LEMONY
SNICKET - Una serie di sfortunati eventi
(Lemony Snicket's A series of
unfortunate events)
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REGIA: Brad SILBERLING PRODUZIONE: U.S.A. - 2004 - Fant./Avv. DURATA: 113' INTERPRETI: SCENEGGIATURA:
Robert Gordon SCENOGRAFIA: Rick Heinrichs MONTAGGIO: Michael Kahn - Dylan Tichenor COSTUMI: Colleen Atwood - Donna O'Neal MUSICHE: Thomas Newman |
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Trama |
I tre orfani Baudelaire, dopo l’incendio che ha ucciso i loro genitori, vengono affidati al maligno Conte Olaf; costui è pronto a farli fuori per mettere le mani sul loro cospicuo patrimonio. |
| Recensioni
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Dirty Harry Potter Tratto dal
romanzo Un infausto inizio di
David Handler, primo tassello di Lemony
Snicket (serie culto che in America ha affiancato Harry
Potter di JK Rowling nella classifica delle vendite), Brad Silberling
torna alla fiaba per grandi e piccini (CASPER) dopo la parentesi
drammatica di MOONLIGHT MILE. Il film è volutamente impastato con
ingredienti dal sapore gotico: dalla splendide musiche di Thomas Newman
(quello della sigla di SIX UNDER FEET) fino alle oscure scenografie di
Rich Heinricks (SLEEPY HOLLOW), passando per il consueto laboratorio di
effetti speciali targato Industrial
Light & Magic. Ma proprio questo suo puntare sulla “goticità”
del progetto, abbandonandosi ad essa quasi a corpo morto, costituisce
presto un limite per LEMONY: il narrato è spesso accattivante ma fine a sé
stesso, più affannato nel ritagliarsi la propria etichetta che badare
alla sostanza (ogni dimora è puntualmente crepuscolare, ogni stravaganza
punta sul grottesco). Tutto sommato una catena di trovate (legate
soprattutto alle strane qualità
degli orfani) azzecca l’accento scanzonato che si vorrebbe dominante,
salvo poi operare una repentina inversione per abbandonarsi ad infausti
ammiccamenti popolari (le parentesi smielate di amore fraterno, che si
rivelano micidiali in almeno due passaggi); se il tono sospeso da fiaba
nera è comunque mantenuto per l’intera durata con discreta
gratificazione per l’occhio, viene purtroppo infestato al suo interno da
improvvisi capitomboli di stile. Su tutti: l’uso strumentale di cui Jim
Carrey è vittima e carnefice. Chiamato ad incarnare il ruolo di
supercattivo (e relativi travestimenti...) l’attore, ormai consacrato ai
massimi livelli del cinema contemporaneo (Weir, Gondry), opera un
frustante ritorno alle origini modulato su smorfie sguaiate ed impudica
plastica facciale; dai tempi di ACE VENTURA il Carrey (s)b(r)uffone mi
pare abbia esaurito le frecce al suo arco e tale esibizione, non trovando
spiegazione logica, è da leggersi esclusivamente come una mossa
commerciale volta a rivitalizzare un villain
altrimenti inesistente. Meryl Streep è tutta un’altra storia: di nuovo
superiore al copione che accetta, tratteggia una zia Josephine
paranoico-compulsiva rischiarata dal consueto carisma scenico. I tre
pargoli si disimpegnano con disinvoltura, imbrigliati talvolta in
soluzioni già viste (l’alfabeto dei mugugni è cosa vecchia sin dal
bastardissimo SOUTH PARK) ma in realtà unica impalcatura narrativa
possibile. Una spassosa curiosità: la piccola Sunny Baudelaire è
interpretata da due attrici diverse, le sorelle gemelle Kara e Shelby
Hoffman che si danno il cambio nel corso della pellicola. Emanuele Di Nicola |
