As Tears Go By
 (Wong Gok Ka Moon)

Regia: Wong Kar-wai
Interpreti: Andy Lau, Maggie Cheung Man-Yuk, Jacky Cheung
Durata: 102’ 
Produzione: Hong Kong, 1988
Etichetta: Dolmen
Audio: Italiano 2.0, Cantonese 2.0
Sottotitoli: Italiano, Italiano per non udenti
Codifica: Pal
Ratio: 1.77:1
Formato: 16: 9 
Layer: Doppio Strato
N° dischi: 1
Extra: Trailer originale sottotitolato.
Prezzo: 14,99 €

Il DVD


Inserito nella serie delle pregevoli uscite targate Dolmen del mese di marzo (Gabrielle di Patrice Chéreau, Non bussare alla mia porta di Wim Wenders e L'Arco di Kim Ki-duk tra gli altri), il dvd di As Tears Go By si presenta subito in modo essenziale. A partire dalla bellissima copertina, che alla dirompenza figurativa sollecitata dal genere di appartenenza (Gangster Movie/Mélo) privilegia tonalità algide e austere. La scelta dell’essenzialità caratterizza anche il basico corredo di extra, limitato al solo trailer originale (decisamente gustoso, con sprazzi di backstage e scherzose soluzioni visive) sottotitolato. Passando alla qualità del disco, il quadro è stabile e brillante e le immagini tirate a lucido. Le rarissime spuntinature e i piccoli segni non intaccano l’eccellenza della definizione, anche se non tutti i colori sono restituiti con la stessa sicurezza: forte nei bianchi, nei blu e nei rossi, il croma tentenna sui verdi e soffre apertamente i neri, perdendo talvolta la resa dei dettagli. Audio: se la traccia originale è ricca di particolari e profondità, quella italiana, oltre a risentire di un doppiaggio irricevibile, palesa il consueto appiattimento sonoro, dovuto all’irrimediabile alterazione dei livelli audio. Tassativa la versione originale sottotitolata.

Il Film


Trama. In un quartiere popolare di Hong Kong, Wah, un gangster di bassa lega protegge e cerca di tener fuori dai guai Wing [Fly] un ragazzo più giovane, al quale è legato da un astretta amicizia e dalla comune esperienza di vita pericolosa. Quando il gangster si innamora di sua cugina, matura il desiderio di lasciare quella vita di espedienti e illegalità.

Rifare Mean Streets – il capo d’opera di Martin Scorsese secondo chi scrive - sarebbe un’autentica follia, se dietro la macchina da presa non ci fosse Wong Kar-wai e se davanti non recitassero interpreti straordinari quali l’ineffabile Maggie Cheung, il fascinoso Andy Lau e, soprattutto, il mercuriale Jacky Cheung. Vincitore dei premi per il Miglior attore non protagonista e per la  Miglior direzione artistica all’“Hong Kong Film Awards” del 1989, l’esordio alla regia del cineasta cinese è infatti una rilettura impetuosamente libera del capolavoro scorsesiano del 1972, inserita in un sistema culturale dislocato e interpretata con una sensibilità pienamente postmoderna. Lo spostamento geografico e cronologico produce una violenta deformazione estetica: il sulfureo iperrealismo della pellicola di Scorsese si tende, assottigliandosi, in superfici iconiche tiratissime, sul punto di lacerarsi. Schermi fosforescenti, lastre riflettenti, bagliori artificiali: un universo privo di profondità, vitreo, dove la luce artificiale pulsa, guizza, rimbalza senza posa. La materia narrativa è sottoposta ad un’analoga tensione tematica: Wong travasa la crepitante componente religiosa in quella mélo, descrivendo il rapporto sentimentale tra Wah (Andy Lau) e Ngor (Maggie Cheung) come potenzialmente salvifico e investendolo così di una purezza abbacinante. Il voltaggio emotivo che ne deriva è elevatissimo. Anche la gangster story beneficia di questa sfrenata intensificazione drammatica: tra Wah e Fly (Jacky Cheung) si stabilisce una dirompente relazione transitiva, le colpe del secondo passando direttamente – e tragicamente - sul primo. La fisicità degli attori è per così dire annullata e insieme esaltata da questo trattamento iperbolico: i corpi sono trasformati in sagome bidimensionali, involucri traslucidi, puri oggetti di consumo visivo. La convenzionalità della vicenda – giovani delinquenti muoiono – viene così riscattata dalla radicalità della trasfigurazione estetica, radicalità che fa di questa pellicola un vero e proprio saggio di iconografia postmoderna. Un saggio al calor bianco. Almeno tre le sequenze da mandare a memoria: la vendetta al coltello di Wah nel ristorante (tutta in ralenti e inondata dal candore dei tubi fluorescenti), lo struggente incontro tra Wah e Ngor sulla banchina – girato e montato come una via di mezzo tra un agguato e un videoclip – e lo spasmodico finale, tutto rumori, detonazioni e sangue. A occhi sbarrati.

Alessandro Baratti

 
Voto DVD: 7 1/2 Voto Film: 8

 

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