SE
MI LASCI TI CANCELLO
(Eternal Sunshine of the Spotless Mind)
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Trama |
Josh e Clemenine si incontrano, si studiano, si piacciono e si amano. Poi però si lasciano, e decidono di dimenticarsi… |
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Memento Da anni Jim Carrey sta cercando di
oltrepassare la sottile linea che divide comedy e drama
sugli scaffali di Blockbuster. Con Eternal Sunshine, ci è
finalmente riuscito. Non solo. Grazie ad una interpretazione asciutta ed
impeccabile, e ad una faccia che finalmente comincia ad acquistare la
solidità necessaria a reggere la pressione della pellicola, il plastico
comico si candida ad una possibile nomination all’Academy Award nel
2005. Il merito? La felice collaborazione di Charlie Kaufman e Michel
Gondry, che se da un lato non ha portato fortuna a Patricia Arquette nel
primo lungometraggio scritto e diretto dalla brillante coppia, Human
Nature, dall’altro ha finalmente confermato il talento drammatico di
Carrey. Eternal Sunshine è una ventata d’aria fresca, un film in
puro stile Kaufman (intricato, cervellotico, spiazzante, ibrido) al quale
si aggiunge lo stile delicatamente surreale di Gondry, che non rinuncia al
pieno orchestrale dell’illusionismo imparato sui banchi del videoclip.
Il risultato? Un piccolo gioiello architettato per stupire e commuovere,
per sedurre e sbalordire. Alberto Zambenedetti Tracce di memoria L'alternativa all'originale e improponibile "L'eterna luce solare della mente immacolata" (da un verso di Alexander Pope) e' stata per i distributori italiani "Se mi lasci ti cancello". Ed e' curioso perche' la discutibile scelta coglie in pieno il contenuto del film, ma ne falsa totalmente lo spirito. Non si tratta infatti di una commedia demenziale, ma di un viaggio nella memoria difficilmente etichettabile. Alla base c'e' la creativita' di Charlie Kaufman che, dopo averci trasportato nella mente di John Malkovich, ci conduce in quella di un uomo qualunque, lasciato dalla fidanzata. Si ipotizza, infatti, che una societa' renda possibile la cancellazione dal cervello di tutti i ricordi lasciati da un individuo. Basta un'unica seduta, di neanche ventiquattro ore, perche' una persona, che magari si e' amata alla follia per anni, scompaia totalmente, come se non si fosse mai conosciuta. L'idea non e' particolarmente originale (solo l'anno scorso il deludente "Paycheck" e il moderatamente simpatico "50 volte il primo bacio") ma sempre stuzzicante, e nelle mani di Kaufman diventa lo spunto per la rielaborazione di un rapporto affettivo. L'estroso sceneggiatore ci trasporta in un universo, dai sottintesi psicologici venati di misoginia, popolato da donne nevrotiche, aggressive e asfissianti e uomini ingenui, un po' tapini e fondamentalmente irrisolti. Cosi' sono i due protagonisti (lui, introverso e schivo, lei chiassosa e impulsiva), come anche i personaggi di contorno. Una diversita' tra i sessi, forse un po' schematica nonostante la verita' dei personaggi, che ambisce all'unione complementare ma inciampa nella incompatibilita'. Un andamento ad incastri permette di ricostruire, in un puzzle della memoria, l'altalena amorosa di una relazione sentimentale, dal primo incontro fino alla separazione, attraverso tappe di progressiva e crescente disillusione. Kaufman, pero', non si accontenta di soffermarsi sulla coppia protagonista e costruisce ulteriori sottotrame, che ben si innestano nel racconto rischiando tuttavia di disperdere il potenziale emotivo nel divertissement narrativo. Poco lineare, inoltre, la scelta di permettere ai ricordi di interagire con la loro cancellazione, perche' tradisce le premesse surreali, ma logiche, della vicenda. La messa in scena di Michel Gondry asseconda l'ingombrante talento di Kaufman ed e' particolarmente efficace nell'inserimento degli effetti speciali, lontani da uno sfarzo hollywoodiano iperbolico, ma