THE BREED - LA RAZZA DEL MALE
 (The Breed)

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REGIA:    
Nick MASTANDREA 

PRODUZIONE:  U.S.A./Sudafrica   -   2006   -   Thriller/Horror

DURATA:  90'

INTERPRETI:
Michelle Rodriguez, Eric Lively, Oliver Hudson, Taryn Manning, Hill Harper

SCENEGGIATURA: Robert Conte

FOTOGRAFIA: Giulio Biccari

SCENOGRAFIA: Johhny Breedt

MONTAGGIO: Nathan Easterling

COSTUMI: Dianna Cilliers 

MUSICHE: Marcus Trumpp, Tom Mesmer

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Trama

Cinque twenty-something decidono di passare il weekend su un'isola apparentemente deserta. Il loro programma sarebbe quello di bere e accoppiarsi ma non occorre essere Nostradamus per prevedere che le cose andranno diversamente...

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Reservoir Dogs

Isola deserta, casa isolata, notti buie e tempestose, ragazzotti ubriachi e arrapati, tensioni interne legate a retro-gelosie, morti violente, scienziati che hanno giocato a fare dio, assedi con porte e finestre sprangate, fughe. Nick Mastandrea ci dà dentro con minacciosi carrelli laterali tra i cespugli, macchina a mano e qualche dolly. I quadrupedi assassini, intanto, digrignano i denti e sbavano. Poco splatter, un paio di sobbalzi e qualche sequenza di suspense prossima all’avvicinarsi alla riuscita. The Breed è tutto qui e non trovo altro da dire. Ma ho scritto davvero pochino. E allora diciamo che l’unico fascino che potrebbe esercitare il filmetto in questione è quello dell’horror “d’altri tempi”, dal sapore artigianale, che aborra/abiura Computer Grafica et similia in favore del buon vecchio mestiere tutto montaggio sapiente e dialettica campo-fuoricampo (in fondo, produce Wes Craven… aspetta un momento… che ci sia da leggere tutto al II grado? Naaa…). Peccato che The Breed puzzi semplicemente di muffa e che sia indecentemente prevedibile in tutte le sue componenti: sviluppo narrativo, scelte registiche, finale “a sorpresa”, tutto. Fanno parziale eccezione alcuni snodi tramici lasciati in sospeso: cosa accade veramente a chi viene morso dai cagnacci? In un primo momento sembra lecito aspettarsi qualche non meglio identificata mutazione, nel prosieguo, invece, non se ne fa più di nulla o quasi. Vabbè. Who cares?

Gianluca Pelleschi

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