| La
Jetée, Sans Soleil, Level Five (La Jetée, Sans Soleil, Level Five) |
|
![]() |
Regia:
Chris
Marker |
| Il DVD | |
|
Cofanetto semplicemente ineccepibile. 2 dischi: nel primo (doppio strato) La Jetée e Sans Soleil, nel secondo (strato singolo) Level Five. Una favola: immagini cristalline, suono limpido, sottotitoli obbligati. Senza inutili orpelli e senza extra (ampiamente compensati dal corposo booklet di 16 pagine contenente smaglianti pagine critiche e stralci di fantomatiche interviste). Esaltante. |
|
| Il Film | |
|
Premessa: guardando le opere di Marker si impara qualcosa sulla vita, è uno dei doni più grandi che il cinema possa fare all’umanità. La Jetée Trama. Parigi dopo la Terza Guerra Mondiale: nei sotterranei del Palais de Chaillot un prigioniero è sottoposto a dei traumatici esperimenti di viaggio nel tempo. Prima nel passato, poi nel futuro. Infine riconquista il privilegio di raggiungere un’immagine d’infanzia. Voce over: “Questa è la storia di un uomo segnato da un’immagine d’infanzia”. Un’immagine che dell’infanzia reca impressi tutti i segni: assenza della parola, intensità, purezza. La purezza di qualcosa che attraversa il tempo, resiste alla distruzione, passa indenne attraverso la catastrofe della guerra e dell’oblio. È custodita da un uomo, in un uomo. Immagine resistente, in grado di sopportare la violenza degli esperimenti, capace di contenere il peso di un corpo che cerca di installarsi in lei, di abitare in lei. La Jetée è l’esplorazione di un ricordo, non la rivisitazione di un’immagine del passato, ma la rivitalizzazione di quell’immagine: dalla reminiscenza alla rinascita, un percorso vertiginoso (Vertigo è sottotesto costante, la libertà e il potere dello sguardo). È il piccolo delirio di ogni pellicola: far rivivere il passato, trasformare il ciò-è-stato dei fotogrammi in ciò-è-per-la-prima-volta. Eppure, paradossalmente, La Jetée fa il contrario. Blocca i fotogrammi, arresta il movimento, congela le pose: non fotografie, ma freeze frame. Soltanto questa verità: ogni rappresentazione della memoria è destinata allo scacco. Non si sfugge al tempo. Ecco uno dei possibili sensi del photo-roman di Chris Marker: lo scienziato come cineasta che genera la visione, costringe a vedere; l’uomo-cavia sottoposto agli esperimenti come spettatore che cerca di installarsi in un’immagine. L’illusione di poter vivere effettivamente (in) quell’immagine coincide con la morte: l’istante in cui l’uomo è sulla rampa di Orly è anche l’istante della sua estinzione. Non può sfuggire a chi lo ha costretto a guardare, a chi ha sorvegliato il suo sguardo. Credersi davvero nell’immagine equivale a vedersi morire. La Jetée: saggio inesorabile sulla fatale illusorietà del cinema, terribile smascheramento del dispositivo di rappresentazione. E illusione nell’illusione – quale verità! – tre battiti di ciglia sui quali vola lo spettro dell’amore. Nell’impossibilità di vivere con la memoria, se non falsificandola… (da Sans Soleil). Sans Soleil Trama. Videolettere inviate dal cameraman Sandor Krasna ad un’amica: riflessioni sui luoghi osservati (Giappone, Capo Verde, Guinea-Bissau, Stati Uniti, Islanda) e sulle forme della rappresentazione, lette ad alta visione. Che cos’è la poignance des choses, questa intensità pungente delle cose? Che cos’è questa implacabilità nel colpire i sensi che ci impedisce di distogliere lo sguardo? Non è (soltanto) la seduzione delle forme, non è (soltanto) la loro disponibilità ad accogliere e guidare lo sguardo, ma più precisamente quella facoltà di essere in comunione con le cose, di entrare in esse, di essere esse per alcuni istanti. Un’intensità emozionante che nasce dal contatto e che vive esclusivamente nella dimensione della contiguità, dell’adiacenza, della frizione. Sans soleil parla di questo e lo fa con straziante esattezza, infallibilmente. Il “vassallaggio trasognato” di Okinawa, “l’uguaglianza dello sguardo” ritrovata nei mercati di Bissau e Capo Verde, “l’immagine della felicità” di tre bambini islandesi e il “pellegrinaggio a San Francisco” in tutte le location di Vertigo: cambiano i luoghi, i tempi, le circostanze, ma non cambia il timbro