BATMAN BEGINS
(Batman Begins)

Scheda
Trama
Recensioni
Commenti
Spazio lettori
Voti

REGIA:    
Christopher NOLAN

PRODUZIONE:  U.S.A.   -   2005   -   Fantastico

DURATA:  134'

INTERPRETI:
Christian Bale, Ken Watanabe, Cillian Murphy, Morgan Freeman, Michael Caine, Katie Holmes, Gary Oldman, Liam Neeson, Tom Wilkinson, Rutger Hauer, Rade, Serbedzija, 

SCENEGGIATURA:
David S. Goyer - Christopher Nolan

FOTOGRAFIA:
Wally Pfister

SCENOGRAFIA: 
Nathan Crowley

MONTAGGIO: 
Lee Smith

COSTUMI: 
Lindy Hemming

EFFETTI VISIVI:
Paul Franklin - Don Glass

MUSICHE: 
Hans Zimmer - James Newton Howard

Trama

L'infanzia del milionario Bruce Wayne, traumatizzata dai pipistrelli e dall'uccisione dei genitori, segna il suo destino come Batman.

Recensioni

 

 

 

Messinscena della Paura

Si ricomincia da zero: Nolan spazza via il gotico di Tim Burton e il kitsch di Joel Schumacher, registi dei precedenti quattro episodi. Punta sul dramma umano e la veridicità, riflettendo l'assenza di superpoteri del suo eroe in set, gadget, armi e acrobazie in cui tutto ciò che si vede è reale o verosimile. La sua sceneggiatura (in collaborazione con David S.-BLADE-Goyer) seduce nei dialoghi, sparge tasselli di un mosaico che si ricompone in modo circolare, elargisce curiosità sulle origini del protagonista e, soprattutto, fa leva su di un tema che racchiude tutte le sue parti: la messinscena della Paura. E' insolito trovarsi di fronte ad un blockbuster che non ostenta gli effetti ma gli attori speciali, che rinuncia al digitale ed ai modellini (strepitosa la bat-mobile), che cerca il corpo a corpo (peccato che Nolan non sappia filmare le figure in azione: montaggio e geometrie caotiche), i lividi e una fotografia bluastra che, mentre raffredda i propri impeti kolossali, li esalta come la rabbia implosa di Wayne. E' appassionante, supereroe o meno che sia, il travaglio di un uomo che vuole dominare le proprie paure, roso dalla collera, con due voci nella coscienza (il maggiordomo Alfred per evitargli d'essere divorato dalla Maschera e la compagna d'infanzia per inseguire la Giustizia e non la Vendetta). Ma il tocco autorale sta nel fil rouge: Batman diventa Paura per vincere la Paura. L'Uomo Pipistrello si fa attraversare da orde di suoi simili: introita i propri limiti a forza di volontà. Poi li vomita diventando un simbolo attraverso la messinscena: splendida ed emblematica la scena in cui il cavaliere oscuro in volo spaventa gli Allucinati dell'Isola. Allievo che supera il Maestro a parte, il nemico più temibile è un suo equivalente: lo Spaventapasseri che droga gli avversari. Lo scontro è fra la paura indotta da assuefazione (un Batman...di soli effetti speciali) e la paura prodotta dalla rappresentazione (il Batman di Nolan): per la prima esiste un antidoto, per la seconda no. Vince il cinema. 

