I VESTITI NUOVI DELL'IMPERATORE
(The Emperor's New Clothes)

Scheda
Trama
Recensioni
Commenti
Spazio lettori
Voti

 

REGIA:    
Alan TAYLOR

PRODUZIONE:  Gb/Ger/Ita   -   2001   -   Fantastorico

DURATA:  105'

INTERPRETI:
Ian Holm, 
Iben Hjejle, Tim McInnerny, Hugh Bonneville, Eddie Marsan, Murray Melvin, Niall O'Brien, Clive Russell, Nigel Terry, Tom Watson

SCENEGGIATURA:
Kevin Molony - Alan Taylor - Herbie Wave
(dal racconto The Death of Napoleon di Simon Leys)

FOTOGRAFIA: Alessio Gelsini Torresi

SCENOGRAFIA: Andrea Crisanti

MONTAGGIO: Masahiro Hirakubo

COSTUMI: Sergio Ballo

MUSICHE: Rachel Portman

Trama

Dopo sei anni di esilio sull’isola di S.Elena, L’ Empereur Napoléon  riesce ad eludere la sorveglianza inglese rimpiazzandosi con un sosia e a rientrare in Francia in incognito, dove cerca di ritornare al potere.

Recensioni

 

 

 

Sosia per sosia, Ian Holm ci offre una doppia interpretazione talmente perfetta da essere manieristica, tanto impeccabile da risultare macchiettistica. Certo la maschera è efficace, specialmente nella scena notturna dell’incontro fra L’Imperatore (che finge di essere un mozzo di terza, che afferma di essere Napoleone, che viene ritenuto pazzo) e i rinchiusi nella casa di cura (che sono pazzi, che affermano d’essere Napoleone, che sono sinistramente simmetrici al protagonista), ma la parte scivola a volte in una staticità che non permette al personaggio di compiere l’evoluzione – o involuzione – da Imperatore a uomo comune che il copione prevede. Se Napoleone è ritratto fra eccessi di Grandeur e manifestazioni d’umanità, il suo sosia, che ovviamente si gode la reclusione dorata e che ovviamente non vorrà più lasciarla, ostacolando quindi i piani del complotto imperialistico, è confinato in gag da avanspettacolo, talmente lacere e consunte, da risultare spassose.
Nel complesso il film risulta comunque vedibile (senza eccessi di entusiasmo) e nulla toglie e nulla aggiunge a ciò che sapevamo sul cinema. Tantomeno sembra intenzionato a risolvere l’annosa questione linguistica. Napoleone (francese) è interpretato in inglese da un attore inglese, il quale comunica con i suoi ufficiali (francesi) in inglese. Napoleone (sempre francese) comunica in inglese con gli ufficiali dell’esercito inglese (evidentemente inglesi), i quali (da buoni inglesi ritratti da un regista inglese) sono degli idioti. Napoleone (molto francese, si dice) comunica in inglese con i suoi compatrioti (i francesi), i quali comunicano fra di loro nella lingua della loro terra, l’inglese. Inoltre, i francesi stampano i giornali in francese (!?), ma scrivono i cartelli in inglese.
Eppure Barry Lyndon non è poi così distante…

Alberto Zambenedetti

Commenti

 

 

 

Spazio lettori

 

 

E se...

Forse Napoleone Bonaparte non morì a Sant'Elena. Un presupposto semplice quanto originale: da qui si sviluppa l'idea del regista Alan Taylor, demiurgo di un'opera sostanzialmente ibrida. Mentre il gomitolo si dipana, l'ago della bilancia danza impazzito fra un medley di generi cinematografici: si passa dal comico vero e proprio (il sosia napoleonico si rifiuta di abbandonare la prigione dorata), all'eroicomico (l'empereur studia un piano infallibile per... il commercio dei meloni!) fino a sfiorare il sentimentale, acquisendo nel finale un accento epico (Bonaparte sfodera la sua orgogliosa camminata tra i fiocchi di neve). Se questa alternanza sia un pregio o un difetto, è chiaramente soggettivo: mi limito a far piacevolmente notare che il piglio stesso di questa pellicola stabilisce la sua alterità rispetto all'ordinaria corrida filmica. Uscire dalle convenzioni: se non altro Taylor va premiato per questa sua forma di coraggio. Non che si spinga troppo oltre, cadendo anzi pericolosamente nel feulleton; insopportabile l'uscita finale di Pumpkin quando balbetta candidamente: "Tu sei il mio Napoleone"...
Tra alti e bassi, la bella idea di fondo prende consistenza: deprecabile l'abusatissima tecnica di iniziare dalla fine, che ovviamente svela un bel pezzo della narrazione. Fa da contrappasso la scena della casa di cura, in cui Napoleone si fonde e confonde con i suoi "omonimi"... inserita in un contesto drammatico, avrebbe avuto addirittura un maggior risalto.
Questo è soprattutto un film d'attori: sicuramente è il film di Sir Ian Holm, che si rivela un prodigio scenico recando disinvoltamente il fardello dell'intera pellicola, fino ad arrivare ad un doppio ruolo di ustinoviana memoria. Credo che il cinema inglese del momento non possa fare a meno di riconoscersi in quest'uomo, formalmente perfetto in ogni piega del viso.
Come sosteneva Brecht, nessuno si ricorda del cuoco di Alessandro Magno; nelle pieghe della storia, il re contadino dimostra che non bisogna chiamarsi necessariamente Napoleone per essere un uomo memorabile. Certe volte vendere qualche melone in più può valere quanto la conquista della Russia: resuscita un intero quartiere, senza riempire la Francia di orfani 
e vedove.

Emanuele Di Nicola


Alberto
Zambenedetti

Daniele
Bellucci
6

 

     
           
 

 

Homepage                         Prime visioni                         Archivio