IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL
(Hauru no ugoku shiro)

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REGIA:    
Hayao MIYAZAKI

PRODUZIONE:  Giappone   -   2004   -   Animazione

DURATA:  119'

PERSONAGGI:
Sophie (Roberta Pellini), Howl (Francesco Bulckaen), La Strega delle Lande (Ludovica Modugno), Calcifer (Luigi Ferraro), Markl (Furio Pergolani), Madam Suliman (Maria Pia Di Meo), Heen (Daijiro Harada)

SCENEGGIATURA:
Hayao Miyazaki
(dal romanzo di Diana Wynne Jones)

ART DIRECTION:
Yoji Takeshige - Noboru Yoshida

EFFETTI VISIVI: 
Mitsunori Kataama- Michiyo Yasuda - Atsushi Okui

MONTAGGIO: 
Takeshi Seyama

SUONO: 
Kazuhiro Wakabayashi

MUSICHE: 
Joe Hisaishi - Youmi Kimura

SITO WEB

Trama

Inghilterra, fine Ottocento. La piccola Sophie lavora nel negozio di cappelli appartenuto al padre deceduto e viene tiranneggiata dalla madre a caccia di nuovi mariti. Casualmente, incontra il bellissimo mago Hawl, in fuga dagli scagnozzi della perfida strega delle terre desolate. Quest’ultima, mossa da invidia, trasforma Sophie in una vecchietta novantenne. La claudicante nonnina si mette alla ricerca del famigerato castello errante di Howl, l’unico in grado di liberarla dall’incantesimo. Ma sarà il potere dell’amore a farle riassumere l’antico sembiante e a far ravvedere la regina guerrafondaia.

Recensioni

 

 

 

Il Tempo dell'Amore

Dopo le vette toccate con il suo capolavoro (La città incantata), il grande disegnatore giapponese dal tratto inconfondibile si sposta, o meglio, torna nella propria Europa immaginaria, dopo aver reinventato l’Italia del Ventennio in Kurenai no buta (Porco Rosso). Questa volta, l’oggetto della propria re-visione è l’Inghilterra di fine Ottocento.
Partendo da un racconto di una misconosciuta scrittrice inglese (Diana Wynne Jones, forse la J. K. Rowling fin de siècle), Miyazaki declina la “realtà” vittoriana secondo i principi cardine della propria visione e la popola dei personaggi che fanno oramai parte del suo coerente mondo poetico: vecchine intraprendenti, ragazzi ambigui e fascinosi, nemici a tutto tondo che cedono al volere del “buono” palesando le proprie debolezze, teneri e buffi animaletti ed “elementi” antropomorfizzati dall’evidente valore simbolico (il fuoco parlante, primo motore immobile del castello errante di Howl, nonché fiamma amorosa onnipotente). Il Male, come sempre, trova la sua ipostasi in esseri viscidi dal ventre molle o in anziane signore apparentemente perbene (come la proprietaria delle terme per spiriti di Sen to Chihiro no Kamikakushi): qui, gli scagnozzi gommosi della flaccida strega o la regina guerrafondaia che, per poter lanciare indisturbata bombe “intelligenti” sulla popolazione inerme, ha trasformato l’erede al trono pacifista in uno spaventapasseri.
Filtrando i luoghi comuni del viaggio nel regno della fantasia attraverso una lente deformante in grado di offuscarne o, per contro, irrigidirne i contorni, rovesciando alcuni di essi in nome di una fiducia smisurata, tutta orientale, nell’uomo e nel potere della saggezza di chiara ascendenza buddista (la vecchiaia non più età della debolezza e del declino ma della forza e di una riacquisizione di sé che fa il paio con la raggiunta consapevolezza e pace dei sensi), lo sguardo del genio nipponico non si perita di rispettare le regole del racconto fantastico innestando, nel ceppo proppiano, “germi” di pura e “anarchica” poesia visiva: il racconto, per questo, conosce imprevedibili deviazioni, in barba ai diktat delle categorie assolute del Tempo e dello Spazio - la seconda è disattesa diegeticamente con l’ubiquo castello di Howl, la prima viene incenerita dalla fiamma amorosa (nella scena che potremmo definire dell’archeomagia). L’amore, parallelamente, sospende l’incantesimo della protagonista facendole riassumere per brevi tratti, quasi seguendo le intermittenze del suo cuore, l’originario sembiante.
Una straordinaria riflessione sul Tempo, sulla perenne lotta intrapresa dall’uomo per sconfiggerlo e magico panegirico sull’amore, unico sentimento in grado di far tacere le bombe ed infrangere la barriera che separa l’uomo dalla Natura (si ascolti con attenzione la canzone che chiude, come sempre in Miyazaki, il film).

