IL BACIO DELL'ORSO - BEAR'S KISS
(Bear's Kiss)

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REGIA:    
Sergej BODROV

PRODUZIONE:  Ita/Spa/Fra/Ger/Sve   -   2001   -   Dramm.

DURATA:  92'

INTERPRETI:
Rebecka Liljeberg, Sergej Bodrov jr., Joachim Król, Maurizio Donadoni, Keith Allen, Anne-Marie Pisani, Marcela Musso, Ariadna Gil, Silvio Orlando

SCENEGGIATURA: S. Bodrov - Carolyn Cavallero

FOTOGRAFIA:
Xavier Pérez Grobet

SCENOGRAFIA: Bernd Lepel

MONTAGGIO: Mette Zeruneith

COSTUMI: Karin Lohr

MUSICHE: Giya Kancheli - SIG

Trama

La quattordicenne Lola e sua madre sono trapeziste in un circo russo. Lola ama il circo e Misha, il giovane orso bruno compratole dal suo patrigno. Un giorno, la madre di Lola scompare, e da allora in poi la giovane deve badare da sola a se stessa, trovando consolazione nell'affetto per il fido Misha. Una notte Misha si trasforma in un uomo e Lola si trovera' a dover scegliere tra un amore impossibile e le leggi della natura.

Recensioni

 

 

 

Pasticcio al bacio (dell'orso)

Sergej Bodrov, regista dell'apprezzato "Il prigioniero del Caucaso", firma un pasticcio dalle ottime potenzialita' che contiene tutti i difetti delle coproduzioni: belle location sfruttate con superficialita' (ma davvero c'e' ancora chi pensa che in Spagna dietro ad ogni angolo ci sia un gitano che balla?), attori di diversa provenienza difficilmente amalgamabili (anche se per un po' l'ambientazione circense funge da ottimo collante), ma soprattutto un'impersonalita' di fondo che non riesce ad imprimere al film alcuna direzione. Potrebbe essere una favola ma, a parte l'inizio, il taglio realistico priva di magia gli sviluppi narrativi, collocandoli in un limbo incerto tra il grottesco e il trash. Colpa soprattutto di una sceneggiatura piatta e insensata che procede per inerzia, affiancando tragedie e difficolta' che non hanno e non lasciano alcuno strascico emotivo, ne' nello spettatore, ma nemmeno nei personaggi. A tal proposito, la recitazione e' un vero strazio. La protagonista Rebecka Liljeberg (convincente nel riuscito "Fucking Amal") e' prigioniera di una staticita' (in)espressiva che la rende monocorde in ogni sequenza. Ha il viso adatto, ma affronta tragedie, passioni, abbandoni, decisioni cruciali, senza alcun slancio e con la medesima apatia, privando il personaggio (e di conseguenza lo spettatore) di qualsiasi coinvolgimento.
Non si capisce bene per chi sia stato pensato un progetto, anche ambizioso, di questo tipo. Tolto il fascino del percorso itinerante, anche giustificato a livello narrativo, sono la noia e le risate involontarie a regnare sovrane.

Luca Baroncini

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