LA
GUERRA DEI MONDI
(War of the Worlds)
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Trama |
Alieni a bordo di tripodi attaccano la terra. L’operaio Ray Ferrier farà di tutto per portare in salvo (dove? per quanto?) i suoi due figli. |
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Un film duplice Così Spielberg: Volevo rendere questo film simile
ad un prisma, in cui ognuno può vedere una sfaccettatura diversa. Quindi
ho cercato di renderlo più aperto possibile all'interpretazione, cercando
di evitare che scoppino delle polemiche politiche riferite alla seconda
parte del film. E' vero, ci sono degli aspetti politici in alcuni dei
punti più paurosi e avventurosi, ma ho messo insieme tanti elementi, in
modo che ognuno possa avere la sua opinione. Di certo ho dato ai critici
abbastanza corda... con la quale strangolarmi! Ed è stato strangolato
dai più. Manuel Billi Alien go home! Al di sopra della città c’è un uomo dentro una gru intento a scaricare grossi container sul molo di un porto; il turno di lavoro finisce e si avvia verso casa, ignaro che quello sarà l’ultimo giorno della vita che conosce. Anche lui, dal canto suo, è simile alle creature che si accingono ad invadere la terra, in quanto incapace di rapportarsi con i suoi figli in maniera umana, sembrando spesso alienato da tutto ciò che rientra nella sfera delle relazioni private. Sappiamo però che l’uomo, in quanto essere vivente, nelle situazioni di difficoltà sviluppa un senso di sopravvivenza inverosimile, ed è spinto a prendersi cura delle persone che gli sono care; un padre che fugge da qualcosa di incomprensibile e protegge suo figlio (che è già uomo e presto se ne accorgerà) ed una figlia, piccola ed indifesa che il mondo può calpestare in pochi istanti. In questo contesto l’uomo riscopre le sue antiche funzioni, sia quella di proteggere la propria famiglia, sia quella di badare al sostentamento (mentale e fisico) delle proprie creature; la distruzione senza precedenti che incombe sulla terra, risveglia un coraggio primitivo, primordiale, che affonda la proprie radici all’inizio del lungo cammino che l’umanità ha percorso fino ad oggi. Nella contrapposizione tra l’avvento della modernità non conoscibile (rappresentata dagli alieni e dalla loro tecnologia) e l’epifania dei sentimenti umani, si snoda la chiave di lettura dell’opera, intenta a rappresentare l’evoluzione delle azioni degli esseri viventi e dei pensieri, delle emozioni e dei turbamenti che le regolano. In questa ottica sono giustificabili e comprensibili i comportamenti del protagonista, capace di slanci d’amore ed eroismo mirabolanti, ma allo stesso tempo di atti crudeli e malvagi, che non possono essere giustificati se non in quella situazione, in cui il confine tra il bene ed il male passa in secondo piano, in istanti in cui l’unica cosa che conta sono i tuoi figli, che sono il tuo sangue, che rappresentano la tua essenza che rimarrà sulla terra quanto tu non ci sarai più. C’è una bambina da consegnare alla propria madre, una piccola creatura che ha bisogno del caldo abbraccio di chi l’ha generata; ed allora non ci sono alieni che possano fermare questo cammino di avvicinamento, di ricongiunzione di un nucleo familiare disciolto, di redenzione di un padre che solo ora si accorge di essere tale, non c’è nulla che possa impedire questa impresa, perché è guidata da un fine troppo nobile per essere calpestato e distrutto da alieni che conoscono solo la violenza, solo la sottomissione delle popolazioni invase, solo la crudeltà che porta al dominio dei vinti. Gli essere viventi che popolano la terra, siano essi uomini o donne, animali o piante, hanno conquistato, nel corso degli anni, il diritto di vivere in questo luogo, commettendo spesso errori terribili e mostruosi, ma essendo comunque padroni di un posto chiamato terra, di uno spazio dove sono nati e cresciuti, che non possono abbandonare perché legato indissolubilmente alla loro esistenza. “La guerra dei mondi” è una riflessione ad ampio respiro sull’agire umano, un excursus sulle passioni (intese come volontà di procedere) che sottendono e regolano lo scorrere della vita su questa pianeta, e non è sicuramente privo di sbavature, cali di tensione o piccole amnesie qualitative (di sceneggiatura nella fattispecie), ma appare a tratti sfolgorante nella sua magniloquenza piuttosto che intimo e delicato come solo lo sguardo di un padre che si posa sulla propria figlia dormiente può essere. Un’opera da vedere, ma soprattutto da approfondire, facendo scorrere nella mente i ricordi di ciò che si è visto, per comprendere che oltre agli effetti speciali c’è una sostanza che possiamo chiamare, a buon diritto, cinema. Matteo Catoni |
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L’estetica dell’incombente come categoria del cinema catastrofico “La guerra
dei mondi” è un altro capitolo del filone catastrofico che negli ultimi
anni ha conosciuto una rinnovata fortuna (“The day after tomorrow”).
