LONTANO
(Loin)

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REGIA:    
André TECHINÉ

PRODUZIONE:  Fra/Spa   -   2000   -   Drammatico

DURATA:  120'

INTERPRETI:
Stéphane Rideau, Lubna Azabal, Mohamed Hamaidi, Yasmina Reza, Jack Taylor

SCENEGGIATURA: André Téchiné - Faouzi Bensaidi

FOTOGRAFIA:
Germain Desmoulins

SCENOGRAFIA: Maria–José Branco

MONTAGGIO: Hervé de Luze

COSTUMI: Maria–José Branco

MUSICHE: Juliette Garrigues

Trama

Tangeri. Serge, camionista francese, in perenne crisi con la sua ragazza, accetta di collaborare all'esportazione di droga dall'Africa all'Europa.

Recensioni

 

 

 

Lontano (dal cinema)

Vorremmo proprio capire quale sia il problema. Téchiné è un ottimo regista (lo ha dimostrato ad esempio con quel saggio d’introspezione psicologica e analisi sociale che è "L'età acerba"), dotato di uno sguardo limpido e con la propensione ad affrontare temi impegnativi, generalmente con buoni risultati.
Allora perché “Loin” fa letteralmente dormire? Sono almeno tre i motivi, in ordine crescente d'importanza (o di colpevolezza, a secondo del punto di vista): i dialoghi (d’imperdonabile superficialità), gli attori (o supposti tali), l’intreccio. Recitato con vezzi filodrammatici, al grado zero d’intensità drammatica (mai un’espressione che sia una attraversa, anche solo per un istante, i volti dei protagonisti), l'insipido copione mescola senza pudore i più ovvi elementi del caso: l'antieroe solitario, la bella (insomma…) ritrosa, il giovane marocchino querulo (meritevole di fucilazione immediata, e senza benda), l'altro ragazzino che non c'entra nulla ma fa numero, ed il capolavoro, ovvero l’anziano pederasta che cita La Fontaine (ma allora è un chiodo fisso!). Con un equipaggio simile (comprendente, spiace ammetterlo, uno degli interpreti de “L’età acerba”, Stéphane Rideau), sarebbe affondato chiunque.

Stefano Selleri


Un Viaggio di natura intima

Serge è un giovane marocchino che vive tra la Francia e il Marocco trasportando vestiti con un grosso camion. Ha un amore a Tangeri, Sarah, ma non riesce e forse non vuole mantenerlo. Ha un giovane amico, Said, che sogna la Spagna e la fuga dalla sua patria come un miraggio di inarrivabile felicità.
Il film di Andrè Techinè ha il pregio di inserire lo spettatore occidentale in una cultura e in un paese generalmente dipinti attraverso stereotipi di rapporti sociali senza speranza.
In "Lontano" la violenza pervade il film in modo latente e sotterraneo, ma non viene mai spettacolarizzata.
Il regista, invece, riesce a raccontare con semplicità una storia sottilmente politica, mostrando sia il Marocco disperato e urgente vincolato a leggi arcaiche, sia personaggi che possono aiutare a conoscere e a non schematizzare una cultura senza conoscerla. Ecco quindi la Tangeri che riunisce gli africani che vogliono espatriare e la Tangeri di Farida, laureata in medicina e farmacista, che sceglie di restare e di avere un figlio senza un marito al suo fianco.
Techinè mostra senza dimostrare, anche se il taglio visivo scelto e il ritmo della storia mantengono sempre una certa distanza tra ciò che accade sullo schermo e lo spettatore, rischiando una controproducente sensazione di indifferenza.

Luca Baroncini


La disgrazia di Loin (Lontano) è evidente: essere un enorme sacco vuoto. Due ore di durata sono spropositate per la storiellina che Techiné rincorre senza nemmeno molto affanno. "Poteva essere un ottimo corto/medio metraggio" è l'aforisma più vero per racchiudere quel poco di stima che accompagnava l'autore de "Le roseaux Sauvages" ma che svanisce ben presto perché il film non ha respiro, l'ampio affresco che si delinea all'orizzonte rimane un miraggio: il regista procede affastellando personaggi - molti in potenza affascinanti - per abbandonarli come vuote figurine, allo sbando in un cotesto scialbo. Ben poco avviene, non che sia un male in altre occasioni ma pure questo poco è trasandato e incline, tremenda parola, all'inutile, allo spreco, alla noia, al disinteresse.

Luigi Garella

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