IL VANGELO SECONDO MATTEO (ed. rest.)
 

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REGIA:    
Pier Paolo PASOLINI

PRODUZIONE:  Italia   -   1964/2004   -   Dramm./Biblico

DURATA:  137'

INTERPRETI:
Enrique Irazoqui, Margherita Caruso, Susanna Pasolini, Marcello Morante, Mario Socrate, Settimio Di Porto, Alfonso Gatto, Elio Spaziani, Luigi Barbini, Giacomo Morante, Giorgio Agamben, Guido Cerretani, Ferruccio Nuzzo, Rosario Migale, Enzo Siciliano, Otello Sestili, Alessandro Clerici, Paola Tedesco, Natalia Ginzburg

SCENEGGIATURA:
Pier Paolo Pasolini

FOTOGRAFIA:
Tonino Delli Colli

SCENOGRAFIA: 
Luigi Scaccianoce - Dante Ferretti

MONTAGGIO: 
Nino Baragli

COSTUMI: 
Danilo Donati

MUSICHE: 
Luiz E. Bacalov - Carlo Rustichelli
Bach, Mozart, Prokofiev, Webern

Trama

La vita di Gesù Cristo dalla nascita alla crocifissione.

Recensioni

 

 

 

La Passione di Cristo

Non sono venuto a portare la pace ma la spada.

Mediaset, in collaborazione con la Scuola Nazionale di Cinema e la Compass Film, sforna la 21esima opera italiana del secondo dopoguerra restaurata e riproposta sul grande schermo: pulizia del negativo, scene rovinate ricostruite con la tecnologia di Cinecittà, revisione del montaggio e suono digitalmente filtrato. I materiali risultanti sono stati stampati su supporti moderni, per permetterne la conservazione nel corso dei prossimi decenni. Nei cinema su programmazione limitata alla settimana di Pasqua, dal 9 al 15 aprile 2004.
Pierpaolo Pasolini è di nuovo in sala, un ritorno sacrosanto che continua a stordire, avvincere, commuovere: negli occhi irrompe ancora la coniugazione di roboante silenzio ed esplosione di rumore, la camera fissa che viviseziona volti e rughe fino a diventare manuale e traballante, dimenarsi, sanguinare, soffrire ed incazzarsi insieme a Gesù Cristo. Un film mandato sul rogo come eretico, per il semplice fatto di aver tratteggiato il Cristo uomo, accompagnando gli occhi e gli anatemi con i Canti Rivoluzionari Russi (insieme ai pezzi di Bach, Mozart, Prokofiev, Webern). Colpevole apparentemente di aver desacralizzato il sacro, fin dalla sua presentazione a Venezia 1964: ma nella visione l’equivoco si dissolve materializzandosi il suo contrario, ossia Pasolini che eleva a dimensione narrativamente divina il dipanarsi di una storia viva e pulsante. Questa materia bollente e rigogliosa scova nei meandri di sé stessa meteoriti di ineffabile poesia: i volti umani che contornano la Natività, passati in rassegna da una m.d.p. micidiale, come poi succederà per i centurioni, gli scribi ed i farisei. E ancora: gli scorci sui sassi di Matera durante la strage dei neonati, la tristezza del Cristo eversivo del grande Irazoqui verso il Gethsemani, la messinscena della deformità come fotogramma bellissimo e terribile (il lebbroso, lo zoppo) dissoltosi nell’attimo immediatamente successivo. L’avvolgimento mistico della pellicola non è nient’altro che irresistibile coinvolgimento personale: se G.C. (non) è uomo come ognuno di noi, noi (non) siamo allora uomini come G.C.? IL VANGELO è da amare/odiare alla follia, spesse volte crocifisso ma ora finalmente resuscitato: rotola via la pietra medievale che sciaguratamente lo copriva, restano gli sguardi sempre increduli degli astanti. Il restauro è strumento inutile ma essenziale, volgarmente speculativo ma a cui aggrapparsi con tutto il proprio essere (cinefilo): nonostante le novità contingenti nella pellicola siano praticamente zero (ri)vederlo in questa maniera è sentirsi miracolati. Come i discepoli corrono incontro all’apparizione di Gesù risorto, così ci si precipita dunque in sala. Si esce storditi, fatti a pezzi come la Gerusalemme che condanna a morte il Protagonista.

Di questa città non vi sarà pietra che non sarà stravolta.

Emanuele Di Nicola


Il Cristo era un rivoluzionario: urlava alle folle il suo biasimo per dotti, ricchi e farisei, proclamava che il Regno dei Cieli apparteneva ai miseri dal cuore puro. Il Cristo secondo Matteo era oltretutto rabbioso, diceva: "Non sono venuto a portare la pace ma la spada". E' paradossale che il più appassionante, schietto e amaro (contro la debolezza degli uomini) ritratto del Figlio di Dio ci venga da un ateo marxista (il suo Gesù come Lenin?); Pasolini ci avrebbe sorpreso molto meno se avesse girato un'opera dissacratoria, intellettuale, sulla falsariga, al limite, del precedente LA RICOTTA, con un Cristo terragno, volgare. Sceglie invece di riportare questa figura "mitica" fra gli uomini, rispettandone l'aurea sacra, la lettera e lo spirito molto più di tutti quei registi "farisei" che l'hanno immortalato con mire spettacolari, celebrative, acritiche, asservite ad un'iconografia tradizionale. Lo riporta, cioè, alla semplicità d'animo che tentò anche Rossellini nel FRANCESCO, GIULLARE DI DIO, aggiungendovi una tensione spiritual/poetica degna de IL PROCESSO DI GIOVANNA D'ARCO di Bresson (anche se poi cita la Giovanna D'Arco di Dreyer, quando si fissa sul primo piano della Madonna giovane). La scoperta di Irazoqui (Gesù), con quello sguardo insieme dolce e severo, ha del miracoloso; Susanna Pasolini (sua madre) è una Madonna troppo anziana, ma serve come provocazione: Cristo, come Pasolini, è profeta in patria. Eccentrico il commento sonoro che spazia dal gospel a Mozart, sublimi le soggettive "mosse" della macchina da presa.

Niccolò Rangoni Machiavelli

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