Niccolò Rangoni Machiavelli


Come tutto cominciò

Come già l'Uomo Ragno, anche Batman si scrolla di dosso i BANG! e i POW! del fumetto per calarsi in un'atmosfera quotidiana, dove il realismo è la nota dominante. Del resto, dopo il gotico dei primi due episodi diretti da Tim Burton e il delirio psichedelico della doppietta firmata Joel Schumacher, una variante era assolutamente necessaria, pena il probabile abbandono da parte del pubblico. E il nuovo taglio, abbinato ad un riuscito approfondimento delle psicologie, nelle mani di Christopher Nolan diventa una brillante rivisitazione del più umano dei supereroi. Soprattutto la prima parte scorre compatta e coinvolgente, grazie a una sceneggiatura strutturata che riesce a calibrare le tante micro-storie, donando a ogni personaggio il giusto rilievo e costruendo con mordente le premesse per la trasformazione del miliardario Bruce Wayne nel notturno paladino della giustizia in abito da pipistrello. Con la tanto attesa entrata in scena di Batman, però, l'amalgama perde consistenza. Un po' perché la costruzione del mito è sempre più interessante del mito stesso, ma anche perché Nolan è abile nel motivare il protagonista, nel metterne a nudo la vulnerabilità, nel dare significato alla sua determinazione, ma molto meno nel farlo agire. E nella seconda parte non possono mancare, dato il genere e il budget dell'operazione, numerose scene di azione. Ma le dinamiche restano spesso oscure a causa del buio onnipresente, dei rapidi movimenti di macchina e del montaggio frenetico, che regala più confusione che ritmo. La sequenza della fuga in bat-mobile, ad esempio (forse anche a causa della bruttezza dell'auto), è inutilmente roboante e caotica e pare non avere mai fine. Per fortuna il sontuoso impianto scenografico riesce a mantenere alto il tasso di spettacolarità e il lato umano, sorretto da un cast stellare che pur senza strafare è ben utilizzato, regge (e sorregge) fino alla fine.

Luca Baroncini


The Dark Night Begins

Batman ritorna sullo schermo, questa volta per raccontarci le origini delle motivazioni, dei superpoteri e della maschera del supereroe creato da Bob Crane nel 1939. Il giovane Bruce Wayne cade in un pozzo infestato dai pipistrelli, assiste alla morte dei suoi genitori e all’impotenza della legge, si ritira in Tibet per studiare arti marziali, e infine ritorna a Gotham City deciso a mettere al servizio della giustizia il suo duro addestramento e le sue immense risorse tecnologiche.
Il film di Christopher Nolan si inserisce nella moda hollywoodiana delle trasposizioni dai fumetti di questi ultimi anni che sfruttano le potenzialità delle tecnologie digitali per realizzare sullo schermo i fantastici universi dei supereroi della carta stampata. L’operazione di Nolan è ambiziosa sia perché la franchise di Batman conta ormai quattro predecessori, di cui almeno due illustri (gli episodi firmati Tim Burton), sia perché si tratta di una super-produzione che vorrebbe rilanciare la serie e bissare il successo dello “Spider-man” di Sam Raimi. Ecco spiegata la scelta di affidare la regia ad un autore del calibro di Nolan che si era già messo in luce per lo sperimentale “Memento” (candidato all’oscar), e aveva dimostrato di sapere trasportare in “salsa hollywoodiana” i capolavori altrui (“Insomnia”).
