| Klimt (Klimt) |
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Regia:
Raul Ruiz |
| Il DVD | |
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L’uscita
di questo DVD è sicuramente un’occasione per recuperare un’opera
importante mai uscita nelle sale italiane anche se, pur lodando
l’iniziativa (e il prezzo, decisamente abbordabile), non possiamo non
rammaricarci del fatto che la 01 recepisca (immaginiamo per necessità) la
versione ufficiale del film circolata in Europa, versione editata un po’
scriteriatamente (si mantiene sì la caratteristica principale del lavoro,
il suo essere un “film mentale” come lo ha definito lo stesso regista,
ma se ne smorzano le caratteristiche più propriamente ruiziane - le
assonanze narrative, i parallelismi, l’esasperata resa immaginosa dei
ricordi - e anche il radicale rifiuto strutturale risulta di molto
attenuato) ben lontana
dall’esito del meraviglioso director’s cut che durava una buona
mezz’ora in più e che vale ben più del voto sottostante, riferito
ovviamente all’edizione presente su disco. |
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| Il Film | |
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Trama. Gustav Klimt sul letto di morte rivede la sua vita (possibile). Ruiz:
Volevo tratteggiare le caratteristiche stilistiche uniche dell’arte
di Klimt, il prevalere della bellezza, l’eccesso di colore, gli spazi
distorti e gli angoli complessi, per cogliere la vita e illuminare una
delle più ricche, contraddittorie e misteriose epoche della storia
moderna Dopo alcuni piccoli, deliziosi film a basso budget Ruiz torna con una grossa coproduzione internazionale e, guardandosi bene dal farsene fagocitare, tiene saldamente in mano il timone dell’opera dirigendo il suo lavoro più immaginifico e sontuoso dai tempi de Il tempo ritrovato, capolavoro dimenticato se mai ce n’è stato uno. Proprio come per l’opera tratta da Proust, anche in questo caso l’autore entra in maniera del tutto personale nel cuore della situazione narrativa per rivoltarla e plasmarla secondo quelle che sono le sue personali suggestioni: inizialmente nelle mani di Herbert Vesely, morto prima delle riprese, la storia del grande pittore austriaco è stata affidata al cileno che, messa da parte la sceneggiatura del suo predecessore (molto convenzionale, lineare, quasi documentaristica), parte dal Klimt moribondo che rivede la sua vita in una sorta di allucinazione onirica in cui fatti reali si mischiano con ipotesi, desideri, incontri, situazioni e occasioni potenziali. Ruiz, consapevole che qualsiasi tradizionale biopic conduce sempre a una sorta di edulcorato, sciapito omaggio al soggetto scelto, batte le sue strade preferite e rielabora in forma di sogno cinematografico l’intruglio di arte e passione che fu la vita del pittore (il film è recitato prevalentemente in inglese, l’adattamento è a cura del fido Gilbert Adair). Il risultato è un’opera-puzzle di raro fascino, un mosaico (klimtiano, certo, ma) assolutamente personale, un affresco frammentato e complesso, in cui l’autore, triturando eventi biografici, fatti e personaggi storici, spirito e filosofia di un’epoca, li ricompone astrattamente, assecondando delirio maestoso e invenzione visiva costante, complice la consueta mobile, girevole, volante, funambolica macchina da presa (Ruiz: La camera danza il valzer) che plana e si impenna su uno scorrere continuo di associazioni libere di immagini e idee. Fotografato da Ricardo Aronovich, Klimt è un campione di arte sopraffina, un film a suo modo estremo in cui il suo autore, evitando qualsiasi facile scorciatoia e preferendo le deviazioni ellittiche più ardite, celebra l’immagine ma non fugge la parola; decostruisce il ritratto di un artista e ne spreme ben bene l’essenza, restituendola nella forma attribuita al suo originalissimo racconto; non innova alcunché ma dimostra quanto creativo possa essere il cinema semplicemente usando le sue note e acclarate (direi classiche se non suonasse fuorviante, stante l’esito così peculiare) potenzialità. Luca Pacilio |
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| Voto DVD: 7 1/2 | Voto Film: 7 |
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