TWENTYNINE
PALMS
(Twentynine Palms)
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REGIA: Bruno DUMONT PRODUZIONE: Francia - 2003 - Drammatico DURATA: 119' INTERPRETI: SCENEGGIATURA:
Bruno Dumont SCENOGRAFIA: Lisa Scoppa MONTAGGIO: Dominique Petrot COSTUMI: Yasmine Abraham SUONO: Patrice Grisolet |
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Trama |
Un fotografo effettua sopralluoghi nel deserto Joshua Tree in California. La sua donna lo segue. |
| Recensioni
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Credo che il film sia molto
semplice: sono in due e si amano. Io metto la macchina da presa e sondo il
tutto. Punto e basta. E'
un film di brutale linearità TWENTYNINE PALMS: contro la ricerca
sconsiderata di significati, l'analisi esasperata che vuole scavare,
sviscerare, rivoltare l'immagine, Dumont, nella consapevolezza
dell'impossibilità di riprendere la profondità, preferisce essere
diretto, semplice, di una immediatezza talmente spudorata da essere
fraintesa. Spiazza un film che offre tutto in superficie, spiazza la
coscienza di un regista che sa che la profondità è dietro l'evidenza,
che si sottrae alla visione, che si percepisce (con lo stomaco e non col
cervello) agitarsi sotto lo strato dell'ovvio (mai sottovalutare l'ovvio).
TWENTYNINE PALMS, come il precedente, imprescindibile, L’UMANITA’,
dimostra quanto poco il regista sia interessato a giudizi e ad analisi, a
denunce e indagini (sociologiche, politiche, psicologiche): il
protagonista è e rimane lo sguardo e l’autore decide di scommettere
sullo spettatore azzerando la narrazione, concentrando l'attenzione sul
film stesso. Cinema puro, dunque, quello che manda in corto circuito
l'amena dietrologia di tanta critica: una coppia attraversa il deserto e
fa viaggiare un rapporto difficoltoso (i due parlano lingue diverse,
spesso non si capiscono, hanno difficoltà a comunicare), a tratti
istintivo e felicemente animalesco, a tratti più contrastato, ruvido,
spigoloso. Lui e lei spesso non parlano della stessa cosa, fraintendono,
ma sanno di vivere la stessa situazione, i sensi che non raggiungono con
le parole li raggiungono col corpo. Intorno a loro una natura selvaggia
immersi nella quale fanno l'amore, dormono, si parlano, si fermano,
guardano, riprendono il viaggio. Litigano spesso, scopano spesso. Ma
qualcosa di orribile sta per accadere, nel susseguirsi degli eventi banali
di questa coppia itinerante si percepisce una tensione, una sospesa
minaccia che porterà due puntini nel deserto dalla beatitudine più
totale all'atrocità più raccapricciante: non abbiamo il permesso di
svelare il finale ma il film, con una virata violentissima, all'improvviso
assume le tinte dell'horror, spacca l'occhio dello spettatore, lo spiazza
ancora una volta. Voglio che il cinema sia un
momento di regressione totale e che la questione della morale non si ponga
eventualmente che dopo la proiezione. I dibattiti morali nascono da ciò
che è nella testa dello spettatore, non da ciò che è sulla pellicola. Lavoro molto per far sparire tutto
ciò che potrebbe far passare un messaggio o un'idea. E' l'azione che mi interessa,
perché non c'è intenzione, riflessione. L'intelligenza mi nausea. (da POSITIF N. 511 – Intervista a Bruno Dumont di Philippe Rouyer e Claire Vassé ) Luca Pacilio Inutilmente Brutto Afferma il regista
Bruno Dumont, in un'intervista riportata nel press-book di presentazione
del film: "Avevo notato da parecchio tempo, soprattutto in fase di
montaggio, che anche senza niente si fa sempre qualcosa, che le
inquadrature non hanno necessariamente bisogno di sostenere un racconto.
Neutralizzare il racconto è diventato quindi un principio, a tutti i
livelli del film. Non volevo appoggiarmi sul suono o la fotografia
perché, per me, l'essenziale nel cinema, è la sintesi, il film
stesso". Luca Baroncini |
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lettori
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Luca Pacilio 8½ |
Luca |
Gianluca |
Daniele Bellucci 5 |
Manuel Billi 4 |
Stefano Selleri 8 |
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Emanuele Di Nicola 8 |
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