Se dal punto di vista tecnico “Batman Begins” si pone ai vertici del filone (la fotografia e la computer grafica fanno il loro lavoro), dal punto di vista artistico si sente invece la mancanza di un’impronta e di uno stile più incisivo. La regia di Nolan infatti si limita a mettere in scena le splendide location e i famosi personaggi del fumetto, senza lasciare emergere dalle immagini la cifra distintiva dell’autore. È invece riuscita alla perfezione la fusione-contrapposizione tra l’anima ipertecnologica e immateriale del cavaliere nero e il corpo fatiscente e in disfacimento dell’organismo metropolitano (non a caso la minaccia criminale ha la forma del contagio e si propaga attraverso i fluidi). Da questo punto di vista il film funziona meglio nella seconda parte ambientata nella città, piuttosto che nel lungo prologo esotico (in stile Bond’s movie). Il vero protagonista è infatti l’ambiente metropolitano. La città situa in un imprecisato futuro e decora attraverso il retroadattamento il mondo di riferimento (il disfunzionamento del sistema idraulico è una figura cara anche a Lawrence G. Paul designer di “Blade Runner”), ma soprattutto definisce il protagonista come persona, come ruolo e come performance. Il gigantismo delle architetture e il loro decadimento strutturale sono perfettamente funzionali nell’isolare e sottolineare l’eccezionalità delle apparizioni dell’eroe. Questa piattaforma definisce il nuovo Batman nei termini di un anti-corpo caratterizzato dall’anti-gravità delle performance atletiche e dalla pervasività del raggio della sua azione. La tecnologia per Nolan è un bozzolo da cui può scatenarsi un essere migliore, superiore, ma anche un terrore capace di brillare nell’oscurità più cupa. La maschera del cavaliere nero è allo stesso tempo uno studio sulle forme desideranti del futuro, caratterizzate da verosimiglianza e simulazione, e una rappresentazione di forme terribili pervase dalla contaminazione e perversione con il male. Nolan mette in scena le azioni del supereroe attraverso un’estetica che ricorda li film dell’orrore. Il nuovo Batman si mimetizza nell’ombra, convive con gli animali notturni, piomba dall’alto come un rapace e trascina la sua preda nell’oscurità (lo stile degli scontri rende omaggio più all’iconografia di “Alien” che a quella di “Spider-man”). È dunque un Batman che si insedia nella città di Gotham come un corpo estraneo, prodotto dallo stesso male che vuole combattere. Anche la figura del rogo finale purificatore, è usata da Nolan contro il suo stesso eroe per sottolineare la mostruosità della creatura. In definitiva il giovane regista aggiorna i toni gotico-romantici del Batman di Burton a quelli dell’horror e della fantascienza dark che vanno tanto di moda oggi (“Underworld”, “Van Helsing”).

