PERSONAGGI: Jim Hawkins, John Silver, Dr. Doppler, Capitan Amelia,
Billy Bones, B.E.N., Morph
SCENEGGIATURA: Ron Clements - John Musker - Rob Edwards (ispirato al romanzo L'Isola del Tesoro di Robert
Louis Stevenson)
EFFETTI VISIVI: Jim Aupperle - Floyd Casey - Colbert Fennelly
SCENOGRAFIA: Steve Olds
MONTAGGIO: Michael Kelly
MUSICHE: James
Newton Howard - Johnny Rzeznik
Trama
In un
fantastico futuro, il giovane avventuriero Jim e il vecchio pirata
Silver solcano l’universo in cerca del leggendario pianeta del tesoro.
Recensioni
La Disney
gioca alla caccia al tesoro con il classico di Rober Louis Stevenson.
Prima di tutto gioca con la versione originale del libro. Se, infatti, le
fonti dei film d’animazione della Disney sono diverse, e si basano di
volta in volta sul mito, sulla tradizione, sulla letteratura o su storie
originali, la strategia narrativa è sempre la stessa: prendere una storia
d’avventura e proporla al pubblico giovane attraverso l’ironia o la
reinvenzione di scenari e personaggi. Con Il Pianeta del Tesoro la
Disney ritorna al classico di Stevenson dopo la versione live-action del
1950 (Byron Haskin) e la versione all-Muppet del 1996 (Muppet Tresaure
Island), e ritorna con due novità: lo stile e la tecnica. Lo stile
del Pianeta del Tesoro si basa su un’idea della science-fiction povera
di tecnologia e ricca di fantasia, e crea uno scenario ibrido (70% di
passato e 30% di futuro) accattivante anche se non originalissimo: da una
parte riprende l’esotismo delle storie di pirati (Stevenson),
dall’altra lo declina in uno scenario fantascientifico più retro che
iper-tecnologico: le navicelle spaziali con la forma dei galeoni (Jules
Verne) e l’idea che si possa respirare nello spazio (Guerre Stellari).
Mentre lo stile puramente avventuroso paga il suo tributo ai “Brandywine
painters” (gli illustratori di libri), in particolare a N.C. Wyeth che
illustrò l’edizione Scribner dell’Isola del Tesoro (1911), e ai
movimentati “swashbuckling films” (i film di cappa e spada degli anni
’30) che mantennero molto dello stile dei Brandywine nelle loro
ricostruzioni d’epoca. Questo scenario di “fantascienza povera” è
ricreato, invece, grazie ad una tecnologia ricchissima che è anche il
pregio maggiore del film di Clements e Musker. Il problema
dell’animazione si è legato sempre di più alle possibilità offerte
dalle nuove tecniche computerizzate. All’inizio degli anni ’80 la
crisi dell’animazione disney è stata superata proprio grazie
all’intervento di Clements e alla sua idea di rivisitare un classico di
Andersen in versione musical (The Little Maremaid). Il successo fu
enorme, ma ben presto l’idea della rivisitazione non bastò più per
assicurare il successo ai film disney. Iniziò la corsa alla tecnologia in
grado di offrire effetti pittorici sempre più accurati e sempre maggior
fluidità degli scenari. Se la tecnica delle “Deep Canvas” era potuta
apparire (anche se limitata a dieci minuti) in un film d’animazione nel
1999 (Tarzan), e i “CG elements” (tecnica digitale) l’avevano
fatta da padroni qualche anno dopo (Dinosaur), con Il Pianeta
del Tesoro la Disney compie il grande passo: fondere la perfezione dei
disegni a mano con la flessibilità dell’animazione al computer. Da una
parte è ripresa e dilatata (il 75% del film) la tecnica delle “Deep
Canvas” (ambienti 3D generati al computer e ricoperti di texture che
garantiscono una libertà totale di movimento all’interno dello scenario
senza perdere l’accuratezza dei disegni a mano), dall’altra i
personaggi disegnati a mano sono fusi con le parti elaborate al computer
(il braccio meccanico di Silver). Il problema principale della grafica
computerizzata era proprio l’inferiore resa rispetto ai disegni a mano.
In questo modo, invece, la perfezione del disegno a mano finisce per
sovrapporsi alla malleabilità degli scenari in 3D, dando la possibilità
ai registi di muovere il punto di vista a piacimento all’interno di ogni
scenario. Solo grazie a questa tecnica è stato possibile realizzare le
grandiose scene delle evoluzioni di Jim sul Solar Surfer, e il personaggio
di John Silver. Se lo stile e la tecnica funzionano, non è detto però
che l’idea sia vincente. Il punto è che la storia procede troppo
meccanicamente, l’interesse è mantenuto alto più dalla bellezza dei
disegni che dal racconto in sé, e i personaggi (Silver, Morph, B.E.N.)
finiscono per essere mossi dalla voglia dei tecnici di stupire più che da
convincenti intenzioni narrative. Inoltre la necessità (tipica della
Disney) di inserire nella storia contenuti morali “corretti” lascia
meno spazio all’ironia e al fascino dell’avventura, e finisce per
rompere il perfetto equilibrio tra racconto d’avventura e racconto di
formazione che era propria del romanzo, e per ridimensionare il mistero e il
fascino della figura del pirata Silver che si riduce alla funzione di
figura paterna nel passaggio di Jim da ragazzo a uomo. Scordatevi i
“Quindici uomini sulla cassa del morto”. Al loro posto accontentatevi
di John Rzeznik (Goo Goo Dools), e della versione di Max Pezzali (“Ci
sono anch’io”).
Massimiliano
Troni
Commenti
Spazio
lettori
Treasure Planet
Che fine faranno i cartoni animati? E' una domanda che tutti gli amanti del cinema di animazione dovrebbero porsi leggendo i dati che sanciscono l'insuccesso commerciale sia americano che europeo del migliore film di questo genere da un lustro a questa
parte. Treasure Planet è pura poesia, un film validissimo, romantico,
tecnicamente all'avanguardia e, almeno per l'edizione italiana, è dotato,
incredibile dictu,di una canzone perfettamente in sintonia con la pellicola ed il momento narrativo cui funge da
accompagnamento. Nato dalle fervide menti che furono dietro a successi come Aladdin e La
sirenetta, che ironia della sorte, riportarono la disney agli antichi splendori all'inizio degli anni
90, dopo un decennio di vacche magre, la versione riveduta e corretta dell'isola del tesoro non ha punti
deboli: la storia è intrigante e appassionante, non ha momenti morti e mesce sapientemente ironia e
azione, concedendo spazio ai buoni sentimenti quel tanto che basta da non scadere nella
melassa. A livello tecnico il film è uno spettacolo per occhi: la sola sequenza della luna che diventa spazioporto andrebbe inserita negli annali del cinema di animazione e non mancano numerose sequenze
mozzafiato. Mai, in un recente film Disney erano stati presentati nello stesso tanti personaggi
azzeccati: dal volitivo protagonista, al professore di Jules Verniana
memoria, dal cyborg-pirata Silver al buffo Morphy. Eppure nonostante tutto ciò il pubblico ha voltato le
spalle, proprio nel momento in cui avviene il connubio tra la tradizione e l'innovazione e si raggiunge quell'equilibrio che pochissime altre pellicole sono riuscite ad
ottenere negli ultimi anni. Un vero peccato anche se, è risaputo, il successo di un film non si conta solo più da quanto incassa nelle
sale, e non decretare almeno un successo postumo in home video o dvd di treasure planet sarebbe(sarà) un vero delitto.