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- Kairo (Kairo) |
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Regia:
Kiyoshi
Kurosawa |
| Il DVD | |
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| Il Film | |
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Il tema principale del film sembra essere: la solitudine nell’epoca di Internet. La Grande Rete ci connette, la Grande Rete ci sconnette, ci illudiamo che il Web avvicini tra loro le persone ma in realtà “siamo tutti isolati l’uno dall’altro” [cit.]. Questa roba da fu Maurizio Costanzo Show è quanto Kairo dichiara esplicitamente di trattare, almeno nella sua prima mezz’ora. Poi confonde le acque e ci guadagna decisamente, fa intuire che forse lo spunto iniziale è solo un pretesto e che nella sceneggiatura c’è qualcosa di più (o di diverso) estendendo tale solitudine cosmica all’aldilà, raccontando l’incontro delle due solitudini e intessendo una trama che fa della complessità e dell’ambiguità interpretativa dei (preterintenzionali?) motivi di fascino. Davvero difficile, infatti, mettere al loro univoco posto tutte le tessere del mosaico di Kurosawa: cosa accade dopo l’incontro tra uomini e fantasmi? Perché alcuni si uccidono e altri diventano improvvisamente ombre? I fantasmi sono eterei o tangibili? Vogliono rendere gli uomini immortali o li vogliono morti? Quale funzione svolgono, precisamente, le “stanze proibite” sigillate col nastro rosso? Questi sono solo alcuni degli snodi narrativi polisemici o semplicemente irrisolti della pellicola. E siccome il Mistero è comunque preferibile all’Ovvio paventato inizialmente, anche i disincantati figli di Lyotard si sentiranno liberi di godersi quel che di meglio Kairo ha da offrire, ossia, una regia ricca (a tratti) di artigianale inventiva. Se infatti Kurosawa bazzica con competenza molti loci della New(?) Wave of Oriental Horror (generica “eleganza” visiva, tempi morti, manipolazioni velocistiche del susseguirsi dei fotogrammi) è altrettanto vero che confeziona momenti memorabili [il volo suicida della ragazza in (profondità di) campo lungo, l’aereo rétro in fiamme che si schianta sulla città] e che sa costruire sequenze di suspense in qualche modo originali, giocate sull’utilizzo del piano sequenza fisso all’interno del quale è un profilmico non effettato a dar vita alle varie “presenze”, sfruttando zone d’ombra, oscurità e punti ciechi del quadro. Repentina ma tutto sommato riuscita la virata finale al catastrofico/apocalittico, ultimo rimescolamento delle carte in tavola prima dei titoli di coda. Gianluca Pelleschi
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| Voto DVD: 5 | Voto Film: 6 1/2 |
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