Il Maschio e la Femmina
 (Masculin Féminin)

Regia: Jean-Luc Godard
Interpreti: Jean-Pierre Léaud, Chantal Goya, Catherine-Isabelle Duport, Marlène Jobert
Durata: 105’ 
Produzione: Anouchka Films, Argos Film, Sven Filmindustri Sandrews, 1966 
Etichetta: RHV
Audio: Italiano, Francese (mono) 
Sottotitoli: Italiano
Codifica: Pal
Ratio: 4:3
Formato: 16: 9 anamorfico
Layer: DVD 9 doppio strato, unico lato 
N° dischi: 1
Extra: Trailer originale – L’inesauribile modernità di Godard (conversazione filmata)
Prezzo: 14,90 €

Il DVD


Edizione Rypley’s HV visivamente pregevole - il bianco e nero è brillante e ben contrastato - anche se con audio originale in mono (categorico evitare il canale della versione italiana per un film che spara a zero proprio sulla pratica del doppiaggio). Solo due extra ma decisamente interessanti: il bellissimo trailer montato dallo stesso Godard (una sorta di videoclip ante litteram, con ironica chiusa: Bientột sur cet écran, bien sûr interdict au moins de 18 ans parce qu’il parle d’eux) e una conversazione tra i critici Freddy Buache e Dominique Paini (L’inesauribile modernità di Godard), sornione scambio di opinioni tra due denigratori dell’opera, oggi pentiti, con amabile corredo di memorabilia. Da segnalare anche il ricco libretto con estratti dal pressbook (a firma di JLG), contributi di Anatole Dauman, produttore del film, e un frammento del Castoro dedicato al regista e curato da Alberto Farassino.

Il Film


Trama. Paul, giovane e romantico, si innamora di una ragazza del tutto diversa da lui. La sua sincera passione si scontra con l’indifferenza dell’amata, completamente anestetizzata dalle malie della società dei consumi.

Godard alle prese con i giovani degli anni 60, ne racconta l’epica sessuale in quindici fatti (“precisi”) e, rifuggendo definitivamente dalla linearità, frantuma la trama, espone nuda e cruda la struttura del film scandendo (in modo irregolare, peraltro), con scritte a tutto schermo, le tappe che compongono l’opera.Nel miscuglio di voci narranti, di sguardi diretti in camera, interviste spietate (false ma vere: Godard alternava domande alle quali gli attori dovevano rispondere predeterminatamente in qualità di personaggi, a domande improvvisate alle quali essi rispondevano sinceramente, in una volontaria messa in crisi del cinema-verità) e notazioni minimali, il regista radiografa la giovane società del tempo (figlia di Marx – il maschile - e della Coca Cola – il femminile -, come sottolinea cinicamente l’autore). Profanando i luoghi comuni (l’impagabile scena di Léaud che si mette nei panni di, l’intera sequenza del cinema – Nanni Moretti non ha inventato nulla -), fustigando la dilagante banalizzazione del quotidiano, scardinando il diktat del personaggio come modello (Léaud - in una parentesi/corollario al Doinel truffautiano, come ammette lo stesso Godard - entra e esce dalla storia avvicendando disinvoltamente il ruolo partecipato del wertheriano protagonista a quello distaccato dell’intervistatore), l’autore fa irrompere il dramma della realtà di tutti i giorni con fulminei episodi di violenza (l’assassinio al bar, l’omicidio della ragazza, il giovane che si pugnala alla stazione) e di fatto annulla la sceneggiatura, paradossalmente ispirata a due racconti di Maupassant: La femme de Paul e Le signe. Di quest’ultimo JLG aveva inizialmente concepito un adattamento piuttosto lineare riportato sul libretto del DVD (Avec le sourire): se ne ritrovano tracce in questo film, il grosso della storia confluendo infine in Due o tre cose che so di lei dello stesso anno (1966). Stilisticamente maiuscolo, consueta riflessione sul cinema nel suo farsi (con tanto di autocitazione: Pierrot le fou), Masculín Feminín (il titolo originale suona molto meno allusivo della pedestre versione italiana), senza raggiungere gli esiti supremi di altri titoli godardiani di quel decennio, appare anche come un preciso presagio di certe aberrazioni attuali: la guerra come pretesto e mero mezzo di sopraffazione, la società annegata nel consumo e nell’esibizionismo, la gioventù drogata dal mito americano (non c’è moralismo, del resto Il filosofo e il cineasta hanno in comune un certo modo di essere, una certa visione del mondo, che è quella di una generazione si legge in una didascalia).
Breve intervento di Brigitte Bardot nella parte dell’attrice che somiglia a Brigitte Bardot.
Orso d’argento al Festival di Berlino 1966.  

Luca Pacilio

 
Voto DVD: 8 Voto Film: 8

 

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