 |
Regia:
René Laloux
Disegni: Moebius (Jean Jiraud)
Durata: 75’
Produzione: Francia/Svizzera/Germania/Ungheria 1981
Etichetta: RHV
Audio: Francese 1.0
Sottotitoli: Italiano
Codifica: Pal
Ratio: 1.66:1
Formato: 16: 9 anamorfico
Layer: DVD 9
N° dischi: 1
Extra: Les
escargots
(cortometraggio di René Laloux), De L’Orphelin de Perdide aux Maîtres
du temps (intervista a René Laloux, Moebius, Michel Gillet...),
trailer originale.
Prezzo: 12,90 €
|
|
La Ripley’s Home Video riacciuffa un caposaldo del cinema
d’animazione francese quasi dimenticato presentandolo in una confezione
amaray dalla pregevole veste grafica contenente un solo dvd (la versione
d’oltralpe ne vanta due) ma estremamente succoso. Il master è quello
francofono ed è in ottime condizioni, anche l’audio benché monofonico fa
la sua dignitosa figura risultando un tantino sporco solamente in due punti
del film. Sottotitoli obbligatori poiché la pellicola non è mai stata
tradotta (in quanto non distribuita sul nostro territorio) in italiano,
avendo fatto solo una breve apparizione alla Mostra Internazionale di Film
di Fantascienza e del Fantastico di Roma nel 1982. Interessantissimo il
comparto extra in grado di offrire, oltre al trailer originale, il
cortometraggio di Laloux-Topor Les escargot, datato 1965, abile
metafora della fatica sisifea del lavoro nei campi, e il contributo video Da
L’orphelin de Perdide a I Maestri del tempo, costellato da
una serie di interviste agli autori e produttori dell’opera.
|
|
Trama. Dopo un incidente mortale effettuato con una
navicella spaziale Claude lascia il figlioletto Piel sull’apparentemente
desolato pianeta Perdide pregandolo di mettersi in contatto grazie a una
ricetrasmittente con l’amico Jaffar, avventuriero della galassia,
affinché possa essere tratto in salvo.A più di sette anni di distanza
dal successo ottenuto con Il pianeta selvaggio, René Laloux si
rimette al lavoro per realizzare un nuovo prodotto d’animazione sempre
sulla scorta della letteratura fantascientifica di Stefan Wul. L’idea
originaria è quella di mettere insieme una equipe di disegnatori e
tecnici per affidarla alla direzione del genio grafico Moebius con
l’obiettivo di procreare una serie animata per la televisione francese.
Se in un primo momento la trovata sembra quella giusta, ci si rende ben
presto conto (Michel Gillet e Jean-Pierre Dionnet, produttori televisivi,
in primis) che un progetto del genere risulta invendibile per la
televisione. Les Maîtres du temps diviene più ragionevolmente un
lungometraggio destinato alle sale cinematografiche. Non replicherà
purtroppo il successo dell’opera precedente, benché la fama di Moebius
avesse raggiunto l’apogeo, ma rimarrà comunque un film
d’imprescindibile importanza per l’animazione europea.
Naturalmente in una pellicola d’animazione la differenza è data dal
genio creativo del disegnatore e la relativa squadra postagli a
disposizione, ma occorre ricordare che probabilmente nessuno come René
Laloux ha saputo dirigere i lavori con tanto talento e capacità
propriamente registico-gestionale. La prima cosa da evitare poiché la più
fuorviante è stabilire insensati parallelismi con Il pianeta selvaggio.
Siamo lontanissimi da La plànete per una serie di evidenti motivi:
innanzitutto l’elaborazione grafica di Moebius è totalmente estranea
all’arte surreale di Topor, quindi abbiamo a che fare con territori
estetici che implicano modalità interpretativo-rappresentative del tutto
differenti, in secondo luogo la struttura diegetica e il racconto in sé
di Les Maîtres, nonostante Laloux si diverta a stravolgere il
prototipo letterario di Wul, L’Orphelin de Perdide, condendolo di
figure che veicolano approfondimenti concettuali e incastrando enigmatici
paradossi temporali, sono molto meno appesantiti da declinazioni
filosofiche e digressioni socio-antropologiche. Il momento riflessivo
passa sempre attraverso la contemplazione del diorama disegnato. Esiste
proprio una temporalità che potremmo definire contemplativa attraverso la
quale il film intende trascorrere. Il movimento risulta subordinato al
quadro compositivo, molte volte di sfacciata debordanza cromatica,
l’azione alla situazione, con un senso di dinamicità davvero ridotto
all’essenziale. D’altronde il tratto distintivo di Laloux è proprio
questo rimanere nella fascinazione avvolgente della fissità quasi come se
lo spettatore dovesse diventare un abitante del disegno. In questo senso,
guardando Les Maîtres du temps, riaffiora anche un effetto
nostalgico per le indimenticabili atmosfere fumettistiche di Métal
Hurlant. Straordinariamente evocativi i dialoghi di Jean-Patrick
Manchette.
Mauro F. Giorgio
|