LE
CRONACHE DI NARNIA: IL LEONE, LA STREGA, L'ARMADIO
(The Chronicles of Narnia: The Lion, the Witch and the
Wardrobe)
Scheda
Trama
Recensioni
Commenti
Spazio lettori
Voti
|
|
Trama |
Durante la seconda guerra mondiale quattro fratelli vengono mandati dalla madre lontano da Londra, assediata dai bombardamenti. Nell’immensa casa di campagna in cui deve attendere la fine della guerra la sorella più piccola scopre che entrando in un armadio apparentemente normale è possibile accedere ad una terra incantata di nome Narnia. |
| Recensioni
|
Guardare oggi il film Il leone,
la strega e l’armadio è come leggere il romanzo da cui è tratto: non
si fa che paragonarlo con Il signore degli anelli e ripetere con un po’
di delusione quanto l’opera.tolkeniana fosse più ricca, complessa,
suggestiva ed adulta. Raffaella Saso Merry Xmas & Happy Easter
Cartman
For my book report, I read The Lion, The Witch, and the Wardrobe.
It was very very good. Have you read it, Mr. Garrison? Cartman è un baro e un figlio di sultana, ma sa coniugare
sintesi e preveggenza: il film di Adamson (quarto adattamento del romanzo
di Lewis, dopo una serie televisiva anni Sessanta e due film per il
piccolo schermo) è uno sconclusionato feuilleton per l’infanzia che
saccheggia il mondo delle fiabe, riciclandone temi e figure, e dimentica
che il racconto fantastico, più che di animali parlanti, eroici fanciulli
e streghe implacabili, ha bisogno di robustezza narrativa e sfrenata
visionarietà. NARNIA parte bene, con un’inaspettata e a suo modo
toccante descrizione di un mondo reale divenuto ostile e incomprensibile
per i quattro fratelli, allontanati dalla madre e rinchiusi in una dimora
gotica i cui angoli oscuri sono il combustibile ideale per i sogni di un
bambino (la prima incursione di Lucy nel bosco innevato). La bruma
dell’ambiguità (il fauno adescatore) si dissolve ben presto in favore
della doverosa contrapposizione luce/tenebre (cui si aggiunge, viva
l’originalità, quella fuoco/ghiaccio), i litigi familiari scivolano
nello sceneggiato di stampo freudiano (Peter e Susan, inaciditi genitori
dei fratelli minori), il romanzo di formazione (i doni magici, il delatore
pentito) è liquidato senza troppa convinzione, la buona novella
(morte e risurrezione del leone, ebbene sì) è ridicola nella sua spiccia
meccanicità, il posticcio, interminabile clangore delle battaglie soffoca
l’incanto – non irresistibile – di scenografie e animazioni
digitali. Fra giovani attori incolori [con la parziale eccezione di
Skandar Keynes (Edmund)] e guest star discutibili (Babbo Natale) emerge
senza sforzi lo charme disumano di Tilda Swinton, Circe congelata che ha
la tetra, sprezzante ironia delle streghe di Andersen e delle regine di
Shakespeare (“Dispera e muori!”: RICCARDO III), sciaguratamente
costretta a sparire nel nulla dopo la prevedibile sconfitta. Stefano Selleri Non aprite quell'armadio Come sarebbe bello trovare un passaggio segreto verso un mondo sconosciuto fatto della materia dei sogni, dove la realtà può essere tranquillamente messa tra parentesi. Nel film "Insalata Russa", di Jurij Mamin, la porta-finestra di un appartamento di San Pietroburgo si affacciava direttamente sui tetti di Parigi. Nel lungometraggio di Andrew Adamson, tratto dalla saga di C.S. Lewis, l'armadio di una vecchia casa conduce invece nel magico mondo di Narnia, vittima del maleficio di una strega che impone l'inverno perenne. Ad aprire il varco tra cappotti e pellicce è la piccola Lucy, sfollata nella campagna londinese insieme alla sorella e ai due fratelli durante il secondo conflitto mondiale. La prima parte, quella della scoperta, è l'unica riuscita. Fa piacere che la storia non corra a