vacuo, e sempre supportati da brillanti soluzioni di regia. Il nutrito cast aderisce al progetto con convinzione: Jim Carrey limita le smorfie a un paio di siparietti grotteschi dalla psicologia spiccia (la fuga nell'infanzia) e rende bene la mestizia del suo personaggio; Kate Winslet e' luminosa e vitale e Kirsten Dunst e' una perfetta lolita vendicativa. Fa inoltre piacere incontrare Elijah Wood in abiti non tolkeniani e Mark Ruffalo conferma ancora una volta le sue doti mimetiche (difficile affiancare il giovane maldestro a cui da' vita al macho seduttore di "In the cut" o al poliziotto sfortunato di "Collateral"). Il finale lascia aperte le porte al destino, non si accontenta di compiacere totalmente le aspettative, liete, del pubblico e non affonda nel greve come i caratteri dei personaggi lascerebbero supporre. Il rifugio nelle mezze tinte e' apprezzabile, ma l'impatto, molto cerebrale, avrebbe potuto essere piu' struggente. Luca Baroncini |
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Eternal sunshine of the spotless (Gondry’s) Mind Un
film che si addentra e affonda nel vissuto dei suoi protagonisti, che, con
sublime distorsione, ne rivela le sfaccettature, la variabilità, la
complessa multidimensionalità, ETERNAL SUNSHINE (1)
è fondamentalmente una commedia romantica che non ha timore di utilizzare
in entrambe le chiavi (quella brillante e quella sentimentale\ drammatica)
certi elementi propri della science
fiction: anche (ma non solo) in questo senso è un lavoro
sorprendentemente originale, un vero miracolo in un cinema asfittico e
stereotipato come quello americano degli ultimi lustri. Gondry non ha
assolutamente timore nel privilegiare il consueto basso profilo, sul quale
tutta la sua opera si è sempre imperniata, e a girare l’intero,
contorto e avviluppatissimo, percorso esistenziale di Joel facendo largo
uso di macchine a mano, optando per tonalità livide, per l’armamentario
scenografico paradilettantistico a lui abituale (i marchingegni della
Lacuna Inc. che sembrano puro trovarobato), con effetti di illusionismo
visivo estremamente semplici esaltati dal perfetto montaggio, piegando la
straordinaria maschera di Jim Carrey sulla sbattuta, tirata, dolentissima
immagine del suo personaggio, costringendo una nuova star come Elijah Wood
alla comparsata. Alla seconda collaborazione con Charlie Kaufman (esempio
più unico che raro di sceneggiatore star, riferimento chiave dei film ai
quali collabora come può esserlo il regista o l’attore principale - è
naturale pensare a un passaggio alla regia in futuro per il geniale
screenplayer -) Gondry riesce, come in HUMAN NATURE, a imporre alla grande
la sua personalità poiché, come egli stesso ha avuto modo di
sottolineare, non opera sugli script di Kaufman un semplice lavoro di
meccanica messa in immagini, ma li interpreta, cerca di tradurre
visivamente l’impressione personale che ne ha ricevuto, dimostrando in
più un’innata capacità di scavare nell’interiore dei personaggi e di
restituirlo integralmente sullo schermo. In questo caso, poi, il nodo
tematico del film, nascendo da un’idea comune, appartiene ad entrambi
nello stesso modo e, come per il precedente lungometraggio, si riconduce a
quella che, stilisticamente e concettualmente, ci pare una poetica visiva
tra le più personali e riconoscibili in circolazione. E’
particolarmente sapiente il modo in cui il regista, nel rispetto dei
meccanismi della commedia, dà ampio spazio al confronto tra i sessi senza
edulcorarlo, al lato afflitto e tormentato della questione non
rinunciando, tra squarci grotteschi e comici, a brucianti punte tragiche,
a momenti di vera e propria claustrofobia kafkiana, a complicati percorsi
di senso (laddove il discorso sul senso è sempre molto relativo per
Gondry che, lavorando non poco sul piano onirico, una forte dose di
confusione e di incomprensibilità la inocula naturalmente nelle cose che