Manuel Billi


Un tonico per lo spirito

Il maestro Hayao Miyazaki parla un linguaggio universale in grado di superare qualsiasi confine e di raggiungere direttamente il cuore. Non ci sono trucchetti da sceneggiatore consumato o furbe trame per invischiare l'emotività dello spettatore, ma un semplice narrare toccando le corde dell'inconscio. La grande capacità di Miyazaki è di costruire un'impalcatura razionale imprescindibile, che consente un'istintiva immedesimazione, e di arricchire continuamente il racconto con dettagli capaci di aprirsi un varco in quel punto oscuro e ben difeso dove nascono le emozioni. Anche con "Il castello errante di Howl", passato frettolosamente nella bolgia di titoli presentati al Festival di Venezia, il miracolo si compie. Lo spunto è un romanzo fantasy per ragazzi, scritto dall'inglese Diana Wynne Jones, ma l'epoca vittoriana e l'ambientazione europea non limitano in alcun modo la creatività del regista che riesce, con la consueta sensibilità, a comunicare un punto di vista prezioso. Come ne "La città incantata", la protagonista è una ragazza che deve affrontare una sorta di percorso iniziatico per trovare se stessa e il proprio posto nel mondo; e come in tutte le sue opere, bene e male viaggiano a braccetto, facce intercambiabili di un'unica medaglia. Attraverso una leggerezza priva di giudizio e di fastidiosi intenti educativi, Miyazaki racconta le difficoltà della vecchiaia, la necessità di credere in se stessi e nelle proprie capacità, l'assurdità della guerra, il potere salvifico dell'amore. Nella visione del regista nulla è mai come sembra e ogni incontro può celare un'opportunità o un pericolo. Il suo film è un invito a non fermarsi all'apparenza delle cose, ma a buttarsi senza rete nell'intrico della vita, imparando ad accettare ciò che la vita stessa può offrire. Senza rassegnazione, ma lottando per acquisire una consapevolezza il più delle volte risolutiva. La profondità dei temi trattati passa attraverso una forma superlativa, in cui la tecnica è al servizio del racconto. Perfettamente caratterizzati i personaggi, mai banali nell'ambivalenza che li contraddistingue, ed equilibrata la narrazione, a volte cupa, altre volte rassicurante, ma sempre dosata con grazia e acume. Molte le sequenze da mozzare il fiato: dalla passeggiata iniziale nel cielo, con cui Howl salva la giovane Sophie dai demoni, alla trovata geniale di una porta in grado di aprirsi ogni volta su paesaggi diversi. Dando concretezza ai sogni, il maestro Miyazaki costruisce un'altra opera importante, in cui il cartone animato incontra la poesia e diventa emozione.