Spielberg è indubbiamente un veterano di questo genere di pellicole, e in
passato ha dato prova di saperlo rinnovare già in due occasioni: nel 1975
con “Lo squalo” e nel 1993 con “Jurassic Park”1.
Il film si presenta subito con tutte le carte in tavola per sfondare ai
botteghini: una star del calibro di Tom Cruise come protagonista (e
produttore), effetti speciali grandiosi ed una storia intramontabile. Se
dal punto di vista del marketing ci troviamo di fronte all’ennesimo
“evento cinematografico dell’anno”, dal punto di vista narrativo
Spielberg sorprende un po’ tutti. Anche questa volta infatti il
talentuoso regista dell’Ohio non si limita a portare sullo schermo
l’omonimo romanzo di H. G. Wells, ma opera all’interno dei canoni
codificati del genere per riflettere sullo statuto della visione
fantastica, sul ruolo dello sguardo nella costruzione del racconto e sulla
condizione dell’uomo nella società contemporanea. Massimiliano
Troni [1] Il cinema catastrofico conta
numerosissimi filoni, a partire da “Il mondo perduto” del 1925 di H.
Hoyt, fino agli anni 2000. Gli anni’70 hanno rappresentato il periodo
classico del genere con il sottofilone dei film sui disastri aerei
(1970-1980), il disaster movie classico (“L’avventura del Poseidon”,
“Inferno di cristallo”, “Uragano”) e il filone dei mostri marini
(ripreso recentemente da pellicole come “Anaconda”, “Lake placid”).
Spielberg nel 1975 dà origine con “Lo squalo” al sottogenere
ambientato nell’oceano: a partire da un’originale rielaborazione del
mito di Moby Dick e dalla centralità dell’esibizione dell’effetto
speciale. Gli anni’80 vedono la declinazione del genere in nuovi
scenari: il futuro postatomico, la contaminazione con i fumetti
(“Superman”, “Flash Gordon”) e la continuazione della serie de
“Lo squalo”. Negli anni’90 si segnala la ripresa del genere avviata
nel 1993 con il campione d’incassi “Jurassic Park”. Con questa
pellicola Spielberg prende per mano il cinema moderno e lo conduce
nell’era del digitale. Le pellicole successive sfruttano tutte le nuove
potenzialità della computer grafica per rendere visivamente perfetta la
qualità della distruzione. In questa ultima evoluzione del genere gioca
un ruolo da protagonista Roland Emmerich (“Independence day”, “Godzilla”,
“The day after tomorrow”). Spielberg con “La guerra dei mondi”
ritorna al filone digitale. [2] L’estetica della messa in
scena dell’effetto speciale in Spielberg si esprime attraverso la
combinazione del primo piano (dello sguardo dell’attore) con la
“panoramica narrativa” (sull’oggetto dello sguardo). Questo
procedimento di messa in scena del fantastico e dell’eccezionale è
stata ripresa da Spielberg da “L’inferno di Cristallo” nel quale un
ormai anziano Fred Astaire (simbolo della storia del cinema) si leva gli
occhiali e volge lo sguardo verso l’alto dove domina la cima del
gigantesco grattacielo (materializzazione del desiderio delle forme del
futuro). La stessa scena è presente in “Lo squalo”, “Jurassic
Park” e “La guerra dei mondi” e sancisce il legame con la tradizione
del filone e la centralità che nel genere assume l’effetto speciale
nella sua perfezione e verosimiglianza tecnologica. [3] Un esempio di questo tipo di esperienza visiva è la panoramica sugli elicotteri che bombardano gli alieni fuori campo. La sequenza inizia con una panoramica dall’alto sulla bambina (oggettiva sullo sguardo), che lentamente scende fino al livello del suolo avanzando verso la stessa fino a girarle intorno e inquadrare dal basso verso l’alto, attraverso una perfetta fusione con il punto di vista della piccola, gli elicotteri che sopraggiungono imponenti sopra di lei (soggettiva dell’oggetto dello sguardo). In un unico movimento della macchina da presa Spielberg ha raccontato la catastrofe dell’impotenza di un singolo individuo di fronte ad un evento fuori della sua portata, e insieme ha dato forma all’azione dello sguardo in quanto scrittura cinematografica. |
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lettori
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L’enorme aspettativa che si crea spesso
quando un film viene pubblicizzato e trailerato oltre misura, non è
per La Guerra Dei Mondi l’unico elemento responsabile della
delusione di chi scrive. Annalisa Ghigo |
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Manuel Billi 7½ |
Luigi |
Daniele |
Matteo Catoni 7 |
Hans Ranalli 6 |
Luca Baroncini 6½ |
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Niccolò Rangoni 6½ |
Stefano Selleri 6 |
Gianluca Pelleschi 6 |
Massimiliano Troni 7 |
Alberto Zambenedetti 6 |
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