Per quanto riguarda le novità tematiche di questo Batman è da segnalare la nuova prospettiva scelta per raccontare l’eroe. In questo caso, il dualismo non gioca più solo a livello individuale Bruce o Batman (come nei precedenti episodi), ma è la maschera stessa a vivere una scissione che sposta l’attenzione dall’uomo all’eroe, e situa il mito in bilico costante fra tragedia e commedia, punizione e perdono. La scelta di un attore atletico e fisicamente versatile come Christian Bale dimostra che a Nolan non interessa più la contrapposizione culturale tra l’uomo di massa e l’individuo superiore (il capitalista ha ormai inglobato il superuomo), quanto il dualismo tra il possesso della tecnologia e l’etica del suo utilizzo. La maschera diventa solo un motivo figurativo con il quale affrontare il problema del (super)potere e della sua amministrazione nella società contemporanea. Non è un caso che Bruce venga addestrato in estremo oriente, da fanatici religiosi che covano un desiderio di vendetta contro una metropoli occidentale, e neppure che Wayne, e prima di lui suo padre, sia a capo di una società che domina attraverso la produzione di tecnologie di distruzione la città-stato di Gotham City. In tutto ciò, quello che si perde è l’aspetto umano del personaggio, che a parte la parentesi iniziale non è adeguatamente sviluppato nel corso del film (anche la storia d’amore con la protagonista femminile è alquanto sacrificata). Emerge un film diseguale nel risultato, troppo dispersivo a livello di trama e molto affascinante sotto il punto di vista dei motivi figurativi e della rielaborazione culturale del personaggio. I punti di forza rimangono esclusivamente gli effetti speciali, le scenografie e la massiccia dose di azione che di certo non deluderanno i patiti.

Massimiliano Troni

Commenti

 

 

Nido di pipistrello

Dopo l’innegabile esordio cult di MEMENTO ed INSOMNIA, godibile opera minore, Nolan si avvia dunque alla prostiuzione delle majors? Non proprio: raccogliendo il feticcio burtoniano, ormai stuprato dalla meschina deriva alimentare di Joel Schumacher, egli ne estrae un dramma psicologico cucinato a dovere per il botteghino internazionale. Non che questo sia intrinsecamente un difetto: i batmaniani della prima ora, come il sottoscritto, non nascondono la sottile goduria nel ritrovare il nostro sulla scena, in quel di Gotham, alle prese con canagliame di varia risma. Se la pellicola inizia con la sua parte più zoppicante, un apprendistato d’eroe piuttosto killbilliano ed anonimamente sfocato, quando si spalancano le porte della dark city la temperatura sale: metropoli violenta e corrotta, strapotere di un boss mafioso, una fanciulla pronta ad innamorarsi etc. etc. Niente di nuovo, vero: ma l’autore, dinanzi a questo marasma, riesce incredibilmente a mantenere frammenti della propria personalità. L’alterazione, che pare essere tema portante dei suoi lavori (con relativa ossessione monomaniacale: la memoria, l’insonnia), si concentra qui sulla sensazione: come il giovane Wayne temeva i pipistrelli, così si trasforma nella sua paura per intimidire il prossimo, mentre anche i suoi avversari cavalcano il terrore per subdoli obiettivi. Da sempre Batman non è eroe solare ma schivo e combattuto, mica uno Spider Man qualunque: questa problematicità interiore, che faceva assomigliare l’eroe agli psicopatici cui si oppone, era pietra angolare del dittico burtoniano ma qui lascia soltanto tracce sparute (la battuta dello Wayne mondano, a proposito di un pazzo che veste da pipistrello). Se il volto psicanalitico rimane incompiuto, se il tutto strizza l’occhio talvolta all’action rurale (lo scontro finale, il bacio), se il comprimario mentale (Cillian Murphy) è decisamente migliore di quello puramente fisico (Liam Neeson), BATMAN BEGINS non si limita d’altronde a ripiegare sul floscio schematismo di genere: alcuni squarci di città impazzita (lo Spaventapasseri come cavaliere dell’apocalisse) risvegliano moderatamente quell’immaginario oscuro cui è legata la Leggenda. Batman (re)inizia, presto imparerà a volare.
Il link finale al primo film della serie, zuccherino per appassionati, è lo stesso facile espediente che impegava Ratner in RED DRAGON per lusingare i fan del dr. Lecter. Cast irreprensibile, dove ognuno occupa ordinatamente il proprio ruolo, rischiarato dall’usuale stoffa cristallina di un Caine ormai prossimo alla santificazione.