dirige - non è un caso che ami il cinema surrealista -: in questa chiave
l’accettazione di un piano di incomprensibilità si incastra
perfettamente nella sua opera poiché, anche se sono anni che opera negli
USA, rimane, per vocazione e cultura, un autore profondamente europeo). (1)
Il
titolo deriva da questo passo del poeta Alexander Pope: SE MI LASCI TI CANCELLO, il vomitevole titolo italiano, lo
nomino qui per i motori di ricerca. Luca Pacilio Where is my mind? L’importanza dei ricordi che
creano la vita. Le sensazioni che rimangono aggrappate ad un determinato
pensiero, ad una determinata azione. Svegliarsi una mattina e decidere di
non prendere lo stesso treno, di andare in un altro luogo e inconsciamente
verso un’altra vita. Due esistenze che
s’incontrano, due persone che s’innamorano…e tutto può
essere cancellato in una sola notte, senza lasciare traccia, senza la
possibilità di soffrire ancora per la donna amata che sta svanendo. Matteo Catoni |
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Dripping mnemonico Costruito in maniera eccellente,
secondo un elegante e preciso gioco di innesti, ETERNAL SUNSHINE OF THE
SPOTLESS MIND stupisce lo
spettatore per l’eccezionale equilibrio che lo caratterizza. A delle
sequenze di rara delicatezza si contrappongono dei momenti in cui il
carico drammatico delle scene raggiunge picchi altissimi, senza però mai
far cadere la trama nel patetico. E’ stupefacente la capacità del
geniale regista Michel Gondry di non ridicolizzare mai i suoi personaggi,
agevolato in questo da un cast eccellente che in ogni istante rende
realistici i vari protagonisti: Jim Carrey, abbandonati i panni del comico
dal volto di gomma, dopo la già positiva prova di “The Truman Show”,
si rivela ancora una volta un attore capace di dare drammaticità e
sensibilità ad un personaggio certamente difficile da portare sullo
schermo come quello del combattuto Joel, sospeso fra il sogno forzato e
una realtà che per una sua tragica volontà si sta sgretolando.
Un’interpretazione eccellente è anche quella di Kate Winslet, la
plutonica Clementine dalla personalità talmente particolare da “essere
scambiata per un’idea” dalle persone che la circondano. Priscilla Caporro Non è un film di facile approccio, o lo si ama o lo si odia. Non c'è niente di convenzionale nella geniale e complessa sceneggiatura di Kaufman ricca di spunti filosofici e psicoanalitici, e non c'è altrettanta traccia di banalità nella poetica resa in immagini operata da Gondry. Jim Carey e Kate Winslet in stato di garzia, lontano anni luce dai personaggi kitch di Ace Ventura e Titanic ci regalano due interpretazioni assolutamente strepitose, due ruoli impegnativi proprio perchè specchio fedele di gente comune, con una vita come tante perlopiù vissuta con le nevrosi e le paure della più montona delle normalità. Due sono le possibilità per la visione del film: o si sceglie l'impegno (e per questo non vi accontentate di vederlo solo una volta), cercando di smontarlo e comprenderne le infinite sfumature, cercando di orientarsi nel labirinto di flashback, fra l'alternanza ossessiva tra realtà e immaginazione,fra mondo della memoria e mondo del presente. Oppure, per i più pigri, ci si può semplicemente abbandonare al flusso delle emozioni, lasciandoci trasportare dagli sguardi, dallo splendido gioco di luce e colori, dalla musica (il brano di Beck tra tutti ) dalle emozioni di una storia d'amore struggente e terribilmente vera..."solo" per tutto questo vale la visione e che importa se poi non lo si è capito totalmente. Simo Ceretto |
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Alberto Zambenedetti 9 |
Luca |
Manuel |
Emanuele Di Nicola 9 |
Stefano Selleri 8 |
Niccolò Rangoni 7 |
| Luca Baroncini 7 |
Matteo Catoni 8 |
Daniele Bellucci 8 |
Luigi Garella 8½ |
Massimiliano Troni 7½ |
Stefano Trinchero 8½ |
| Gianluca Pelleschi 8 |
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