CHE
PASTICCIO, BRIDGET JONES!
(Bridget Jones: the Edge of Reason)
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REGIA: Beeban KIDRON PRODUZIONE: GB - 2004 - Commedia DURATA: 108' INTERPRETI: SCENEGGIATURA: Andrew Davis - Helen Fielding -
Richard Curtis - Adam Brooks SCENOGRAFIA: Gemma Jackson MONTAGGIO: Greg Hayden COSTUMI: Jany Temime MUSICHE: |
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Trama |
Prosegue l’avventura di Bridget Jones, che da single deve trasformarsi in fidanzata ideale… |
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A volte uno basta Nella memoria degli appassionati di cinema o dei semplici fruitori di questa nobile arte, “Il diario di Bridget Jones” era un esempio ben riuscito di commedia, un intrattenimento sincero e spassoso che faceva trascorrere allo spettatore due ore in allegria; nessuno si aspettava di più da quel film e nessuno ne restava deluso. Dopo il successo del primo episodio, i produttori hanno ben pensato di bissare il tutto, e seguendo il motto calcistico che “squadra che vince non si cambia” ci ripresentano tutto il cast al gran completo per continuare a raccontare le disavventure della paffutella Bridget e della sua nuova condizione di fidanzata; ecco quindi la nostra eroina alle prese con le mutande terribilmente piegate del fidanzato, con le chiacchiere maligne di chi invidia il suo partner, con le scenate di gelosia che la porteranno inevitabilmente a compromettere la sua storia. Di sventura in sventura, tutto approderà inevitabilmente nel più scontato dei lieto fine, per la gioia di qualche ragazza sognatrice ma non certamente del normale spettatore, che a tratti si troverà costretto a lottare contro poderosi colpi di sonno. Il problema principale di questo sequel è l’intenzione da parte degli sceneggiatori di riproporci in salsa leggermente diversa le stesse gag del precedente episodio (vedi il primo piano del sedere della Jones in diretta tv, vedi la rissa tra i due pretendenti, e via discorrendo), non rendendosi conto che proponendo lo stesso gioco il risultato sarebbe stato diverso e meno riuscito. “Che pasticcio Bridget Jones” è un film che non decolla mai, che diverte ad intermittenza, che cerca in maniera palese di ammiccare allo spettatore per farlo divertire, con il triste risultato di farlo ridere soltanto a mezza bocca. Non mancano, e questo è certo, brevi sequenze ben congeniate, ma la maggior parte delle volte la riuscita delle stesse è legata alla bravura dei protagonisti, con una Renèe Zelwegger che riesce a caratterizzare, anche fisicamente, la 33enne Bridget Jones alla perfezione, e con due spalle come Colin Firth e Hugh Grant sempre all’altezza della situazione. La bravura degli attori però, non è sufficiente a colmare i vuoti strutturali di un’opera che appare sfilacciata e francamente fine a se stessa, che non aggiunge nulla a quello che si era già visto, ma, al contrario, incrina leggermente il piacevole ricordo che si possedeva. Matteo Catoni |
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Matteo Catoni 5½ |
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