Luca Baroncini

 

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Spazio lettori

 

 

Un castello errante carico di magia

Sophie è una diciottenne senza troppe ambizioni; fa la cappellaia nel negozio della madre. Non sembra come le altre ragazze, nella sua semplicità non dà molta importanza alla bellezza fisica, convinta di non possederne.
Howl invece è un terribile e bellissimo mago di cui si dice mangi il cuore delle fanciulle; imprigionato da un patto con il demone del fuoco, nasconde il suo passato e un segreto che lo rendono così leggendario.
Questo non è uno struggente e melodrammatico Disney né un robotico complicatissimo manga.
Tratto dal romanzo per ragazzi di Diana Wynne Jones, finalmente un film d’animazione senza personaggi che sembrano usciti da qualche videogioco o fumetto.
“Il castello errante di Howl” è un capolavoro, sia dal punto di vista grafico che narrativo, di un autore come Hayao Miyazaki, già veterano di premi con “La città incantata” del 2003.
Questo regista dimostra come nel cinema odierno ci sia ancora posto per i cartoni disegnati a mano, ispirati alle storie per l’infanzia, e non solo per effetti speciali realizzati con la tecnologia.
La sua storia però non è soltanto bella per gli occhi, ha un significato profondo, molto attuale, che tocca l’animo umano: la difficoltà di accettarsi dentro e fuori e trovare la propria strada.
Questa è la sfida da affrontare per Sophie che, colpita dalla maledizione della Strega delle Lande, perde la giovinezza trasformandosi in una vecchietta. Per conquistare il cuore del bel mago quindi non potrà usare l’arma della bellezza ma la sua forza interiore e il suo coraggio.
Al centro della storia di Miyazaki c’è il rapporto con il proprio corpo. Con la vecchiaia Sophie acquista un’attenzione particolare per il funzionamento di quella macchina straordinaria che prima ignorava con scarsa autostima, il suo corpo cambia viaggiando tra le varie età, secondo i suoi stati d’animo e la maturazione che conquista. Lo stesso mago, da creatura temibile e oscura, si trasforma in capriccioso essere umano con la paura di invecchiare.
Il regista ci dice che la bellezza non è sempre segno di felicità e di ricchezza interiore, riprendendo un tema da “La bella e la bestia”: un bellissimo giovane può trasformarsi in belva e una ragazza in vecchietta decrepita.
La riacquisizione della libertà per l’uno e della giovinezza per l’altra diventa quindi un percorso di crescita e il raggiungimento di un equilibrio personale.
Nel mondo di Miyazaki streghe, sortilegi, magie, si mescolano alla gente comune nella sconosciuta cittadina delle Lande dove le leggende popolari si scontrano con la dura realtà della guerra. Una guerra che serpeggia sottile come tema ossessionante in tutta la vicenda fantastica, ma senza dare chiare indicazioni su quale sia la posta in gioco o i due eserciti combattenti.
I bei paesaggi da sogno vengono spezzati dal grigiore di macchine distruttive volanti come la bellezza di Howl può trasformarsi in mostruosità. Dietro ogni facciata, bella o brutta che sia, possono nascondersi lati insidiosi ma in questa  favola è solo questione di tempo, quello necessario ad Howl per recuperare la sua interiorità autentica e a Sophie la sua autostima.
Anche il mondo intorno a loro riuscirà ad assestarsi e a costruire la pace.