Emanuele Di Nicola

Spazio lettori

 

 

Dei delitti e delle pene

Se vellutati e malinconici tocchi di archetto ed arpa avevano cesellato le sublimi introspezioni psicologiche ed evocato le atmosfere sognanti del Batman onirico, gotico ed impressionista di Burton, sono possenti e decisi colpi di scalpello e martello, invece, a caratterizzare la versione ruvida e disturbante di Nolan, che ricava il suo supereroe dalla nuda roccia per trasformarlo, poco a poco, in una statua marmorea dalle proporzioni perfette, metafora dei dissidi e della angosce che animano il nostro tempo e squartano la nostra società. 
Evitando giustamente ogni confronto con il suo illustre predecessore, Nolan concepisce il suo Batman come un'opera esattamente antitetica: se Burton lo aveva collocato direttamente nella dimensione simbolica dell'immaginario, personalizzandolo al massimo con mirabili colpi di genio, Nolan, al contrario, tenta di scrostarlo direttamente dalla realtà, modellandolo colpo dopo colpo con fare da operaio, ricercando le condizioni oggettive della sua genesi e della sua missione, dandone quasi una lettura filologica in chiave marxista. 
Insomma Nolan concepisce il suo Batman quasi come una voragine e un prolungamento della realtà, a cui non restano nemmeno le armonie di Danny Elfman ed in cui la cupezza della narrazione è il risultato di una fotografia che preferisce le tonalità grigie e melmose della corruzione a quelle gotiche ed eccentriche tipiche del personaggio e dei suoi travagli. 
Realistico, crudo, metallico, stridente, caotico, dilaniato da violentissimi ed epici feedback di azione, smosso da improvvise e graffianti accelerazioni in presa diretta, intrappolato in un montaggio nevrotico e mozzafiato ed incalzato da una musica ossessiva e martellante, Nolan confeziona un Batman antispettacolare ed antiestetizzante, tutto giocato sulla centralità del ruolo del supereroe a fronte di una domanda di giustizia sempre più pressante, in cui non è difficile scorgere, aldilà dei simboli e delle parole chiave che lo attraversano, una critica alla superpotenza americana e agli orientamenti imperialistici della sua amministrazione, celati solo apparentemente da una retorica populista e puritana che, invece, sorregge loschi interessi di altro tipo, fomenta odio e vendetta laddove, a parole, vorrebbe portare pace e libertà.
Nolan ci parla di una società sempre più chiusa e ripiegata su se stessa, incapace di esorcizzare le proprie paure e di fare i conti con i propri fantasmi, soggiogata da un'ansia stringente ed attraversata da spinte centripete annichilenti e autolesioniste che generano forme distorte di volontà. Vittima di attacchi dei quali non si conosce la provenienza ed incalzata da un esterno aggressivo, estraneo, oscuro e comunque non disponibile ad una integrazione pacifica, la nostra società - sembra ammonirci Nolan - rischia la deriva autoritaria da un lato, l'autodistruzione dall'altro. 
Nolan ci parla, in parole povere, di ciò su cui si è concentrato gran parte del cinema mainstream e non degli ultimi tempi: lo scontro di civiltà. E lo fa a modo suo. La solitudine della superpotenza che non sa quale strada percorrere e quali decisioni prendere, l'innocenza perduta e il senso di colpa che aleggia potente su tutta la civiltà occidentale, l'incomunicabilità tra simili per cui ogni rapporto sembra trasformarsi simultaneamente in un rapporto di forza, la crisi europea, la difficile situazione mediorientale, il terrorismo che diventa sempre più fenomeno inclassificabile ed intangibile, un oriente che ha abbandonato totalmente la filosofia zen e i suoi proclami pacifisti per trasformarsi in una macchina da accumulazione capitalista che non manca di lanciare invettive bellicose e vendicative: il nostro mondo è messo a nudo in più di due ore di pellicola tesissima, che la regia di Nolan riesce a mantenere perfettamente e a tradurre in emozioni forti ed autentiche per lo spettatore.
Il supereroe che vola come un'ombra su una popolazione di zombie e di spiriti, risucchiata da un panico paralizzante e da tentazioni autodistruttive, così come il volto disperato ed incredulo di Malkovich in fermo immagine, l'urlo di Malkovich in "Un Film Parlato", diventa da subito profezia agghiacciante e terribile del nostro futuro prossimo. Profezia che potrebbe avverarsi se non si trovano al più presto degli antidoti.