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I soliti orfanelli Che sia difficile riportare sullo schermo un progetto letterario è un dato di fatto: così è. La situazione si fa ancora più complessa se il libro in questione è una serie di culto per giovani lettori che ha sbancato negli Stati Uniti ed in altri angoli del pianeta. Stiamo parlando in questo caso della fortunatissima serie di David Handler “Lemony Snicket: una serie di sfortunati eventi”, riportata sul grande schermo da Brad Silberling con un risultato incerto e a tratti vistosamente zoppicante: il film infatti, pur tentando disperatamente di riprodurre le atmosfere oscure del testo, finisce per far perdere la magia a tutto l’insieme, con un esito che risulta scialbo, slavato e privo di tutti gli aspetti più interessanti del testo che comunque non forniva particolari spunti di briosità. Costruito secondo caratteri gotici, colorato di sfumature che spaziano su una vasta gamma di tonalità scure e cupe, UNA SERIE DI SFORTUNATI EVENTI trova la propria spinta vitale decisiva nella cura delle scenografie, nel trucco dei personaggi e nel meticoloso utilizzo di effetti speciali computerizzati: particolarmente riuscita relativamente a questo, la sinergia fra tradizione cinematografica e innovative tecniche di riproduzione visiva. Gli effetti speciali nonostante non risultino mai particolarmente invadenti, sono indubbiamente incomparabili con le descrizioni accuratissime e fantasiose rintracciabili nei tre libri (“Un infausto inizio”, “La stanza delle serpi”, “La funesta finestra”) da cui è tratta la sceneggiatura: gli sporadici guizzi di originalità che si facevano largo fra le pagine di Handler vengono costantemente appiattiti dall’inevitabile eccessiva concretezza delle sequenze. Jim Carrey, indossati nuovamente i panni dell’attore con la mobilità facciale più sviluppata di Hollywood, e abbandonato lo stile che lo aveva distinto in ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND di Gondry, conferma comunque quel dato evolutivo che sta segnando la sua carriera: sembrano ormai lontani gli anni della comicità demenziale che lo aveva fatto adorare o detestare dal pubblico. Ad arricchire il cast troviamo i nomi della sempre bravissima Meryl Streep e di un Dustin Hoffman che ancora una volta troviamo a interpretare una presenza nella platea teatrale: dopo essersi calato nei panni del produttore degli spettacoli di James M. Barrie nello smielato e banale NEVERLAND eccolo nuovamente scendere fra le poltrone stavolta decisamente meno sontuose di un macabro e spettrale teatrino nel quale si celebra una singolare cerimonia nuziale. Particolarmente importante al fine di conferire all’intera pellicola un carattere inquietante e carico di sfortuna è lo sviluppo di una fotografia accurata, che va a sottolineare le tinte più scure e che si illumina soltanto della luce soffusa che si fa largo dall’intrico di nuvole basse. Luoghi dai nomi stravaganti (il Lago Lacrimoso, la Grotta Gridona…) che non sembrerebbero ispirare particolare pena, vengono avvolti dal fascino incommensurabile di atmosfere che conducono in una dimensione dai contorni grotteschi. Il paragone con le altre pellicole fantastiche di recente realizzazione è inevitabile, così come lo fu in passato per i libri “d’ispirazione”: la narrazione risulta un po’ piatta, le trovate originali sono assai rare e l’intero impianto subisce continui scossoni a causa di evidenti carenze strutturali. Nonostante ciò però, UNA SERIE DI SFORTUNATI EVENTI, così come la serie letteraria da cui è tratto, risulta gradevole, sicuramente incapace di fornire spunti particolarmente accattivanti o di rapire lo spettatore grazie a trovate eccezionali, ma di fronte ad una favola pura, semplice e “al contrario” non resta altro da fare che spalancare gli occhi e tornare un po’ bambini di fronte allo sbrigliarsi di una fantasia un po’ banale e impaludata. Priscilla Caporro |
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Emanuele Di Nicola 5½ |
Manuel |
Niccolò |
Massimiliano Troni 7½ |
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