Silvia Badon


Lungometraggio animato di rara grazia e bellezza - che, nella versione americana, si avvale delle voci originali di molti grandi attori e attrici, tra cui spiccano Jean Simmons, Lauren Bacall e Christian Bale - accurato nella confezione e nei colori, connotato da una maggiore densità di fotogrammi che rende l’animazione molto più fluida e scorrevole di quanto non ci abbiano da sempre abituato i vari cartoons made in Japan trasmessi in TV.
Ma Il Castello Errante non è solo questo.
E’ una fiaba antimilitarista, dove fantasia e sogno poetico prendono il sopravvento sul realismo.
Il giovane mago Howl da bambino ha ceduto alle lusinghe della magia fine a se stessa e ha rapito una stella, trasformandola suo malgrado nel cuore pulsante della sua anima, rapitagli per sempre dal demone dell’egoismo. Da quel momento vaga da una Landa all’altra trovando ogni volta rifugio nel suo bizzarro castello errante (la cui struttura rimanda per certi versi al Barone Di Münchhausen) rubando il cuore a giovani donzelle in una sorta di pena del contrappasso. La cornice è quella fiabesca delle lande nordiche, in cui sono incastonati paesini con atmosfere d’altri tempi degne della migliore tradizione dei Fratelli Grimm. Ma in sottofondo una guerra incessante e inutile incalza la vita dello stesso mago, costretto a fuggire perennemente dai fantasmi della sua cattiva coscienza e infine da se stesso. Durante una di queste fughe s’imbatte nella giovane Sophie, piccola eppure già adulta e responsabile nell’esercizio puntuale e quotidiano del suo lavoro di modista nella sartoria della madre. L’incontro tra le due anime, quella triste e tormentata di Howl e quella serena e volitiva di Sophie, imprime al racconto una svolta narrativa al contempo drammatica e romantica. La prepotente Strega delle Lande, invaghitasi essa stessa di Howl, getta sulla malcapitata Sophie un terribile sortilegio, trasformandola in una vecchietta. Questa svolta filmica è spunto narrativo per evidenziare le difficoltà legate alla condizione della vecchiaia ma anche per sviluppare ulteriormente le già innate doti di intelligenza, saggezza, affidabilità e astuzia di Sophie. L’essenza demoniaca della stella rubata da Howl gli aveva sottratto il cuore, materializzandolo in un simpatico e allegro focolare – chiamato Calcifer in contrapposizione a Lucifer - che obbedisce solo a Howl stesso ma che si piega alla ferma volontà della sua innamorata Sophie.

Il plot a disegni animati si dipana attraverso scenari a tratti apocalittici (le sequenze degli inseguimenti aerei) a tratti mistici (la visione del lago che trasmette a Sophie una sensazione di serenità e di calma) a tratti introspettivi (l’indagine psicologica sui singoli personaggi) a tratti comici (l’inserimento di figure di contorno comunque importanti per lo svolgimento della storia).
I piani di lettura possono essere i più disparati, dal momento che il regista lascia aperte le porte a tutte le interpretazioni possibili.
Si potrebbe allora dare una lettura di matrice storica con rimandi al Nazismo che divora l’anima oppure agli attuali scenari di politica internazionale. Oppure si potrebbe focalizzare l’aspetto psicologico e introspettivo della fiaba, vale a dire la sovrapposizione di piani evolutivi differenti: l’infanzia scanzonata rappresentata dal bambino del castello; l’adolescenza che si affaccia al sogno, incarnata da Sophie e Howl in modalità tanto contrapposte da essere complementari; la mezza età frustrata e annoiata trasposta nelle figure - entrambe ambigue - della madre di Howl e di quella di Sophie; la vecchiaia indesiderata eppure vissuta con consapevole fierezza da Sophie; quella contrapposta della Strega delle Lande, volubile, egoista e superficiale (eppure entrambe risolte nella sofferenza).
Insomma, la fantasia creativa sprizza da tutti i pori di una storia che a suo modo vuole trasmetterci un messaggio: a volte la dolcezza e l’amore riescono a vincere anche gli ostacoli più impervi. Con la forza della Dolcezza e dell’Amore, Sophie riuscirà a liberare Howl dai suoi incubi e a spezzare gli incantesimi della Strega Delle Lande, divenuta a sua volta - per opera di una violenza ancora più crudele della sua - vittima dello stesso maleficio da lei perpetrato.
Basandosi sul racconto di Diana Wynne Jones, intitolato per l’appunto Howl’s Moving Castle, Hayao Miyazaki riesce a raccontarci una storia al contempo innovativa e fedele agli schemi precostituiti della fiaba in quanto tale, intessendo una trama di spessore umano e artistico che ci aiuta a riflettere.

Annalisa Ghigo


Manuel
Billi

Luca
Baroncini

9

Emanuele
Di Nicola

6

Daniele
Bellucci

8
Niccolò
Rangoni

Matteo
Catoni

9
Mauro F.
Giorgio

Luigi
Garella

Raffaella
Saso

9
Stefano
Coccia

Fabio
Sajeva

 
 

 

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