THE WOODSMAN - Il Segreto
(The Woodsman)

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REGIA:    
Nicole KASSELL

PRODUZIONE:  U.S.A.   -   2004   -   Drammatico

DURATA:  87'

INTERPRETI:
Kevin Bacon, Kyra Sedgwick, Mos Def, Benjamin Bratt, Eve, David Alan Grier, Kevin Rice

SCENEGGIATURA: Steven Fetcher - Nicole Kassell

FOTOGRAFIA: Xavier Perez-Grobet

SCENOGRAFIA: Stephen Beatrice

MONTAGGIO: Lisa Fruchtman - Brian A. Kates

COSTUMI: Frank L. Fleming

MUSICHE: Nathan Larson

Trama

Il ritorno di un uomo nella sua città, dopo dodici anni di prigione per pedofilia.

Recensioni

 

 

 

La metà oscura

Con THE WOODSMAN il cinema indipendente americano torna ad alzare la voce sul tema della pedofilia: dal Sundance, ma senza la supponenza di altri colleghi, l’esordio di Nicole Kassell (un testo teatrale di Stephen Fechter, che collabora alla sceneggiatura) trova il suo assunto nell’assoluta sospensione del giudizio, eliminando le categorie di etica e morale (che entrano dalla finestra solo per bocca dei comprimari) per concentrarsi sul puntuale e minuzioso pedinamento del protagonista. Il rinnovato quotidiano è il terreno su cui germoglia la sua intima linea d’ombra: colpevole di reati agghiaccianti, Walter non è figura positiva ma tirata e sofferta in ogni piega del volto, non si dichiara mai innocente, insegue una resurrezione ma si confronta con la malattia. Se la pellicola adotta sostanzialmente uno schema narrativo, qualche snodo troppo esplicito (i reiterati richiami alla normalità) ed un finale che suona posticcio (nonostante la brevità, paradossalmente, difetta in stringatezza), d’altra parte per la sua totalità esegue uno spartito dolente con equilibrio e coerenza. Dinanzi al grande babau del nostro tempo questa splendida miniatura ripone il ricettario e, al bando ogni morale, prosciuga la pomposità di MYSTIC RIVER regalando una selva di sguardi incrociati degni de L’UMANITA’ di Dumont; giocando con la cultura del sospetto vi imbriglia anche lo spettatore, clamorosamente spiazzato dalla catena degli eventi (vittima o pedofilo?) ed accuratamente depistato con innesti di rara intelligenza (la polizia che sfreccia nel pre-finale). Kevin Bacon, in un ruolo ad alto rischio di antidività, vince la sfida con sé stesso riponendo più navigati colleghi (Sean Penn) in una prestazione di morbosa doppiezza: alle prese con i bambini nei suoi occhi si accende qualcosa, una luce sottilmente maligna (?) che spolvera l’intero castello di carte. Inoltre, tra capo e collo allo spettatore, una delle migliori sequenze che si ricordino nell’ultimo periodo: il lungo incontro al parco tra Walter e la piccola Robin, allestito con perfetti dialogica e rimando di espressioni, poetico e naturale (il paragone bimbi/uccelli), capace di insinuare un groppo alla gola fino all’immancabile commozione.
Un film doloroso dal cuore gelido, che mostra l’innominabile e lo fa nella maniera più crudele: attraverso una rete di impliciti e sottintesi, leggibili solo accuratamente, con la lacrima della consapevolezza ed il tormento interiore dell’esperienza catartica.

Emanuele Di Nicola

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Quotidiane perversioni

Immagini dalle tonalità livide si stagliano su uno schermo carico di morbosa inquietudine, fra fotogrammi gravidi di tensione emotiva. Con THE WOODSMAN Nicole Kassell decide di affrontare il sempre delicato e terribile tema della pedofilia, avvicinandosi a questa problematica con un’eleganza ed una sensibilità sorprendente: il tutto senza ovviamente mai far venire meno il profondo senso di condanna nei confronti di chi approfitta di soggetti indifesi e facilmente vulnerabili. Decidere di dedicarsi ad argomenti così complessi è sicuramente una scelta coraggiosa che risulta particolarmente indicata all’interno di un contesto sociale che spesso sembra ricordarsi di certi scomodi temi soltanto in momenti di particolare clamore; ma nel caso di THE WOODSMAN si aggiunge a tutto questo anche la nota ancora più lodevole dell’essere un film che riesce a mantenersi sempre distante dalle linee retoriche e dalla banalità, nonostante alcune situazioni potessero facilmente condurre ad una caduta nella prevedibilità. Sensibilità e tenerezza vanno a fondersi in una strana alchimia con freddezza, distacco, disapprovazione profonda: il disagio sociale va dunque ad adattarsi ad entrambe le situazioni, plasmandosi sia sulla figura della vittima che su quella del carnefice, del quale si mostra lo sconcertante dualismo. Non esistono figure portate agli estremi dello stereotipo, ma ogni elemento della società sembra corrispondere ad un ruolo preciso che lo porta a compiere determinate azioni e a rapportarsi nei confronti del mondo con particolari atteggiamenti. Il confine fra buono e cattivo è ben segnato, un terribile morso stringe lo stomaco dello spettatore posto di fronte a realtà tanto drammatiche, ma allo stesso tempo una sottile patina copre i protagonisti conferendo a tutti quell’aurea di ambiguità che li rende tutti condannabili ma anche inattaccabili. La pedofilia viene portata sullo schermo attraverso sguardi sfuggenti, battiti cardiaci in accelerazione, immagini di per sé non violente, ma che racchiudono al loro interno tutta quella brutalità implicita che rende incapaci di reagire, disarmati di fronte a tanta perversione, di fronte ad una malattia così tragicamente orrenda, così capace di minare e distruggere la vita di tanti innocenti. Kassell riesce a costruire un film che è un’autentica cattedrale dell’emozione, un complesso gioco di specchi in un luna-park spento e drammatico, capace di bilanciare sentimenti dalla natura più disparata: grandioso contributo per il raggiungimento di un risultato così emozionante, viene fornito da uno stupefacente Kevin Bacon, mai così garbatamente degenerato, che porta sullo schermo un personaggio che dalla sua depravazione tenta di trarre quella salvezza spirituale volta alla ricerca della “normalità”, concetto che ciascun personaggio percepisce in maniera differente. Una macchia rossa continuerà più volte a farsi largo nel corso della vicenda, proiettando lo spettatore nella mentalità sconvolta di un ex-pedofilo che con fatica tenta di staccarsi dal proprio passato: è fra l’allucinazione di un pallone rosso fuoco e fra gli scarlatti riflessi delle gocce di una doccia che pulisce il corpo da ogni elemento esterno ma che non riesce a cancellare lo sporco che il protagonista sente in sé, nella sua mente, in quello che è stato e in quello che è, che si sviluppa la crescita emotiva dei vari personaggi, che corrisponde esattamente all’incalzante peso interiore che lo spettatore si trova a fronteggiare. Una realtà gelida e distante si adatta alla perfezione ad un tema così particolare ed intenso, ed è abile Kassell a riportare con grande tatto quella che è la quotidianità di una società che si trova ad affrontare patologie psichiche di questa portata.
THE WOODSMAN non si piega a nessuna spiegazione, ma con fragilità sospesa e forza tenace mette sotto ai riflettori aspetti della società che vengono nascosti da omertà mai così riprovevole, analizzando con grazia e decisione le mentalità turbate di una società che in ciascun elemento trova macchie nere delle quali vergognarsi.

Priscilla Caporro


Emanuele
Di Nicola

Daniele
Bellucci

 

     
           
 

 

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