perdifiato ma si soffermi sul senso di meraviglia, così come non dispiace la caratterizzazione dei quattro giovani protagonisti, desiderosi di fuggire da un presente in cui la fatica di crescere si affianca al dramma della guerra. Peccato che la guerra sia centrale anche oltre la soglia dell'armadio, dove i sogni prendono la sconsolante forma di un'ideologia aberrante. I quattro ragazzi diventano infatti, come da antica profezia, paladini di un Bene la cui strada è lastricata di cadaveri. La guerra "inevitabile" e "giusta", oltre ad essere edulcorata (non si vede una goccia di sangue), viene data per scontata senza il minimo approfondimento, glissando su qualsiasi sfumatura che possa mettere in discussione l'agire dei personaggi. Si dirà che è la saga di Lewis a propugnare certi valori e che il film di Adamson si limita a dare visione a un pilastro della letteratura, ma l'assenza di dubbi e la dastrica semplificazione con cui gli eventi corrono nella seconda parte è un problema di organizzazione della sceneggiatura. Così come l'esaltazione della morale conservatrice sottesa al racconto è un problema della regia pedestre di Adamson, incapace anche di trovare l'epico laddove ce ne sarebbe assolutamente bisogno. Come si fa, dopo la trilogia di Peter Jackson, a impostare una battaglia con così poco pathos, dove la spettacolarità assume le banali forme di un videogioco in cui tutto è virtuale, e si vede, e dove basta la risurrezione di un leone che parla come Dan Peterson (mai scelta di doppiaggio - Omar Sharif - fu più infausta) per far trionfare la giustizia? Nella piattezza degli sviluppi si distinguono la carismatica Tilda Swinton, cui basta un'occhiata per lasciare il segno, i due castori digitali, i cui battibecchi suscitano moderata simpatia, e la piccola Georgie Henle, che ha una naturale spontaneità davvero contagiosa. Fa rabbia, però, pensare che il suo viso espressivo e ingenuo venga utilizzato per comunicare la stessa morale logora di sempre, basata su una visione implacabilmente manichea che il tempo pare non essere ancora stato in grado di aggiornare al buon senso. Può avere poco a che fare con il cinema, ma se è il cinema a spacciare per edificante una storia in cui: Babbo Natale regala spade, archi, frecce e pugnali per combattere; per essere Buoni bisogna per forza trasformarsi in Eroi; la massima ambizione è diventare "Flagello dei Lupi"; il successo si esprime nel ricevere una corona che ti rende superiore agli altri; il Male è una tentazione da cui si può guarire attraverso il riscatto; quattro ragazzini uccidono allegramente sciabolando a destra e a manca e vantandosi del truce operato; beh, se tutto questo passa per "corretto" ed "educativo" (non dimentichiamo che si tratta del film Disney di Natale destinato alle famiglie,) è quello stesso cinema a dovere essere messo in discussione. Andando oltre la forma, peraltro debole, e ponendo difese per arginare la inaccettabile sostanza. Luca Baroncini |
| Commenti
|
| Spazio
lettori
|
Sotto
l’egida della megaproduzione disneyana, il regista neozelandese Andrew
Adamson - autore di Shrek I e II, in cui ha prestato la voce a
due differenti personaggi, nonché supervisore degli effetti speciali di due
episodi di Batman versione anni ’90 – si cimenta nella
difficile trasposizione cinematografica del primo dei sette episodi delle
Cronache di C.S. Lewis (una nuova Rowling?) impegnandosi anche in qualità di
sceneggiatore. Annalisa Ghigo La
mia opinione su “Le Cronache di Narnia.. ” si riassume in una sola
parola : superfluo. Fabiano Tarlao |
|
Raffaella Saso 7 |
Stefano |
Luca |
Hans Ranalli 5½ |
Niccolò Rangoni 6 |
Stefano Coccia 5 |
Homepage Prime visioni Archivio