli 6 |
Luigi Garella 5½ |
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Luca Baroncini 5 |
Matteo Catoni 6½ |
Raffaella Saso 7 |
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