INTERPRETI: Fabrizio Bentivoglio, Paola Cortellesi, Tuncel Kurtiz, Boubker Rafik,
Manrico Gammarota, Marco Paolini, Marco Messeri
SCENEGGIATURA:
Franco Bernini - Carlo Mazzacurati
FOTOGRAFIA: Alessandro Pesci
SCENOGRAFIA: Paola Bizzarri
MONTAGGIO: Paolo Cottignola
COSTUMI: Lina Nerli Taviani
MUSICHE: Ivano
Fossati
Trama
Guido (Fabrizio Bentivoglio) vive a Milano, ha quarant'anni, è un simpatico e vitale sbruffone pieno di debiti. Per risolvere la sua situazione economica, ha l'idea di fare una rapina nella quale coinvolge la usa compagna Antonella (Paola Cortellesi), più giovane di lui, di professione ballerina televisiva.
Recensioni
Tratto dall’omonimo film di Luigi Comencini girato nel 1961, A cavallo della tigre di Carlo Mazzacurati vuole essere a detta del regista “un atto d’amore per le persone semplici che vivono con difficoltà il nostro tempo”. Nonostante non si possa negare una certa attenzione affettuosa riservata dal regista ai suoi due protagonisti che altro non sono che dei diseredati dei nostri tempi, il film non comunica la stessa coerenza delle note di regia di Mazzacurati, il quale termina dicendo che gli sarebbe piaciuto imparare lo sguardo sulla realtà da Comencini. Questo purtroppo non avviene. In parte per il fatto che mentre Comencini si avvaleva della recitazione di Nino Manfredi (alla sua prima interpretazione drammatica), di Mario Adorf, Gian Maria Volonté e Valeria Moriconi, Mazzacurati ha Tuncel Kurtiz e Paola Cortellesi (un’ottima comica alle prese con un ruolo drammatico). L’unico che cerca in tutti i modi di tenere in piedi il film è il protagonista Fabrizio Bentivoglio coadiuvato da Roberto Citran. Il regista sembra però remargli contro già a partire dalla sceneggiatura in cui vediamo due evasi non notare che stanno pulendo il lunotto anteriore di un’auto della polizia penitenziaria. La Cortellesi, attualmente sugli schermi televisivi con Morandi, si impegna moltissimo nei primi piani ma appena la si vede a figura intera la sua vis comica prende il sopravvento con una serie di movimenti tanto stereotipi quanto superflui. Il tatuaggio del turco che si anima è quanto di più allucinante si possa immaginare insieme alle sue capacità di accendere lampadine come lo zio Fester della famiglia Addams. Oltre tutto il film viene aperto e chiuso da un personaggio che nella storia non ha alcuna rilevanza. A condire il tutto delle sovraimpressioni delle quali non si comprende la necessità. Se in passato la Rai produceva film come La strategia del ragno di Bernardo Bertolucci, oggi la Rai produce A cavallo della tigre di Carlo Mazzacurati che sarà nelle sale a partire dall’8 novembre.