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Ri-fare
senza stile
Sotto una patina di fatua ricercatezza fatta di
avvolgenti macchine a mano, stop frame, effetti ed effettini without a
cause, Jordan gioca al remake (BOB LE FLAMBEUR di Melville) dandoci
dentro di stereotipi: un protagonista marpione dal cuore d'oro ("il
ladro buono" suona il titolo originale), ex tossicomane, giocatore,
animo decadente in cui Nolte sguazza con evidente divertimento e che una
scrittura solo un po' più attenta avrebbe potuto rendere meglio, dialoghi
di puro artificio che procedono per irritanti aforismi e paradossi (ne ho
contati dozzine), un confronto poliziotto\malfattore risolto con nessuna
originalità e uno svolgimento, stanti le ambivalenti premesse, fin troppo
lineare. TRIPLO GIOCO è un film di stilismi, esibiti senza stile alcuno,
che si lascia guardare, non fosse altro che per la simpatia del
protagonista, per alcuni spunti non totalmente disprezzabili, per un tono
niente affatto serioso che giova all'attenzione senza fiaccarla. Il
ritratto degli ambienti e lo schizzo dei personaggi di contorno (tra cui
un inspiegabile Emir Kusturica, che suona à la Hendrix l'inno
americano, e un perfido Ralph Fiennes, in apparizione speciale non
accreditata) rasentano peraltro il nulla.
Tutto giocato su speculari livelli di verità e falsità (il Picasso di
Bob, che servirà a finanziare il colpo; i quadri del casinò; i piani di
rapina; gli stessi antifurti; persino il giovane Paul non sarebbe altro
che una brutta copia di Bob - "Ma a me piace l'originale" dirà
la ragazza), con una lussuosa ma squilibrata fotografia firmata Chris
Menges, TRIPLO GIOCO è un innocuo esercizietto che, se si eccettua il
disvalore aggiunto del penoso doppiaggio, non riesce neanche a destare
irritazione.
Luca Pacilio
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