affettivo del film. Né documentario né travelogue: più semplicemente un elenco mozzafiato di “cose che fanno battere il cuore”. Principio strutturale di Sans Soleil è il cluster: raggruppamento informale di elementi uniti tra loro in virtù di attrazioni momentanee e aggregazioni provvisorie. L’immagine e il commento verbale (commentaire) si sfiorano, si accarezzano, intrattenendo un rapporto quasi erotico, percorso da un desiderio lancinante di compenetrarsi, di fondersi: la voce vellutata di Florence Delay si adagia morbida sulle immagini accatastate del cameraman Sandor Krasna (pseudonimo di Marker, naturalmente), avvolgendole e, per così dire, fasciandole di uno splendore malinconico. Se c’è bisogno che le immagini caschino, precipitino sulle parole subissandole di “prove visive”, Marker le fa straripare, lasciando che esse occupino interamente lo spazio del discorso, “ostruendolo”. E inversamente se le immagini reclamano un’investigazione verbale, il commentaire si spinge in esse snidandovi scintille poetiche, accendendole di un lirismo folgorante, incendiario. Senza mai dimenticarsi di misurare l’insopportabile vanità dell’Occidente, che non ha mai smesso di privilegiare l’essere rispetto al non essere, il detto rispetto al non detto. Desiderio, malinconia, disvelamento. Level Five Trama. Laura, una donna bellissima, tenta di completare un videogioco sulla battaglia di Okinawa lasciato incompiuto dal marito scomparso. Immergendosi nel dolore di questa tragedia immane e manipolata (dei 150 mila civili morti qualcuno sa qualcosa?), la donna mescola la propria sofferenza con quella della popolazione di Okinawa. L’individuale e il collettivo si fondono sotto l’insegna della perdita. Girato in video con una 3CCD Sony, Level Five è un meraviglioso esempio di cinema dell’intimità. Non cinema intimista – stare attenti! – ma vero e proprio cinema dell’intimità: una donna di struggente bellezza dialoga con una telecamera piazzata di fronte a lei, alla quale consegna riflessioni di doloroso lirismo e feroce tenerezza sulla natura del suo lavoro (portare a termine il gioco di strategia lasciato incompiuto dal marito scomparso) e sulla sostanza drammatica della realtà cui il gioco si riferisce. Col suo sconvolgente numero di morti (100.000 militari e 150.000 civili, un terzo della popolazione dell’isola, questi ultimi protagonisti di un suicidio collettivo di proporzioni apocalittiche), la battaglia di Okinawa diventa la piattaforma tragica per il dolore di Laura: il Level Five del titolo, termine assoluto in cui individuale e collettivo si fondono nella dimensione universale della compassione. In questo senso Level Five sublima la concentrazione del ripiegamento intimistico nella moltiplicazione tanatologica, conferendo alla sofferenza privata di Laura una statura intimamente cosmica. Eppure l’implosione del dolore provocato da questa vertiginosa presa di coscienza non si avvale di bassi espedienti manipolatori o stratagemmi retorici: tutta centrata sullo sforzo di ricomposizione di un pietrificante frammento di Storia, l’elaborazione videoludico-storiografica di Laura (assistita dal lavoro dell’amico Chris, “asso del montaggio”, profondo conoscitore del Giappone e interpretato “vocalmente” dallo stesso Marker) è intessuta di sentimento e intelligenza, pathos e logos, cuore e cervello. Ancora una volta è puro e semplice amore per la conoscenza, come in ogni opera markeriana. Il vero compito di Laura non consisterà dunque nel terminare il gioco offrendo al gamer la possibilità di modificare liberamente il corso della Storia, ma al contrario entrare nelle pieghe della sua annichilente verità e, una volta rimossa la coltre occultante della propaganda mediatica, silenziosamente perdervisi. Dissolvendosi nel Level Five: un altrove di sfuocata invisibilità amorosa. Ma se tutto ciò non vi bastasse – incontentabili! –, Level Five è anche l’occasione per rivedersi uno splendido classico del noir: Laura di Otto Preminger. Che in italiano, vedi caso, si intitola Vertigine. Vi viene forse in mente qualcosa? Alessandro Baratti |
|
| Voto DVD: 9 | Voto Film: 10 |
| Prime Visioni | Homepage | HomeVideo | Archivio |