Nicola Boccia


Questo ennesimo episodio incentrato sull’uomo pipistrello è davvero qualcosa di più del solito film fantasy. Lo sceneggiatore David S. Goyer e il regista Christopher Nolan scavano nelle nevrosi del personaggio principale, fino a svuotare parzialmente il racconto dalla sua abituale connotazione fumettistica, per trasformarlo in un’attenta analisi psicanalitica incentrata sulle fobie del futuro giustiziere notturno.
Il film ricostruisce un antefatto assai credibile in cui prende corpo la dimensione più fragile e umana del personaggio, costretto a prendere coscienza della propria deriva da un misterioso personaggio che lo recluta in un’altrettanto misteriosa Setta dei Guerrieri delle Ombre, offrendogli un’occasione per ritrovare se stesso.
Bruce Wayne viene addestrato a gestire la rabbiosa disperazione che lo tiene in scacco dalla remota sera in cui i suoi genitori vennero assassinati da uno dei tanti disperati in lotta per la sopravvivenza in una decadente Gotham City. Bruce riesce a vincere le sue paure, a dominare le nevrosi infantili, apprendendo velocemente durissime lezioni di lotta e di vita impartitegli dal misterioso Ducard [Liam Neeson clone di se stesso da Le Crociate di Ridley Scott, n.d.R.]
Bruce riesce con enorme sofferenza ad estraniarsi dalle proprie fobie, dominandole. Nella lotta contro il male, in qualunque forma si manifesti o dietro qualunque maschera si nasconda, il giovane orfano assume proprio il simbolo delle sue antiche paure: il pipistrello, animale notturno sinistro, figura avvolta nel mistero che riesce a instillare inquietudine in chiunque venga a contatto con la sua presenza.
Intessendo una rete di veloci passaggi notturni da un tetto all’altro e sfrecciando sulla sua incredibile BatMobile con un ampio corredo di teatralità e inganno, armi potenti per raggiungere l’obiettivo, Bruce riesce a destreggiarsi nei meandri cupi e sinistri di una Gotham City che rievoca le atmosfere di Blade Runner con le sue nere notti perennemente piovose, popolate da esseri umani ai margini o da spietati criminali.
Complice il suo fedele maggiordomo Alfred (un sempre grande Michael Caine) e gli efficacissimi travestimenti recuperati da Lucius Fox (Morgan Freeman) nei magazzini dimenticati della sezione ricerche scientifiche della Wayne Enterprise fondata dal padre di Bruce, nonché con la segreta complicità del tenente Gordon (Gary Oldman)  lo stesso poliziotto che confortò quel bambino spaventato all’epoca della scomparsa dei genitori, Bruce indossa la maschera di uomo pipistrello per salvare Gotham City da un diabolico piano  criminale volto a distruggerne le fondamenta e a eliminare tutti i suoi abitanti, mentre di giorno si cala nell’insospettabile ruolo di playboy miliardario sempre con teatralità ed inganno, fino al colpo di scena conclusivo, che spiazza senza scivolare nella banalità.
Riuscendo nel suo principale intento, quello di ricreare le atmosfere del film culto di Ridley Scott, Blade Runner, Christopher Nolan getta le basi per una nuova trilogia [che potrebbe proseguire come Batman Continues e Batman Ends, n.d.R.] in un esordio alla grande per regia, sceneggiatura, ambientazione e cast.
Christian Bale, ormai avvezzo ai ruoli di tormentato borderline costretto a fronteggiare le sue paure in una discesa agli inferi di Parkeriana memoria [mi riferisco al suo recente ruolo in The Machine/L’Uomo Senza Sonno di Brad Anderson, n.d.R.] spicca su tutti con il suo incipit drammatico in un crescendo di bravura e duttilità nel delineare ogni intima sfumatura di un uomo tormentato. Tra gli attori sopra menzionati, tutti straordinari e componenti indispensabili alla riuscita del film, ricompare un sempre incisivo (anche se ahimé irrimediabilmente imbolsito) Rutger Hauer nelle vesti di Earle, il manager senza scrupoli che prende in mano il destino della Wayne Corporation alla scomparsa dei genitori di Bruce. Si difende bene anche l’unica protagonista femminile, Katie Holmes nel ruolo di BatGirl.
Più che gli effetti speciali e le venature horror, che davvero non mancano, la fantasia creativa è il vero motore di un plot che si sofferma sul lato più fragile e umano del protagonista, servendosi di flashbacks nervosi in rapida sequenza che mettono a nudo la sua infanzia segnata dal dolore, un dolore che si trasforma gradualmente ma inesorabilmente in rabbia e pulsioni ribelli difficili da gestire. Nolan si accosta alla storia da una prospettiva nuova, trovando “il punto di vista migliore per raccontarla, infrangendo una barriera, oltrepassando quello che sembra diventato un confine invalicabile” per citare le parole dello stesso regista, ammiratore di Tim Burton e del suo Batman “brillante, visionario, stilizzato e straordinariamente denso di idiosincrasie” eppure consapevole che “dopo quattro film è naturale toccare un punto morto, che va pertanto aggirato”
Attendiamo gli altri due episodi, per i quali pare che Christian Bale abbia già firmato il contratto, ormai rassegnato ad indossare le sudate vesti dell’eroe pipistrello che evidentemente non gli hanno procurato solamente malesseri fisici… Intanto un plauso va a questo film non-solo-fantasy, che riesce a catturare l’attenzione, inchioda letteralmente allo schermo e lascia sospesi sul filo del rasoio, proprio come il capolavoro di Ridley Scott cui Nolan si è dichiaratamente ispirato.
Una nota di merito va anche alla perfetta ricostruzione della mitica Gotham City all’interno della stessa Londra.

Fonti relative alle dichiarazioni del regista Christopher Nolan
FILM TV Anno 13 – Numero 26 / Articolo di Enrico Magrelli

