Colpo di Spugna
 (Coup de torchon)

Regia: Bertrand Tavernier
Interpreti: Philippe Noiret, Isabelle Huppert, Stéphane Audran, Jean-Pierre Marielle, Eddy Mitchell
Durata: 123’ 
Produzione: Francia 1981 
Etichetta: Rarovideo
Audio: 2.0 Italiano e Francese 
Sottotitoli: Italiano
Codifica: Regione 2 Pal
Ratio: 1.66:1
Formato: 16: 9
Layer: Doppio Strato 
N° dischi: 1
Extra: Intervista a Pierre-William Glenn (direttore della fotografia); intervista a Giorgio Gosetti su Jim Thompson; trailer originale; differenze tra sceneggiatura e girato nella prima sequenza; in traccia ROM biografie e fiilmografie di Tavernier, Noiret.
Prezzo: 16,90 €

Il DVD

Accuratissima l’edizione Rarovideo di Coup de torchon: copertina con fotogrammi incastonati nel consueto paging rossonero, disco pregevolmente stampigliato e corposo booklet ricco di presentazioni, testimonianze, commenti e stralci critici da leccarsi i baffi. Eccellente la qualità visiva: il lavoro di rigenerazione delle immagini restituisce al meglio le tonalità dolci e i colori pastello della fotografia di Pierre-William Glenn. Lungi dall’infastidire, una leggera patina di polvere vela di tanto in tanto il quadro ammorbidendo ulteriormente le tinte delicate della pellicola. Audio italiano disastroso: rumori d’ambiente irrimediabilmente fottuti e voci appiccicate col mastice sul sonoro di base. Discorso inverso per la traccia originale, vivacizzata da una brillantissima presa diretta. Obbligatoria. Il comparto extra non perdona: l’intervista al direttore della fotografia apre mondi, quella a Giorgio Gosetti irrita e istruisce, il trailer originale fa chiarezza e il confronto tra sceneggiatura e girato nell’incipit del film ci fa spiare rapidamente l’officina di Tavernier. E per i più volenterosi, in traccia rom, ci sono anche meticolose schede biofilmografiche.

Il Film

Trama. Lucien Cordier è il capo della polizia di Bourkassa, minuscolo centro (1275 abitanti) dell’Africa Occidentale Francese. Deriso e umiliato dai magnaccia del paese, si reca in treno dal collega Chavasson per chiedergli un consiglio su come risolvere la faccenda. Consiglio che segue tremendamente alla lettera…

Inizio a guardare Colpo di spugna e non ci capisco un cazzo. Non riesco a capire se è un bel film, una schifezza, uno sferzante pamphlet girato in punta di cinepresa o una vaccata di rara nefandezza. Non è finita: non riesco neanche ad afferrare la posizione morale di Tavernier nei confronti del suo protagonista. Ci si mettono pure le strampalatissime musiche di Philippe Sarde e i destabilizzanti movimenti della steadycam da 30 kg. indossata da Pierre-William Glenn a confondermi le idee. Risultato: un film che più va avanti e più mi disorienta. Inizio a esultare scompostamente. E mi accorgo che la spirale di follia in cui è precipitato Lucien Cordier (Philippe Noiret, l’“attore biografico” di Tavernier) è la stessa in cui sono precipitato anch’io senza avvedermene (e nonostante abbia letto il romanzo di Jim Thompson da cui il film è tratto). Come diavolo è riuscito a spiazzarmi tanto questo film? Non soltanto per i suddetti motivi, suppongo, o per le stralunate interpretazioni di un cast d’eccezione (cfr. scheda tecnica) che gioca fuori casa e fuori ruolo (Noiret ad esempio era spaventato da quanto fosse lontano da lui il personaggio che doveva interpretare); non soltanto per l’ambientazione decisamente straniante (l’Africa Occidentale Francese del 1938) o per il taglio ferocemente politico dell’intreccio (quanto razzismo e quanta intolleranza gronda dalle situazioni e dai dialoghi!), ma anche, e forse soprattutto, per un’idea di messa in scena di una semplicità micidiale. Man mano che la vicenda assume toni sempre più grotteschi e deliranti, le inquadrature (fino ad allora sistematicamente occupate da persone intente a fare qualcosa di concreto come mangiare, rassettare, giocare a biliardo, sbucciare un frutto e così via) si svuotano progressivamente di azioni e si riempiono proporzionalmente di persone che dialogano in spazi circoscritti e statici - una stretta veranda, sotto un albero, un piccolo salotto, un’angusta camera da letto – nei quali ci si interroga sul senso degli eventi, fino a raggiungere una disperata, volteggiante ammissione: “Non ha nessuna importanza perché, in ogni caso, sono già morto da tanto tempo”. Ohibò!

Alessandro Baratti

 
Voto DVD: 9 Voto Film: 8

 

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