VOLEVO
SOLO DORMIRLE ADDOSSO
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REGIA: Eugenio CAPPUCCIO PRODUZIONE: Italia - 2004 - Drammatico DURATA: 97' INTERPRETI: SCENEGGIATURA: Massimo Lolli - Alessandro Spinaci SCENOGRAFIA: Stefano Giambanco MONTAGGIO: Marco Spoletini COSTUMI: Cristina Francioni MUSICHE: Francesco Cerasi |
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Trama |
Il dottor Marco Pressi, giovane manager in un’azienda, è chiamato a tagliare 25 posti di lavoro su 90 dipendenti in un periodo di 3 mesi. |
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Il meccanicismo delle emozioni Questo esordio italiano, istintivamente accostato a MI
PIACE LAVORARE della Comencini, si svincola in realtà dallo specifico del
mobbing suggerendo una visuale lineare ed agghiacciante: oggi l’uomo è
approdato alla completa identificazione con il suo stesso lavoro –sei ciò
che fai- generando non più il classico appiattimento sul ciclo della
routine, ma una vera e propria confusione della personalità. Il
protagonista del film rivolge la sua frase-simbolo (Ti
stimo molto) ai propri colleghi ma anche alla madre e alla fidanzata,
e non lo fa (solo) per una deriva personale: è caratteristica l’assenza
d’ogni possibilità di scelta, stante l’innesto filmico essenziale del
cinico collega in crisi di vendite (Lei
ha tempo per giocare a tennis e rompersi la mano) che sottilmente
suggerisce la negazione dell’essere umano
(dunque: l’essere disumano).
Da qui il titolo del film: nel privato di Pressi amare e scopare
coincidono, dove l’avverbio “solo” non è affatto dichiarazione di
umiltà (ho bisogno solo di
quello) ma una nitida limitazione della prospettiva (non sono capace di altro),
che non nasce per (evidente) imposizione ma da un’evoluzione naturale
dell’homo laborans. Come in TEMPI MODERNI il proletario, tanto avvezzo
alla produzione seriale, manteneva il gesto dell’ingranaggio anche oltre
le mura della fabbrica così si può inquadrare Marco Pressi: una missione
da killer aziendale l’ha condotto alla totale spersonalizzazione,
impossibile da relegare tra quattro mura lavorative e quindi trasportata
in quelle domestiche, nell’i(n)terazione con la donna e conseguente
scappatella. La sua mente è un’intelligenza artificiale infetta da
plusvalore meccanico: si muove roboticamente, senza nulla che lo scuota,
non la lingua di una prostituta stampata sul finestrino dell’auto (una
sequenza torva ed allucinata che adeguatamente rompe l’indugio del
reale), figurarsi la fidanzata (non) ufficiale. Nel finale, che sembra
virare finalmente sul dato umano (un ufficio addobbato per Natale, una
telefonata non più rimandata), qualcuno ha visto uno scioglimento
ottimista che mi pare solo apparente: la voce off racconta di un movimento
circolare del tempo, un ufficio dopo l’altro (dopo l’altro, dopo
l’altro...), la convenzione vince la convinzione, l’involucro uomo
continua ad essere encefalogramma piatto perennemente inquadrato di
spalle. Domani è lo stesso giorno. Emanuele Di Nicola |
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Per mancanza di fondi dovuta ad un
significativo calo delle vendite, Marco Pressi, formatore di venditori in una
multinazionale francese, riceve l’incarico di ridurre drasticamente il
personale aziendale di venticinque unità in poco meno di tre mesi. Annalisa Ghigo |
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Emanuele Di Nicola 6 |
Luca Baroncini |
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