Annalisa Ghigo


I prequel sono i classici film che raramente lasciano il segno... Ma l'operazione di restaurazione cinematografica dell'uomo pipistrello doveva passare forzatamente da un riazzeramento della sfilata di orrori che è stata la produzione dei Batman pos-Burtoniani. Pellicola di 140 minuti a dimostrare una certa mania per il titanismo che non sembra venire meno, il film si snoda con un inizio un po' macchinoso delle "origini del pipistrello" che passano dirette per i classicamente esotici "sette anni in Tibet" per poi affontare il  tema del villain di turno che pianifica la distruzione di Gotham. Il regista di "Memento" si pone l'obbiettivo di approfondire l'introspezione dell'eroe (più dell'eroe che dell'uomo) della DC prima attraverso l'uso sapiente del flashback, dopo avvalendosi di dialoghi mai sovrabbondanti ma tutto sommato esplicativi... In fondo la componente introspettiva, assieme a qualche scena dall'atmosfera azzeccata, aiuta a divincolarsi almeno con la mente da una sceneggiatura che non convince, appare forzosa e priva di di una solidità portante.
Le implicazioni su temi come Terrorismo, Giustizia personale, ruolo del Vigilantes, sono importanti anche se incentrate su un modello americano di visione delle cose, risultando in parte ridondanti per uno spettatore europeo; non si può non sottolineare però come il regista scelga con forza di attualizzare la pellicola, mostrando il potere distruttivo del PANICO, ed il modo in cui la popolazione viene trasformata (dalla paura) in Zombie di memoria Romeriana, privi di intelletto e spinti ad una folle etero ed auto-aggressività è forse la critica sociale (e politica) più concreta ed azzeccata.
Quello in cui il film riesce bene è mostrare la decadenza urbana, lo squilibrio e la fragilità che derivano dalla miseria, dai lutti, dalla disperazione. Una Gotham che diventa la fucina dei vizi, del disvalore e si trova come contraltare una giustizia che vive la sua scissione tra vendetta e soppressione del nemico ed equilibrio e tensione verso una convenza inafferrabile come assunto.
L'atmosfera, mutuata con un certo gusto dalla cinematografia del thriller e dell'horror, ci mostra un batman notturno, che "caccia" nemici diventate prede, che colpisce nell'ombra, che diviene ricercato più della malavita stessa. Anche l'utilizzo del rogo come momento catartico ha una funzione di distruzione ed evoluzione che si trasforma infine in rassicurazione ("la ricostruirò eguale, mattone su mattone") quasi che la purificazione possa sì essere distruttiva ma non possa prescindere dalla continuità, anche nell'immaginario. Sotto questo aspetto non si può che rilevare che la critica al sistema, pur presente, è rivolta non alle fondamenta ma solo ad alcune implicazioni, non a caso la famiglia Wayne, rappresentativa dello sforzo autenticamente positivo (filantropico in senso lato) costruisce la sua fortuna sul commercio di armi (di distruzione di massa) e su forniture militari, eppure questo non le impedisce di svolgere un ruolo realmente benefico nella percezione che il film vuole dare e di apparire disconnessa, distaccata dal ruolo imprenditoriale dominante.
Gli Attori sono in forma solo relativa, Christian Bale (il mandolino del Capitano Corelli), il cui volto forse non notissimo, permette di non oscurare il personaggio, riesce solo discretamente a trasmettere la tensione, mentre la raucedine vocale quando è sotto la maschera di grafite più che mettere tensione farebbe consigliare un buon logopedista; doppiaggio da rivedere. Katie Holmes (Wonder Boys) perde un occasione in più per mostrarci qualche espressione diversa dal solito e troppo ristretto repertorio, dimostrandosi in difficoltà in un ruolo "adulto" lei, abituata ad essere l'eterna adolescente (più o meno problematica). Godibili, Morgan Freeman e M. Caine che svolgono a pennello i ruoli di spalle designate.
Gli effetti speciali e la tecnologia sono un complemento di spettacolarità che supporta la pellicola nei momenti di azione e di farraginosità della sceneggiatura. L'uso che ne viene fatto è comunque sapiente nel permettere al film di indugiare, ad esempio, su un lungo e spettacolare inseguimento automobilistico che occupa diversi minuti senza alcuna funzione narrativa apparente.
Pellicola probabilmente per appassionati, opera minore per quel che riguarda Nolan, ma in grado almeno di riportare la figura di Batman lontano dal macchiettismo delle produzioni di fine anni '90 e di centrare, in qualche modo sul percorso introspettivo l'iter di edificazione di un eroe.

Nota a Margine: Peccato non poter ancora vedere in salsa cinematografica "Il ritorno del Cavaliere Oscuro" fumetto di Frank Miller del 1986 che non si può dimenticare in quanto pietra angolare della storia del Nero eroe di Gotham. Chissà, forse sarà per la prossima volta...

Alessandro Iskra


Niccolò
Rangoni

Luigi
Garella
6

Emanuele
Di Nicola
6

Luca
Baroncini
7
Alberto
Zambenedetti
Matteo
Catoni
Hans
Ranalli
Massimiliano
Troni
6
Daniele
Bellucci
7
Gianluca
Pelleschi
   
 

 

Homepage                         Prime visioni                         Archivio