INTERPRETI: Zhao Benshan, Dong Jie, Dong Lihua, Fu Biao, Leng
Quibin, Li Xuejian
SCENEGGIATURA: Gai Zi
FOTOGRAFIA: Hou Yong
SCENOGRAFIA: Cao Jiuping
MONTAGGIO: Zhai Ru
SUONO: Wu Laia
MUSICHE: San
Bao
Trama
Pur
di accontentare la sua nuova compagna, un vedovo cinquantenne allestisce
un finto salone di bellezza all’interno di un capannone, dove fa
lavorare la figliastra cieca di lei, mandandole come clienti i suoi
amici, che la pagano con banconote false.
Recensioni
Zhang Yimou ritrovato
Dopo il retorico e occidentalizzante "La strada verso casa" e a più di dieci anni dal suo capolavoro "Lanterne rosse", tuttora proibito nel suo paese, Zhang Yimou ci propone il suo film più maturo ed intrigante. Infatti "La locanda della felicità" è una storia intensa e coinvolgente, raccontata con la leggerezza dell'equilibrio e con la composta consapevolezza di parlare a più livelli. A detta dello stesso regista, per la prima volta nel suo cinema c'è il tentativo di innestare il dramma nel canovaccio della commedia, "cosicché al dolore possa seguire il sorriso". E il risultato è una pellicola sottilmente malinconica, percorsa da una ironia intelligente, che riesce a riempire, con la poesia del vissuto, i vuoti della comprensione e a regalare emozioni raffinate e sincere.
E anche se il significato politico non è questa volta predominante, non risulta nemmeno troppo celata la metafora del popolo cinese, incarnato dalla giovane ragazza, che è cieco di fronte agli imbrogli del regime e che, anche quando si accorge della finzione, non ha nessuna facile alternativa. Sempre sospeso tra l'incanto della favola e la crudezza della realtà, "La locanda della felicità" usa l'intreccio narrativo e la bravura dei suoi interpreti per portare alla luce un mondo sommerso di emozioni, dove la ricerca della verità diventa una meta coraggiosa e sofferta.