BIRTH
- IO SONO SEAN
(Birth)
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REGIA: Jonathan GLAZER PRODUZIONE: U.S.A. - 2004 - Drammatico DURATA: 100' INTERPRETI: SCENEGGIATURA: Jean-Claude Carrière - Milo Addica SCENOGRAFIA: Kevin Thompson MONTAGGIO: Sam Sneade COSTUMI: John Dunn MUSICHE: Peter Raebum |
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Trama |
Sono passati dieci anni da quando Anna ha perduto suo marito Sean. Mentre si prepara al nuovo matrimonio con Joseph si presenta alla sua porta un bambino di dieci anni che afferma di essere il defunto Sean e che la esorta a rinunciare alle nuove nozze. |
| Recensioni
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Maltrattatissimo, il film di Glazer è in realtà oggetto per più versi interessante: cercando di coniugare una trovata da commediaccia americana con un certo tipo di profondità europea, sviluppando lo spunto fino a conferire al film un’aura di mistero che regge per una buona metà, scommettendo su soluzioni tecniche niente affatto scontate e molto ben funzionalizzate (il piano sequenza iniziale, un lunghissimo primo piano sul volto silente della Kidman che rimane nella testa come una delle immagini più memorabili di tutta la rassegna veneziana), su una fredda ricostruzione d’ambiente e sui colori saturi degli interni, il film troppo presto si ripiega su se stesso ribadendo il concetto centrale insistentemente e chiudendosi poi in maniera affrettata e comoda. Rimane l’analisi della vita guasta degli adulti vista attraverso lo sguardo di un bambino e l’ennesimo quadro di una classe allo sbando in cui il ricordo, il dolore e il rimpianto vengono vissuti in una veste puntualmente innaturale ed anomala. Glazer, autore di alcuni videoclip culto (per tutti il delirante incubo Rabbit in your headlights di U.N.K.L.E.) e di SEXY BEAST, muove i suoi personaggi in uno scenario studiatamente ambiguo, in cui l’elemento della mitomania si scontra col dubbio metafisico ma alla fine, cercando a tutti i costi la quadratura del cerchio tramico (tra gli sceneggiatori Jean-Claude Carrière), cade nel tranello della leggibilità ad ogni costo e della spiegazione forzata e non necessaria. La Kidman, da parte sua, regge molto bene un ruolo coraggioso a rischio di polemica suicida (l’inutilmente chiacchierata scena “pedofila” è perfettamente coerente col disegno narrativo e dunque tutt’altro che scandalosa) in un film che reca nel suo DNA il gene dell’insuccesso patrio. Luca Pacilio Wanted Dov’è
finito BIRTH di Jonathan Glazer? Emanuele Di Nicola A volte ritornano Nicole Kidman continua a rischiare, alternando ruoli in megaproduzioni destinate al successo (l'ultima in ordine di tempo lo sciocchino "La donna perfetta") a progetti meno sicuri, in cui è la sua adesione a garantire l'attenzione dei media, la distribuzione e il riscontro del pubblico. Succede con "Birth", del poco conosciuto Jonathan Glazer (regista dell'apprezzato "Sexy Beast"), che riesce a riunire un cast sontuoso (tra gli altri, Lauren Bacall, Danny Houston, Anne Heche) per raccontare una complessa storia di ossessione. La giovane Anna, vedova da dieci anni, è in procinto di risposarsi, quando le bussa alla porta di casa un bambino che afferma di essere Sean, l'ex marito defunto. La progressione narrativa, pur nel disequilibrio con cui è costruito il racconto (i genitori del ragazzo sono poco più che comparse mentre potrebbero avere un ruolo decisivo), riesce a rendere credibili gli sviluppi e le reazioni dei personaggi, molto attenta ai risvolti psicologici e ad evitare fasulle scene ad effetto. Almeno fino a quando non si esagera (Danny Houston che pieno di rabbia fa pu-pu sul culetto del bambino suscita una certa ilarità) e i nodi vengono al pettine attraverso una soluzione, per fortuna a mezze tinte, che suona però appiccicata, e comunque non regge. Sembra infatti un contentino per gli spettatori il tentativo di razionalizzare una vicenda che ha il suo fascino maggiore proprio nell'assenza di ragionevolezza. Così come non convince la sequenza finale in riva al mare, più accattivante che esplicativa. Demeriti e ambiguità a parte, il film ha un piglio originale ed intimista che non lo fa rientrare in un genere specifico; spazia dal fantastico al dramma e non disdegna una tensione da thriller. Fotografia e scenografia riflettono con cura lo stato d'animo crepuscolare dei personaggi, con interni ovattati e ricoperti da soffocanti carte da parati ed esterni invernali immersi nel plumbeo. Il film conferma inoltre le doti interpretative di Nicole Kidman, vera mattatrice della pellicola, sempre misurata e mai strabordante, capace di reggere virtuosistici primi piani (il piano sequenza a teatro) e perfetto specchio dell'interiorità del difficile personaggio. Inutili le polemiche, tutte a beneficio della promozione, sulle scandalose (in realtà innocue e quanto mai caste) scene tra la Kidman e il bambino, il bravo e in ascesa Cameron Bright. Luca Baroncini |
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Luca Pacilio 6 |
Emanuele |
Luca |
Manuel Billi 7 |
Daniele Bellucci 6½ |
Alberto Zambenedetti 9 |
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