LE
CROCIATE
(Kingdom of Heaven)
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Francia
1187. Dopo il suicidio della moglie il maniscalco Balian riceve la
visita di Goffredo di Ibelin, che gli svela di essere suo padre,
convincendolo a partire alla volta di Gerusalemme. Balian giunge in
Terra Santa nell’intervallo tra la seconda e la terza crociata; qui
regna il cristiano Baldovino IV, deformato dalla lebbra, che si impegna
a mantenere una fragile pace con gli arabi del Saladino. Ma il sovrano
ha i giorni contati e la successione sarà particolarmente bellicosa. |
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Mettete dei fiori… Il cinema è
onnipotente: Ridley Scott, ieri menestrello della sporcizia bellica
(SOLDATO JANE, BLACK HAWK DOWN), aderisce oggi al “genere” pacifista.
Virgolette quasi inessenziali, dato che la chimera del disarmo può ormai
considerarsi un filone internazionale (da CANTANDO DIETRO I PARAVENTI ad
HERO), ognuno sintonizzato sulla propria latitudine ed applicato al
personale conflitto. Emanuele Di Nicola La sceneggiatura di Kingdom Of Heaven è per molti versi ammirevole: con pelosa diplomazia, William Monahan maneggia una patata bollentissima senza scottarsi e senza farsela cadere dalle mani. Non è infatti il momento storico più “rilassante” per parlare di guerre tra musulmani e cristiani, eppure, questo sceneggiatore esordiente sguscia, si divincola, annaspa, bara ma alla fine fa contenti tutti e tira fuori un pistolotto sulla tolleranza mica male. Il resto è ordinaria, kolossale amministrazione, con tutti i dovuti manicheismi del caso e gli inevitabili scivoloni nei territori della prevedibilità più oltranzista e stucchevole. Stiamo al gioco e andiamo avanti. E Scott che combina? Innesta il pilota automatico e sforna il remake registico del Gladiatore, prendendo forse atto che nel frattempo Peter Jackson ha chiuso la sua trilogia e che L’ultimo Samurai e Troy si sono accodati al filone da lui ri-rilanciato (dopo Braveheart, intendo) alla grande. Qualcuno, però, dovrebbe fargli notare che nelle scene di battaglia non ci si capisce un tubo: il fido Mathieson continua ad usare quei dannati otturatori iper-veloci che, uniti a una camera parkinsoniana e ad un montaggio che la butta sulla confusione, rendono gli osannati combattimenti di massa dei blob informi dove si distinguono solo terriccio e schizzi di sangue. Non stupisce che sia tutto un “ma quello lì morto era buono o cattivo?”… Del resto non ci si può lamentare: gli innesti da autore bollito di Scott fanno la loro porca figura (la trasfigurazione di Sibilla nel mostruoso fratello, qualche angolo di ripresa “strano”) e i dolly sono tutti al posto giusto. Due paroline finali sugli attori per dire che Orlando Bloom fa un passo avanti rispetto a Troy (nel quale sarebbe stato perfetto come blocco di tufo) ma ci piace ricordarlo con le orecchie a punta, Eva Green è una bella figliola e un’attrice diligente mentre Jeremy Irons e Liam Neeson, che non mi sono mai piaciuti un granché, fanno una marchetta che dubito rimarrà negli annali. Svetta Edward Norton nella parte di Re Baldovino IV, l’unico personaggio realmente affascinante. Il fatto, però, che per tutto il film reciti con una maschera di metallo sul volto dovrebbe farmi trarre delle conclusioni che al momento mi sfuggono… Gianluca Pelleschi |
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Parole
Crociate Chi fu il saggio e colto duce dei
musulmani alla fine del XII secolo, meritevole di essere citato con
rispetto nella Commedia (“Vidi quel Bruto che cacciò Tarquino /
Lucrezia, Iulia, Marzia e Corniglia; / e solo, in parte, vidi ’l
Saladino” – Inferno, IV
Canto) e con ammirazione nel Decamerone, fino a identificarsi con
l’immagine stessa del sovrano tollerante e illuminato? Salah
ad-Din. Esatto. Hans Ranalli |
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lettori
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Nel quadro eterogeneo di
popoli e civiltà che caratterizza l’epoca delle Crociate - il cui spirito
venne solo in parte influenzato dal fervore religioso, mentre in realtà prese
corpo sviluppandosi dall’ideale cavalleresco unito alla forte spinta di
rivalsa economica da parte di svariati ceti sociali dell’Occidente - Ridley
Scott delinea la nobile figura di Balian
di Ibelin (Orlando Bloom) umile e
rassegnato maniscalco privato di moglie e figlia in seguito a drammatiche
circostanze, che s’imbatte nel suo padre naturale (Liam Neeson) e lo segue
alla volta di Gerusalemme. Il padre lo addestra a diventare un vero cavaliere:
“Devi essere coraggioso e combattere senza paura di fronte al tuo nemico.
Sii onesto, leale, agisci con equità e giustizia, proteggi gli indifesi,
scegli la via della verità, anche se questa dovesse condurti alla morte, nel
totale rispetto di te stesso e di coloro che ami” ed è proprio secondo il
più puro ideale cavalleresco che Balian riesce a prendere nelle proprie mani
il destino di Gerusalemme. La modestia è la sua principale grandezza al
cospetto di uomini arroganti e assetati di conquiste. Annalisa Ghigo |
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Emanuele Di Nicola 5 |
Gianluca |
Hans |
Niccolò Rangoni 7 |
Luigi Garella 4½ |
Manuel Billi 6½ |
| Matteo Catoni 6 |
Luca Baroncini 5 |
Daniele Bellucci 6 |
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